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Risarcimento danno da ritardo amministrazione: ultime sentenze

10 Aprile 2019


Risarcimento danno da ritardo amministrazione: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 10 Aprile 2019



Ritardo della Pubblica Amministrazione e lesione dell’interesse legittimo pretensivo; condotta tardiva della PA e silenzio inadempimento; risarcimento del danno; valutazione della spettanza del bene della vita.

Condotta inerte o tardiva della PA e danno al privato

Ai sensi dell’art. 2 bis della L . 241/1990, è possibile ottenere il risarcimento del danno da ritardo o da inerzia dell’amministrazione, qualora la condotta inerte o tardiva della abbia causato un danno nella sfera giuridica del privato che, con la propria istanza, ha avviato il procedimento amministrativo.

Consiglio di Stato sez. IV, 15/01/2019, n.358

Conclusione di un procedimento amministrativo: è risarcibile il danno da ritardo?

Non è risarcibile di per sé il danno da mero ritardo nella conclusione di un procedimento amministrativo, dovendo tale danno essere ricondotto nello schema generale dell’art. 2043 c.c., in base al quale spetta al danneggiato l’onere di provare la sussistenza di tutti i presupposti oggettivi e soggettivi dell’illecito.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 08/01/2019, n.82

Risarcimento del danno da ritardo ed interesse legittimo pretensivo

L’art. 2- bis, comma 1, della l. n. 241 del 1990 prevede che la Pubbliche Amministrazioni sono tenute al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento. Tale norma è costantemente interpretata dalla giurisprudenza amministrativa nel senso che il risarcimento del danno da ritardo, relativo ad un interesse legittimo pretensivo, non può essere avulso da una valutazione concernente la spettanza del bene della vita e deve, quindi, essere subordinato, tra l’altro, anche alla dimostrazione che l’aspirazione al provvedimento sia destinata a esito favorevole e, quindi, alla dimostrazione della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita collegato a un tale interesse. In particolare, l’entrata in vigore dell’art. 2- bis non ha elevato a bene della vita, suscettibile di autonoma protezione mediante il risarcimento del danno, l’interesse procedimentale al rispetto dei termini dell’azione amministrativa avulso da ogni riferimento alla spettanza dell’interesse sostanziale, al cui conseguimento il procedimento stesso è finalizzato.

Inoltre, il riconoscimento della responsabilità della Pubblica Amministrazione, per il tardivo esercizio della funzione amministrativa, richiede, oltre alla constatazione della violazione dei termini del procedimento, l’accertamento che l’inosservanza delle cadenze procedimentali è imputabile a colpa o dolo dell’Amministrazione medesima, che il danno lamentato è conseguenza diretta ed immediata del ritardo dell’Amministrazione, nonché la prova del danno lamentato.

TAR Palermo, (Sicilia) sez. I, 23/11/2018, n.2431

Illegittimità del provvedimento tardivo

La violazione del termine per provvedere ex art. 2, l. n. 241/1990 non determina l’illegittimità del provvedimento tardivo; essa piuttosto facoltizza l’interessato che vi abbia interesse a obbligare l’Amministrazione alla definizione del procedimento utilizzando gli strumenti previsti dall’ordinamento (primo tra tutti lo speciale ricorso in materia di silenzio – inadempimento), ovvero ad agire per ottenere il risarcimento del danno che il ritardo gli abbia arrecato.

TAR. Napoli, (Campania) sez. VI, 07/11/2018, n.6476

Risarcimento dei danni da ritardo della PA e responsabilità extracontrattuale

La fattispecie risarcitoria dei danni da ritardo deve essere ricondotta nell’alveo dell’art. 2043 c.c. Ne consegue che il danneggiato deve, ex art. 2697 c.c., provare tutti gli elementi costitutivi della relativa domanda e, anche laddove abbia ad oggetto il danno da ritardo, la stessa potrà trovare accoglimento solo se l’istante dimostri che il provvedimento favorevole avrebbe potuto o dovuto essergli rilasciato già ab origine e che sussistono, con precipuo riferimento all’elemento psicologico, indici univoci indicativi della sussistenza della colpa in capo alla PA.

In altri termini, poiché il risarcimento del danno da ritardo inerisce ad un interesse legittimo pretensivo, esso implica una valutazione concernente la spettanza del bene della vita e deve, quindi, essere subordinato, tra l’altro, anche alla dimostrazione che l’aspirazione al provvedimento sia destinata ad esito favorevole e, quindi, alla dimostrazione della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita collegato a un tale interesse e, di conseguenza, non è di per sé risarcibile il danno da mero ritardo.

TAR Milano, (Lombardia) sez. III, 16/10/2018, n.2309

Spettanza del bene della vita: valutazione

Il risarcimento del danno da ritardo, relativo ad un interesse legittimo pretensivo, non può essere avulso da una valutazione concernente la spettanza del bene della vita e deve, conseguentemente, essere subordinato alla dimostrazione che l’aspirazione al provvedimento è destinata ad esito favorevole.

Inoltre, la prospettazione di un danno da ritardo, derivante dall’incertezza illegittimamente causata sul modo in cui regolarsi nell’attesa che l’Amministrazione si pronunci sulla spettanza del bene della vita (situazione che va, comunque, rigorosamente provata nei sensi della perdita di un interesse economicamente rilevante), è preliminare e distinta rispetto a quella con cui si domandi il risarcimento del danno emergente e di un lucro cessante pieni ed attuali, quali derivanti dall’illegittima (e definitiva) negazione di un bene della vita.

TAR Roma, (Lazio) sez. III, 07/08/2018, n.8836

Lesione di un interesse legittimo pretensivo

In tema di danno da ritardo, in cui la contestazione si appunta sulla mancata tempestiva attivazione dei poteri autoritativi, il risarcimento del danno conseguente alla lesione di un interesse legittimo pretensivo è subordinato: a) al riconoscimento, secondo un giudizio di prognosi formulato ex ante, del diritto del ricorrente al bene della vita inutilmente richiesto; b) all’assolvimento, da parte del danneggiato, dell’onere della prova ex artt. 2967 c.c. e 115, comma 1, del codice di procedura civile, esteso a tutti gli elementi costitutivi della pretesa, ossia la sussistenza dell’evento dannoso, l’ingiustizia del danno, il nesso di causalità con la condotta negativa dell’amministrazione e la colpa dell’inerzia.

Nella fattispecie – relativa a domanda di risarcimento dei danni derivanti dalla omessa erogazione, per colpevole inerzia, delle misure di sostegno economico di cui alla l. n. 677/1996, dichiarativa dello stato di calamità naturale del Comune di Palmi -, l’interessato non ha offerto né la prova dei danni effettivamente patiti per effetto dell’alluvione – attesa l’impossibilità di attribuire valore dirimente alla perizia di parte, in mancanza della minima indicazione circa il criterio di stima utilizzato per valutare i danni riportati – né, tantomeno, la prova che i danni asseritamente patiti sarebbero stati certamente indennizzati dalla struttura commissariale, anche in ragione del fatto che la relativa ordinanza del Presidente della Regione Calabria, nella qualità di commissario delegato per l’emergenza, evidenziava come l’entità del contributo sarebbe stata parametrata, non solo ai danni accertati, ma anche alle disponibilità finanziarie.

TAR Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 02/08/2018, n.488

Omessa attivazione degli strumenti di tutela previsti

La disposizione dell’art. 30 comma 2, secondo periodo, c.p.a., pur non evocando in modo esplicito il disposto dell’art. 1227 comma 2, c.c. afferma che l’omessa attivazione degli strumenti di tutela previsti costituisce, nel quadro del comportamento complessivo delle parti, dato valutabile, alla stregua del canone di buona fede e del principio di solidarietà, ai fini dell’esclusione o della mitigazione del danno evitabile con l’ordinaria diligenza. Anche nel caso di risarcimento del danno causato da inerzia dell’Amministrazione (c.d. danno da ritardo), il riconoscimento del danno stesso non può desumersi semplicemente dal decorso del termine di conclusione del procedimento, dovendosi valutare anche il comportamento del presunto danneggiato ai sensi dell’art. 30 comma 2, secondo periodo.

TAR Trento, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 29/06/2018, n.153

Ritardo della PA e verifica del concorso di fattori concausali

Il nesso di causalità, richiesto ai fini della configurabilità della responsabilità, presuppone un legame diretto tra l’evento verificatosi e l’omissione di un comportamento giuridicamente imposto, la mancata adozione del provvedimento nei termini, con la precisazione che, in applicazione dell’articolo 30 codice del processo, si deve escludere il risarcimento di quei danni che si sarebbero potuti evitare secondo l’ordinaria diligenza.

In sostanza, che l’evento dannoso non si sarebbe evitato neppure adottando tutti gli accorgimenti imposti dalla legge secondo un canone di ordinaria diligenza perché, nel caso contrario, l’omissione non sarebbe causa del danno. Sotto tale profilo, rispetto al danno da fattispecie omissiva e specificamente da ritardo della Pubblica Amministrazione, si deve pertanto ribadire che non basta sottoporre a scrutinio il comportamento tenuto dall’Amministrazione rispetto alle scansioni procedimentali determinate ex lege, ma occorre aver riguardo al complesso della vicenda nel suo insieme, onde verificare l’esistenza e/o l’eventuale concorso di altri fattori causali o concausali che possano aver esplicato efficacia più o meno determinante rispetto alla produzione del danno.

TAR Bari, (Puglia) sez. I, 22/03/2018, n.419

Silenzio inadempimento della PA

Il risarcimento del danno e la richiesta di restituzione delle somme versate per il condono, ai sensi dell’art. 117, comma 6, del c.p.a., non può essere esaminata in ragione della mancata definizione nel merito della domanda proposta per il silenzio.

La citata disposizione consente la proposizione congiunta con il ricorso per l’accertamento del silenzio inadempimento della sola domanda di risarcimento del danno da ritardo, in quanto per espressa disposizione normativa il rito speciale sul silenzio inadempimento è tendenzialmente non compatibile con le controversie che hanno un oggetto diverso rispetto alla statuizione in merito alla inerzia serbata dalla p.a.

Il risarcimento dei danni per il ritardo dell’amministrazione nell’adozione di un provvedimento dovuto può essere richiesto esclusivamente nelle ipotesi in cui sia stato previamente accertato e dichiarato, dal giudice, il silenzio inadempimento dell’amministrazione.

Consiglio di Stato sez. VI, 26/07/2017, n.3696

Risarcimento del danno da ritardo: quali sono i presupposti?

Nel sistema vigente il risarcimento del danno da ritardo, relativo ad un interesse legittimo pretensivo, non può essere avulso da una valutazione concernente la spettanza del bene della vita e deve, quindi, essere subordinato, tra l’altro, anche alla dimostrazione che l’aspirazione al provvedimento sia destinata ad esito favorevole e, quindi, alla dimostrazione della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita collegato a un tale interesse; l’entrata in vigore dell’art. 2-bis, l. 7 agosto 1990, n. 241 non ha, infatti, elevato a bene della vita — suscettibile di autonoma protezione mediante il risarcimento del danno — l’interesse procedimentale al rispetto dei termini dell’azione amministrativa avulso da ogni riferimento alla spettanza dell’interesse sostanziale al cui conseguimento il procedimento stesso è finalizzato; inoltre, il riconoscimento della responsabilità della Pubblica amministrazione, per il tardivo esercizio della funzione amministrativa, richiede, oltre alla constatazione della violazione dei termini del procedimento, l’accertamento che l’inosservanza delle cadenze procedimentali è imputabile a colpa o dolo dell’Amministrazione medesima, che il danno lamentato è conseguenza diretta ed immediata del ritardo dell’Amministrazione, nonché la prova del danno lamentato.

Consiglio di Stato sez. IV, 23/06/2017, n.3068

note

Autore immagine: ritardo di Dimj


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