Diritto e Fisco | Articoli

Disturbo quiete pubblica per musica ad alto volume

15 Marzo 2019


Disturbo quiete pubblica per musica ad alto volume

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Marzo 2019



Quando scatta il reato per il gestore del locale notturno o del bar a causa degli schiamazzi e dei rumori prodotti all’esterno.

Tenere la musica ad alto volume è reato? Qual è il limite di decibel consentito oltre il quale scatta il disturbo alla quiete pubblica? Esistono degli orari dopo i quali è obbligatorio spegnere gli stereo e chiudere i disco pub? Le condanne a bar e locali notturni, colpevoli di disturbare il riposo delle persone nei centri abitati, non si contano ormai più. L’ultima di queste proviene da una sentenza della Cassazione dello scorso 13 marzo [1]. I limiti, in realtà, vanno ricercati nelle norme del Codice civile per quanto, in determinati casi, possano configurarsi gli estremi dell’illecito penale. Certo, non sarà questo il caso del condomino che ha lo stereo a palla o di quello che ama, la mattina, sentire ad alto volume la voce del cantante neomelodico. In queste ipotesi si rischia, tutt’al più, oltre all’ordine di smetterla impartito dal giudice, il risarcimento del danno. L’arresto invece scatta solo quando ad essere molestate sono numerose persone: non quindi i condomini più prossimi ma il vicinato o tutto il palazzo.

Di tanto parleremo qui di seguito. Riporteremo le ultime sentenze in materia di disturbo della quiete pubblica per musica ad alto volume, non prima però di aver illustrato le regole della materia e aver chiarito quali tutele può richiedere chi non riesce più a dormire. Ma procediamo con ordine.

Disturbo quiete pubblica: quand’è reato?

Il Codice penale [2] punisce il «disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone» (quello che comunemente viene detto “disturbo della quiete pubblica). In particolare vengono distinte due ipotesi di reato: 

  • il primo comma sanziona la condotta di «chiunque mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici»
  • il secondo comma punisce «chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni di legge o le prescrizioni dell’Autorità».

Affinché un rumore possa costituire reato e rientrare quindi nella fattispecie della norma appena riportata devono ricorrere i tre seguenti presupposti:

  • il rumore deve realizzarsi attraverso uno dei mezzi tassativamente indicati dalla legge (schiamazzi, rumori, segnalazioni acustiche, strumenti sonori o, ancora, strepiti di animali), 
  • il rumore deve essere percepibile da un numero indeterminato di persone 
  • il rumore deve superare il limite della normale tollerabilità concretamente apprezzabile in relazione allo specifico ambiente e orario.

Differenza tra illecito penale e civile

Per passare dal semplice illecito civile a quello penale non bisogna guardare l’entità del rumore ma il numero di persone molestate. Si rientra nel civile quando il rumore danneggia solo gli stretti confinanti (ad esempio il vicino del piano di sopra o quello di sotto); invece scatta il reato quando c’è una molestia che si propaga in modo tale da essere percepita da un numero indeterminato di soggetti.

In particolare, il reato scatta per il semplice fatto di aver recato fastidio a tutti coloro che sono in prossimità della fonte di disturbo, a prescindere dal fatto che solo alcuni si siano lamentati o che uno solo abbia presentato una denuncia ai carabinieri. Non è neanche necessario individuare tutte le vittime del rumore: basta il fatto che l’immissione dei suoni avvenga in un centro abitato e che a percepire le onde sonore siano – anche solo potenzialmente – un numero elevato di persone.

Quando un rumore si considera intollerabile

Il limite per stabilire se un rumore è lecito o meno resta lo stesso sia per quanto riguarda l’illecito civile che per il penale. Si tratta del criterio fissato dalla norma del Codice civile secondo cui un rumore diventa “illegale” nel momento in cui supera la normale tollerabilità. Ma cosa significa nel concreto?

Ai fini della valutazione del limite di tollerabilità delle immissioni acustiche, i giudici fanno riferimento al cosiddetto criterio comparativo. Si prende a riferimento il “rumore di fondo” della zona, vale a dire quel complesso di suoni di origine varia e non identificabile, continui e caratteristici della zona, sui quali si innestano, di volta in volta, rumori più intensi

Tale criterio consiste nel confrontare il livello medio del rumore di fondo con quello del rumore rilevato nel luogo soggetto alle immissioni, al fine di verificare se sussista un incremento non tollerabile del livello medio di rumorosità.

In particolare, secondo la giurisprudenza il rumore si deve ritenere intollerabile allorché, sul luogo che subisce le immissioni, si riscontri un incremento di intensità del livello medio del rumore di fondo di oltre tre decibel.

Questo valore viene solitamente considerato il limite massimo accettabile di incremento del rumore, tenuto conto di tutte le caratteristiche del caso concreto, ed è stato riconosciuto anche dalla Cassazione come un “valido ed equilibrato parametro di valutazione” per un idoneo contemperamento delle opposte esigenze dei proprietari.

In una causa, per accertare il livello di tollerabilità di un’immissione sonora si fa ricorso ad una consulenza tecnica d’ufficio, prescindendo dai giudizi e dalle impressioni soggettive delle persone interessate.

I mezzi di prova non devono, però, essere necessariamente di natura tecnica.

Infatti, in particolari situazioni, attinenti ad emissioni rumorose discontinue, difficilmente verificabili e riproducibili per la loro spontaneità sul piano sperimentale, è utile il ricorso ai testimoni, e non anche alla consulenza tecnica (la cui adozione costituisce tipico esercizio di facoltà discrezionale di merito) oltre che alle nozioni di comune esperienza.

Pertanto, l’entità delle immissioni rumorose e il superamento del limite della normale tollerabilità può essere oggetto di deposizione testimoniale (anche in relazione agli orari e alle caratteristiche delle immissioni stesse); tuttavia, spetta poi al giudice valutare innanzitutto l’attendibilità e, successivamente, la congruità delle dichiarazioni rese dai testimoni.

I mestieri rumorosi

In relazione al secondo comma della norma, la Cassazione ha più volte precisato che per mestieri rumorosi debbono intendersi tutte quelle attività di lavoro produttive di vibrazioni sonore di carattere molesto per il senso auditivo in ragione della particolare natura degli strumenti adoperati o dei peculiari procedimenti attraverso cui si realizzano.

Qualsivoglia attività lavorativa può, dunque, essere qualificata come mestiere rumoroso ogni qual volta, per le modalità con cui si svolge e per i mezzi di cui si avvale, produca rumori fastidiosi esorbitati la normale tollerabilità, a prescindere dal fatto che l’autorità comunale abbia predisposto l’indicazione dei mestieri rumorosi la cui elencazione ha natura meramente esemplificativa.

I rumori del bar prodotti negli spazi esterni

Il condomino o il conduttore-gestore del bar rispondono anche del rumore prodotto all’esterno del locale destinato a bar, compresi gli spazi pubblici che sono stati autorizzati a sfruttare. Il titolare del bar commette reato di disturbo della quiete pubblica se non fa di tutto per evitare – anche con cartelli o guardie – che la gente, all’esterno, disturbi il circondario. Tanto più è vietato mettere altoparlanti al di fuori del locale.

I rumori del bar eccedenti la normale tollerabilità rientrano nel reato di disturbo alla quiete pubblica. In particolare perché ricorra tale figura di reato è necessario che le immissioni rumorose abbiano la capacità di propagarsi all’interno dell’intero stabile condominiale, arrecando così potenziale disturbo ad un numero indeterminato di persone, costituite dai condomini residenti e da chiunque altro si trovasse in quel frangente nell’immobile, e non soltanto agli occupanti degli appartamenti ubicati in prossimità del locale destinato a bar.

L’obbligo di vigilanza degli spazi esterni al locale deve gravare anche sull’amministrazione comunale proprietaria dell’area. Si comprende allora perché se il bar che tiene aperto, senza riposo settimanale, fino alle prime ore del mattino, disturba i condomini del caseggiato e quelli degli edifici vicini, il sindaco sia pienamente legittimato a disporre, con apposito provvedimento a tutela della pubblica quiete, l’anticipazione dell’orario di chiusura serale, compromettendo in parte i profitti del gestore del locale (ma se il comune è inerte si può ricorrere al giudice civile che può inibire le attività commerciali e l’uso del suolo pubblico per tutelare il diritto alla salute, cioè un diritto inviolabile ed assoluto).

Come tutelarsi dal rumore del bar

Se la musica del bar è intollerabile si può chiamare la polizia o i carabinieri. Il rumore, come detto, deve essere percepibile da un numero indeterminato di persone ma nulla toglie che la querela o la segnalazione sia inoltrata da un solo soggetto. Le autorità, anche in presenza di autorizzazioni e licenze da parte del gestore del locale, dovranno procedere a segnalare l’episodio alla Procura della Repubblica. 

Nel conseguente processo penale il danneggiato può costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale, ossia del danno alla salute.

Il tribunale di Napoli, con una sentenza del 17 novembre 1990 ha detto a riguardo: «le alterazioni generate dal rumore sull’organismo umano e particolarmente sulle sue funzioni vegetative sono state ormai accertate dagli studiosi e si possono così riassumere:

1) nessun sistema della vita vegetativa risulta privo di reazioni al rumore di una certa intensità. Per quanto, in particolare, concerne il rumore urbano il limite di sicurezza è certamente inferiore a quello di sicurezza usuale per le industrie;

2) vengono alterati i valori della compensazione del sangue con un aumento di determinate cellule;

3) la funzione digestiva presenta alterazioni di rilievo quali spasmi al piloro, iper o iposecrezione di succhi gastroenterici;

4) alterazione alla motilità intestinale con crisi di diarrea o di ostinata stipsi;

5) alterazioni delle funzioni renali con iper o iposecrezione urinaria;

6) alterazione della glicemia;

7) alterazione della secrezione salivare.

Oltre a provocare danni così rilevanti il rumore possiede un generico potere di depressione delle capacità mentali con scadimento di quasi tutte le funzioni dell’intelligenza ed in particolare dell’attenzione, con conseguente detrimento per l’attività lavorativa. Il rumore esercita altresì una notevole influenza sul tempo di reazione, sull’apprendimento di cui riduce l’efficienza, sulla fatica generale dell’uomo». 

note

[1] Cass. sent. n. 10938/19 del 13.03.2019.

[2] Art. 659 cod. pen.

Cassazione pen., Sez. I, 17 gennaio 2007, n. 1075

L’esercizio di un mestiere rumoroso in violazione dei limiti stabiliti dalla legge speciale può integrare, oltre che l’illecito amministrativo previsto dalla c.d. legge-quadro sull’inquinamento acustico, anche la fattispecie contravvenzionale del disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, potendosi accertare in concreto che dall’esercizio del mestiere rumoroso sia derivato, non solo il mero superamento dei limiti di emissioni sonore, ma anche la lesione o la messa in pericolo della quiete pubblica, riferita alla media sensibilità delle persone nell’ambito del quale dette emissioni si verificano. (Lex24 & Repertorio24)

Cassazione pen., Sez. III, 31 gennaio 2006, n. 3678

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 659 c.p., disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, è necessario che le emissioni sonore rumorose siano tali da superare i limiti della normale tollerabilità, anche in relazione alla loro intensità, in modo da recare pregiudizio alla tranquillità pubblica, ovvero alla quiete e al riposo di un numero indeterminato di persone, anche se non è necessario che siano state tutte disturbate in concreto, atteso che la valutazione circa l’entità del fenomeno rumoroso va fatta in relazione alla sensibilità media del gruppo sociale in cui il fenomeno stesso si verifica, non assumendo rilievo assorbente le lamentele di una o più persone;

Cassazione pen., Sez. I, 26 luglio 2004, n. 32468

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, integra il reato previsto dal secondo comma dell’art. 659 c.p. il superamento dei limiti di immissioni sonore prescritti dalla legge per l’esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso, sempre che sia in concreto accertata l’offesa del bene tutelato della quiete pubblica, giacché l’art. 10 della legge 26 ottobre 1995, n. 447, non ha implicitamente abrogato il reato anche se punisce con una sanzione amministrativa il superamento dei limiti delle immissioni sonore. (La Corte ha rilevato che le due disposizioni tutelano due beni giuridici diversi: la quiete pubblica e l’inquinamento acustico). (Lex24 & Repertorio24)

Cassazione pen., Sez. I, 16 giugno 2000, n. 3123

La condotta prevista dall’art. 659, comma 2, c.p., limitatamente a quella costituita dal superamento dei limiti di accettabilità di emissioni sonore derivanti dall’esercizio di professioni o mestieri rumorosi non costituisce più reato, ma illecito amministrativo, ai sensi dell’art. 10, comma 2, legge 26 ottobre 1995, n. 447, residuando l’ipotesi di reato di cui al comma 1 del citato art. 659 c.p. per l’inosservanza di disposizioni che regolano l’esercizio della specifica attività svolta, in quanto, in tal caso, la condotta tenuta si risolve in una illegittima violazione della quiete pubblica. (Lex24 & Repertorio24)

Cassazione pen., Sez I, 4 febbraio 2000, n. 1394

È necessario che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi e a costituire un disturbo per una potenziale pluralità di persone ancorché non tutte siano state poi disturbate. (Fattispecie nella quale il Giudice di merito aveva ritenuto sussistere il disturbo all’occupazione e al riposo delle persone nel fatto di un soggetto che impediva gli strepiti e l’abbaiare di un cane tenuto presso la propria abitazione. La Suprema Corte, sulla premessa di fatto che il disturbo era arrecato esclusivamente ai vicini di casa, ha escluso la configurabilità del reato). (Cass. pen., 2000, 3301)

Cassazione pen., Sez. I, 11 settembre 1998, n. 9728

Nell’ipotesi prevista dall’art. 659, comma 2, c.p. (esercizio di una attività rumorosa contro le disposizioni di legge) l’evento perturbante è presunto juris et de jure, sulla base del solo esercizio irregolare della professione o del mestiere rumoroso contro le disposizioni di legge o le prescrizioni dell’autorità, per cui non è richiesto, come nella diversa ipotesi del primo comma, la prova dell’idoneità del rumore a turbare la quiete pubblica. (Lex24 & Repertorio24)

Cassazione pen., Sez I, 12 marzo 1997, n. 2355

L’art. 659 c.p. prevede la contravvenzione di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone. Il bene giuridico tutelato da tale norma si identifica con il turbamento della tranquillità pubblica o privata che per sua intrinseca natura permane anche in presenza di condotta che tende ad attaccarlo, non essendo passibile di distruzione: ne consegue che l’azione concretizzante gli elementi essenziali del reato in esame risulta punibile anche in presenza di altre condotte autonomamente violatrici della medesima norma ovvero di comportamenti, di tal genere, che, per avventura, non vengano perseguiti dai competenti organi. (Cass. pen. 1998, 1363)

Cassazione pen., Sez. I, 30 gennaio 1996, n. 1005

Ai fini della sussistenza del reato previsto e punito dall’art. 659 c.p. poiché per riposo non deve intendersi esclusivamente il sonno notturno,ma anche il riposo in senso lato che può essere costituito da una pausa del lavoro o, semplicemente, dall’ozio realizzabile pure in ore diurne, la circostanza della produzione di rumori solo di giorno non può escludere la potenzialità degli stessi ad arrecare disturbi al riposo delle persone. (Lex24 & Repertorio24; Cass. pen., 1997, 6)

Cassazione pen., Sez.V, 20 ottobre 1982, n. 9569

Si avverte però in giurisprudenza che, estendendosi l’oggetto giuridico tutelato con la disposizione di cui all’art. 659 c.p. anche al disturbo della tranquillità privata dal momento che la violazione di questa ultima può avere riflessi negativi sulla tranquillità pubblica, la contravvenzione può configurarsi anche se sia leso semplicemente l’interesse di una singola persona. (Lex24 & Repertorio24; Riv. pen.,1983, 487)

Cassazione pen., Sez.VI, 5 novembre 1980, n. 11490

Trattandosi di contravvenzioni per la punibilità resta indifferente il titolo di colpa o dolo. Per la sussistenza dell’elemento psicologico è sufficiente la volontarietà della condotta desunta da obiettive circostanze, e non occorre l’intenzione dell’agente di recare disturbo alla quiete pubblica. (Lex24 & Repertorio24; Riv. pen., 1981, 188)

Cassazione pen., Sez.VI, 22 marzo 1980, n. 4049

Vertendosi in tema di reato di pericolo, per la realizzazione del medesimo non è richiesto che si verifichi l’evento naturalistico, essendo sufficiente una condotta tale da poter determinare quell’effetto. (Riv. pen., 1980, 769)

Cassazione pen., Sez. I, 3 giugno 2004, n. 25103

Il superamento dei valori limite di rumorosità prodotta nell’attività di esercizio di una discoteca non integra la fattispecie prevista dal primo comma dell’art. 659 cod. pen., ma quella indicata nel secondo comma dello stesso articolo, che non è depenalizzata per effetto del principio di specialità di cui all’art. 9 della legga n. 689 del 1981, in quanto contiene un elemento, mutuato da quella prevista nel comma precedente, estraneo alla fattispecie contemplata dall’art. 10, comma secondo, della legge n. 447 del 1995 (legge quadro sull’inquinamento acustico), che tutela genericamente la salubrità ambientale, limitandosi a stabilire, e a sanzionare in via amministrativa il superamento, i limiti di rumorosità delle sorgenti sonore oltre i quali deve ritenersi sussistente l’inquinamento acustico. Tale elemento è rappresentato da quella concreta idoneità della condotta rumorosa a recare disturbo al riposo e alle occupazioni di una pluralità indeterminata di persone, che determina la messa in pericolo del bene della pubblica tranquillità tutelato da entrambi i commi dell’art. 659 cod. pen.

Cassazione pen., Sez. I, 19 dicembre 2002, n. 43202

Il superamento dei valori limite di rumorosità stabiliti per l’esercizio di una determinata attività produttiva non dà luogo alla configurabilità del reato contravvenzionale di cui all’art. 659, comma 1, c.p., trovando esso la sua sanzione di natura amministrativa, solo nell’art. 10, comma 2, della legge n. 447/1995, mentre resta applicabile il disposto di cui al comma 2 del citato art. 659 nel caso di violazione, nell’esercizio di professioni o mestieri rumorosi, di disposizioni o prescrizioni che non abbiano ad oggetto i limiti delle emissioni ed immissioni sonore come, per esempio, quelle concernenti gli orari consentiti, l’adozione di particolari accorgimenti e simili.

Cassazione civ., Sez. II, 4 aprile 2001, n. 4963

Le disposizioni della legge 26 ottobre 1995, n. 477, che ha inteso fissare un limite alle attività rumorose onde tutelare la salute della collettività e la cui inosservanza integra la violazione amministrativa dalle stesse sanzionata, attengono a rapporti di natura pubblicistica, intercorrenti tra la Pubblica Amministrazione preposta alla tutela dell’interesse collettivo protetto ed i privati esercenti le attività contemplate, e disciplinano situazioni che vengono prese in considerazione ai fini della salvaguardia della salute in generale, prescindendo da qualsiasi collegamento con la proprietà fondiaria; quest’ultima, in vero, rimane del tutto estranea alla previsione normativa, nella quale non è ravvisabile alcuna disposizione intesa a stabilirne limiti di equilibrio nell’utilizzazione, limiti che rimangono, invece, affidati alla disciplina delle immissioni posta dall’art. 844 c.c. od a quella, eventualmente più rigorosa, che i privati interessati abbiano ritenuto di pattiziamente stabilire agendo nell’ambito della loro libera autonomia contrattuale. Nei rapporti tra i privati, dunque, la normativa di cui alla legge 26 ottobre 1995, n. 477 non trova applicazione e la Corte territoriale correttamente non l’ha presa in considerazione ai fini della decisione della controversia tra privati sottoposta a suo esame.

Cassazione pen. 19 gennaio 2001, n. 443

La contravvenzione prevista dall’art. 659, comma primo c.p., non è depenalizzata per effetto dell’entrata in vigore della legge 26 ottobre 1995, n. 477 (legge-quadro sull’inquinamento acustico), dovendosi escludere che essa sia stata assorbita, in forza del principio di specialità, dalla disposizione di cui all’art. 10, comma 2, di detta legge. Ciò essenzialmente in quanto le due norme perseguono scopi diversi, mirando la prima a sanzionare gli effetti negativi della rumorosità in funzione della tranquillità pubblica mentre l’altra, essendo diretta unicamente a stabilire i limiti di rumorosità delle sorgenti sonore, oltre i quali deve ritenersi sussistente l’inquinamento acustico, prende in considerazione, per sanzionarlo in via amministrativa, solo il superamento di una certa soglia di rumorosità, indipendentemente dall’accertamento che sia stato arrecato o meno un effettivo disturbo alle persone.

Cassazione pen., Sez. I, 19 maggio 1999, n. 6291

In tema di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, la fattispecie di cui al capoverso dell’art. 659 c.p. (esercizio di un mestiere rumoroso), quando l’addebito riguardi solo il superamento dei limiti di emissione del rumore stabiliti dal D.P.C.M. 1° marzo 1991, deve intendersi depenalizzata, in forza del principio di specialità di cui all’art. 9 legge n. 698/81, costituendo tale condotta l’illecito amministrativo di cui all’art. 10 comma 2 della legge quadro sull’inquinamento acustico n. 447/95.

Cassazione pen., Sez. I, 8 aprile 2003, n. 16686

Correttamente il gestore di un bar è ritenuto responsabile del reato di cui all’art. 659, comma 1, cod. pen., per i continui schiamazzi e rumori provocati dagli avventori dello stesso, con disturbo alle persone. Infatti la qualità di titolare della gestione dell’esercizio pubblico comporta l’assunzione dell’obbligo giuridico di controllare che la frequentazione del locale da parte dei clienti non sfoci in condotte contrastanti con le norme concernenti la polizia di sicurezza.

Cassazione pen., Sez. I, 21 giugno 2002, n. 24018

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, l’ipotesi del mestiere di per se stesso rumoroso va tenuta distinta da quella dell’uso, nel corso di qualsiasi attività, di mezzi rumorosi, giacché in quest’ultimo caso trova applicazione non il secondo, bensì il primo comma dell’art. 659 cod. pen., sempre che vi sia stato concreto disturbo al riposo e alle occupazioni delle persone. (Nel caso di specie si è ritenuto che configurasse il reato di cui al primo comma dell’articolo in questione l’uso continuato, per quindici ore al giorno, di “cannoncini spaventapasseri” nell’esercizio di attività agricola, di per sé non rumorosa).

Cassazione pen., Sez. I, 14 giugno 2002, n. 23053

L’esercizio di una sala giochi non può essere considerato mestiere intrinsecamente e necessariamente rumoroso, sicché l’eventuale disturbo alle occupazioni o al riposo delle persone causato da emissioni rumorose da essa provenienti può configurare il reato previsto dal comma successivo. (Nella specie, la Corte ha escluso l’esistenza del reato sul rilievo che mancava l’elemento costitutivo dell’idoneità del rumore, propagatosi esclusivamente al piano dell’edificio immediatamente sovrastante il pubblico esercizio, a recare disturbo a un numero indeterminato di persone).

Cassazione pen., Sez. III, 6 luglio 2001, n. 27366

Per la configurabilità del reato di cui all’art. 659 cod. pen. (disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone) non è necessario che in concreto si siano lamentate più persone, atteso che è sufficiente che i rumori abbiano determinato una situazione tale, dal punto di vista oggettivo, da poter recare disturbo ad una pluralità di soggetti.

Cassazione pen., Sez. I, 19 aprile 2001, Barbagallo e altra

Rispondono del reato di cui all’art. 659, comma 1, c.p. un uomo e una donna che non impediscono il molesto abbaiare, anche in ore notturne, di due cani di loro proprietà, custoditi nel cortile di un edificio condominale. (Nella motivazione viene specificato che l’ art. 659 c.p. nel sanzionare la condotta di chi susciti o non impedisca strepiti di animali, evidentemente presuppone che lo strepito venga realizzato proprio per mezzo delle manifestazioni sonore tipiche e connaturali all’animale, che assumono connotazioni di illiceità quando eccedono i limiti della normale tollerabilità e realizzano potenziale offesa alla quiete di una collettività indifferenziata di persone. Pertanto il fatto penalmente rilevante non consiste nel non aver impedito ai cani di abbaiare, ma di abbaiare in maniera smodata ed in orari tali da disturbare una collettività indifferenziata di persone).

Cassazione pen., Sez. I, 2 febbraio 2001, n. 4400

In tema di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 cod. pen.), perché sussista il reato non occorre che il rumore o le segnalazioni acustiche siano poste in essere per “petulanza, capriccio o altri biasimevoli motivi”, in quanto tali requisiti sono estranei allo schema legale in esame e attengono al diverso reato delle molestie o disturbo alle persone, previsto dall’art. 660 cod. pen. (In applicazione di tale principio la Corte ha confermato, sul punto, la decisione del giudice di merito che aveva condannato l’imputata la quale, dovendo uscire da un’area di parcheggio ed essendo ostacolata nel suo movimento da un’altra automobile in sosta irregolare, aveva attivato, in modo reiterato e prolungato, il sistema di allarme di quest’ultimo veicolo).

Cassazione pen., Sez. I, 19 gennaio 2001, n. 443

Sussiste l’illecito (non depenalizzato) di cui all’art. 659, comma 1, c.p., nel caso di abituale diffusione, a mezzo di altoparlanti sistemati sul campanile di una chiesa, di rintocchi di campane e di altri emissioni sonore connesse allo svolgimento di funzioni religiose, con superamento dei limiti di accettabilità fissati dal D.P.C.M. 11 novembre 1997.

Cassazione pen., Sez. I, 4 febbraio 2000, n. 1394

Ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista dall’art. 659 cod. pen. è necessario che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi e a costituire un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano, poi, disturbate. (Fattispecie nella quale il giudice di merito aveva ritenuto sussistere il disturbo all’occupazione e al riposo delle persone nel fatto di soggetto che non impediva gli strepiti e l’abbaiare di un cane tenuto presso la propria abitazione. Nell’enunciare il principio di cui in massima, la S.C., sulla premessa di fatti che il disturbo era arrecato esclusivamente ai vicini di casa, ha escluso la configurabilità del reato.

Cassazione pen., Sez. I, 14 gennaio 2000, n. 382

È ravvisabile il reato contravvenzionale di cui all’art. 659, comma 1, c.p. quando, pur trattandosi di rumori connaturali al legittimo esercizio di un’attività (come nel caso di una discoteca o di uno stabilimento balneare con connessa attività di trattenimento musicale e danzante), le emissioni sonore, per la loro eccessività o esorbitanza rispetto al normale esercizio di detta attività, risultino, anche a cagione della conformazione dei luoghi, per il loro protrarsi nella notte o per altre circostanze, concretamente idonee a disturbare il riposo e le occupazioni di una pluralità indeterminata di persone che vivano e dimorino nelle vicinanze.

Cassazione pen., Sez. 1, 5 febbraio 1998, n. 1406

In tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, i rumori e gli schiamazzi vietati, per essere penalmente sanzionabile la condotta che li produce, debbono incidere sulla tranquillità pubblica – essendo l’interesse specificamente tutelato dal legislatore quello della tranquillità sotto l’aspetto della pubblica quiete, la quale implica, di per sé, l’assenza di cause di disturbo per la generalità dei consociati – di guisa che gli stessi debbono avere tale potenzialità diffusa che l’evento di disturbo abbia la potenzialità di essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi, in concreto soltanto alcune persone se ne possano lamentare. Ne consegue che la contravvenzione in esame non sussiste allorquando i rumori arrechino disturbo ai soli occupanti di un appartamento, all’interno del quale sono percepiti, e non ad altri soggetti abitanti nel condominio in cui è inserita detta abitazione ovvero nelle zone circostanti: infatti, in tale ipotesi non si produce il disturbo, effettivo o potenziale, della tranquillità di un numero indeterminato di soggetti, ma soltanto quella di definite persone, sicché un fatto del genere può costituire, se del caso, illecito civile, come tale fonte di risarcimento di danno, ma giammai assurgere a violazione penalmente sanzionabile.

Cassazione pen., Sez. I, 5 febbraio 1998, n. 1372

In tema di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone è ravvisabile l’ipotesi di cui al comma 1 dell’art. 659 c.p. ove le emissioni sonore, oltre l’àmbito della normale tollerabilità, siano conseguenti all’esercizio di un’attività pur di per se stessa rumorosa, ed anche se svolta nel rispetto delle licenze ed autorizzazioni.

Cassazione pen. 7 agosto 1996, Tarsi

Per la sussistenza della contravvenzione di cui all’art. 659 c.p. è sufficiente la dimostrazione che la condotta posta in essere dall’agente sia tale da poter disturbare un numero indeterminato di persone. La valutazione circa la sussistenza del concreto pericolo di disturbo deve essere effettuata con criteri oggettivi riferibili alla media sensibilità delle persone che vivono nell’ambiente ove suoni e rumori vengono percepiti, di guisa che non vi è alcuna necessità di disporre una perizia fonometrica per accertare l’intensità dei suoni, allorché il giudice, basandosi su altri elementi probatori acquisiti agli atti, si sia formato il convincimento che per le sue modalità di uso la fonte sonora emetta suoni fastidiosi di intensità tali da superare i limiti di normale tollerabilità.

Cassazione pen., Sez. I, 16 aprile 1999, n. 4820

L’elemento che differenzia le due autonome fattispecie configurate rispettivamente dai commi 1 e 2 dell’art. 659 c.p. è rappresentato dalla fonte del rumore prodotto, giacché ove esso provenga dall’esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso la condotta rientra nella previsione del comma 2 del citato articolo per il semplice fatto della esorbitanza rispetto alle disposizioni di legge o alle prescrizioni dell’autorità, presumendosi la turbativa della pubblica tranquillità. Qualora, invece, le vibrazioni sonore non siano causate dall’esercizio dell’attività lavorativa, ricorre l’ipotesi di cui al comma 1 dell’art. 659 c.p., per la quale occorre che i rumori superino la normale tollerabilità ed investano un numero indeterminato di persone, disturbando le loro occupazioni o il riposo (Fattispecie nella quale la suprema Corte ha ritenuto applicabile il comma 1 dell’art. 659, in quanto le emissioni rumorose non erano state provocate dalla attività di una discoteca, bensì dal relativo impianto di condizionamento).

Cassazione pen., sez. I, 21 gennaio 2004, n. 1885

Nel verificare la sussistenza dei presupposti per l’emanazione del sequestro preventivo di cui all’art. 321 comma primo cod. proc. pen., il giudice del riesame non può avere riguardo alla sola astratta configurabilità del reato, ma nella valutazione del “fumus commissi delicti” deve tenere conto, in modo puntuale e coerente, delle concrete risultanze processuali e della effettiva situazione emergente dagli elementi forniti dalle parti (nel caso di specie, la Corte ha annullato l’ordinanza con cui il tribunale aveva respinto la richiesta di riesame del sequestro preventivo di un immobile, in quanto la decisione si era fondata unicamente sulla valutazione della semplice sussistenza in astratto del reato di cui all’art. 659 cod. pen., senza considerare che dagli atti risultava che gli imputati, proprietari dell’immobile dato in locazione per una festa che aveva cagionato disturbo al riposo delle persone, avevano stipulato un contratto con cui i conduttori e organizzatori dell’evento si impegnavano a non ospitare più di un certo numero di persone, ad osservare le regole di buon vicinato e a non provocare rumori molesti).

Tribunale di Nola 20 novembre 2002

Il sequestro preventivo può essere disposto, e deve essere mantenuto, anche quando sia eventualmente accertata la cessazione della condotta e si siano perfezionati gli elementi costitutivi dei reati in relazione al quale la misura viene adottata; infatti, tra le conseguenze del reato che il sequestro preventivo mira ad evitare vi sono pure quelle ulteriori rispetto alla fattispecie tipica realizzata, purché nei limiti di quelle relative alla lesione, o messa in pericolo, dell’interesse protetto dalla norma incriminatrice, di conseguenza, anche una costruzione abusiva ultimata e in uso può determinare conseguenze negative sul regolare assetto del territorio aggravandone i cosiddetti carichi urbanistici (conformemente Cassazione pen. 18 febbraio 1997; Cassazione pen. 15 gennaio 1997; Cassazione pen. 23 febbraio 1995; Cassazione pen. 13 aprile 1995; Cassazione pen. 24 luglio 1992, secondo cui “anche in presenza di un reato istantaneo o di un reato del quale sia cessata la permanenza è possibile adottare il sequestro della cosa pertinente al reato. Infatti il presupposto richiesto dalla legge – commissione di altri reati – è concretamente ipotizzabile anche per i reati per i quali sia cessata la condotta o in generale siano perfezionati gli elementi costitutivi. Ciò perché le “conseguenze” che il legislatore intende neutralizzare attraverso il sequestro preventivo non sono identificabili con l’“evento” del reato: sicuramente non possono identificarsi con l’evento in senso giuridico ovverossia con la lesione del bene giuridico tutelato…”. Contra , però, Cassazione pen., Sez. III, 3 luglio 2001, n. 30503). (Giur. merito, 2002,6)


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

1 Commento

  1. Un articolo che scioglie tutti i miei dubbi vi ringrazio! Così posso farlo leggere a chi contesta la musica ad alto volume e parla a sproposito…

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA