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Mobbing e Pubblica Amministrazione: ultime sentenze

11 Aprile 2019


Mobbing e Pubblica Amministrazione: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 11 Aprile 2019



Rapporto di lavoro e condotta di mobbing dell’Amministrazione pubblica; comportamenti di carattere persecutorio; demansionamento e dequalificazione del lavoratore; risarcimento del danno.

Mobbing nel pubblico impiego

Nell’ambito del rapporto di pubblico impiego, ai fini della configurabilità della condotta lesiva da mobbing, va accertata la presenza di una pluralità di elementi costitutivi: a) la molteplicità e globalità di comportamenti a carattere persecutorio, illeciti o anche di per sé leciti, posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente secondo un disegno vessatorio; b) l’evento lesivo della salute psicofisica del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore o del superiore gerarchico e la lesione dell’integrità psicofisica del lavoratore; d) la prova dell’elemento soggettivo consistente nell’intento persecutorio.

TAR Catania, (Sicilia) sez. III, 03/04/2018, n.687

Danno da mobbing

Il danno da mobbing, riconducibile alle conseguenze patite per il mancato esame da parte dell’Amministrazione dell’istanza di conferimento dell’incarico preteso dal ricorrente e per l’adozione dei provvedimenti di conferimento della posizione di collaborazione presso l’Ufficio del Capo Dipartimento, ben può essere liquidato in via equitativa, ai sensi dell’art. 1226 c.c..

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 22/11/2017, n.11557

Qualifica inferiore del dipendente

In tema di lavoro pubblico contrattualizzato, risponde di danno da mobbing l’amministrazione datrice di lavoro che abbia assegnato un dipendente in posizione subordinata ad altro con qualifica inferiore.

Cassazione civile sez. lav., 16/10/2017, n.24356

Rapporto di lavoro del personale militare

Ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 3 comma 2 e 63 comma 4, d.lg. 30 marzo 2001, n. 165 restano devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie, attinenti al rapporto di lavoro del personale militare, nel cui ambito rientrano anche le domande di risarcimento danni, derivanti dall’adozione, da parte dell’Amministrazione datrice di lavoro, di atti amministrativi, e non meri comportamenti, riconducibili alla fattispecie giuridica del cd. “mobbing”.

TAR Potenza, (Basilicata) sez. I, 16/09/2016, n.895

Datore di lavoro: inadempienze agli obblighi

L’azione di risarcimento del danno, anche biologico, derivante da inadempienze agli obblighi del datore di lavoro nei confronti di un agente della Polizia Penitenziaria, compromesso e infine cessato a causa dell’attività di mobbing posta in essere da organi dell’Amministrazione di appartenenza, va inquadrata nell’ambito della responsabilità contrattuale del datore di lavoro, ex art. 2087 c.c. ed è, dunque, riconducibile all’Amministrazione penitenziaria che, in virtù del principio di immedesimazione organica, risponde direttamente anche per i fatti lesivi posti in essere da parte dei suoi organi. In coerenza con tale impostazione, la domanda di condanna al risarcimento del danno va rivolta nei soli confronti dell’Amministrazione penitenziaria.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 28/06/2016, n.7494

Illecito demansionamento e risarcimento del danno

La domanda di risarcimento dei danni discendenti da illecito demansionamento e mobbing non può essere accolta qualora il lavoratore non abbia tempestivamente impugnato i provvedimenti organizzativi, adottati dall’Amministrazione nell’ambito della sua attività gestionale, da cui è derivata l’asserita modifica peggiorativa del rapporto lavorativo.

TAR Campobasso, (Molise) sez. I, 19/01/2016, n.23

Accertamento del mobbing

Nel caso di controversia avente ad oggetto la richiesta di accertamento di pratiche di mobbing che sarebbero state attuate da colleghi e superiori nei confronti di un militare nell’ambiente di lavoro, causandogli patologie psichiatriche, e la conseguente condanna al risarcimento del danno biologico ed esistenziale subito, in violazione dell’art. 2087 c.c. che impone al datore di lavoro di apprestare un ambiente idoneo a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei dipendenti, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo, perché si tratta di un dipendente statale (militare) in regime di diritto pubblico, perché l’oggetto della domanda principale (concernente il mobbing ) trova il suo fondamento nella responsabilità contrattuale della Pubblica amministrazione per inosservanza di una precisa obbligazione del datore di lavoro (art. 2087 c.c.), e perché gli atti e i comportamenti denunciati dal pubblico dipendente, che avrebbero realizzato l’ipotesi di mobbing, sono da ricondurre specificamente al rapporto di servizio.

TAR Torino, (Piemonte) sez. I, 10/07/2015, n.1168

Pubblico impiego e mobbing

Nel pubblico impiego, per configurarsi una condotta di mobbing, è necessario un disegno persecutorio tale da rendere tutti gli atti dell’Amministrazione, compiuti in esecuzione di tale sovrastante disegno, non funzionali all’interesse generale a cui sono normalmente diretti.

TAR Napoli, (Campania) sez. VII, 10/04/2015, n.2048

Dequalificazione e mobbing del datore di lavoro

In tema di domanda di risarcimento danni derivanti da attività di dequalificazione e mobbing del datore di lavoro (nella specie, una pubblica amministrazione), deve ritenersi domanda nuova – e come tale preclusa in appello – quella volta ad accertare comportamenti posti in essere dal datore di lavoro dopo il deposito del ricorso introduttivo del giudizio in primo grado, in quanto la domanda giudiziale si basa su uno specifico accadimento, produttivo di danni, determinato nel tempo e nello spazio.

Ne consegue che, in relazione ai fatti verificatisi dopo il deposito del ricorso in primo grado, non può essere ammessa alcuna attività istruttoria poiché il disposto dell’art. 420, comma quinto, cod. proc. civ. si riferisce ai mezzi di prova relativi a fatti comunque anteriori al deposito del ricorso.

Cassazione civile sez. lav., 22/10/2013, n.23949

Comportamenti materiali o provvedimentali dell’Amministrazione

La condotta di mobbing dell’Amministrazione pubblica datrice di lavoro, consistente in comportamenti materiali o provvedimentali contraddistinti da finalità di persecuzione e di discriminazione, indipendentemente dalla violazione di specifici obblighi contrattuali nei confronti di un suo dipendente, deve da quest’ultimo essere provata e, a tal fine, valenza decisiva è assunta dall’accertamento dell’elemento soggettivo, e cioè dalla prova del disegno persecutorio (Cons. Stato, sezione IV, 7 aprile 2010 n. 1991).

TAR Bari, (Puglia) sez. I, 31/03/2011, n.528

note

Autore immagine: mobbing lavoro di Photographee.eu


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