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Adozione maggiorenne: ultime sentenze

12 Aprile 2019


Adozione maggiorenne: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 12 Aprile 2019



Ecco le ultime sentenze su: adozione di maggiorenne e adozione speciale; diritti successori; interesse dell’adottando e requisito della convenienza; vizi della prestazione del consenso e motivi di impugnazione dell’adottante.

Adozione di maggiorenne: verifica del requisito della convenienza

L’adozione di maggiorenne presuppone la verifica del requisito della convenienza che sussiste quando l’adottando trovi un’effettiva e reale rispondenza nella comunione di intenti dei richiedenti.

Tribunale Milano sez. I, 09/07/2018, n.48

Adozione di maggiore d’età e mancanza di assenso

Nell’adozione di maggiore d’età, la posizione dei figli legittimi o legittimati è parificata a quella del coniuge convivente dell’adottante o dell’adottando, la cui mancanza di assenso osta all’adozione ai sensi dell’art. 297 c.c., senza la possibilità per il tribunale di ritenere il rifiuto all’assenso ingiustificato o contrario all’interesse dell’adottando e di procede ugualmente all’adozione.

Tribunale Livorno, 03/07/2018, n.4

Adozione e vizio del consenso

In tema di adozione di maggiorenni, il motivo di impugnazione dell’adottante, secondo cui avendo saputo, dopo la sentenza, che l’adozione non aveva quale presupposto il sentimento dell’adottante nei confronti dell’adottata, bensì l’affectio maritalis tradotta in supina accondiscendenza ai desiderata del coniuge, non è fondato.

A giudizio di questa Corte, la circostanza che l’iniziativa di procedere all’adozione possa esser provenuta dal padre dell’adottanda, una volta che essa è stata fatta propria dal di lui coniuge adottante, è divenuta una determinazione e volizione propria di quest’ultima, sì che in nulla è mutata la situazione che l’odierna reclamante si era rappresentata al momento della prestazione del consenso. La situazione ora ricostruita e le considerazioni esposte valgono anche per ritenere l’infondatezza del dedotto vizio del consenso, sotto il profilo del dolo.

Corte appello Reggio Calabria, 09/03/2018, n.5

Adozione del figlio maggiorenne del coniuge e limite d’età

In tema di adozione del figlio maggiorenne del coniuge, ritenere inderogabile il limite di età indicato dall’art. 291 c.c. determinerebbe un’ingiustificata lesione dell’unità familiare, tanto più ove si consideri che la differenza d’età è pur sempre ricompresa nei limiti imposti dal criterio dell’imitatio naturae e che il legame fra adottante e adottando è sorto senza che la differenza di età, nel caso di specie inferiore a 18 anni, abbia impedito in alcun modo il consolidarsi di un rapporto filiale.

Tribunale Genova sez. IV, 12/10/2017

Coniugi adottivi e attribuzione del cognome materno

È dichiarato costituzionalmente illegittimo in via consequenziale — ai sensi dell’art. 27 della legge n. 87 del 1953 — l’art. 299, terzo comma, cod. civ., nella parte in cui non consente ai coniugi, in caso di adozione compiuta da entrambi, di attribuire, di comune accordo, anche il cognome materno al momento dell’adozione. La disposizione contiene — con riferimento alla fattispecie dell’adozione di persona maggiore d’età da parte di coniugi — una norma identica a quella dichiarata in contrasto con la Costituzione per il figlio nato nel matrimonio.

Corte Costituzionale, 21/12/2016, n.286

Adozione speciale: cos’è?

Il divieto di consentire una successione di adozioni nel tempo di un unico adottando (art. 294 c.c.) non si applica nel caso in cui la prima adozione sia una adozione speciale, in quanto un’interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata non può che limitare l’applicazione del divieto de quo solo qualora si tratti di plurime adozioni di maggiorenne (o di adozioni ordinarie di minorenni oltre gli otto anni per il limitato periodo temporale in cui non erano adozioni legittimanti): solo se la prima adozione è una adozione di maggiorenne il consentirne una successiva, se non da parte del coniuge del primo adottante, si pone in contrasto con la finalità dell’istituto che è quello della trasmissione del nome, dell’assicurare una discendenza a chi ne è privo; al contrario, la finalità dell’adottante di una adozione speciale è quella di fare entrare il minore nella propria famiglia e di assumerlo, a tutti gli effetti, come figlio legittimo, pertanto la seconda adozione non frustra la ratio e le finalità della prima adozione speciale.

Tribunale Milano sez. I, 25/11/2015, n.54

Adozione di maggiorenne da parte della zia e diritti successori

Va decisa l’adozione di persona maggiorenne da parte della zia (sorella della madre) su presupposto di avvenuto decesso del padre e di consenso della madre, qualora l’adozione consenta di rafforzare un legame giuridico e affettivo già presente con la zia, con acquisizione dei conseguenti diritti successori.

Tribunale Prato, 10/07/2015, n.2232

Divario minimo d’età tra adottante e adottato e interesse all’unità familiare

Il potere del giudice di accordare, previo attento esame delle circostanze del caso, una ragionevole riduzione del prescritto divario minimo di età tra adottante e adottato, sempre che la differenza di età tra gli stessi rimanga nell’ambito della “imitatio naturae”, al fine di evitare il discrimine evidente tra fratelli, che ne sarebbe derivato dalla rigida applicazione di discipline diverse in materia di adozione di minori di cui alla l. n. 184 del 1983, così come modificata dalla sentenza della Corte costituzionale n. 44 del 1990 e la normativa prevista dal c.c. in materia di adozione di maggiori di età, è consentito al solo fine di garantire il prevalente interesse all’unità familiare, altrimenti persistendo la differenza normativa e di ratio che sottende i due istituti e che non consente di ravvisare la violazione del principio di uguaglianza e di ragionevolezza, come sancito dal giudice delle Leggi.

Tribunale Catania sez. I, 26/05/2015, n.2306

Adozione di persona maggiore d’età e incapacità naturale dell’adottante

Nell’adozione di persona maggiore di età, l’incapacità naturale dell’adottante al momento della manifestazione del consenso può essere fatta valere esclusivamente dai soggetti legittimati a proporre il reclamo ai sensi dell’art. 313, comma 2, c.c., tassativamente indicati, atteso che, in mancanza di una norma specifica relativa alla legittimazione a far valere i vizi del consenso in tale specifica fattispecie, devono ritenersi legittimate, ai sensi dell’art. 1441 c.c., solo le parti del rapporto adottivo, non potendo trovare applicazione l’art. 428 c.c.

Cassazione civile sez. I, 19/07/2012, n.12556

Consenso all’adozione

In tema di adozione di maggiorenni, i vizi attinenti alla prestazione del consenso all’adozione stessa non possono essere fatti valere con una autonoma azione negoziale, ma esclusivamente a mezzo dell’impugnazione del relativo provvedimento costitutivo, da parte dei soli soggetti legittimati dalla legge (alla stregua di tale principio la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva rigettato la domanda, avanzata da un congiunto dell’adottante, di nullità dell’adozione di un maggiorenne per incapacità dell’adottante).

Cassazione civile sez. I, 19/07/2012, n.12556

Impugnare il provvedimento di adozione: casi particolari

Il genitore è legittimato ad impugnare il provvedimento di adozione in casi particolari, ancorché decaduto dall’esercizio della potestà genitoriale, permanendo la sua qualità di parte nel relativo procedimento; infatti, non sono desumibili dalla normativa vigente elementi idonei ad escluderla, sia perché l’art. 313 c.c., richiamato dall’art. 56 l. 4 maggio 1983 n. 184, riferendosi all’adozione di maggiorenni, ovviamente non prevede la legittimazione ad impugnare dei “genitori”, sia perché essi, in quanto titolari di un’autonomia valutativa in ordine all’individuazione delle soluzioni di maggior utilità per il minore, hanno una posizione processuale propria, che mal si concilia con limitazioni imposte al potere d’impugnazione.

Cassazione civile sez. I, 18/04/2012, n.6051

note

Autore immagine: adozione maggiorenne di Vikulin


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