Diritto e Fisco | Articoli

Si può pagare una fattura in contanti?

17 Marzo 2019


Si può pagare una fattura in contanti?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Marzo 2019



Quali accordi bisogna raggiungere per poter pagare in contanti una vendita o un servizio e come evitare di violare la legge sulla tracciabilità dei pagamenti.

Il tema dei pagamenti in contanti genera sempre perplessità e timori. E non c’è da meravigliarsi: chi viola la normativa rischia una sanzione da un minimo dell’1% fino a un massimo del 40% dell’importo trasferito. Considerando quindi che il divieto di pagamenti in contanti scatta solo da 3.000 euro in su, la multa non è mai inferiore a 300 euro e può facilmente raggiungere i 1.500 euro. Ecco perché è bene sapere se si può pagare una fattura in contanti e quando ciò è possibile.

Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha emesso, a riguardo, delle Faq in cui spiega in quali casi si può consegnare denaro cash pur a fronte di un contratto che, complessivamente considerato, supera 3.000 euro. In altre parole, il problema si pone per tutte quelle situazioni in cui viene versata una caparra o viene concordato un pagamento rateale.

Al di là, poi, delle questioni amministrative, c’è anche da valutare l’eventuale rifiuto del creditore: può questi opporsi a un pagamento in contanti voluto invece dal debitore?

Di tanto ci occuperemo qui di seguito. Spiegheremo cioè se e quando si può pagare una fattura in contanti ed, eventualmente, come “spezzettare” l’importo in modo da non violare la normativa.

Si può pagare una fattura in contanti in un’unica soluzione?

Da un punto di vista civilistico, ossia sul piano contrattuale dei rapporti con l’altra parte, la legge stabilisce che le obbligazioni vanno adempiute con moneta avente corso legale al momento del pagamento. Dunque, se il contratto non dispone diversamente, il cliente può ben pagare la fattura con i contanti senza che il fornitore possa opporsi. Il pagamento deve però avvenire al domicilio del creditore: sarà quindi il debitore a doversi spostare per la consegna materiale dei soldi non potendo pretendere che sia l’altra parte ad adoperarsi per riceverli.

Solo un accordo preventivo – che andrà ovviamente dimostrato (per questo è importante un contratto scritto) – può imporre altri metodi di pagamento diversi dal contante. Quindi se le condizioni di contratto prevedono il pagamento della fattura con bonifico o con carta di credito, il debitore non può pretendere di pagare in contanti.

Il pagamento deve avvenire al momento della nascita dell’obbligazione, se non è disposto diversamente, e quindi alla consegna della merce o al momento dell’esecuzione della prestazione. In questo non incide la data di emissione della fattura che è un semplice documento di carattere fiscale.

Da un punto di vista amministrativo, invece, l’uso dei contanti è consentito fino a 2.999,99 euro.

È quindi dovere del creditore rifiutare in ogni caso – al di là di ciò che è stato scritto sul contratto – il pagamento di una fattura in contanti da 3.000 euro in su. In tali ipotesi, bisogna necessariamente pagare con bonifici, carte di credito, bancomat (carte di debito) o assegni non trasferibili. Si tratta di strumenti di pagamento tracciabili che consentono di risalire all’importo e ai soggetti anche diverso tempo dopo.

In caso di violazione della norma, la sanzione va da un minimo dell’1% a un massimo del 40% dell’importo trasferito e grava su entrambe le parti.

Quando l’importo della fattura supera 2.999,99 euro è ben possibile pagare una parte in contanti (purché non ecceda tale tetto) e il residuo per strumenti tracciabili, ad esempio con assegno.

Si può pagare una fattura in contanti a rate?

Anche in questo caso valutiamo la questione sia da un punto di vista civilistico, ossia per quanto attiene ai rapporti con l’altra parte, che da un punto di vista amministrativo, ossia per quanto attiene al rispetto degli obblighi di legge.

La possibilità di pagare a rate deve essere sempre il frutto di un preventivo accordo con il creditore. Il debitore non può infatti scegliere il momento in cui adempiere essendo tenuto a farlo non appena ottiene la prestazione. Se la possibilità di pagare una fattura a rate non è stata precedentemente disciplinata, sarà bene contattare il creditore e, con uno scambio di comunicazioni, concordare i tempi e gli importi da corrispondere.

Da un punto di vista amministrativo, anche in questo caso dobbiamo confrontarci con il divieto di pagamenti in contanti superiori a 3.000 euro. Ebbene, si può certo ammettere un pagamento dilazionato, dove ogni rata, versata in contanti, sia inferiore a 3.000 euro, benché l’intero importo della fattura sia superiore a tale tetto. Si pensi al caso di una ditta di ristrutturazione che, pagata a stati di avanzamento d’opera, emette un’unica fattura finale. L’importante – ha spiegato il ministero delle Entrate e Finanze, dipartimento del Tesoro – è che tale operazione non si risolva nel tentativo di aggirare i divieti di legge sui pagamenti in contanti. Il che significa che è possibile frazionare il pagamento solo se c’è un preciso accordo tra le parti risultanti dal contratto (si pensi a un mandato conferito a un avvocato, cui sia dato un primo acconto all’atto del mandato, un secondo all’atto del deposito dell’atto giudiziale, un terzo dopo la prima udienza) oppure se ciò sia connaturato all’operazione stessa (è l’esempio poc’anzi fatto della ditta di ristrutturazioni o il pagamento di un dentista che, per un unico trattamento, viene pagato dopo ogni seduta).

Rientra, comunque, nel potere dell’amministrazione valutare, caso per caso, la sussistenza di elementi tali da configurare un frazionamento realizzato con lo specifico scopo di eludere il divieto legislativo.

Si può pagare una caparra in contanti? 

Immaginiamo ora una fattura unica per la vendita di un bene il cui importo è superiore al limite dei 3.000 euro. È possibile pagare la caparra in contanti? Assolutamente sì, sempre che il trasferimento in contanti sia inferiore alla soglia dei 3.000 euro, oltre la quale è obbligatorio l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili.

note

[1] Art. 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA