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Circonvenzione di incapace: ultime sentenze

10 Aprile 2019
Circonvenzione di incapace: ultime sentenze

Configurabilità del reato di circonvenzione d’incapace; stato di deficienza psichica del soggetto passivo; rapporto tra vittima e agente; attendibilità delle dichiarazioni rese dall’incapace.

Il reato di circonvenzione di incapace si configura nel caso in cui la vittima versa in uno stato di deficienza psichica; ciò non significa che deve sussistere la totale assenza delle facoltà mentali o della capacità di intendere e di volere, ma è sufficiente una minorata capacità psichica in grado di consentire all’agente la persuasione del soggetto passivo (incapace) per il raggiungimento dei suoi fini illeciti. Il contratto stipulato per effetto del reato di circonvenzione d’incapace è dichiarato nullo.

Circonvenzione d’incapace e accertamento diagnostico di incapacità di intendere e volere

In tema di circonvenzione di incapace, è sufficiente che l’autore dell’atto versi in una situazione di fragilità psichica derivante dall’insorgenza o dall’aggravamento di patologie, ovvero dovuta “ad anomale dinamiche relazionali”, tale da consentire ad altri di operare la suggestione e l’induzione e di privare la vittima del proprio potere di autodeterminazione, di critica e di giudizio. Il grado di menomazione delle facoltà intellettive e volitive è valutato nel quadro del rapporto incube-succube. In sintesi, non è richiesto un accertamento diagnostico di piena incapacità di intendere e volere.

Tribunale Torino sez. II, 03/12/2018, n.2051

Rapporto squilibrato tra vittima e agente

Il delitto di circonvenzione di incapace può essere commesso in danno di una persona in stato di infermità psichica che, anche se non patologica, menomi la facoltà intellettive e volitive del soggetto quale conseguenza di un’anomalia mentale. Ciò comporta uno squilibrato rapporto tra vittima ed agente, all’interno del quale quest’ultimo riesce a manipolare la volontà della vittima, vista la sua minorata condizione psichica.

Cassazione penale sez. II, 07/11/2018, n.4145

Minorata capacità psichica del soggetto passivo

Lo stato di deficienza psichica del soggetto passivo richiesto per la configurabilità del reato di circonvenzione di incapace, anche inteso quale presupposto oggettivo, non è quello di una completa, pur momentanea, assenza delle facoltà mentali o di una totale mancanza della capacità di intendere e di volere, essendo sufficiente una minorata capacità psichica, uno stato di deficienza del potere di critica e di indebolimento di quello volitivo, tale da rendere possibile l’altrui opera di suggestione o agevolazione dell’attività di induzione svolta dal soggetto attivo per raggiungere il suo fine illecito.

Cassazione penale sez. II, 18/07/2018, n.35446

Giovane mostra attenzioni a sfondo sessuale verso donna anziana

Nel reato di circonvenzione di incapaci, il giudice, al fine di accertare lo stato di deficienza psichica del soggetto passivo può ben dare rilevanza alla passione morbosa che il soggetto passivo (una donna di età avanzata) nutriva per l’agente (assai più giovane) commista ad una costante esaltazione mistico-sentimentale, poiché è noto che, al pari della carenza affettiva, la tenace presenza di un’idea dominante, carica di contenuto emotivo, unitamente ad una forte tensione affettiva possono, specie in persone anziane e in soggetti dalla personalità debole, avere un effetto deviante del pensiero critico ed un’azione nettamente inibitrice sulla volontà.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto configurabile il reato di circonvenzione di incapace nel caso di soggetto in giovane età il quale, mostrando ripetute attenzioni a sfondo sessuale nei confronti di una donna anziana ed affetta, inoltre, da “disturbo narcisistico della personalità, a tratti bipolare”, aveva fatto si che la stessa concepisse una forte attrazione nei suoi confronti e continuasse, quindi, nonostante l’opposizione dei suoi familiari, ad avvalersi di lui per prestazioni fisioterapiche rese, peraltro, in assenza del prescritto titolo abilitativo).

Cassazione penale sez. III, 18/04/2018, n.38705

Atti patrimoniali pregiudizievoli compiuti dall’incapace

Integra il delitto di circonvenzione di incapaci la condotta consistita nell’indurre un soggetto che versa in stato di minorata condizione di autodeterminazione al compimento di atti patrimoniali per sé pregiudizievoli, eseguendo nei suoi confronti un’apprezzabile attività di pressione morale.

Cassazione penale sez. II, 21/03/2018, n.19739

Circonvenzione d’incapace: nullità del contratto

Il contratto stipulato per effetto diretto della consumazione di un reato – nella specie, circonvenzione d’incapace – deve essere dichiarato nullo ai sensi dell’art. 1418 cod. civ. per contrasto con norma imperativa, giacché va ravvisata una violazione di disposizioni di ordine pubblico in ragione delle esigenze di interesse collettivo sottese alla tutela penale, trascendenti quelle di mera salvaguardia patrimoniale dei singoli contraenti perseguite dalla disciplina sulla annullabilità dei contratti.

Tribunale Ferrara, 20/03/2018, n.191

Circonvenzione del contraente menomato

Per ritenere sussistente il delitto di circonvenzione di persona ritenuta incapace al momento in cui ha partecipato alla stipula di un contratto a prestazioni corrispettive, quale quello di espletamento di attività professionale difensiva, occorre sia provato l’elemento della induzione; prova che tuttavia potrebbe essere raggiunta in forma indiretta, sulla base di elementi indiziari e di carattere logico, avendo riguardo alla natura dell’atto, all’oggettivo pregiudizio da esso derivante al contraente debole ovvero, tramite questi, a terzi e di ogni altro accadimento connesso alla vicenda giuridica sostanziale.

Cassazione penale sez. VI, 13/09/2017, n.45116

Dichiarazioni rese dalla vittima con ritardo mentale

Le dichiarazioni rese dalla vittima del reato affetta da deficit psichico non sono di per sè inattendibili, ma obbligano il giudice non soltanto a verificarne analiticamente la coerenza, costanza e precisione, ma anche a ricercare eventuali elementi esterni di supporto. (Fattispecie relativa alle dichiarazioni rese da un soggetto con ritardo mentale rilevante, vittima del reato di circonvenzione di incapace).

Cassazione penale sez. II, 28/04/2017, n.21977

Trust e circonvenzione d’incapace

Integra l’elemento oggettivo del reato di circonvenzione di persone incapaci l’induzione del soggetto passivo alla costituzione di un “trust“, in quanto detto negozio giuridico, determinando la costituzione di una proprietà temporale in capo al “trustee” svincolata dal potere di disporre dei beni conferiti in modo pieno ed esclusivo, provoca un effetto pregiudizievole per il disponente e per gli altri aventi diritto al trasferimento dei beni per eventi successori.

Cassazione penale sez. II, 31/03/2017, n.18295

Distinzione tra infermità e deficienza psichica

In tema di circonvenzione di persone incapaci (art. 643 c.p.), il fatto che la legge individui tre categorie di soggetti passivi (il minore, l’infermo psichico e il deficiente psichico), distinguendo quindi tra infermo psichico e deficiente psichico e non considerando necessario che il soggetto passivo si trovi nella condizione per essere interdetto o inabilitato, induce a ritenere che per “infermità psichica” deve intendersi ogni alterazione psichica derivante sia da un vero e proprio processo morboso (quindi catalogabile tra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive, mentre la “deficienza psichica” è identificabile in un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave dell’infermità, è comunque idonea a porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico (vi rientrano, per esempio, l’emarginazione ambientale, la fragilità e la debolezza di carattere).

In ogni caso, minimo comune denominatore rinvenibile in entrambe le situazioni consiste nel fatto che, in tanto il reato può essere configurato, in quanto si dimostri l’instaurazione di un rapporto squilibrato fra vittima e agente, nel senso che deve trattarsi di un rapporto in cui l’agente abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima a causa del fatto che costei si trova, per determinate situazioni da verificare caso per caso, in una minorata situazione e, quindi, incapace di opporre alcuna resistenza a causa della mancanza o diminuita capacità critica.

Tale situazione di minorata capacità deve essere oggettiva e riconoscibile da parte di tutti in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti (fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretto il ragionamento del giudice di merito che aveva ravvisato il reato motivando in termini convincenti non solo sulle accertate condizioni psicofisiche pregiudicate di alcune delle vittime, ma anche e soprattutto sul tema della riconoscibilità di tali condizioni, tali da avere indotto gli imputati alla scelta delle vittime e poi ad approfittare di queste condizioni pregiudicate – in primo luogo, l’ipoacusia – determinate anche dall’età avanzata).

Cassazione penale sez. IV, 30/03/2017, n.24930

Nullità del contratto stipulato per effetto della circonvenzione d’incapace

Il contratto stipulato per effetto diretto della consumazione di un reato di circonvenzione d’incapace, punito dall’art. 643 c.p., deve essere dichiarato nullo ai sensi dell’art. 1418 c.c. per contrasto con norma imperativa, giacché va ravvisata una violazione di disposizioni di ordine pubblico in ragione delle esigenze di interesse collettivo sottese alla tutela penale, trascendenti quelle di mera salvaguardia patrimoniale dei singoli contraenti perseguite dalla disciplina sulla annullabilità dei contratti.

Cassazione civile sez. II, 20/03/2017, n.7081


note

Autore immagine: circonvenzione d’incapace di nuvolanevicata


7 Commenti

  1. Un mio parente anziano è purtroppo affetto da demenza senile. Sono venuto a sapere che la badante che per anni si è presa cura di lui è riuscita, approfittando delle sua condizione di fragilità psichica, ad ottenere cospicue somme di denaro facendosi intestare assegni a proprio nome. Cosa si può fare?

    1. Il tuo parente è stato vittima di circonvenzione di incapace, un reato severamente punito dal nosto codice penale.

      Quando si tratta di anziani, infermi di mente o minorenni si pensa subito al pericolo che qualcuno possa imbrogliarli, sfruttarli e manipolarli per ottenere un qualunque vantaggio. Questo comportamento può diventare reato, ossia assumere rilevanza penale, configurando il delitto di circonvenzione d’incapaci. Dobbiamo quindi chiederci: cos’è la circonvenzione di incapaci? Si tratta di un reato pensato per tutelare il patrimonio e l’autodeterminazione dei soggetti più fragili. Chi lo commette rischia il carcere, oltre al pagamento di una multa. Affinché il reato si configuri non è necessario che il danno potenziale per il soggetto circuìto si sia effettivamente realizzato. Il delitto si compie quando si pone in essere l’atto di circonvenzione (ad esempio quando il reo ottiene l’autorizzazione a gestire i fondi bancari della vittima, non essendo invece necessaria la concreta sottrazione del denaro). Va ricordato che l’effetto della circonvenzione può risultare dannoso anche per un terzo soggetto diverso da quello circuìto. La circonvenzione di incapaci è procedibile d’ufficio. La querela è necessaria solo se i fatti sono stati commessi a danno:
      del coniuge legalmente separato;
      del fratello o della sorella che non convivano con l’autore del fatto;
      dello zio, del nipote o dell’affino in secondo grado conviventi con l’autore del reato.
      Si sottolinea inoltre che il terzo eventualmente danneggiato dalla circonvenzione non può presentare querela (perché a livello penale non è considerata persona offesa dal reato). Egli tuttavia può proporre azione civile nei confronti dell’autore del delitto, al fine di ottenere il risarcimento del danno. Il reato in esame, invece, non si configura se commesso in danno:
      del coniuge non legalmente separato;
      di un ascendente, di un discendente o di un affine in linea retta;
      dell’adottante o dell’adottato;
      di un fratello o di una sorella convivente con l’autore del reato.

  2. Chi sono le vittime del reato di circonvenzione di incapace?C’è bisogno di una malattia psichica per essere considerati incapaci di mente?

    1. Le vittime del reato di circonvenzione di incapace sono i minorenni e gli incapaci. La Cassazione ha offerto degli interessanti chiarimenti sul punto. Secondo la Corte, la definizione di incapaci (più ampia rispetto a quella prevista dal codice civile) non include solo gli interdetti o gli inabilitati, né coloro che sono affetti da una malattia clinicamente accertata. È sufficiente una alterazione delle facoltà di comprensione e di determinazione della volontà tale da trarre in inganno la vittima a seguito delle suggestioni generate (in malafede) da altre persone. La malafede è un elemento essenziale della circonvenzione di incapace perché – come vedremo a breve – intanto si può parlare di reato in quanto lo stato di incapacità sia riconoscibile dall’agente. Il che significa che questi se n’è anche approfittato.
      Detto ciò possiamo includere nella categoria degli «incapaci» due tipologie di soggetti:
      l’infermo psichico: si intende ogni alterazione psichica derivante sia da una vera e propria malattia (quindi catalogabile tra le malattie psichiatriche) sia da una condizione che, sebbene non patologica, menomi le facoltà intellettive o volitive. Come detto l’infermo non deve necessariamente essere interdetto o inabilitato per aversi il reato di circonvenzione di incapace;
      il deficiente psichico: si intende un’alterazione dello stato psichico che, sebbene meno grave dell’infermo psichico (di cui al punto precedente), è tale da porre il soggetto passivo in uno stato di minorata capacità in quanto le sue capacità intellettive, volitive o affettive, fanno scemare o diminuire il pensiero critico (vi rientrano, per esempio, l’emarginazione ambientale, la fragilità e la debolezza di carattere).
      Elemento caratterizzante di entrambe le ipotesi (infermo psichico e deficiente psichico) è che la minorazione non deve essere necessariamente determinata da una vera e propria malattia mentale; tuttavia, deve essere tale da «provocare una incisiva menomazione delle facoltà di discernimento o di determinazione volitiva, tale da rendere possibile l’intervento suggestivo dell’agente»

  3. Io ho conosciuto una badante senza scrupoli che ha indotto e sollecitato un mio vecchio vicino malato di Alzheimer a vendere un immobile ad un prezzo irrisorio. Poi, questa furbetta è stata condannata perché aveva appunto commesso questo reato di circonvenzione di incapaci.

    1. Si configura reato di circonvenzione di incapace tutte le volte in cui:
      a) vi è uno squilibrio nel rapporto tra persona che agisce e persona offesa, tale da impedire a quest’ultima di opporsi;
      b) la vittima viene indotta – anche sotto forma di mera richiesta – a compiere atti di disposizione patrimoniale dannosi;
      c) si sfrutta lo stato di debolezza e di inferiorità della vittima allo scopo di perseguire un ingiusto profitto per sé o per altri;
      d) infine, è riconoscibile, perché valutabile tramite perizia tecnica, lo stato di deficienza psichica in cui versa la vittima.
      Potrebbe essere del tutto inutile una difesa volta a far leva sul rapporto personale che lega la vittima con il carnefice da tanti anni. Tale argomento, infatti, anziché evidenziare la buona fede del reo, potrebbe invece essere la riprova della conoscenza dell’altrui stato di infermità psichica.

  4. Approfittare di una persona depressa e di chi ha un disagio esistenziale dettato dalle sofferenze della vita (così, per esempio, la solitudine, lo stress o la depressione) è circonvenzione di incapace. Ricordo una situazione in cui la vittima aveva una profonda fragilità emotiva, dettata dalla scomparsa del figlio e dalla recente separazione col marito; i due imputati avevano sfruttato questa condizione di soggezione psicologica e di stato di bisogno per impartire, alla donna degli ordini di vario genere.

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