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Caduta gradino negozio

9 Aprile 2019 | Autore:
Caduta gradino negozio

Responsabilità da cose in custodia: cos’è e come si dimostra? Caduta causata da uno scalino del negozio: chi è il responsabile? Cos’è il caso fortuito?

Bisogna prestare attenzione a dove si mettono i piedi: un attimo di distrazione può costare caro, e non soltanto a chi inciampa. Mettere un piede in fallo e rovinare al suolo può comportare conseguenze giuridiche importanti: al di là del pericolo per l’incolumità fisica, un incidente del genere fa sorgere una precisa responsabilità civile in capo a chi avrebbe dovuto sorvegliare e occuparsi del tratto di strada o di pavimentazione che è stato causa dell’infortunio. E così, se mentre passeggi in una via pubblica cadi a causa di una mattonella sconnessa, potrai fare causa all’ente gestore del tratto stradale per ottenere il risarcimento dei danni; se inciampi e cadi in un negozio, potrai far valere il tuo diritto al risarcimento direttamente nei confronti del titolare dell’esercizio commerciale. Ma non sempre. Come comportarsi in caso di caduta provocata da un gradino di un negozio?

Devi sapere che il titolare di un locale aperto al pubblico è responsabile degli eventuali infortuni che possono capitare alla clientela; la responsabilità, però, sorge solamente se è possibile imputare allo stesso una colpa: se una persona entra in un negozio di abbigliamento e, a causa di un malore, sviene e, rovinando a terra, si procura una frattura, sicuramente non sarà imputabile alcuna responsabilità in capo al gestore del locale. Con questo articolo vorrei spiegarti, in modo semplice e chiaro, cosa fare nel caso di caduta causata da un gradino di un negozio e quando è possibile chiedere il risarcimento dei danni.

Caduta in negozio: cosa dice la legge?

Cominciamo ad esaminare la norma di legge che può adeguarsi al caso di chi capitombola in un esercizio aperto al pubblico. Secondo il codice civile, ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito [1]. Si tratta della stessa disposizione che viene applicata anche nel caso di infortuni capitati attraversando una via pubblica: responsabile della caduta è il soggetto che è tenuto alla gestione della pavimentazione (o della strada, della via, ecc.), la quale deve intendersi, quindi, come «cosa» oggetto di custodia. Approfondiamo meglio.

La custodia come fonte di responsabilità nel caso di caduta in negozio

Se ti trovi in un negozio e, a causa di uno scalino non visibile oppure traballante, ovvero di qualsiasi altra insidia (mattonella sconnessa, pavimentazione scivolosa, ecc.), rovini a terra facendoti del male, puoi chiedere il risarcimento del danno al titolare del negozio; puoi fare ciò perché, secondo la legge, è lui ad essere il custode del suolo su cui cammini e, pertanto, è sempre lui a dover occuparsene, eliminando ogni tipo di pericolo che può danneggiare gli altri.

Per custodia si deve intendere colui che ha il potere di vigilanza e di controllo sulla cosa, potere che può essere di diritto ma anche solo di fatto: e così, se il titolare dell’esercizio commerciale non è anche il proprietario del locale, a risponderne sarà comunque lui, poiché di fatto è l’individuo che si occupa della gestione dell’attività.

Immagina questo esempio: Sempronio presta la propria auto a Mevio per fare dei servizi. Mevio, guidatore non esperto, parcheggia il veicolo in salita dimenticando di tirare il freno a mano. Non appena fuori della vettura, questa si mette in movimento a causa della pendenza e arresta la propria corsa contro la vetrina di un negozio. In un’ipotesi del genere, il responsabile sarà Mevio, il quale, pur non essendone proprietario, aveva la custodia del bene.

Il caso fortuito come scriminante

Non sempre il titolare di un negozio è responsabile per la caduta causata da un gradino “infido” presente nel proprio locale: ed infatti, la legge dice espressamente che, per andare esente da responsabilità e, quindi, dall’obbligo di pagare il risarcimento del danno, il custode deve dimostrare il caso fortuito. Di cosa si tratta? Il caso fortuito è quell’evento assolutamente imprevedibile che, una volta verificatosi, è idoneo a provocare un danno. Ad esempio, riprendendo l’esempio fatto in conclusione del paragrafo precedente, è possibile che Mevio non debba risarcire il danno cagionato dallo schianto del veicolo contro la vetrina del negozio se la macchina è stata sospinta verso l’esercizio commerciale da una bufera o da una tromba d’aria.

Di conseguenza, la caduta provocata da un gradino del negozio non potrà essere addossata al titolare se, ad esempio, il gradino era stato volontariamente occultato da un cliente solo un attimo prima della caduta, oppure se era stato reso malfermo da una scossa sismica o, ancora, se l’individuo è inciampato nel gradino a causa di un improvviso attacco epilettico. Insomma, per caso fortuito si intende tutto ciò che sfugge alle normali previsioni dell’uomo e che, pertanto, può da solo cagionare l’evento dannoso.

Caduta dal gradino: quando è responsabile il titolare del negozio?

Da quanto sinora detto possiamo dire che, nel caso di caduta da uno scalino del negozio, la responsabilità sarà imputabile al titolare dell’esercizio commerciale tutte le volte in cui il gradino abbia rappresentato un’insidia per la clientela. In altre parole, se il gradino in questione fosse stato rotto, scivoloso o malfermo da tempo, sarebbe stato dovere del gestore ripararlo o quantomeno segnalarlo in maniera idonea.

Se, al contrario, il gradino non presentava di per sé problemi ma era posto in un punto non illuminato, allora il titolare avrebbe dovuto porre in essere una serie di cautele volte ad evitare incidenti, tipo una lampada che rischiarisse l’ambiente, un corrimano oppure una segnalazione.

In sintesi, nel caso di infortunio derivante da caduta da gradino di un negozio, il risarcimento dei danni potrà essere chiesto al gestore del negozio tutte le volte in cui avrebbe potuto evitare l’incidente provvedendo alla riparazione, manutenzione o aggiustatura del gradino incriminato.

Caduta in negozio: quando il gestore non è responsabile?

Al contrario, non si ha responsabilità alcuna del gestore del negozio se la caduta causata dal gradino era inevitabile o imputabile alla disattenzione del cliente. Nella prima ipotesi, si pensi agli esempi di caso fortuito elencati qualche paragrafo fa: se una forte scossa di terremoto frantuma il gradino e questo cede sotto il peso del primo cliente che vi passa, il titolare non ne sarà responsabile, ammesso che tra l’evento che rappresenta il caso fortuito (il terremoto) e l’evento dannoso (la caduta) non trascorra un lasso di tempo tale da consentire ad una persona accorta di rendersi conto dell’insidiosità del gradino stesso.

In altre parole, l’infortunio deve capitare immediatamente dopo che l’insidia si sia creata: se il gestore avesse avuto il tempo di accorgersene e di adottare gli opportuni accorgimenti (ad esempio, segnalando l’accaduto con un cartello), allora sarebbe responsabile.

Alla stessa maniera, per la caduta da gradino del negozio non è responsabile il custode se il fatto si è verificato per una mera disattenzione o imprudenza del soggetto che si infortuna. Di conseguenza, i genitori dei bambini che giocano a rincorrersi su e giù per il locale non potranno chiedere alcun risarcimento se uno dei loro figli capitombola per le scale, visto che ciò è dipeso dalla loro avventatezza. Ugualmente, la persona che cammina con la testa tra le nuvole non potrà lamentarsi se inciampa e cade a causa del gradino.

Caduta in negozio: cosa dice la giurisprudenza?

La giurisprudenza si è espressa più volte in materia di risarcimento dei danni per caduta in un negozio. Secondo la Suprema Corte, il cliente disattento non può chiedere alcun risarcimento: ciò accade quando la caduta debba essere ricondotta esclusivamente ad un suo difetto di attenzione, cosa che succede quando il dislivello è lieve ed è presente anche una guida antiscivolo [2].  In buona sostanza, la prevedibilità del pericolo, attraverso l’ordinaria diligenza, è sufficiente a determinare l’esclusione della responsabilità del custode.

Sempre la Suprema Corte [3], un corrimano e un’illuminazione delle scale sufficiente a vedere dove si mettono i piedi esclude la possibilità di chiedere il risarcimento del danno. Il risarcimento è escluso anche nel caso in cui la pavimentazione bagnata a causa della presenza di una ditta di pulizie, quando la situazione di pericolo era facilmente visibile o intuibile, anche senza l’adozione di misure di precauzioni.

Ad esempio, la presenza di una scopa, degli strofinacci e di un secchio con l’acqua sporca può ben far intuire che le mattonelle sono state appena lavate e sono ancora umide. Lo stesso dicasi nei casi in cui è stata da poco passata la cera sul pavimento: se sono stati adottati gli accorgimenti per segnalare le condizioni del suolo, allora nessuna colpa può essere ascritta al custode [4].

Come ottenere il risarcimento per caduta in un negozio?

Possiamo tirare le fila di quanto detto sinora. Il titolare di un negozio è responsabile degli eventuali infortuni che accadono all’interno dello stesso, a meno che gli stessi non derivino dal caso fortuito (cioè da un evento esterno alla sua volontà, del tutto eccezionale ed imprevedibile) oppure dalla negligenza o imprudenza di colui che patisce il danno. Di conseguenza, la caduta dovuta ad un gradino del negozio sarà fonte di responsabilità tutte le volte in cui esso ha rappresentato un’insidia, una “trappola” anche per una persona normalmente accorta.

Dall’altro lato, colui che inciampa e rovina a terra facendosi del male può ottenere il risarcimento del danno chiamando in giudizio il gestore del negozio e dimostrando la lesione patita. Ma ciò non basta: se è vero che la responsabilità del custode è in genere qualificata come responsabilità oggettiva, nel senso che si prescinde da una condotta colpevole, è anche vero che il danneggiato deve dimostrare il nesso di causalità tra la cosa oggetto di custodia e il suo infortunio.

Nel caso che a noi qui interessa, il cliente che entra in un negozio e cade a causa di un gradino infido deve dimostrare che la sua caduta è dipesa proprio dal gradino e che, se questo fosse stato opportunamente segnalato oppure riparato, il sinistro non sarebbe accaduto. Ed infatti, secondo i supremi giudici, il danneggiato è tenuto a fornire la prova del nesso causale fra la cosa in custodia e il danno che egli ha subito (oltre che dell’esistenza del rapporto di custodia). Questa prova è particolarmente rilevante e delicata nei casi in cui il danno non sia l’effetto di un dinamismo interno alla cosa, scatenato dalla sua struttura o dal suo funzionamento (pensa allo scoppio di una caldaia), ma richieda che al modo di essere della cosa si unisca l’agire umano e, in particolare, quello del danneggiato, essendo essa di per sé statica e inerte (come lo scalino, appunto). In tali casi, infatti, ai fini della prova del nesso causale, il danneggiato è tenuto a dimostrare che lo stato dei luoghi presentava un’obiettiva situazione di pericolosità, tale da rendere molto probabile, se non inevitabile, il danno [5].


note

[1] Art. 2051 cod. civ.

[2] Cass., ord. n. 6407 del 01.04.2016.

[3] Cass., ord. n. 123 del 18.01.2017.

[4] Cass., sent. n. 16607/2008.

[5] Cass., sent. n. 13260 del 28.06.2016.

Autore immagine: Unsplash.com


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