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L’amore platonico sul web non è causa di addebito della separazione

15 aprile 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 aprile 2013



Il tradimento “virtuale” non è causa di addebito della separazione: fa discutere l’opinione pubblica la nuova sentenza della Cassazione.

Non è responsabile per la separazione (cosiddetto addebito) il coniuge che intrattiene una relazione platonica su internet con un soggetto che vive a chilometri di distanza. Secondo la Cassazione [1] tale tipo di relazione non comporta un adulterio vero e proprio per la mancanza di rapporti carnali e per il fatto che la storia non sia divenuta di pubblico dominio nell’ambiente sociale in cui vivono i coniugi.

Un rapporto fatto solo di scambio di mail e telefonate, senza alcun incontro fisico, non sarebbe idoneo di per sé a provocare l’intollerabilità della convivenza, a meno che non ingeneri il sospetto di infedeltà e leda l’onore e la dignità dell’altro coniuge.

Dunque una storia “virtuale” non è considerata causa di addebito qualora non sia stata tale da rendere ormai impossibile la convivenza coniugale. L’addebito della separazione potrebbe, invece, essere riconosciuto qualora la relazione, seppure platonica, abbia causato il forte sospetto di infedeltà del coniuge, sia venuta a conoscenza da parte di terzi e, in generale, abbia leso l’onore e la dignità del coniuge tradito.

 

La vicenda

Il caso trattato dalla Suprema Corte riguardava una donna sposata che aveva intrattenuto una relazione platonica su internet per due anni. Il marito aveva chiesto l’addebito della separazione, ma i giudici lo hanno negato sostenendo che la notevole distanza di luoghi di residenza dei due “amanti platonici” e la mancanza di coinvolgimento fisico della moglie escludevano che la relazione fosse stata la causa di rottura del matrimonio.

La foto del presente articolo è un’opera artistica di Dantemanuele De Santis, DS Photostudio. Ogni riproduzione riservata.

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