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Sanzione per mancato cambio residenza

18 Marzo 2019
Sanzione per mancato cambio residenza

La fruizione delle agevolazioni «prima casa» presuppone, in caso di acquisto di immobile ubicato in un Comune diverso da quello di residenza del contribuente, che quest’ultimo vi trasferisca la propria residenza entro 18 mesi dall’atto. 

Tempo fa sei stato dal notaio per acquistare una casa. Prima della firma, ti è stato letto il contratto di compravendita. C’è scritto che ti impegni, entro 18 mesi dal rogito, a trasferire la tua residenza nel Comune ove si trova l’immobile acquistato. Anche se 18 mesi possono sembrare un tempo sufficiente per svolgere un’attività simile – si tratta di recarsi semplicemente all’ufficio anagrafe, compilare un modulo prestampato e depositarlo con gli allegati – ad oggi non sei riuscito a farlo, né credi di poter rientrare nei termini. Difatti l’appartamento è in corso di ristrutturazione e la ditta incaricata dei lavori sta tardando la consegna. Paventando il peggio, ti chiedi qual è la sanzione per mancato cambio di residenza visto che l’acquisto dell’abitazione è avvenuto sfruttando il cosiddetto “bonus prima casa”.

La questione è oggetto di vivo dibattito in giurisprudenza: non tanto per l’incertezza sull’entità della “multa” da versare all’Agenzia delle Entrate, quanto piuttosto per la possibilità di prevedere dei validi motivi che, indipendenti dalla volontà del contribuente, gli consentono di tardare il trasferimento di residenza. E la Cassazione ha più volte detto che, in presenza di una giusta causa che impedisca il cambio residenza, non si perdono le agevolazioni.

Cerchiamo dunque di fare la sintesi dell’attuale interpretazione sposata dalla giurisprudenza. Più in particolare, dopo aver visto cos’è il bonus prima casa e quale risparmio comporta, cercheremo di individuare in quali casi è consentito trasferire la residenza anche dopo il termine di 18 mesi fissato dalla legge. In tutte le altre ipotesi, già sappiamo che si rischia una sanzione particolarmente rigorosa; anche di questa parleremo qui di seguito.

Bonus prima casa e trasferimento di residenza

Chi compra la prima casa può risparmiare sulle tasse da versare alla firma del contratto di vendita se non ha altre abitazioni all’interno dello stesso Comune ove si trova quello appena acquistato. Inoltre, non deve essere titolare di un altro immobile già acquistato con il bonus prima casa; in caso contrario ha un anno di tempo per cederlo (venderlo o donarlo) [1].

Tale agevolazione fiscale – che si risolve nel risparmio di diverse migliaia di euro [2] – si può ottenere a patto di trasferire la propria residenza nello stesso Comune ove si trova l’immobile acquistato. Lo si deve fare entro 18 mesi dal rogito. In alternativa, bisogna dimostrare che, all’interno dello stesso territorio, è presente la sede del proprio lavoro o dello studio professionale.

La residenza è quindi elemento essenziale per ottenere le agevolazioni prima casa. Essa però non deve necessariamente coincidere con l’indirizzo ove si trova la nuova abitazione, ben potendo essere collocata presso altra via, purché all’interno dello stesso Comune. Ciò significa che si può dare in affitto la prima casa senza perdere le agevolazioni fiscali.

Perdita bonus prima casa per mancato trasferimento della residenza

Chi non trasferisce la propria residenza entro 18 mesi dalla firma del contratto definitivo di compravendita della casa per la quale ha utilizzato il bonus prima casa, perde l’agevolazione fiscale. Oltre quindi alla maggiore imposta non versata all’atto dell’acquisto, deve anche versare le sanzioni.

Accade di frequente che l’acquirente della prima casa, che non abbia al momento dell’acquisto la residenza nel comune ove è sito l’immobile, non riesca a trasferirla entro i 18 mesi successivi previsti dalla norma, con l’effetto di perdere l’agevolazione fiscale. Per evitare le sanzioni, il contribuente, prima che scadano i 18 mesi previsti per il trasferimento della residenza nell’immobile acquistato, può rinunziare all’agevolazione fiscale pagando la differenza d’imposta e gli interessi legali.

In proposito, tuttavia, l’Agenzia delle Entrate ha precisato [3] che questa possibilità è ammissibile alle seguenti condizioni:

  • che non siano ancora decorsi i 18 mesi dalla data di conclusione del contratto;
  • che il contribuente proceda, nello stesso termine, a dichiarare di voler rinunciare al beneficio fiscale, facendone istanza all’ufficio del fisco territorialmente competente;
  • che, infine, provveda a versare il differenziale sulle imposte pagate in misura ridotta (di registro o Iva), compresi gli interessi maturati dalla data dell’atto notarile, così come ricalcolato in misura ordinaria da parte dell’Agenzia.

Se invece sono già scaduti i 18 mesi è possibile ridurre le sanzioni grazie al ravvedimento operoso. Si tratta di una speciale forma di procedimento tributario in cui il contribuente, in sostanza, ammette le proprie “colpe” al fisco, dichiarandosi disposto a pagare le imposte non versate. Le sanzioni vengono così applicate solo in misura ridotta rispetto a quella ordinaria. Si può ricorrere al ravvedimento operoso solo se ancora il fisco non ha notificato un avviso di accertamento o altro atto equipollente. Il procedimento si avvia mediante la presentazione di un’istanza all’ufficio fiscale competente, contenente la dichiarazione di intervenuta decadenza dall’agevolazione e la conseguente richiesta di riliquidare l’imposta con applicazione delle sanzioni in misura ridotta. 

Leggi: Prima casa: come evitare le sanzioni.

Sanzione per mancato cambio residenza

Vediamo ora a quanto ammontano le sanzioni per il mancato cambio di residenza. Queste ammontano al 30% dell’imposta non versata a suo tempo (imposta che va comunque pagata non appena si decade dal beneficio).

Un esempio chiarirà meglio le idee.

Immaginiamo che, sull’acquisto di un immobile, sfruttando il bonus prima casa un contribuente riesca a risparmiare circa 10mila euro di imposte. A questo punto, se non dovesse trasferire la residenza entro i 18 mesi previsti per legge, questi dovrà versare all’Agenzia delle Entrate circa 13.000 euro di cui 10mila a titolo di imposta risparmiata all’epoca del rogito e 3mila (pari al 30% di 10mila) a titolo di sanzioni.

Come detto, si può risparmiare solo sui 3mila euro dichiarando, prima della scadenza dei 18 mesi, l’impossibilità di trasferire la residenza.

Causa di forza maggiore per mancato trasferimento residenza

Il termine perentorio di 18 mesi, a pena di decadenza, per il trasferimento della residenza, ai fini della conservazione dell’agevolazione fiscale, non tollera alcuna giustificazione, in quanto il trasferimento è un onere del contribuente, cui corrisponde un potere che va esercitato nel suindicato termine a pena di decadenza, sul decorso della quale nessuna rilevanza va riconosciuta a impedimenti sopravvenuti, anche se non imputabili all’acquirente.

La giurisprudenza tuttavia ha riconosciuto che, in caso di forza maggiore, ossia di ostacoli non imputabili al contribuente, il mancato trasferimento della residenza nei 18 mesi non comporta la decadenza dalle agevolazioni fiscali. Si deve trattare di causa imprevedibile e non imputabile alla volontà del contribuente.

La Cassazione ha riconosciuto validità alla forza maggiore solo nel caso di evento:

  • sopravvenuto al contratto,
  • non fronteggiabile dal contribuente,
  • imprevedibile,
  • inevitabile,
  • non imputabile al contribuente stesso.

Casistica delle cause di forza maggiore

Costituisce causa di forza maggiore idonea a impedire la decadenza dall’agevolazione il rinvenimento di reperti archeologici impeditivo della prosecuzione dei lavori di ristrutturazione dell’appartamento acquistato [4].

Non comporta decadenza dall’agevolazione, ma causa di forza maggiore sopravvenuta rispetto alla stipula dell’acquisto, la sospensione dei lavori di ristrutturazione dell’immobile disposta dalla Sovraintendenza, a causa del rinvenimento di reperti, impeditivo della prosecuzione dei lavori [5].

Le lungaggini per lo sfratto dell’inquilino, occupante l’immobile acquistato con l’agevolazione prima casa, costituiscono causa di forza maggiore idonea a evitare la decadenza dal beneficio fiscale, per mancato trasferimento della residenza presso l’immobile oggetto di acquisto agevolato entro il previsto termine di 18 mesi dall’atto notarile, solo qualora tale evento sia dovuto a causa di forza maggiore sopravvenuta rispetto alla stipula dell’acquisto [6]. Diversamente, se il contribuente, al momento del rogito, era al corrente che lo sfratto per finita locazione era stato intimato per un termine posteriore alla scadenza dei 18 mesi previsti per il trasferimento della residenza, tale circostanza non integra le caratteristiche costitutive della forza maggiore [7]

Il mancato rilascio dell’abitabilità in tempo utile non consente di continuare a godere dei benefici fiscali prima casa qualora scadano i famosi 18 mesi dalla stipula del rogito notarile [8].

Anche il ritardo nei lavori di ristrutturazione, per eventi non prevedibili all’atto del conferimento del mandato alla ditta, ritardi che abbiano impedito il completamento dell’immobile e quindi il trasferimento della residenza, consentono di parlare di «forza maggiore»; con il risultato che non si perdono le agevolazioni fiscali.

Altre cause di forza maggiore sono state individuate, per esempio, nella morte o malattia del contribuente, malattia del figlio, infiltrazioni d’acqua, ritardo del Comune nel rilascio delle autorizzazioni e dell’abitabilità, ritardo del Comune nel rilascio del certificato di residenza, vizi di costruzione scoperti dopo l’acquisto, ritrovamento di reperti archeologici, smottamento nel sedime del fabbricato. Contrasti giurisprudenziali si sono registrati, invece, riguardo all’occupazione abusiva dell’inquilino che non vuole lasciare l’immobile, costringendo il nuovo proprietario all’esecuzione forzata.

Quali tasse si pagano sull’acquisto prima casa

Chi compra con il bonus prima casa deve pagare le seguenti imposte :

– acquisto da privato (o da impresa, ma con vendita esente da Iva), sono:

  • imposta di registro del 2%;
  • imposta ipotecaria fissa di 50 €;
  • imposta catastale fissa di 50 €;

– acquisto da impresa, con vendita soggetta a Iva, sono:

  • Iva al 4%;
  • imposta ipotecaria fissa di 200 €;
  • imposta catastale fissa di 200 €;
  • imposta di registro fissa di 200 €.

Requisiti per beneficiare delle agevolazioni prima casa

Come già precisato, affinché si possa beneficiare dell’agevolazione «prima casa» occorre in particolare che:

  • l’abitazione non deve essere di categoria catastale A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (abitazioni in ville) o A9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici e storici). Ne consegue che le categorie ammesse alle agevolazioni prima casa sono: A/2 (abitazioni di tipo civile), A/3 (abitazioni di tipo economico), A/4 (abitazioni di tipo popolare), A/5 (abitazioni di tipo ultra popolare), A/6 (abitazioni di tipo rurale), A/7 (abitazioni in villini), A/11 (abitazioni ed alloggi tipici dei luoghi);
  • l’immobile deve essere ubicato nel territorio del Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca, entro 18 mesi dall’acquisto, la propria residenza.

La dichiarazione di voler stabilire la residenza nel Comune ove è situato l’immobile acquistato deve essere resa, a pena di decadenza, dall’acquirente nell’atto di acquisto.

Ai fini della corretta valutazione del requisito della residenza, il cambio di residenza si considera avvenuto nella data in cui l’interessato rende al Comune la dichiarazione di trasferimento:

  • se diverso, nel territorio del Comune in cui l’acquirente svolge la propria attività, intendendo per tale anche quella svolta senza remunerazione, come per esempio le attività di studio, di volontariato e sportive;
  • se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, nel territorio del Comune in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende;
  • se l’acquirente è un cittadino italiano emigrato all’estero, nell’intero territorio nazionale purché l’immobile sia acquisito come«prima casa» sul territorio italiano. La condizione di emigrato può essere documentata attraverso il certificato di iscrizione all’AIRE o può essere autocertificata dall’interessato mediante autocertificazione resa nell’atto di acquisto.

Per richiedere i benefici fiscali, inoltre, nell’atto di acquisto il compratore deve dichiarare:

  • di non essere titolare, esclusivo o in comunione col coniuge, di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione, su altra casa nel territorio del Comune dove si trova l’immobile oggetto dell’acquisto agevolato;
  • di non essere titolare, neppure per quote o in comunione legale, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà, uso, usufrutto, abitazione o nuda proprietà, su altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa.

note

[1] In pratica, l’acquirente deve dichiarare nell’atto di acquisto, a pena di decadenza, di:

– avere la residenza, o stabilirla entro 18 mesi dall’acquisto nel territorio del comune ove è situato l’immobile da acquistare, o, se diverso, in quello in cui l’acquirente svolge la propria attività; ovvero, se trasferito all’estero per ragioni di lavoro, in quello in cui ha sede o esercita l’attività il soggetto da cui dipende, ovvero, nel caso in cui l’acquirente sia cittadino italiano emigrato all’estero, che l’immobile sia acquistato come prima casa sul territorio italiano;

– non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione su un’altra casa situata nello stesso comune dove sorge l’immobile da acquistare;

– non possedere in tutto il territorio nazionale, neppure per quote, anche in regime di comunione legale, diritti di proprietà o nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione su un’altra casa di abitazione acquistata da lui o dal coniuge con le agevolazioni fiscali.

[2] In caso di acquisto da ditta di costruzione si versa l’Iva al 4% e non al 10%; in più l’imposta di registro, catastale e ipotecaria sono, in misura fissa, pari a 200 euro ciascuna e non in misura percentuale. Invece, in caso di acquisto da privato, si versa l’imposta di registro al 2% e non al 9%; in più l’imposta catastale e ipotecaria sono, in misura fissa, pari a 50 euro ciascuna e non in misura percentuale.

[3] Cfr. Agenzia delle Entrate, Risoluzione 31 ottobre 2011, n.105/E.

[4] Cass., sent. n. 14399/2013.

[5] Cass., sent. n. 24963/2015.

[6] Cass., sent. n. 25437/2015 e sent. n. 25/2016

[7] Cass., sent. n. 13177/2014

[8] Cass., ord. 5 febbraio 2014, n. 2527.

[9] Cass. sent. n. 8351/16 del 27.04.2016.

Autore immagine selezione casa di  Abscent

Cass., Sez. V Civ., Sent. 27.4.2016, n. 8351

Con riferimento a un’ipotesi di mancato trasferimento della residenza per lavori di manutenzione straordinaria non in corso al momento dell’acquisto – e in ordine ai quali si sarebbe posto solo un problema di mera prevedibilità dei tempi di ultimazione – bensì deliberati e intrapresi successivamente all’acquisto, la Cassazione ha ravvisato la sussistenza della forza maggiore.

Ad avviso della Corte, l’evento di forza maggiore «può essere ragionevolmente individuato anche nell’impossibilità di utilizzare proprio l’immobile acquistato, con lo scopo di andarvi ad abitare, nel comune dove il contribuente intendeva trasferirsi; cosicché la sopravvenienza di un impedimento oggettivo, imprevedibile e inevitabile che impedisca il trasferimento del contribuente nell’immobile acquistato nel comune dove egli intendeva trasferirsi esclude la decadenza dall’agevolazione, senza che al riguardo possano esigersi comportamenti ulteriori, come il reperimento di altro immobile nel medesimo comune per ivi trasferirsi fino a quando diventi possibile utilizzare l’immobile acquistato col beneficio fiscale».

Cass., Sez. V Civ., Sent. 27.1.2016, n. 1494

Sebbene la Corte abbia escluso la ricorrenza di una causa di forza maggiore, per assenza dei requisiti dell’imprevedibilità e dell’inevitabilità, nel caso di militari e civili che lavorano presso le basi Nato i quali, proprio in forza del particolare regime che a loro compete, non possono trasferire la propria residenza nell’immobile acquistato, ha comunque previsto che il requisito della residenza debba essere riferito alla famiglia, che rappresenta «il metro di valutazione dei requisiti per ottenere il beneficio»; di conseguenza, qualora il coniuge in regime di comunione dei beni abbia trasferito la residenza nell’immobile acquistato, sarà ritenuto elemento sufficiente per il mantenimento dei benefici fiscali accordati.

Cass., Sez. VI Civ., Ord. 17.12.2015, n. 25437

La Corte ha riconosciuto la sussistenza della forza maggiore negli ostacoli frapposti da un inquilino all’esecuzione per rilascio di un immobile acquistato con le agevolazioni «prima casa». Ad avviso della Cassazione, «il differimento di circa dieci mesi nell’acquisizione del possesso dell’immobile (…) va conseguentemente valutato nel computo del termine di cui nota II bis».

Cass., Sez. V Civ., Sent. 23.12.2015, n. 25880

Ad avviso della Cassazione, mentre il tempo necessario al rilascio della concessione edilizia e all’esecuzione dei lavori di ristrutturazione di un vecchio stabile, in quanto eventi calcolabili e prevedibili, non può essere considerato causa di forza maggiore in grado di giustificare il ritardo nel trasferimento della residenza, l’irragionevole e non motivato ritardo dell’ente pubblico nella concessione della prescritta autorizzazione (4 mesi), anche alla luce del principio ormai codificato della ragionevole durata del procedimento amministrativo, non rientra nella sfera di disponibilità dell’interessato ed è idoneo a configurare i presupposti di non prevedibilità e inevitabilità del ritardo nel trasferimento della residenza, idonei a configurare una causa di forza maggiore.

Cass., Sez. V Civ., Sent. 5.9.2014, n. 18770

La Cassazione ha ritenuto causa di forza maggiore la mancata concessione del trasferimento della residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile acquistato se la stessa è imputabile a «fatto del Comune e/o di terzi (…), ostandovi il (…) principio di unicità del procedimento amministrativo inteso al mutamento dell’iscrizione anagrafica». Nel caso di specie il tardivo trasferimento di residenza era imputabile al rifiuto del Comune – motivato con la mancanza del certificato di abitabilità dell’immobile, a sua volta ascrivibile al costruttore-venditore – di dare corso alla domanda di trasferimento presentata dal contribuente.

Cass., Sez. V Civ., Sent. 29.11.2013, n. 26740

Spetta l’agevolazione all’acquirente che svolga la propria attività lavorativa nel Comune in cui si trova l’immobile agevolato anche se al momento dell’atto aveva dichiarato l’intenzione di trasferire la residenza nel Comune entro 18 mesi. Ad avviso della Cassazione, infatti, non è «precluso al contribuente far valere più criteri concorrenti, ai fini del conseguimento dell’unico trattamento agevolato richiesto ».

Posizioni «contra» contribuente

Cass., Sez. VI Civ., Ord. 17.4.2018, n. 9433

Va esclusa la ricorrenza della forza maggiore in caso di mancata ultimazione dei lavori di un appartamento in costruzione, «atteso che, in assenza di specifiche disposizioni, non vi è ragione di differenziare il regime fiscale di un siffatto acquisto rispetto a quello di un immobile già edificato».

Ctr di Milano, Sez. XV, Sent. 15.2.2018, n. 648

In caso di ritardo da parte dell’Amministrazione comunale nel rilasciare autorizzazioni edilizie per la realizzazione di opere di ristrutturazione e per il permesso di abitabilità, «tale circostanza non può essere considerata causa di forza maggiore (…) che abbia il carattere dell’idoneità ad impedire la decadenza dalle agevolazioni dell’acquirente di un immobile, qualora questi non abbia trasferito la residenza nel perentorio termine di diciotto mesi dall’acquisto».

Cass., Sez. VI Civ., Ord. 23.1.2018, n. 1588

Non può essere riconosciuta l’esimente della forza maggiore per il ritardo connesso ai lavori di costruzione e al completamento dell’iter per il rilascio del certificato di agibilità di un immobile.

Cass., Sez. VI Civ., Ord. 12.7.2017, n. 17225

La Cassazione, dopo aver ribadito che, «in tema di benefici fiscali per l’acquisto della prima casa, è consentito il mantenimento dell’agevolazione nei casi in cui il trasferimento della residenza nel comune ove è ubicato l’immobile non sia tempestivo per causa – sopravvenuta, imprevedibile e non addebitabile al contribuente – di forza maggiore», ha precisato che l’età avanzata e le precarie condizioni di salute degli acquirenti già al momento del rogito dimostrano come difetti chiaramente il presupposto della posteriorità rispetto all’atto e dell’imprevedibilità dell’impedimento. Non è quindi giustificato l’intempestivo trasferimento della residenza nel termine di diciotto mesi previsto ex lege e risulta conseguentemente legittimo l’avviso di liquidazione con cui sono state revocate le agevolazioni cd. «prima casa».

Cass., Sez. V Civ., Sent. 10.2.2016, n. 2616

La Corte non ravvisa un caso di forza maggiore, ostativo all’adempimento dell’obbligo di trasferimento della residenza nel termine di 18 mesi dall’atto, nel sopravvenuto fallimento della società costruttrice dell’immobile, che ha ostacolato il corso delle procedure amministrative funzionali al cambiamento della residenza. In proposito la Cassazione ha così enunciato il seguente principio di diritto: «Qualora sia riconosciuta all’acquirente l’agevolazione prima casa, a condizione che egli stabilisca la propria residenza nel territorio del Comune dove si trova l’immobile acquistato nei diciotto mesi successivi all’acquisto, il trasferimento è onere che conforma un potere dell’acquirente e che va esercitato nel suindicato termine a pena di decadenza, sul decorso della quale nessuna rilevanza va riconosciuta ad impedimenti sopravvenuti, anche se non imputabili all’acquirente».

Cass., Sez. VI Civ., Sent. 19.1.2016, n. 864

Non è sufficiente a integrare una causa di forza maggiore, idonea a giustificare l’inottemperanza del contribuente all’obbligo di trasferire la propria residenza nel Comune ove è situato l’immobile acquistato entro 18 mesi dall’acquisto, la necessità di eseguire sull’immobile acquistato lavori di ristrutturazione per la rimozione degli effetti del sisma qualora il contribuente abbia addotto «generici motivi ostativi al trasferimento » per ragioni tecniche o per ragioni legate alla lunghezza dei tempi di rilascio delle necessarie autorizzazioni amministrative.

Cass., Sez. V Civ., Sent. 23.12.2015, n. 25881

La Cassazione non ravvisa una causa di forza maggiore, in grado di giustificare il mancato trasferimento della residenza presso l’immobile acquistato con l’agevolazione fiscale nel termine perentorio di 18 mesi dall’atto, nell’omesso rilascio di un immobile nel termine suddetto se il contribuente era a conoscenza della procedura di sfratto per finita locazione a carico del conduttore e quindi della reale difficoltà di ottenere in tempi brevi l’immobile. Ad avviso della Corte, infatti, «la realizzazione dell’impegno di trasferire la residenza, (…) costituisce, (…) un (…) obbligo del contribuente (…) che va rispettato, pure, da parte dell’acquirente di un immobile sottoposto a procedura di sfratto il cui titolo esecutivo era già formato al momento dell’acquisto dell’immobile, trattandosi di circostanza già nota all’acquirente al momento del rogito, non rilevando, quale cause di forza maggiore i tempi e le modalità di esecuzione dello sfratto ».

Cass., Sez. VI Civ., Sent. 12.3.2015, n. 5015

Con riferimento al protrarsi di lavori di ristrutturazione di un immobile, la Corte ha ritenuto che «non integra l’evento inevitabile ed imprevedibile la mancata ultimazione di un appartamento in costruzione, atteso che, in assenza di specifiche disposizioni, non vi è ragione di differenziare il regime fiscale di un siffatto acquisto rispetto a quello di un immobile già edificato».

Cass., Sez. V Civ., Sent. 26.3.2014, n. 7067

In merito a un fabbricato ancora in costruzione al momento dell’atto di rogito e nel quale si erano protratti i lavori di ultimazione, la Cassazione ha precisato che «la realizzazione dell’impegno di trasferire la residenza, che rappresenta un elemento costitutivo per il conseguimento del beneficio richiesto e solo provvisoriamente concesso dalla legge al momento della registrazione dell’atto, costituisce (…) un vero e proprio obbligo del contribuente verso il Fisco, obbligo che va rispettato, pure, da parte dell’acquirente di un immobile in corso di costruzione, non essendo ravvisabili, in assenza di specifiche disposizioni normative, plausibili ragioni per differenziare, ai fini della fruizione dell’agevolazione in esame, il regime fiscale di siffatto acquisto rispetto a quello di un immobile già edificato, tenuto conto del congruo margine di tempo concesso dal Legislatore ai fini dell’attuazione della destinazione dichiarata in seno all’atto. Da tanto consegue che la sussunzione (…) dell’acquisto di un immobile in costruzione nell’ambito concettuale della forza maggiore, è, in sé, erronea (…)».


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2 Commenti

  1. Salve,
    ho fatto la richiesta per cambio di residenza a Roma, ma purtroppo i tempi di attesa burocratici a Roma sono lunghissimi (anche un anno per un semplice cambio di residenza). Dal vostro articolo leggo che fra le cause per non essere sanzionato se si supera il 18esimo mese c’è il ritardo del Comune nel rilascio del certificato di residenza. Deduco quindi che faccia fede la data della richiesta del cambio residenza. Ma in caso si riscontri questa problematica di ritardo da parte del Comune, va comunicato in qualche modo all’Agenzia delle entrate per non essere sanzionati, o ad essa comunque risulta in qualche modo che la richiesta è stata fatta? Come ci si deve comportare?

    Grazie

    1. La Corte di Cassazione (sentenza n. 912 del 20 gennaio 2016) ha stabilito che il trasferimento della residenza nel Comune in cui è ubicato l’immobile acquistato con il bonus “prima casa” oltre il termine di 18 mesi dal rogito, non costituisce causa di decadenza se dipende dal ritardo del Comune nel rilascio del certificato di abitabilità. Per sottoporre il tuo caso specifico all’attenzione dei professionisti del nostro portale puoi richiedere una consulenza legale cliccando qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

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