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Malattia professionale ernia del disco: ultime sentenze

18 Marzo 2019
Malattia professionale ernia del disco: ultime sentenze

Ernia del disco e lavoro; malattia professionale e infortunio sul lavoro; funzione previdenziale della tutela assicurativa dell’Inail.

Lo stress derivante dal servizio può determinare l’insorgenza di patologie come disturbi artrosici della colonna vertebrale ed ipertensione. Le assenze del lavoratore a seguito di un infortunio sul lavoro o legate all’insorgenza di una malattia professionale sono computabili nel periodo di conservazione del posto di lavoro. E’ necessario mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature idonee ai fini della loro sicurezza. Il tragitto giornaliero di andata e ritorno dal lavoro con mezzo di trasporto privato può dar luogo all’ernia del disco? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Presunzione legale dell’origine professionale della malattia

Il fatto che una patologia rientri tra le malattie tabellate, ai sensi dell’art. 3 d.P.R. n. 1124 del 1965, determina la presunzione legale dell’origine professionale della malattia stessa qualora il lavoratore abbia dimostrato l’adibizione ad una lavorazione ugualmente tabellata, nonché la sussistenza della malattia, ferma restando la necessità di procedere alla denuncia nel termine massimo di indennizzabilità.

Cassazione civile sez. VI, 04/02/2019, n.3207

Tutela assicurativa Inail: ha funzione previdenziale?

La tutela assicurativa indennitaria non mira all’integrale ristoro del danno subito dal lavoratore, ma assolve ad una funzione di natura previdenziale, costituita dalla esigenza di assicurare al lavoratore colpito dalle conseguenze di un infortunio o di una malattia professionale una somma di denaro per far fronte alle esigenze di vita. La tutela risarcitoria ha quindi una natura ed una funzione diverse e più ampie. Essa non prescinde dalla responsabilità dell’autore dell’illecito e, soprattutto, per quello che qui rileva, ha lo scopo di assicurare un integrale ristoro del danno subito. La tutela risarcitoria mira, in sostanza, ad assicurare il pieno e integrale ristoro del danno alla salute in quanto tale.

Corte appello Roma sez. lav., 30/11/2018, n.4490

Infortunio sul lavoro e assenze del lavoratore

Le assenze del lavoratore dovute ad infortunio sul lavoro o a malattia professionale, in quanto riconducibili alla generale nozione di infortunio o malattia contenuta nell’art. 2110 c.c., sono normalmente computabili nel previsto periodo di conservazione del posto, mentre, affinché l’assenza per malattia possa essere detratta dal periodo di comporto, non è sufficiente che la stessa abbia un’origine professionale, ossia meramente connessa alla prestazione lavorativa, ma è necessario che, in relazione ad essa ed alla sua genesi, sussista una responsabilità del datore di lavoro ex art. 2087 c.c..

Cassazione civile sez. lav., 19/10/2018, n.26498

Dipendente colpito alla schiena da un cassone metallico

L’addetto alla sicurezza che, nell’esercizio delle proprie mansioni, in qualità di delegato alla prevenzione degli infortuni sul lavoro, abbia omesso di mantenere il luogo di lavoro conforme ai requisiti di sicurezza omettendo di assicurare idonee misure di difesa contro la caduta o l’investimento di materiali in dipendenza dell’attività lavorativa viola l’art. 63, comma 1, d.lg. n. 81 del 2008.

Nel caso di specie, l’inosservanza degli obblighi di sicurezza aveva determinato delle lesioni personali gravi in capo a un dipendente il quale era stato colpito alla schiena da un cassone metallico all’interno di un magazzino, senza che fosse stato predisposto alcuna misura di sicurezza, come ad esempio idonee scaffalature o reti anticaduta, volte a prevenire incidenti di tal tipo.

Tribunale Ivrea sez. lav., 03/01/2017, n.87

Stress di servizio e disturbi artrosici della colonna vertebrale

Per costante giurisprudenza di questa Corte, basata sull’acquisizione di pareri deferiti a CTU, lo stress genericamente derivante dal servizio è riconosciuto rilevante ai fini della insorgenza di patologie quali quelle legate a dismetabolismo della digestione, o a ipertensione, o al progredire dell’età – quali i disturbi artrosici della colonna vertebrale – se non quando ne siano provati tratti di particolare rilievo, che superino il livello ordinario normalmente connesso alle lesioni, o per specifiche responsabilità di tipo decisionale (come ad esempio le mansioni di medico chirurgo o di responsabile di servizi), o per particolare insalubrità dell’ambiente di servizio (come è per l’esposizione ad specifici agenti chimici utilizzati per l’espletamento delle mansioni proprie), o per particolari posture caratterizzate da microtraumi prolungati e ripetitivi (come per l’utilizzo di martelli pneumatici o per la guida di mezzi meccanici pesanti di vecchio tipo), o per altri specifici fattori o e traumi. Non è sufficiente, pertanto, una esposizione di fatti generici che non sollevi sufficienti dubbi al giudice per ritenere non fondate le conclusioni del CVCS, alle quali l’amministrazione si è attenuta.

Corte Conti reg., (Lazio) sez. giurisd., 25/01/2017, n.48

Pubblico dipendente e insorgenza delle patologie discali

Il mero dato anagrafico (la giovane età) del pubblico dipendente non vale a dimostrare che le attività lavorative svolte possano aver giocato un ruolo determinante sull’insorgenza e sul decorso delle patologie discali e non è sufficiente, di per sè solo, ad escludere tutte le diverse spiegazioni alternative dell’origine di tali patologie, potendo le infermità discali essere ricondotte alle cause più varie, in particolare da gravi traumi, contusivi e fratturativi, oppure da attività comportanti sforzi ripetuti ed intensi sulla colonna vertebrale, dal mantenimento prolungato di posizioni statiche, in particolare da quella seduta, quale l’attività di guida protratta per lunga durata, specie di mezzi che comportano sollecitazioni meccaniche della struttura, ecc. Condizioni queste che sono tali da determinare un rapido processo di invecchiamento e degenerazione dei dischi intervertebrali, ma di cui non è stata provata l’esistenza nella fattispecie.

Tar Roma, (Lazio) sez. I, 21/10/2016, n.10487

Denuncia di malattia professionale: relazione sintomatologia

L’art. 53 del d.P.R. n. 1124 del 1965 non prevede un obbligo dell’assicurato di qualificare la malattia professionale denunciata, ma prescrive solo che alla denuncia sia allegata una relazione particolareggiata della sintomatologia accusata e di quella rilevata dal medico certificatore, sicché non è nuova, sia in sede amministrativa che giudiziaria, la domanda di prestazione assicurativa per una malattia professionale che, pur non coincidente con quella denunciata, rientri nel quadro della sintomatologia allegata e sia relativa alla lavorazione dedotta, trattandosi di mera qualificazione del fatto costitutivo allegato, consentita anche al giudice d’appello previo esperimento, se necessario, di nuova consulenza.

(In applicazione dell’anzidetto principio, la S.C. ha riconosciuto il diritto dell’assicurato all’indennizzo ex art. 13 del d.lgs. n. 38 del 2000 sul presupposto che la patologia del tendine e della spalla destra accertata dal c.t.u. risultava in relazione concausale con la discopatia cervicale denunciata dal lavoratore, tenuto anche conto delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa).

Cassazione civile sez. VI, 14/03/2016, n.5004

Infortunio sul lavoro e preesistenza dell’ernia discale

Deve essere confermata la decisione dei giudici di merito che avevano escluso il riconoscimento dell’inabilità permanente al lavoratore che lamentava un infortunio sul lavoro allorché sia stato accertato che preesisteva una situazione patologica (nella specie, ernia discale), avendo lo sforzo determinato soltanto la sintomatologia dolorosa e, dunque, un effetto diverso da quello denunciato dal lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 08/01/2015, n.70

Trasporto privato per raggiungere il posto di lavoro: può dar luogo a malattia professionale?

La malattia professionale è tutelata con il riconoscimento della relativa rendita solo in quanto “venga causata dal lavoro” e non anche quando sia “contratta in occasione di lavoro”. Il requisito della inscindibile connessione causale tra attività lavorativa e danno caratterizza la ontologica differenza tra malattia professionale e infortunio sul lavoro, per cui solo in relazione a quest’ultimo la copertura assicurativa va estesa anche agli eventi dannosi verificatisi in occasione dell’attività lavorativa pur non essendo da questa causati.

(Nella specie, la S.C. ha escluso che l’uso prolungato del mezzo di trasporto privato per raggiungere il posto di lavoro possa dar luogo a malattia professionale c.d. “in itinere” indennizzabile, cassando la decisione di appello, che aveva riconosciuto il diritto all’indennità-rendita Inail per malattia professionale, ritenendo sussistente il nesso causale tra la patologia — ernia discale — denunciata e il tragitto giornaliero di andata e ritorno dal lavoro, percorso con il proprio autoveicolo).

Cassazione civile , sez. lav. , 09/10/2013 , n. 22974

Licenziamento per impossibilità dello svolgimento della prestazione

In caso di licenziamento motivato per superamento del periodo di comporto e per impossibilità sopravvenuta allo svolgimento della prestazione per inidoneità fisica del lavoratore, è necessario che l’impugnazione del recesso del datore di lavoro abbia ad oggetto entrambe le ragioni poste a fondamento dello stesso, senza che sia possibile, ove il lavoratore abbia proposto ricorso solamente contro una di esse, l’estensione dell’impugnazione all’altra giustificazione, atteso che il superamento del periodo di comporto attiene al protrarsi nel tempo di uno stato di malattia a carattere transitorio (o, comunque, non necessariamente irreversibile), mentre l’inidoneità fisica attiene all’esistenza di una condizione permanente a carattere irreversibile concernente l’incapacità del lavoratore a svolgere le prestazioni tipiche delle sue mansioni, dovendosi escludere che tra le due causali esista un necessario rapporto di dipendenza.

(Nella specie, relativa al licenziamento di un lavoratore con mansioni di casaro stagionale, assente dal lavoro per aver contratto, in dipendenza dell’attività svolta, una discopatia degenerativa di grado severo, la società datrice di lavoro aveva intimato il licenziamento sia per superamento del periodo di comporto che per la sopravvenuta inidoneità fisica e il giudice di merito, rilevato che nel ricorso non era stato preso in considerazione quest’ultimo motivo, aveva rigettato la domanda; la S.C., in applicazione dell’anzidetto principio, ha confermato la sentenza impugnata).

Cassazione civile sez. lav., 20/01/2011, n.1250

Transpallets manuali: rischio per la colonna vertebrale

Il carico e scarico dei camion deve avvenire con dispositivi elettronici, i transpallets manuali mettono a rischio la colonna vertebrale del dipendente (confermata nella specie la condanna nei confronti del Presidente del Consiglio di amministrazione di un’azienda logistica che non aveva messo a disposizione degli autotrasportatori, addetti alle consegne delle confezioni di alimenti per animali domestici, attrezzature idonee ai fini della sicurezza e la salute durante le fasi di movimentazione e scarico dei colli, consentendo che gli stessi utilizzassero transpallets azionati manualmente).

Cassazione penale sez. III, 13/07/2011, n.36091

Ernia del disco del dipendente e indennizzo

In tema di infortuni sul lavoro, affinché un evento lesivo possa configurarsi come “causa violenta”, quale prevista dall’art. 2 d.P.R. 3 giugno 1965 n. 1124 per l’indennizzabilità, è sufficiente che la lesione si verifichi in un brevissimo arco temporale a seguito dell’atto lavorativo, mentre non è necessario che questo sia costituito da uno sforzo, potendo avere intensità e peso non maggiori di ciò che è normalmente necessario per lo svolgimento del lavoro, ed in tal modo esaurirsi anche in un’azione che non esuli dalle condizioni abituali e tipiche delle mansioni alle quali il lavoratore è addetto. Si esige, altresì che tra attività lavorativa e lesione sussista non solo connessione causale (per cui la prima, pur estesa ad attività preliminari o propedeutiche, determina la seconda), bensì una contiguità nel tempo e nello spazio, normativamente espressa con il riferimento alla occasione di lavoro.

(Alla stregua del principio di cui alla massima, la S.C. ha cassato la decisione del giudice di seconde cure che, in difformità dalla sentenza di primo grado, aveva escluso che l’ernia del disco da cui era affetto il dipendente fosse indennizzabile non essendo il prodotto di uno sforzo particolare compiuto nel tentativo di recuperare una bobina di peso rilevante sfuggitagli di mano, ma di un consuetudinario atto di forza abituale sovrappostosi ad una pregressa morbosità latente).

Cassazione civile sez. lav., 25/08/2003, n.12476

Ernia del disco scaricatore di porto

Per non incorrere nel vizio di motivazione il giudice che si discosta dal parere espresso dal c.t.u. su un punto decisivo della controversia deve giustificare il proprio dissenso in modo adeguato.

(Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva escluso il carattere professionale dell’ernia del disco contratta dallo scaricatore di porto ricorrente, attribuendo, del tutto illogicamente e senza un sufficiente vaglio del materiale probatorio acquisito, prevalenza alle dichiarazioni di due testi rispetto alle diffuse e precise argomentazioni del c.t.u. in merito alla attribuibilità, alla malattia “de qua”, dei requisiti di tipicità, specificità e inconfondibilità propri di una tecnopatia).

Cassazione civile sez. lav., 10/12/2001, n.15590

Pensione di guerra e discopatia

In base alla normativa in materia di pensioni di guerra contenuta nella l. 18 marzo 1968 n. 313, i figli maggiorenni dei militari deceduti o dispersi per causa di guerra hanno diritto alla pensione se siano assolutamente inabili a proficuo lavoro; non sussiste tale condizione nel soggetto affetto da sola spondiloartrosi diffusa al rachide, di modesta entità – ed in mancanza di discopatia e di fenomeni di compromissione midollare – da considerare di tale gravità da rendere la ricorrente assolutamente inidonea a proficuo lavoro.

Corte Conti reg., (Sicilia) sez. giurisd., 17/02/1998, n.84

Inidoneità del dipendente ad eseguire lavori pesanti

L’art. 1227 comma 1 c.c., secondo cui, se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate, è applicabile anche all’ipotesi di liquidazione del danno subito dal lavoratore per licenziamento illegittimo non potendo ritenersi che l’art. 18 l. 20 maggio 1970 n. 300, abbia operato deroghe ai principi generali in materia di danno risarcibile, al di fuori di quella relativa al limite minimo delle 5 mensilità di retribuzione.

(Nel caso di specie il tribunale, premesso che il comma 1 dell’art. 1227 c.c. presuppone il comportamento colposo del creditore e l’esistenza del nesso causale tra tale comportamento e l’evento dannoso, ha ritenuto che nessuno dei due elementi – e la riduzione del risarcimento – ricorrevano nel caso in esame ove l’azienda, a fronte di certificato medico prodotto dal lavoratore che sconsigliava l’adibizione a lavori che comportassero affaticamento della colonna vertebrale, aveva fatto sottoporre il lavoratore stesso a visita medica di idoneità da parte di una struttura pubblica, dalla quale era risultata l’inidoneità del dipendente all’esecuzione di lavori pesanti. L’azienda aveva, pertanto, intimato il licenziamento per sopravvenuta impossibilità fisica di svolgere le mansioni, dichiarato successivamente illegittimo e, quindi, revocato essendo risultato dalla consulenza tecnica d’ufficio espletata nel corso del giudizio di I grado che le condizioni fisiche del lavoratore erano perfettamente compatibili con le mansioni d’uomo di fatica assegnatigli dall’azienda).

Tribunale Roma, 04/04/1995

Malattia artrosica degenerativa: minorazione dell’attività lavorativa

L’insorgenza di un’ernia del disco, sia pure in giovane età (34 anni), che presuppone l’esistenza di una malattia artrosica degenerativa determinata da un restringimento intervertebrale, ancorché chirurgicamente trattata, può determinare – per l’inevitabile compressione dei nervi periferici – una minorazione irreversibile dell’attività lavorativa del soggetto, da ritenere inabile a proficuo lavoro a prescindere dalla sua quantificazione in percentuale.

Corte Conti sez. III, 17/04/1989, n.62818


note

Autore immagine: ernia del disco di Gino Santa Maria


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