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Risarcimento danni caduta marciapiede

4 Aprile 2019 | Autore: Paolo Remer
Risarcimento danni caduta marciapiede

Caduta dal marciapiede: quando spetta il risarcimento dei danni? Chi è il responsabile? Quali sono le condizioni per ottenerlo?

Stai camminando normalmente lungo una strada pubblica: a un certo punto, inciampi e cadi a terra, riportando lesioni. Hai diritto al risarcimento per le lesioni riportate? Non basta la caduta: la risposta dipende da altri fattori che ora esamineremo. Il marciapiede può essere più o meno rovinato e sconnesso oppure perfettamente integro; tu puoi essere stato più o meno attento o distratto. Ci potevano essere lavori in corso; la strada forse era scarsamente illuminata. Queste circostanze influiscono moltissimo nello stabilire se il proprietario o il gestore della strada è responsabile e quindi deve risarcire oppure se la colpa è tua. Il principio generale è che l’ente pubblico – di solito il Comune per le strade urbane di sua competenza – è responsabile della manutenzione e custodia della strada e quindi dei danni che ne derivano.  Il marciapiede infatti è considerato dalla legge come una cosa potenzialmente pericolosa e dunque costituisce una fonte di responsabilità per danni: l’Ente pubblico, in quanto proprietario o gestore, ne è il custode e deve mantenerla in modo da prevenire i rischi e far sì che essa non rappresenti pericolo. Ma anche il privato cittadino che percorre la strada deve stare attento: potrebbe essere considerato corresponsabile o addirittura unico responsabile dell’infortunio che lo riguarda, se ha trascurato, per sua distrazione e colpa, una situazione di pericolo che appariva evidente.

La giurisprudenza al riguardo dice che il Comune evita la sua responsabilità per danni se dimostra che il pericolo era evidente e poteva essere individuato – e quindi evitato – con l’ordinaria diligenza ed attenzione da parte di chi percorre la strada.  Il criterio principale stabilito dalla legge è quello della dovuta diligenza da parte di entrambi: dell’Ente pubblico innanzitutto, nel mettere a disposizione la strada ed il marciapiede in condizioni non pericolose, ma anche delle persone che lo percorrono nell’utilizzarlo correttamente e con la dovuta attenzione. Analizziamo bene allora come funziona questo sistema e come si risolve il problema del risarcimento danni per caduta da marciapiede nella miriade di casi concreti che si possono verificare e che nella pratica quotidianamente accadono.

Chi è responsabile del marciapiede e cosa deve fare

Il primo principio è questo: l’Amministrazione Pubblica competente (per le strade urbane quindi il Comune) in quanto proprietaria ha l’obbligo di prevenire tutti i rischi e quindi si presume responsabile [1] per tutti i sinistri che siano riconducibili ad una situazione di pericolo insita nella strada.

La nozione di strada è intesa in senso ampio e dunque comprende sicuramente anche i marciapiedi destinati al traffico pedonale.

Si tratta però di un particolare tipo di responsabilità (chiamata “da cose in custodia”) che è presunta, non definitiva: può essere superata da una prova contraria, che l’ente pubblico è tenuto a fornire se vuole liberarsi dal risarcire il danneggiato.

L’infortunato può limitarsi a dimostrare la caduta e le lesioni riportate in conseguenza di essa: queste carte messe in gioco sono sufficienti a vincere la partita del risarcimento, a meno che il Comune non abbia carte migliori e più forti; ma tocca a lui giocarle, per dimostrare di aver adempiuto il suo obbligo di custodia e fornire la prova che l’incidente è avvenuto per altre cause esterne non imputabili a lui.

Quando il Comune può rifiutarsi di risarcire?

In cosa deve consistere questa prova liberatoria, grazie alla quale la Pubblica Amministrazione potrà rifiutarsi di risarcire il danno?

Innanzitutto nel caso fortuito: un fattore che spezza il nesso causale tra la cosa – nel nostro caso il marciapiede – ed il danno, come le lesioni riportate dopo la caduta.

Deve trattarsi di un evento imprevisto e imprevedibile, ma guardando la questione dal lato del proprietario custode, non del pedone: se il marciapiede è tenuto in ordine, la causa del danno non sara più la cosa custodita – nel nostro caso appunto il marciapiede – ma una condotta improvvida e non consona tenuta dal malcapitato che è caduto.

Questo è il “punto dolente” dove si infrangono parecchie richieste risarcitorie: la giurisprudenza comprende nel caso fortuito anche la condotta incauta, disattenta e negligente della vittima [2].

Il ragionamento dei giudici è il seguente: anche se il marciapiede era pericoloso, la vittima non sarà risarcita se quella situazione di pericolo era visibile e poteva essere superata con l’ordinaria attenzione da parte dell’utente della strada.

Ad esempio, se attraversi la strada mentre sei immerso nel display del tuo smartphone ed inciampi nel gradino del marciapiede, che non hai neppure visto per la tua disattenzione, non verrai risarcito: non sarà stato il marciapiede la causa dell’incidente, bensì la tua distrazione.

Non basta dunque che il marciapiede sia pericoloso per avere diritto al risarcimento: occorre anche che la pericolosità non sia agevolmente individuabile, riconoscibile e quindi prevenibile usando l’ordinaria diligenza cioè la normale prudenza nel camminare.

Risarcimento danni: chi deve provare e cosa?

Abbiamo visto che la responsabilità è dell’ente pubblico proprietario o gestore della strada ma abbiamo anche osservato che si tratta di una responsabilità presunta, cioè valida solo “in prima battuta” e che può essere superata da alcune contromosse. Vediamo come.

Il danneggiato da una caduta può fare causa contro l’Amministrazione – supponiamo il Comune che è il caso più frequente di proprietario e gestore di strade urbane – per ottenere il risarcimento dei danni cioè delle lesioni subite per effetto di quella caduta dal marciapiede.

Ovviamente la dinamica dell’accaduto dovrà essere documentata: con fotografie ritraenti lo stato dei luoghi (da cui potrà emergere il cattivo stato del marciapiede), con testimoni che hanno assistito alla scena, con telecamere in zona che hanno filmato l’episodio e con tutti i mezzi di prova consentiti per qualsiasi tipo di causa.

Il punto non è questo ma è il fatto che non basta, non è ancora sufficiente per vincere la causa e ottenere il risarcimento.

Il Comune infatti potrebbe tentare di liberarsi dalla propria responsabilità dimostrando che l’incidente è accaduto per caso fortuito, inteso nel senso ampio che abbiamo visto sopra e che comprende anche la disattenzione e negligenza dell’infortunato.

Non può però limitarsi ad affermarlo: deve dimostrarlo con precisione, e qui la prova è rigorosa e soprattutto è a suo intero carico.

Questo significa che il proprietario, concessionario o gestore della strada per evitare di dover pagare il risarcimento richiesto dovrà fare due cose:

  • dimostrare di aver provveduto alla regolare manutenzione, pulizia e gestione strutturale del marciapiede, di averne effettuato il controllo tecnico iniziale (in fase cioè di costruzione e installazione) e successivo per constatarne periodicamente l’efficienza oppure la necessità di interventi (che ovviamente vanno fatti: il lasciare le cose come stanno viola gli obblighi di custodia), ed anche di aver apposto la segnaletica prescritta in caso di lavori di manutenzione in corso su quel tratto [3];
  • dimostrare che l’evento (caduta da cui è conseguito un infortunio con lesioni risarcibili) è stato dovuto ad altre cause non imputabili all’Ente in modo che la presenza del marciapiede non rappresenti più la causa dell’incidente ma soltanto un’occasione del suo verificarsi.

Sintetizzando: il Comune, per andare esente da responsabilità risarcitoria, dovrà fornire la prova di aver svolto tutte le attività di controllo, vigilanza e manutenzione sulla cosa in custodia, in modo che il marciapiede non poteva rappresentare una situazione di pericolo; se l’incidente si è comunque verificato, il Comune deve anche dimostrare che la causa è stata un comportamento negligente del danneggiato stesso o anche di altri fattori esterni.

A questo punto non ci sarà più una responsabilità da omessa custodia, fonte di risarcimento danni, perché l’Ente avrà dimostrato di aver adempiuto i suoi obblighi e l’incidente è avvenuto per un fattore al di fuori della sua sfera di vigilanza e controllo.

Fattori da esaminare: caduta = marciapiede + persona

La peculiarità di una caduta dal marciapiede è che si combinano due fattori: uno statico, costituito dalla presenza del marciapiede, che per sua natura è immobile e inerte, ed uno dinamico, rappresentato dal movimento della persona che ci passa sopra, lo calpesta o lo attraversa e in quei momenti può inciamparvi e cadere.

Con riguardo al fattore statico, cioè il marciapiede in sé vengono in rilievo i modi in cui esso è stato (o non è stato) tenuto: il marciapiede era sconnesso o era integro?

Presentava fessure o asperità? C’erano buche, grate, ostacoli (anche rami di alberi, vegetazione, cumuli di immondizia) che possono aver provocato o aggravato la caduta?

C’erano lavori in corso in quel momento, o cantieri aperti? Se sì, erano segnalati e come? Quanto era alto il gradino, il dislivello del marciapiede? Il bordo era regolare e di colore diverso oppure frammentato in modo da non poterne distinguere il contorno rispetto alla strada?

Anche la fisionomia dei luoghi incide molto : la caduta è avvenuta di giorno o di notte? La strada era illuminata e come? Il terreno o manto stradale era asciutto o scivoloso per pioggia o altri liquidi sparsi? La strada era affollata in quel momento? C’era segnaletica (es. strisce pedonali, semafori, segnali di pericolo o di divieto)?

Per quanto riguarda invece il fattore dinamico, quello che riguarda la persona che si muove e cade facendosi male, anche qui bisogna porsi alcune domande necessarie: innanzitutto la vittima è un giovane o una persona anziana? Infatti lo stessa altezza di un gradino o scalino può essere facilmente superata da un ragazzo, ma è un ostacolo molto più difficile per una persona in età avanzata: per essi è più facile cadere.

L’età da sola non basta, occorre anche chiedersi: è una persona affetta da problemi motori o altro tipo di disabilità, permanente o anche solo temporanea (ipovedente, soggetto su sedia a rotelle, ecc.) o da fattori di sovrappeso (obesità, donna incinta) che possono limitarne i movimenti?

Bisogna poi ripercorrere il “filmato” della caduta nei suoi momenti: com’è stata la dinamica precisa? La persona che è caduta stava salendo o scendendo dal marciapiede? Oppure lo percorreva parallelamente ed ha perso l’equilibrio o è stata spinta?

Aveva carichi in mano o addosso (borse della spesa, zaini, valigie ecc.)? Trasportava altre persone, come bambini a tracolla o in carrozzina o passeggino? Aveva con sé animali, come cani al guinzaglio?

Vediamo bene, quindi, che lo stesso marciapiede può “agire” come causa dell’infortunio in modo ben diverso a seconda della persona che lo percorre. Nella prospettiva di una causa per risarcimento danni, la vittima dovrà valorizzare tutti gli aspetti che riguardano la sua persona e possono aver agevolato la caduta dal marciapiede.

Cosa succede se chi cade conosceva bene la strada?

Bisogna poi fare molta attenzione ad un altro aspetto: spesso i giudici verificano se il danneggiato conosceva bene la strada dove si è infortunato. Se si tratta di una strada percorsa abitualmente – ad esempio il marciapiede di fronte casa, o collocato su un tratto percorso a piedi tutti i giorni per andare a scuola o al lavoro – si tende a ritenere che gli ostacoli e le insidie fossero conosciuti meglio dal soggetto e quindi prevedibili ed evitabili usando attenzione.

In altre parole, lo stesso marciapiede potrebbe dare titolo per il risarcimento danni a un infortunato che lo percorreva per la prima volta, ma non a chi lo percorre quotidianamente e che si presume sappia meglio quali e dove siano gli inconvenienti e i difetti del percorso.

Non si tratta però di una presunzione assoluta ma soltanto di un indizio, che serve – secondo la Cassazione – a “bilanciare” le opposte esigenze di prevenzione, che incombe sull’ente pubblico, e di cautela, che spetta a chiunque fruisce delle strade [4].

Quindi anche se si cade sotto casa sarà possibile ottenere il risarcimento, ma risulterà più difficile dimostrare di essere incappati in un’insidia o trabocchetto, cioè in un pericolo occulto e sconosciuto. Quando invece il pericolo è “nuovo” non ci sono questi problemi.

Se per esempio su quella strada abitualmente percorsa sono stati avviati di recente nuovi lavori in corso e non sono stati adeguatamente segnalati, magari con presenza di buche e mattonelle divelte o sconnesse o materiali di cantiere, oppure se c’è stato un crollo il giorno prima, sarà facile inciampare anche per chi conosceva quella strada in condizioni normali e il risarcimento sarà dovuto.

Risarcimento danni: cosa fare per ottenerlo?

La legge richiede cose diverse al danneggiato ed al proprietario della strada.

Il danneggiato deve provare che la caduta che gli ha provocato lesioni è dovuta a quel marciapiede che per sua natura è considerato pericoloso e su cui l’ente proprietario o gestore ha un preciso obbligo di custodia; il Comune a questo punto per sottrarsi alla responsabilità risarcitoria dovrà dimostrare che il danno è stato provocato non dalla pericolosità del marciapiede o della strada ma da una colpa o mancanza della dovuta attenzione da parte del danneggiato.

Può accadere quindi che il Comune non riesca a dimostrare questi aspetti ed allora il privato vincerà la partita risarcitoria, a condizione che, ovviamente, abbia ben documentato l’infortunio di cui è stato vittima cadendo da un determinato marciapiede.

Se invece il Comune prova che il marciapiede era in regola, in buone condizioni e adeguatamente mantenuto, il privato potrà ancora vincere la causa dimostrando che il pericolo specifico nel quale si è imbattuto era occulto, insidioso e imprevedibile anche usando la massima accortezza.

Un criterio di massima per districarsi nel gioco tattico delle regole processuali sul riparto dell’onere della prova è questo: più il pericolo è visibile, più è richiesta attenzione, perché la situazione di rischio si può notare e percepire con la normale diligenza senza alcuno sforzo particolare.

Questo significa che le condizioni anche anomale di un marciapiede non garantiscono affatto di per sè il risarcimento: anzi, potrebbe dirsi, paradossalmente, che peggiore appare il loro stato, maggiore dovrà essere l’attenzione di chi vi cammina.

Secondo la Cassazione, più il pericolo è riconoscibile più diventa evitabile con il minimo sforzo di prudenza che si richiede normalmente ad ogni persona che utilizza la strada [5].

Ad esempio una piccola buca o fessura a ridosso di un marciapiede in cui si inciampa e cade ha più probabilità di far guadagnare il risarcimento rispetto a un vero e proprio cratere di un metro di diametro, perchè esso è più visibile e dunque meno insidioso.

Questo, però, a meno che che la voragine non fosse segnalata (o meglio ancora recintata) o che l’incidente non sia avvenuto di notte: il custode della strada deve infatti garantire la prevenzione delle condizioni di rischio che possono presentarsi in tutte le condizioni di illuminazione e dunque sia di giorno che di notte.

Quanto più, invece, il pericolo è nascosto e insidioso, tanto più sarà probabile la responsabilità dell’Ente nel non averlo segnalato, riparato, rimosso o posto in essere gli accorgimenti necessari ad evitare che un pedone ignaro potesse farsi male passando di lì.

E’ evidente infatti che in questi casi la normale attenzione e prudenza non bastano: pensiamo al caso di sassi o crepe delle pietre che formano il marciapiede, oppure anche ad un marciapiede integro ma smussato e dunque scivoloso, magari in giorno di pioggia e situato proprio su una linea di attraversamento pedonale.

Tutto questo ben potrebbe dare diritto al risarcimento in favore di chi camminava con attenzione (tenuto conto anche delle sue condizioni fisiche che potrebbero essere compromesse per età o altri motivi, come abbiamo detto) ma ragionevolmente non si aspettava di trovare una tale situazione di pericolosità nascosta e non immediatamente percepibile.



Di Paolo Remer

note

[1] Art. 2051 Cod. civ.: “Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”.

[2] Cass. ord. n.10938 dell’8.05.2018, , ord. n.11024 del 9.05.2018, sent. n.12895 del 22.06.2016, ord. n.30775 del 22.06.2017.

[3] Art. 14 cod. strada : “Poteri e compiti degli enti proprietari delle strade”.

[4] Cass. ord. n. 2692 del 6.02.2014 e sent. n. 15375 del 13.07.2011.

[5] Cass. sent. n.12174 del 14.06.2016.

Autore immagine: caduta marciapiede di boyphare


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1 Commento

  1. Marciapiede disastrato da un lato e anche dall’altro per circa 150 m. Sono caduto l’assicurazione mi ha risposto che la bella giornata è la conoscenza del territorio non mi spetta nulla .intanto non conoscevo quella strada ,nessun segnale che avvisava che il Marc.era pericoloso .se io faccio un piccolo intervento davanti a casa è non metto alcun segnale il vigile mi multa ma se uno cade devo pagare ,poi tornando al mio caso essendo inciampato è poi rotolato in strada mentre sopragiungeva una auto,si è fermata a 30 cm. Dalla mia testa ,oltre 1 dito rotto è passato sotto cura psicologa e curato con farmaci ,mi sognavo la macchina che mi veniva addosso non riuscivo a dormire ,poi dolori vari che con l’ età 72 a.mi ha comportato .comunque il comune riceve i soldi e le strade rotte devono esseresegnalate altrimenti vuol dire portarmi via il diritto di passaggio grazie per lo sfogo

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