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Risarcimento danno biologico lavoratore: ultime sentenze

11 Aprile 2019


Risarcimento danno biologico lavoratore: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 11 Aprile 2019



Lavoro e infortunio del lavoratore; danno professionale, biologico o esistenziale; demansionamento e dequalificazione; inerzia e condotta illecita del datore di lavoro; risarcimento del danno biologico del lavoratore.

Risarcimento del danno biologico differenziale

Il lavoratore tecno-patico ha diritto al risarcimento del danno biologico differenziale, qualora la malattia professionale sia la conseguenza della violazione dell’art. 2087, c.c., sufficiente per superare la regola del parziale esonero di cui all’art. 10, d.P.R. n. 1124 del 1965.

Cassazione civile sez. lav., 15/11/2018, n.29401

Demansionamento e risarcimento del danno professionale

In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne deriva – non ricorrendo automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale – non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo.

Cassazione civile sez. lav., 10/10/2018, n.25071

Caduta il lavoratore: richiesta di risarcimento del danno

Un lavoratore, pur indossando calzature antinfortunistiche, scivolava su una lastra di ghiaccio, formatasi sul pavimento di una cella frigorifera per un malfunzionamento, di cui era a conoscenza il datore di lavoro, di un macchinario.

In conseguenza della rovinosa caduta il lavoratore riportava una lesione all’integrità psico-fisica, di cui chiedeva il risarcimento integrale al datore di lavoro, trattandosi di evento accaduto prima della socializzazione del suddetto pregiudizio.

Entrambi i giudici di merito accertavano la responsabilità civile del datore di lavoro, escludendo che l’infortunio fosse derivato da un comportamento, anomalo o imprevedibile, rimproverabile alla medesima vittima, liquidandole il risarcimento sia per il danno biologico sia per il danno emergente corrispondente al costo sopportato per l’acquisto di una protesi dentaria, la cui fornitura non spettava all’Inail poiché l’apparecchio riguardava postumi non incidenti sulla attitudine al lavoro.

Con ricorso per cassazione il datore di lavoro, oltre a contestare la propria responsabilità, con il terzo motivo di ricorso si doleva dell’imputazione a sé del costo relativo alla protesi dentaria, rilevandone la inclusione nella tutela previdenziale assicurata dall’Inail.

Cassazione civile sez. lav., 02/10/2018, n.23885

Esposizione al fumo passivo sul posto di lavoro

Spetta al g.a. la domanda di risarcimento del danno biologico, subito a causa dell’esposizione al c.d. fumo passivo sul posto di lavoro, che rinviene il proprio titolo nell’art. 2087 c.c. e, dunque, si configura come pretesa risarcitoria discendente dalla responsabilità contrattuale della P.A. datrice di lavoro. Sussiste, infatti, la giurisdizione esclusiva del g.a., ex artt. 3 e 63, comma 4, del d.lgs. n. 165/2001, tenuto conto che il lavoratore appartiene al c.d. pubblico impiego non contrattualizzato.

TAR Venezia, (Veneto) sez. I, 22/08/2018, n.868

Onere della prova per risarcimento del danno biologico

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale derivante da demansionamento e dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale e non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, dell’esistenza di un pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare reddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno.

Tale pregiudizio non si pone quale conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo rientrante nella suindicata categoria, cosicché non è sufficiente dimostrare la mera potenzialità lesiva della condotta datoriale, incombendo sul lavoratore non solo di allegare il demansionamento ma anche di fornire la prova ex art. 2697 c.c. del danno non patrimoniale e del nesso di causalità con l’inadempimento datoriale.

Tribunale Milano sez. lav., 27/07/2018, n.1708

Condotta illecita del datore di lavoro e violazione dei diritti del lavoratore

Nell’ipotesi di demansionamento, il danno non patrimoniale è risarcibile ogni qual volta la condotta illecita del datore di lavoro abbia violato, in modo grave, i diritti del lavoratore che siano oggetto di tutela costituzionale, in rapporto alla persistenza del comportamento lesivo, alla durata e reiterazione delle situazioni di disagio professionale e personale, nonché all’inerzia del datore di lavoro rispetto alle istanze del lavoratore, anche a prescindere da uno specifico intento di declassarlo o svilirne i compiti.

(Nella specie, la S.C. ha ravvisato una violazione dell’art. 2087 c.c., con conseguente obbligo di risarcimento del danno biologico, nella condotta tenuta dal datore di lavoro nei confronti di una lavoratrice alla quale, dopo il rientro dalla cassa integrazione, non erano stati assegnati compiti da svolgere, era stato disattivato il telefono e non era stato consentito di sostituire personale assente per maternità, nonostante le reiterate richieste).

Cassazione civile sez. lav., 20/04/2018, n.9901

Danni subiti dai lavoratori causati da servizio non pienamente efficiente

A norma dell’art. 2087 c.c., il datore di lavoro, nell’esercizio dell’impresa, è tenuto ad adottare tutte le misure attinenti all’efficienza e al buon andamento del servizio, idonee ad evitare o a limitare eventuali danni a carico dei lavoratori, danni potrebbero essere provocati anche da un servizio non pienamente efficiente, e la sua responsabilità per il mancato assolvimento di tale obbligo non è esclusa né dalla colpa del lavoratore, ne’ dalla colpa o dal dolo di terzi (riconosciuto il risarcimento a titolo di danno biologico e morale per una donna che, utilizzando una fotocopiatrice, era entrata in contatto con escrementi di topo, riportando alcuni seri problemi di salute).

Cassazione civile sez. lav., 20/02/2018, n.4084

Limiti al risarcimento del lavoratore infortunato

Le limitazioni all’azione risarcitoria del lavoratore infortunato, poste dall’art. 10, d.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124 nei confronti del datore di lavoro, sia in punto di an (responsabilità penale), sia in punto di quantum (danno differenziale), riguardano solo il danno patrimoniale collegato alla generica capacità lavorativa; esse non si applicano, quindi, ai danni di natura non patrimoniale, quali il danno alla salute, il danno biologico ed i danni morali ex art. 2059 c.c., in quanto questi esulano dalla copertura assicurativa obbligatoria; tuttavia, proprio perché la disciplina introdotta dall’art. 13, d.lg. 23 febbraio 2000 n. 38 ha successivamente esteso tale danno alla generale copertura assicurativa, in presenza dei presupposti della relativa responsabilità del datore di lavoro per gli infortuni verificatisi in precedenza, il lavoratore ha diritto al completo risarcimento dei danni di natura non patrimoniale; dunque, nelle ipotesi precedenti al 2000, il risarcimento integrale di queste voci di danno costituisce un diritto del lavoratore infortunato da far valere autonomamente nei casi di infortunio o malattia professionale addebitabili ad una colpa, non di rilievo penale, del datore di lavoro o di un qualsiasi suo sottoposto di cui egli debba rispondere civilmente, con la sola esclusione — secondo le regole generali — dei casi in cui l’evento lesivo sia riconducibile a caso fortuito, a forza maggiore, o a colpa esclusiva dello stesso lavoratore.

Consiglio di Stato sez. III, 14/02/2018, n.964

Prestazioni erogate dall’Inail al lavoratore infortunato e risarcimento del danno

Le prestazioni erogate dall’Inail al lavoratore infortunato o malato non esauriscono il diritto al risarcimento del danno, benché l’art. 13 del D.Lgs. n. 38/2000 preveda l’estensione della copertura assicurativa obbligatoria gestita dall’Inail anche al danno biologico.

La prospettiva della norma non è quella di fissare in via generale ed onnicomprensiva gli aspetti risarcitori del danno biologico: infatti, l’erogazione effettuata dall’Inail è strutturata in termini di indennizzo e non di risarcimento del danno, con rilevanti differenze.

Tribunale Arezzo, 11/12/2017, n.1392

Rendita Inail e danno biologico dovuto al lavoratore demansionato

Non sussiste incompatibilità tra la rendita Inail per il ristoro del danno biologico e l’eventuale maggior credito per danno differenziale dovuto al comportamento del datore di lavoro, poiché, le somme eventualmente versate dall’Istituto non possono considerarsi integralmente satisfattive del diritto al risarcimento del danno biologico in capo al lavoratore ammalato (fattispecie relativa ad una patologia contratta a seguito di demansionamento).

Cassazione civile sez. lav., 04/10/2017, n.23189

note

Autore immagine: risarcimento danno biologico di Freer


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