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Abbandono di minori e adozioni: ultime sentenze

14 Aprile 2021
Abbandono di minori e adozioni: ultime sentenze

Stato di adottabilità; affidamento preadottivo; stepchild adoption; sviluppo psicofisico del minore.

La pronuncia di adottabilità dei figli minori intervenuta nelle more del giudizio di separazione dei coniugi, avendo ad oggetto le definitive ed irreversibili condizioni di esistenza dei minori che versino in una condizione di grave vulnus e pericolo per la propria crescita psico-fisica a causa dell’abbandono determinato dalle condotte dei genitori, rende ultronee le statuizioni in punto di affidamento, in quanto la cessazione dei rapporti e dei contatti con la famiglia di origine è una conseguenza diretta dell’affidamento preadottivo perché costituisce una modalità di attuazione di questa cruciale fase del rapporto tra adottante e adottando, diretta a culminare nella dichiarazione di adozione.

Tribunale Roma sez. I, 28/09/2020, n.13010

Lo stato di abbandono e lo stato di adottabilità

Lo stato di abbandono dei minori non può essere escluso in conseguenza della disponibilità a prendersi cura di loro, manifestata da parenti entro il quarto grado, quando non sussistano rapporti significativi pregressi tra loro ed i bambini, e neppure possano individuarsi potenzialità di recupero dei rapporti, non traumatiche per i minori, in tempi compatibili con lo sviluppo equilibrato della loro personalità (confermato, nella specie, lo stato di adottabilità, atteso che madre e nonna non intrattenevano da lungo tempo rapporti con il minore e che non avevano mai svolto ricerche per cercarlo, pur potendo farlo).

Cassazione civile sez. I, 22/09/2020, n.19825

Adozione di minori d’età in stato di abbandono

In tema di adozione di minori d’età, sussiste la situazione d’abbandono, non solo nei casi di rifiuto intenzionale dell’adempimento dei doveri genitoriali, ma anche qualora la situazione familiare sia tale da compromettere in modo grave e irreversibile un armonico sviluppo psico -fisico del bambino, considerato in concreto, ossia in relazione al suo vissuto, alle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, alla sua età , al suo grado di sviluppo e alle sue potenzialità .

Ne consegue l’irrilevanza della mera espressione di volontà dei genitori di accudire il minore in assenza di concreti riscontri. Nell’accertare lo stato di adottabilità di un minore, il giudice deve in primo luogo esprimere una prognosi sull’effettiva ed attuale possibilità di recupero, attraverso un percorso di crescita e sviluppo, delle capacità e competenze genitoriali, con riferimento, in primo luogo, alla elaborazione, da parte dei genitori, di un progetto, anche futuro, di assunzione diretta della responsabilità genitoriale, caratterizzata da cura, accudimento, coabitazione con il minore, ancorché con l’aiuto di parenti o di terzi, ed avvalendosi dell’intervento dei servizi territoriali.

Il diritto del minore di crescere nell’ambito della propria famiglia d’origine, considerata l’ambiente più idoneo al suo armonico sviluppo psicofisico, è tutelato dalla L. n. 184 del 1983, art. 1, ragione questa per cui il giudice di merito deve, prioritariamente, tentare un intervento di sostegno diretto a rimuovere situazioni di difficoltà o disagio familiare e, solo quando, a seguito del fallimento del tentativo, risulti impossibile prevedere il recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con la necessità del minore di vivere in uno stabile contesto familiare, è legittima la dichiarazione dello stato di adottabilità.

Cassazione civile sez. I, 06/08/2020, n.16737

Minori privi di assistenza morale e materiale da parte dei genitori

L’adottabilità di un minore può essere dichiarata anche quando lo stato di abbandono dello stesso sia determinato da una situazione psicologica e/o fisica, grave e non transitoria, che renda il genitore, seppur ispirato da sentimenti di amore sincero e profondo, inidoneo ad assumere ed a conservare piena consapevolezza delle proprie responsabilità verso il figlio, nonché ad agire in modo coerente per curarne nel modo migliore lo sviluppo fisico, psichico e affettivo, sempre che il disturbo sia tale da coinvolgere il minore, producendo danni irreversibili al suo sviluppo ed al suo equilibrio psichico.

Cassazione civile sez. I, 13/07/2020, n.14914

Adozione legittimante e adozione in casi particolari: caratteristiche e differenze

La adozione legittimante o piena di un minore consegue a un accertamento giurisdizionale articolato in due giudizi separati, caratterizzati da una radicale diversità dell’oggetto della decisione. il secondo giudizio non può essere introdotto se non in funzione del preventivo accertamento della condizione dì abbandono del minore cui si attribuisce lo status di figlio adottivo.

Dunque questo ultimo giudizio non ha autonomia, non potendo che conseguire da uno solo degli esiti possibili del giudizio precedente. Nei procedimenti ex art. 44 l. n. 184 del 1983, la adottabilità non è un antecedente processuale del successivo giudizio ma, al contrario che nella adozione legittimante, il procedimento ex art. 44 non deve seguire a una dichiarazione di adottabilità e all’accertamento di una condizione di abbandono, certificata da una pronuncia passata in giudicato. Questi diversi modelli di filiazione adottiva sono, infatti, caratterizzati dalla partecipazione dei genitori biologici del minore (salvo che il minore sia orfano di entrambi) i quali – ai sensi dell’art. 46, comma 1 – devono prestare il loro consenso, salvo l’intervento sostitutivo del Tribunale, secondo le modalità procedimentali stabilite nel comma 2. Il legislatore ha introdotto, nella adozione in casi particolari, una pluralità di percorsi che conducono alla genitorialità adottiva, incentrati sulla continuità delle relazioni con i genitori biologici o, comunque, con il nucleo parentale originario.

I giudizi che hanno a oggetto questi diversi modelli adottivi si fondano su un esame rigoroso della idoneità degli adottanti o del singolo richiedente, essendo l’adozione ex art. 44 non soltanto bigenitoriale. In particolare, tale forma di adozione può riguardare minori che conservano non solo lo status filiale rispetto a uno dei genitori biologici ma anche la continuità relazionale con tale genitore, come previsto nella ipotesi disciplinata nella lettera b) dell’art. 44 e non escluso nella ipotesi di cui all’art. 44, lett. d).

Cassazione civile sez. I, 13/02/2020, n.3643

Valutazione dello stato di abbandono del minore ai fini della dichiarazione di adottabilità

La dichiarazione dello stato di abbandono rappresenta una extrema ratio che può aver luogo laddove non sia possibile prevedere un recupero delle capacità genitoriali entro tempi compatibili con il superiore diritto del minore a crescere e svilupparsi all’interno di un contesto familiare stabile: nel caso in cui i genitori dei minori manifestino adeguate capacità genitoriali, non solo attraverso l’adesione al programma di protezione per i collaboratori di giustizia e l’allontanamento, unitamente propri figli, dall’ambiente criminale in cui i genitori stessi erano coinvolti, ma altresì collaborando con i Servizi incaricati dal Tribunale al fine di sostenere adeguatamente i propri figli, nel caso concreto deve essere esclusa la sussistenza dei presupposti per una pronuncia di adottabilità.

Tribunale minorenni Caltanissetta, 17/01/2020

Dichiarazione dello stato di adottabilità: valutazione del giudice

Ai fini della dichiarazione dello stato di adottabilità, il giudice è chiamato ad una rigorosa valutazione della situazione di abbandono del minore, anche in virtù delle particolari difficoltà economiche che possono derivare dai gravissimi problemi di salute che affliggono il minore.

Cassazione civile sez. I, 08/02/2019, n.3873

Coppie omosessuali e stepchild adoption

In tema di adozioni di bambini da parte di coppie omosessuali, nell’ipotesi di minore concepito e cresciuto nell’ambito di una coppia dello stesso sesso, sussiste il diritto ad essere adottato dalla madre non biologica, secondo le disposizioni sulla adozione in casi particolari ex art. 44 lett. D della Legge 4 maggio 1983, n. 184, sussistendo, in ragione del rapporto genitoriale di fatto instauratosi fra il genitore sociale ed il minore, l’interesse concreto del minore al suo riconoscimento; la sussistenza di tale rapporto genitoriale di fatto e del conseguente superiore interesse al riconoscimento della bigenitorialità devono essere operate in concreto sulla base delle risultanze delle indagini psico-sociali.

L’ipotesi di adozione in casi particolari ex art. 44 lett. D della Legge 4 maggio 1983, n. 184 può trovare applicazione anche in caso di impossibilità giuridica di affidamento preadottivo per non essere il minore dichiarato in stato di abbandono sussistendo un genitore biologico che ne ha cura; la norma può pertanto trovare applicazione anche nel caso in cui sussista l’interesse concreto del minore al riconoscimento del rapporto genitoriale di fatto instauratosi con l’altra figura genitoriale sociale, seppure dello stesso sesso.

Tribunale Genova sez. IV, 08/11/2018

Stato di abbandono e sviluppo del minore

Sussiste la situazione d’abbandono non solo nei casi di rifiuto intenzionale dell’adempimento dei doveri genitoriali, ma anche qualora la situazione familiare sia tale da compromettere in modo grave e irreversibile un armonico sviluppo psico-fisico del bambino, considerato in concreto, ossia in relazione al suo vissuto, alle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, alla sua età, al suo grado di sviluppo e alle sue potenzialità, con la conseguenza che è irrilevante la mera espressione di volontà dei genitori di accudire il minore in assenza di concreti riscontri.

Cassazione civile sez. VI, 31/10/2018, n.27738

Sentenza dello stato di adottabilità: notifica a quali parenti?

In tema di adozione, l’art. 12 della l. n. 184 del 1983 limita le categorie delle persone che devono essere sentite nel procedimento per l’accertamento dello stato di abbandono del minore, ai parenti entro il quarto grado che abbiano mantenuto rapporti significativi con lui, ed ai medesimi parenti, in forza del combinato disposto degli artt. 12 e 15 della legge n. 184 del 1983, deve essere notificata la sentenza che dichiara lo stato di adottabilità.

(In applicazione del predetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto irrilevante l’omessa notifica della sentenza di adottabilità ai fratelli ed alla nonna di una minore, avendo escluso il loro interessamento nei confronti della bambina, della quale, peraltro, nessuno di loro aveva chiesto di prendersi cura).

Cassazione civile sez. I, 23/10/2018, n.26879

Adozione minori abbandonati e affidamento preadottivo

In tema di adozione di minori in stato di abbandono, il provvedimento di affidamento preadottivo, ancorché disposto successivamente alla proposizione dell’istanza di revoca del decreto di adottabilità, impedisce l’accoglimento dell’istanza sopraindicata, dal momento che la sua proposizione non produce alcun effetto sospensivo dell’efficacia del decreto di adottabilità, essendo necessario a tale ultimo fine l’accoglimento della predetta istanza, operante con effetto ex nunc, all’esito dell’accertamento dell’effettiva sopravvenienza dei fatti allegati, idonei a superare le condizioni di cui all’art. 8 della legge 4 maggio 1984, n. 183.

Cassazione civile sez. VI, 12/10/2018, n.25408

Impossibilità di affidamento preadottivo

Il legislatore, facendo riferimento alla “impossibilità di affidamento preadottivo” del minore nell’art. 44 lett. d) legge adozione, se in un primo tempo aveva inteso semplificare la procedura per quei minori di cui era stato dichiarato lo stato di abbandono ma non era stata reperita una coppia disponibile/idonea a prenderlo in affidamento preadottivo, estendendo la possibilità di adottarlo a chiunque purché ciò corrispondesse in concreto all’interesse del minore medesimo, oggi ha scelto consapevolmente di non modificare la norma, lasciando che la stessa diventasse oggetto di interpretazione evolutiva, quale valvola di chiusura del sistema.

Tribunale minorenni Milano, 10/10/2018

Criteri dello stato di adottabilità e interesse del minore

Lo stato di abbandono, che giustifica la dichiarazione di adottabilità ricorre solo allorquando i genitori non sono in grado di assicurare al minore quel minimo di cure materiali, calore affettivo, aiuto psicologico indispensabile per lo sviluppo e la formazione della sua personalità e la situazione non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio, tale essendo quella inidonea per la sua durata a pregiudicare il corretto sviluppo psico-fisico del minore. Il prioritario diritto fondamentale del figlio di vivere, nei limiti del possibile, nell’ambito della propria famiglia, sancito dall’art. 1 della legge n. 184 del 1983, impone – infatti – particolare rigore nella valutazione dello stato di adottabilità, ai fini del perseguimento del suo superiore interesse, potendo quel diritto essere limitato solo ove si configuri un endemico e radicale stato di abbandono la cui dichiarazione valutazione va reputata a causa della irreversibile incapacità dei genitori di allevarlo e curarlo per la loro totale inadeguatezza.

Cassazione civile sez. I, 18/06/2018, n.16060

Kafalah: cos’è?

Al provvedimento di affidamento ai sensi dell’art. 116-117 del codice della famiglia dell’Algeria che disciplina la Kafalah (precetto che fa obbligo di aiutare i bisognosi e gli orfani. La “kafalah” costituisce l’unico strumento a protezione dei minori che si trovano in uno stato di abbandono) emesso dal tribunale di Khenchela, deve riconoscersi piena e diretta efficacia nel nostro ordinamento, ai sensi degli artt. 65 e 66 l. n. 218/95, e della normativa internazionale (dall’art. 20 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, quale forma di “protezione sostitutiva” dei minori privati del loro ambiente familiare, e dagli artt. 3, lett. e), e 33 della Convenzione dell’Aja del 19 ottobre 1996, sulla competenza giurisdizionale, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione del minore, ratificata dall’Italia e resa esecutiva con l. n. 101/15). Sia la kafalah “pubblicistica” che la kafalah “negoziale” costituiscono presupposto giuridico del diritto al ricongiungimento familiare, ai sensi della normativa in materia di libera circolazione dei cittadini europei e dei loro familiari, includendo anche il minore affidato in base a tale istituto fra i familiari aventi diritto all’ingresso e al soggiorno nel territorio nazionale.

Tribunale Mantova sez. I, 10/05/2018

Impossibilità dell’affidamento preadottivo: impossibilità di diritto

In tema di adozione in casi particolari, l’art. 44, comma 1, lett. d), della legge n. 183 del 1994 (c.d. adozione mite), integra una clausola di chiusura del sistema, intesa a consentire l’adozione tutte le volte in cui è necessario salvaguardare la continuità affettiva ed educativa della relazione tra adottante ed adottando, come elemento caratterizzante del concreto interesse del minore a vedere riconosciuti i legami sviluppatisi con altri soggetti che se ne prendono cura, con l’unica previsione della “condicio legis” della “constatata impossibilità di affidamento preadottivo”, che va intesa, in coerenza con lo stato dell’evoluzione del sistema della tutela dei minori e dei rapporti di filiazione biologica ed adottiva, come impossibilità “di diritto” di procedere all’affidamento preadottivo e non di impossibilità “di fatto”, derivante da una situazione di abbandono (o di semi abbandono) del minore in senso tecnico-giuridico.

Cassazione civile sez. I, 16/04/2018, n.9373

Adozione e sviluppo della personalità del minore

Lo stato di abbandono dei minori non può essere escluso in conseguenza della disponibilità a prendersi cura di loro, manifestata da parenti entro il quarto grado, quando non sussistano rapporti significativi pregressi tra loro ed i bambini, e neppure possano individuarsi potenzialità di recupero dei rapporti, non traumatiche per i minori, in tempi compatibili con lo sviluppo equilibrato della loro personalità.

Cassazione civile sez. I, 11/04/2018, n.9021


note

Autore immagine: di Mama Belle and the kids


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