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Come contestare un ordine di servizio

8 Aprile 2019
Come contestare un ordine di servizio

L’ordine di servizio è uno dei mezzi attraverso i quali il datore di lavoro può esercitare il proprio potere direttivo nei confronti del personale dipendente.

Uno dei poteri principali di cui dispone il datore di lavoro, nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente, è il cosiddetto potere direttivo, ossia, il potere di dare direttive ed ordini ai dipendenti e di istruirli su come devono svolgere la prestazione di lavoro. Il lavoro subordinato, infatti, a differenza del lavoro autonomo, non prevede l’autonomia del dipendente nello svolgimento della prestazione lavorativa. Il potere direttivo del datore di lavoro viene esercitato con forme e modalità diverse: si va da semplici istruzioni impartite oralmente sino alla diffusione di veri e propri ordini impartiti per iscritto, detti ordini di servizio. Ci si chiede spesso come contestare un ordine di servizio. E’ evidente che esercitare il potere direttivo è legittimo ma non tutti gli ordini impartiti dal capo dell’azienda sono necessariamente legittimi. In alcuni casi l’ordine di servizio potrebbe essere illegittimo, porsi in contrasto con il contratto di lavoro, con la legge, con l’etica. Ed allora il dipendente può contestare la legittimità dell’ordine di servizio stesso.

Il potere direttivo del datore di lavoro

Il rapporto di lavoro subordinato è caratterizzato dal fatto che il dipendente, a differenza del lavoratore autonomo, è sottoposto al potere organizzativo, direttivo, di controllo e disciplinare del datore di lavoro.

In sostanza il datore di lavoro dice al dipendente cosa deve fare, controlla che esegua correttamente la prestazione e può sanzionarlo se non si allinea alle direttive impartite.

Il datore di lavoro esercita infatti sul dipendente, ed è questo il tratto distintivo del lavoro subordinato, il potere direttivo [1] ossia il potere di dare al lavoratore direttive, ordini, istruzioni alle quali il dipendente deve attenersi.

Nel  rapporto di lavoro autonomo il committente fissa al lavoratore un obiettivo, un risultato da raggiungere, un’opera da realizzare. Nel raggiungimento dell’obiettivo posto è il lavoratore autonomo a decidere quali mezzi usare, quante ore lavorare, dove lavorare.

Nel lavoro subordinato, invece, il dipendente si impegna a mettere le sue energie lavorative a disposizione dell’organizzazione del datore di lavoro per un certo numero di ore al giorno ed in un determinato luogo di lavoro pattuito nel contratto, obbedendo alle direttive impartite.

Come si esercita il potere direttivo?

Il potere direttivo del datore di lavoro viene esercitato attraverso una molteplicità di strumenti, tra i quali possiamo citare i seguenti:

  • codice disciplinare aziendale: le aziende spesso affiggono al loro interno un codice disciplinare aziendale in cui vengono indicati ai dipendenti i loro doveri di comportamento, sia in termini generali che nello specifico. Nel codice disciplinare sono solitamente specificate anche le conseguenze negative (ossia le sanzioni disicplinari) in cui può incorrere il dipendente che disattende le regole previste nel codice stesso. Anzi, l’affissione del codice disciplinare in luogo accessibile ai dipendenti è richiesta dalla legge [2] per poter poi esercitare il potere di infliggere sanzioni disciplinari al personale;
  • policy e regolamenti aziendali: le aziende spesso adottano e pubblicano nella loro rete intranet aziendale dei documenti di carattere generale che riguardano, di solito, specifici aspetti e settori della vita aziendale e che devono essere rispettati da tutti i dipendenti. La policy ad esempio può riguardare il modo di gestire le relazioni con il pubblico, l’abbigliamento da tenere nella sede aziendale, le norme per trattare i dati personali, etc.;
  • ordine di servizio: si tratta di una direttiva scritta che viene generalmente firmata da un dirigente ed è rivolta ad un singolo dipendente o ad un gruppo di dipendenti. Di solito, nella gestione ordinaria, il potere direttivo non si esercita con ordini di servizio che vengono emessi, al contrario, solitamente per risolvere criticità lavorativa che sono emerse. Ad esempio, di fronte ad una esigenza imprevista, con un ordine di servizio può essere chiesto ad un dipendente di rientrare immediatamente dalle ferie, oppure di effettuare straordinario “forzato”;
  • direttive orali: nella ordinaria gestione dei rapporti di lavoro, fatta eccezione per le norme disciplinari e per le policy ed i regolamenti a carattere generale, le direttive concrete impartite al dipendente vengono comunicate oralmente, direttamente dal superiore gerarchico al lavoratore.

Ordine di servizio illegittimo: che fare?

Sia nell’ambito del rapporto di lavoro privato che nel contesto dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni può verificarsi la spiacevole situazione per cui il dipendente riceve dal capo un ordine di servizio illegittimo, ossia contrastante con ciò che dispone la legge, il contratto collettivo o il contratto individuale di lavoro.

Di solito l’ordine di servizio è illegittimo perché impone al dipendente una modifica  illegittima delle condizioni di lavoro.

Possiamo fare i seguenti esempi:

  • trasferimento della sede di lavoro illegittimo in quanto privo delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che la legge [2] richiede per modificare la sede di lavoro;
  • ordine di servizio che impone al dipendente di svolgere mansioni inferiori al proprio livello di inquadramento oltre i limiti previsti dalla legge;
  • modifica dell’orario di lavoro da full time a part time senza accordo tra le parti;
  • ordine di servizio che impone al dipendente di svolgere lavoro straordinario oltre il limite massimo consentito dalla legge e dalla contrattazione collettiva.

In casi come questi il dipendente si trova di fronte ad una scelta non semplice. Da un lato, come abbiamo detto, il lavoratore subordinato deve eseguire le direttive che riceve dal datore di lavoro, altrimenti rischia anche di subire procedimenti disciplinari.

Dall’altro lato l’ordine richiesto è contro la legge ed i diritti che le norme risconoscono ai lavoratori stessi.

Chiariamo subito che, in questi casi, la strada più sicura da seguire è sempre eseguire l’ordine di servizio, nonostante la sua palese illegittimità, che verrà fatta valere a tempo debito nelle sedi opportune.

Giungiamo a questa conclusione in quanto la Corte di Cassazione ha ormai in maniera consolidata affermato che il dipendente non ha la facoltà di rifiutarsi di eseguire la prestazione lavorativa richiesta dal datore di lavoro, nemmeno laddove, in modo del tutto palese, l’ordine di servizio e la prestazione richiesta sia del tutto illegittima.

Se il dipendente, convinto della illegittimità della richiesta, si rifiuta di eseguirla e, ad esempio, non prende servizio nella data scritta nell’ordine di servizio nella nuova sede di lavoro in cui è stato trasferito, questo suo comportamento è qualificabile come insubordinazione e, nel caso di trasferimento, verrà anche considerato assente ingiustificato.

Le infrazioni di assenza ingiustificata e insubordinazione possono consentire al datore di lavoro di avviare un procedimento disciplinare all’esito del quale assumere un provvedimento sanzionatorio contro il dipendente che, in base alla gravità dei fatti, potrebbe condurre anche a sanzioni disciplinari gravi come la sospensione dal servizio e dalla retribuzione o, nella peggiore delle ipotesi, il licenziamento disciplinare del dipendente.

La giurisprudenza ammette la possibilità del lavoratore di rifiutarsi legittimamente di eseguire l’ordine di servizio illegittimo solamente in due casi:

  1. nel caso in cui vi sia un totale inadempimento del datore di lavoro (si pensi all’ipotesi del datore di lavoro che non versa al dipendente la normale retribuzione);
  2. nel caso in cui l’ordine di servizio impone al lavoratore di porre in essere un comportamento qualificabile come reato penale.

Come contestare l’ordine di servizio illegittimo?

Di certo, la soluzione non può essere seguire l’ordine di servizio illegittimo e subire in silenzio l’ingiustizia.

Solo che a decretare la illegittimità dell’ordine di servizio non può essere, in modo arbitrario, il dipendente stesso ma deve essere un soggetto terzo qualificato a fare ciò, vale a dire il giudice.

In questi casi, dunque, il dipendente si rivolge solitamente ad un legale che inizia con lo scrivere una lettera al datore di lavoro con cui impugna l’ordine di servizio considerato illegittimo, chiedendo in prima battuta la revoca dello stesso e la rimozione degli effetti che ha, nel mentre, prodotto.

Tornando all’esempio del trasferimento della sede di lavoro, il legale spiegherà perché il trasferimento non ha le ragioni oggettive che debbono accompagnarlo e, nell’impugnare tale provvedimento, chiederà all’azienda di annullarlo e di ripristinare la vecchia sede di lavoro del dipendente.

L’azienda, dal canto suo, potrebbe restare convinta della assoluta legittimità del provvedimento e, in questo caso, potrebbe non rispondere alla lettera del legale oppure rispondere asserendo la correttezza del proprio operato e rifiutandosi, quindi, di annullare l’ordine di servizio.

In questo caso al dipendente resta solo una possibilità: rivolgersi al giudice del lavoro e chiedere che sia lui a verificare se l’ordine di servizio impartito è corretto, come dice l’azienda, oppure è illegittimo come afferma il lavoratore.

In alcuni casi, quando vi è una particolare urgenza, il dipendente può anche usare lo strumento del provvedimento d’urgenza [3] per ottenere una pronuncia del giudice in tempi particolarmente celeri.

A questo punto la palla passa al giudice che dovrà stabilire se l’ordine di servizio è legittimo o illegittimo.

Nel primo caso rigetterà il ricorso del lavoratore il quale potrà comunque impugnare la decisione in appello. Nel secondo caso, il giudice dichiarerà illegittimo l’ordine di servizio annullandolo e obbligando il datore di lavoro a ripristinare la situazione precedente all’adozione del provvedimento illegittimo.


note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2103 co. 8 cod. civ.

[3] Art. 700 cod. proc. civ.

Autore immagine: contestare ordine di servizio di fizkes


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