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Come contestare busta paga

4 Aprile 2019
Come contestare busta paga

La busta paga è il documento che viene consegnato mensilmente al dipendente e che attesta le somme erogate e quelle trattenute.

Leggere la busta paga non è sempre un’operazione banale. Infatti capita spesso che le buste paga siano redatte utilizzando termini, abbreviazioni, codici non comprensibili facilmente da tutti e, in particolare, da chi non è esperto ed abituato all’amministrazione del personale. Occorre, tuttavia, affermare sin da subito che la corretta lettura della busta paga è un’attività fondamentale in quanto solo se si sa leggere la busta paga si possono individuare degli errori che rendono poi necessario chiedersi come contestare la busta paga.

In generale, nella busta paga mensile il datore di lavoro non fa altro che rielaborare le somme che deve versare al dipendente (la retribuzione, il superminimo, gli scatti, etc.) e le somme che invece deve trattenere (le tasse, i contributi, etc.) e che, nella gran parte dei casi, deve riversare ad altri enti al posto del dipendente stesso. Come in ogni attività umana, tuttavia, anche nell’elaborazione della busta paga possono essere commessi degli errori e perciò è importante leggerla correttamente.

Che cos’è la busta paga?

La busta paga, che viene definita comunemente anche cedolino o prospetto paga, non è altro che un documento elaborato dal datore di lavoro (spesso per il tramite di uno studio esterno di consulenza del lavoro o di commercialisti) che riassume le somme spettanti in quel determinato mese al lavoratore.

La busta paga contiene dunque generalmente le seguenti voci a favore del dipendente (che di solito vengono dette competenze o spettanze):

  • retribuzione mensile;
  • superminimo individuale;
  • scatti di anzianità;
  • eventuali premi di risultato o bonus che in quel mese vengono erogati al dipendente;
  • indennità legate alle specifiche mansioni svolte dal lavoratore (ad es. indennità di maneggio denaro, indennità di disagio, etc. );
  • indennità riconosciute al dipendente per i suoi spostamenti (ad es. indennità di trasferta o di trasferimento);
  • qualsiasi altra somma erogata al dipendente nell’ambito del rapporto di lavoro;
  • provvidenze erogate al dipendente per il tramite del datore di lavoro da parte di enti statali (in particolare l’Inps o l’Inail): il dipendente riceve dall’Inps una serie di indennità in occasione di eventi particolari (es. indennità di malattia, indennità di infortunio, indennità relativa ai permessi 104 fruiti dal dipendente, indennità relativa al congedo obbligatorio per gravidanza, etc.). Materialmente è il datore di lavoro ad anticipare queste somme salvo poi recuperarle portandole a conguaglio con i contributi che deve versare ad Inps ed Inail.

Oltre alle somme che il dipendente ha diritto a ricevere la busta paga indica anche le somme che vengono trattenute al dipendente dal datore di lavoro. Le principali trattenute riguardano:

  • le tasse: si tratta in particolare dell’Imposta sul reddito delle persone fisiche (cosiddetta Irpef) che viene applicata al dipendente in base allo scaglione di reddito e che viene successivamente riversata dal datore di lavoro all’Erario. All’Irpef che va allo Stato vanno aggiunte le addizionali Irpef comunale e regionale che invece sono destinate al Comune ed alla Regione in cui il dipendente risiede;
  • i contributi previdenziali ed assistenziali: molti pensano che i contributi previdenziali che vengono pagati sulla retribuzione del dipendente a Inps ed Inail sono tutti a carico del datore di lavoro. In verità non è così. Una parte dei contributi previdenziali, pari a circa il 9,19 %, viene pagata dal dipendente. Il lavoratore, tuttavia, non paga direttamente questa somma ad Inps ed Inail ma è il datore di lavoro che, dopo averla trattenuta nella busta paga mensile, provvede materialmente a versarla agli enti competenti, unitamente alla quota posta a suo carico;
  • contributi sindacali: spesso il dipendente delega il datore di lavoro a versare all’organizzazione sindacale alla quale aderisce la quota associativa mensile. Anche in questo caso il datore di lavoro tratterrà la somma dalla busta paga e provvederà poi a riversarla al sindacato di riferimento;
  • quote relative a Fondi di previdenza complementare: viste le difficoltà della previdenza pubblica, si sono diffusi dei Fondi che raccolgono mese per mese i contributi dei dipendenti ed erogano poi al dipendente delle forme di previdenza integrativa che andrà ad integrare la pensione Inps. Il dipendente, solitamente, aderendo al Fondo relativo al settore in cui opera l’azienda, delega il datore di lavoro a trattenere mensilmente dalla busta paga la quota di adesione al Fondo e a riversarla successivamente;
  • cessione del quinto dello stipendio: la legge consente ai dipendenti di delegare il datore di lavoro a trattenere una quota pari ad un quinto dello stipendio e versarla ad un istituto che ha concesso al dipendente un finanziamento. In sostanza, anziché pagare direttamente le rate di un prestito, è il datore di lavoro che trattiene la rata mensile dalla busta paga e la versa poi all’istituto di credito che ha finanziato il lavoratore;
  • eventuali somme trattenute dal datore di lavoro per altri motivi: in questo gruppo possono rientrare, ad esempio, le trattenute operate dal datore di lavoro per danni provocati dal dipendente oppure trattenute legate al fatto che il dipendente ha subito una sanzione disciplinare (come ad esempio la multa) che consiste in una penalizzazione economica effettuata tramite trattenuta sulla busta paga.

La busta paga contiene anche altre voci di interesse per il dipendente, come in particolare:

  • la situazione del trattamento di fine rapporto, sia con riferimento all’accantonamento mensile operato dall’azienda che con riferimento al totale del Fondo accantonato nel momento di emissione del cedolino;
  • la situazione delle ferie e dei permessi retribuiti: quanti ne sono stati maturati, quanti ne sono stati goduti, qual è il saldo.

Busta paga: gli errori

Dalla descrizione che abbiamo effettuato appare con evidenza che nella busta paga ci sono una marea di informazioni importantissime per il dipendente perché determinano la sua condizione economica di impiego, quanti soldi gli spettano, quanti gliene vengono trattenuti, quanto Tfr è stato accumulato, quante ferie residue spettano, quante tasse vengono pagate, etc.

Come ogni attività umana anche l’elaborazione del cedolino può incorrere in errori.

Spesso l’errore deriva dal fatto che, a monte, non sono state trasmesse a chi fa materialmente la paga le informazioni corrette. Ad esempio, Tizio ha fruito di tre giorni di ferie ma questa informazione non è stata data all’ufficio paghe e, dunque, nella busta paga vi sarà un saldo ferie sbagliato e non aggiornato.

Oppure, sono state comunicate all’ufficio paghe le presenze mensili del dipendente in modo sbagliato e, dunque, la retribuzione mensile inserita in busta paga non è corretta.

Come contestare la busta paga?

Se il dipendente si rende conto che nella busta paga ci sono degli errori, sia che tali errori vadano a suo vantaggio sia che siano per lui svantaggiosi, occorrerà contestare al datore di lavoro l’erroneità della busta paga stessa, invitandolo dunque a rettificarne il contenuto, all’esito dei controlli e delle verifiche del caso.

Non esiste un modo standard per contestare l’erroneità della busta paga. Il modo migliore per farlo, anche per consentire al datore di lavoro di rendersi conto di qual è stato effettivamente l’errore in cui è incorso, è inviare una nota di contestazione scritta all’ufficio del personale evidenziando in maniera specifica quali sono gli errori commessi, le voci retributive errate, le trattenute che non vanno bene, errori nel saldo ferie e permessi, etc.

Nella contestazione scritta è bene anche intimare al datore di lavoro di rettificare il contenuto della busta paga e di astenersi dall’effettuare i pagamenti prima che il problema non sia chiarito.

Inoltre, nella lettera, è bene che il dipendente si riservi, in ogni caso, di agire innanzi all’Autorità Giudiziaria per accertare i propri diritti.

A questo punto le cose sono due:

  1. l’azienda riconosce l’errore commesso, annulla la busta paga e ne emette una nuova in cui l’errore è sanato;
  2. l’azienda non condivide la prospettazione del dipendente e difende la correttezza dei propri conteggi.

In questo caso, prima di assumere ulteriori iniziative, è bene che il dipendente si affidi ad un tecnico (all’ufficio vertenze del sindacato o ad un consulente del lavoro) che sappia definire meglio quali sono gli errori commessi dal datore di lavoro nell’elaborazione della busta paga.

Se la questione non trova soluzione occorre necessariamente rivolgersi ad un legale che inizierà con l’inviare una lettera di messa in mora con cui diffida l’azienda dall’adempiere alla richiesta di modifica del cedolino e, se il datore di lavoro resta inerte, dovrà avviare un’azione legale per recuperare quanto dovuto e per chiedere l’accertamento della scorrettezza dei conteggi posti in essere.

Busta paga: la firma prova il pagamento?

In altri casi la busta paga è corretta e dunque il dipendente la firma ma i soldi non entrano nel conto corrente del dipendente. Che fare? La firma del dipendente si può considerare prova dell’avvenuto pagamento?

La Cassazione [1] ritiene di no ed afferma che la sottoscrizione della busta paga dimostra la sua regolare consegna al dipendente ma non prova l’effettivo pagamento. Tale prova deve essere fornita dal datore di lavoro.

In un recente provvedimento gli Ermellini hanno ribadito che è dovere del datore di lavoro consegnare ai propri dipendenti le buste paga e che tali cedolini, anche qualora sottoscritti dal lavoratore per ricevuta, non sono sufficienti per considerare provato l’effettivo pagamento. Tale firma prova solo l’avvenuta consegna del cedolino.

Si consideri anche che da poco più di un anno la legge ha vietato in assoluto il pagamento dello stipendio in contanti e dunque la prova del pagamento non può che consistere nella ricevuta del bonifico o dell’altro strumento elettronico di pagamento utilizzato dal datore di lavoro.


note

[1] Cass. sent. n. 25463/2017.

Autore immagine: contestare busta paga di mizar_21984


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