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Il ricorso tributario è sempre possibile?

17 Marzo 2019


Il ricorso tributario è sempre possibile?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Marzo 2019



Gli atti e i comportamenti tipici dell’Agenzia Entrate e dell’agente della riscossione che possono formare oggetto di ricorso alla commissione tributaria.

Immagina di avere delle cartelle esattoriali conservate nel cassetto della scrivania da svariati anni; molte di queste sono prescritte e vorresti cancellarle dalla tua posizione per non sentirti addosso questa incombente spada di Damocle. Oppure immagina di aver ricevuto un sollecito di pagamento per cartelle già notificate in passato che, però, a suo tempo non hai impugnato e di voler solo ora presentare ricorso in modo da… recuperare “il tempo perduto”. Immagina in ultimo di aver ricevuto altre comunicazioni da parte del fisco: un avviso bonario dall’Agenzia delle Entrate, una lettera di presa in carico da parte dell’Agenzia Entrate Riscossione, un preavviso di fermo amministrativo da parte della società incaricata della riscossione delle imposte locali, ecc. In tutti questi casi, il tribunale potrebbe sembrarti l’ultima spiaggia per far valere i tuoi diritti. Ma ti sei prima chiesto se il ricorso tributario è sempre possibile? In altri termini, in quali casi la legge ti consente di agire davanti a una commissione tributaria?

Forse ti potrà sembrare strano, ma le regole del comune processo civile – che ti consentono di fare causa a chiunque avanzi, nei tuoi riguardi, una pretesa di pagamento non dovuta – non valgono invece in ambito fiscale: qui la legge specifica i singoli casi in cui è ammesso il ricorso tributario, escludendo automaticamente tutte le altre ipotesi.

Per essere più chiari dobbiamo fare alcune precisazioni affinché anche chi non è esperto di questa materia, apparentemente tecnica, possa capirci qualcosa.

Ti anticipo: non è difficile comprendere se il ricorso tributario è sempre possibile o meno, ti basterà sapere solo alcune semplici ed elementari regole.

Gli atti impugnabili con il ricorso tributario

Come dice la parola stessa il ricorso tributario si propone tutte le volte in cui oggetto della controversia è una materia di tipo fiscale. Tasse, tributi e relative sanzioni applicate dall’amministrazione finanziaria possono essere contestate dal contribuente dinanzi alle commissioni tributarie provinciali e, in secondo grado, regionali.

Il punto è che non tutti i comportamenti e gli atti dell’amministrazione finanziaria possono essere oggetto di ricorso. Lo sono solo quelli che rientrano nell’elenco prefissato dalla legge [1]. Per cui, se hai ricevuto un atto che non trovi riportato qui sotto, purtroppo non hai la possibilità di far valere i tuoi diritti davanti al giudice. È dura ma è la legge.

Ecco dunque quando il ricorso tributario è possibile:

  • Avviso di accertamento o di rettifica del tributo;
  • Avviso di liquidazione del tributo;
  • Provvedimento che eroga sanzioni amministrative;
  • Ruolo e cartella di pagamento;
  • Avviso di mora o intimazione ad adempiere;
  • Iscrizione di ipoteca sugli immobili ed il relativo preavviso obbligatorio nei 30 giorni prima;
  • Fermo amministrativo di beni mobili registrati (auto, moto, ecc.) e il relativo preavviso obbligatorio nei 30 giorni prima;
  • Atti relativi ad operazioni catastali;
  • Rifiuto espresso o tacito, da parte dell’amministrazione, alla restituzione dei tributi, sanzioni pecuniarie, interessi o altri accessori non dovuti;
  • Diniego o revoca di agevolazioni o rigetto di domande di definizione agevolata di rapporti tributari;
  • Sospensione del credito vantato dal contribuente nei confronti dell’ente impositore.

A lungo la giurisprudenza ha ritenuto tale elenco tassativo. Oggi però si tende ad agevolare una interpretazione estensiva facendo rientrare nell’elenco degli atti impugnabili anche tutti gli altri provvedimenti che possono essere assimilati per funzione e per natura a quelli appena indicati.

Si ritengono non impugnabili gli inviti a fornire eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi. Essi infatti manifestano una volontà impositiva ancora in corso di accertamento e non formalizzata in un atto definitivo.

Il rigetto del ricorso in autotutela presentato dal contribuente si ritiene non impugnabile. Secondo alcune sentenze, il diniego di autotutela può essere impugnato solo per contestare l’illegittimità del rifiuto opposto dalla pubblica amministrazione.

Cartella non notificata: solo se conosciuta sull’estratto di ruolo

Di recente le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che è possibile impugnare anche una cartella non notificata se il contribuente ha preso conoscenza della sua esistenza tramite un estratto di ruolo richiesto allo sportello dell’agenzia di riscossione. Per comprendere come sta la questione facciamo un esempio. Immagina di collegarti al sito internet dell’esattore delle imposte statali, Agenzia Entrate Riscossione, e lì di accorgerti che esistono dei debiti a tuo carico di cui non eri mai avuto conoscenza. Evidentemente le relative cartelle non sono mai pervenute al tuo indirizzo. Puoi fare ricorso contro degli atti di cui non sei in possesso? La risposta fornita dalla Cassazione e assolutamente positiva. In questo modo il contribuente potrà far cancellare, dalla propria posizione, un carico fiscale contro il quale non ha mai potuto far ricorso.

Ricorso contro cartelle prescritte

Diversa la soluzione del caso in cui si abbiano, a proprio carico, cartelle esattoriali ormai prescritte. Per queste i termini di ricorso sono già scaduti (60 giorni dalla notifica); per cui il ricorso verrebbe rigettato per decadenza. Non c’è possibilità quindi di fare causa all’agente della riscossione per ottenere la cancellazione dei debiti prescritti. L’unico modo per tutelare i propri diritti è quello di attendere la successiva mossa dello stesso esattore: un preavviso di fermo o di ipoteca, un pignoramento o un sollecito di pagamento. Dal momento in cui il contribuente riceverà tale ulteriore atto avrà i consueti 60 giorni per presentare ricorso contro quest’ultimo, in quanto fondato su un credito ormai prescritto.

Impugnazione nel merito della cartella di pagamento

La cartella esattoriale è solo l’ultimo atto che il contribuente riceve a seguito degli avvisi di accertamento dell’amministrazione. È contro questi ultimi che può fare ricorso; la cartella si può impugnare solo per vizi propri, ossia sorti dopo la notifica dell’accertamento.

Eccezionalmente l’impugnazione nel merito della cartella di pagamento (e quindi per motivi attinenti alla pretesa fiscale con essa fatta valere) è ammessa quando la cartella è il primo atto impositivo impugnabile (ad esempio a seguito di controllo automatico). Quando invece la cartella è emessa a seguito ad un avviso di accertamento, costituisce soltanto una intimazione di pagamento della somma dovuta in forza dell’avviso e non costituisce un nuovo ed autonomo atto impositivo, con la conseguenza che è sindacabile solo per vizi propri, con esclusione di qualsiasi questione attinente alla legittimità dell’accertamento.

L’avviso di presa in carico è impugnabile?

Sebbene la notifica della cartella esattoriale sia la regola per avviare il pignoramento, esistono degli atti immediatamente esecutivi, ossia che non necessitano della cartella per avviare l’esecuzione forzata (ad es. avvisi di accertamento dell’Agenzia Entrate immediatamente esecutivi o dell’Inps). Tuttavia, per consentire al contribuente di comprendere che, in caso di mancato pagamento, potrebbe essere imminente il pignoramento, la legge obbliga l’esattore, una volta ricevuto l’incarico di riscuotere tali somme, ad inviare al cittadino quello che appunto viene chiamato avviso o comunicazione di presa in carico.

Secondo la giurisprudenza la comunicazione di presa in carico, per quanto non rientri tra gli atti tributari impugnabili, può essere oggetto di ricorso al giudice se è il primo atto con cui il contribuente viene messo al corrente del debito. In altre parole se il fisco si è dimenticato di notificare l’avviso di accertamento immediatamente esecutivo (o questo non è stato consegnato per qualche disguido tecnico) il contribuente può impugnare l’avviso.

note

[1] Art. 19 d.lgs. n. 546/1992.


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