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Amministratore di sostegno: ultime sentenze

15 Marzo 2021
Amministratore di sostegno: ultime sentenze

Nomina, poteri e responsabilità dell’amministratore di sostegno; incapacità di testare e di donare; giudice tutelare e rapporti con il delegato; consenso informato e cure mediche.

Nel contrasto fra l’amministratore di sostegno del paziente e la struttura sanitaria, chi è responsabile delle cure necessarie alla sua sopravvivenza? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze.

Indice

Gestione del patrimonio del beneficiario

Non si configura il reato di peculato a carico dell’imputata amministratore di sostegno della madre che, con una condotta che può ritenersi al più negligente, non avendo approfondito e compreso pienamente a quali obblighi stringenti di contabilità e divisione dei rispettivi patrimoni si impegnava con l’assunzione dell’incarico di amministratore giudiziario, abbia continuato a gestire il denaro della amministrata – parte offesa nella stessa maniera in cui procedeva precedentemente all’assunzione della carica, sostanzialmente considerandolo come un patrimonio comune a lei e alla madre. In tutta questa situazione si ritiene che sia ravvisabile non un dolo di distrazione del denaro da parte offesa, ma solo al più una condotta negligente nella gestione concreta dell’incarico.

Tribunale La Spezia sez. uff. indagini prel., 05/11/2020, n.220

Capacità di succedere per testamento al proprio assistito

All’amministratore di sostegno assistenziale non è preclusa la capacità di succedere per testamento al proprio assistito, potendosi configurare un simile limite soltanto con riguardo ai casi di amministrazione mista o sostitutiva, in coerenza con la normativa prevista in tema di tutela (nel caso di specie il beneficiario della misura di protezione aveva bisogno solo di assistenza avendo problemi di salute ma essendo capace di autodeterminarsi ed avendo richiesto egli stesso la nomina del cognato quale amministratore in quanto voleva essere da lui assistito).

Tribunale Savona, 01/10/2020, n.518

Amministrazione di sostegno e interdizione: differenze

Amministrazione di sostegno e interdizione si differenziano non tanto in termini quantitativi, e cioè a seconda della maggiore o minore gravità della malattia da cui è affetta la persona interessata, ma piuttosto in ragione di un criterio funzionale, che guarda alla natura e al tipo di attività che l’incapace non è più in grado di compiere da sé.

L’istituto dell’amministrazione di sostegno deve essere quindi preferito ogniqualvolta sia necessaria un’attività di tutela minima, in ragione della semplicità delle operazioni da svolgere, della non rilevante consistenza del patrimonio da gestire, nonché dell’attitudine del potenziale beneficiario a non porre in discussione i risultati dell’attività svolta nel suo interesse.

A contrario, l’interdizione è istituto da considerarsi ormai di carattere residuale, cui può ricorrersi soltanto in quei casi estremi in cui nessuna altra misura di protezione appaia consona ad assicurare la migliore tutela del destinatario.

Tribunale Perugia sez. I, 25/03/2020, n.402

Il rinnovo delle indagini peritali

In tema di amministrazione di sostegno l’art. 407 c.c. attribuisce al giudice ampi poteri ufficiosi, fra cui la possibilità di disporre tutti i mezzi istruttori utili ai fini della decisione, e di ordinare accertamenti di natura medica, costituiti dai riscontri peritali necessari per acclarare le condizioni fisiche e psichiche dell’inabile. La iniziativa del giudice del reclamo di rinnovo delle indagini peritali con sostituzione dell’ausiliare, pertanto, non è subordinata ad alcuna richiesta o eccezione di parte e bene può essere assunta d’ufficio, ai sensi del combinato disposto degli art. 407 c.c. e 196 c.p.c. rientrando nei poteri discrezionali del giudice di merito la relativa valutazione. L’esercizio di un simile potere non è sindacabile in sede di legittimità, ove ne sia data adeguata motivazione.

Cassazione civile sez. I, 19/02/2020, n.4266

Il rispetto della dignità dell’individuo e l’amministrazione di sostegno

Le misure dell’interdizione dell’inabilitazione, meno flessibili e più vincolanti rispetto all’istituto dell’amministrazione di sostegno, sono ormai da considerarsi figure residuali, da applicarsi solo qualora non si ritengano possibili interventi di sostegno idonei ad assicurare al soggetto debole una adeguata protezione. Se ne deduce che dovendo – nella scelta tra i diversi istituti di protezione previsti dall’ordinamento – il criterio selettivo essere rappresentato dalla valutazione dello strumento più idoneo in relazione agli atti da compiere e non quello, invece, del grado di invalidità, l’amministrazione di sostegno appare senz’altro strumento da preferirsi non solo sul piano pratico, ma anche su quello etico-sociale del maggior rispetto della dignità dell’individuo.

Tribunale Rieti, 04/02/2020, n.68

Le misure a protezione della persona

La disciplina contenuta nella L. n. 6 del 2004, che ha introdotto l’istituto dell’amministrazione di sostegno, affida al giudice il compito di individuare l’istituto che, da un lato, garantisca all’incapace la tutela più adeguata alla fattispecie e, dall’altro, limiti nella minore misura possibile la sua capacità.

Solo se non ravvisi interventi di sostegno idonei ad assicurare all’incapace siffatta protezione, il giudice può ricorrere alle ben più invasive misure dell’inabilitazione o dell’interdizione, che attribuiscono uno status di incapacità, estesa per l’inabilitato agli atti di straordinaria amministrazione e per l’interdetto anche a quelli di amministrazione ordinaria.

L’interdizione è divenuta, dunque, nell’ambito delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia, un provvedimento di portata residuale, occorrendo perseguire, nella individuazione della misura più conforme alle esigenze dell’interessato, l’obiettivo della minore limitazione possibile della sua capacità di agire.

Tribunale Crotone, 19/01/2020, n.53

L’impossibilità materiale di relazionarsi autonomamente con l’esterno

Il ricorso all’istituto dell’interdizione – considerato quale estrema ed remotissima risorsa cui ricorrere soltanto in “casi limite” – è severamente da escludersi ogni qualvolta la protezione del soggetto abitualmente infermo di mente nonché incapace di provvedere ai propri interessi, possa essere garantita dalla misura dell’amministrazione di sostegno.

La garanzia di una protezione sufficiente è, senza dubbio, offerta dall’amministrazione di sostegno in presenza di quei soggetti che, seppur totalmente privi di capacità, a fronte della patologia che li affligge o delle modalità di assistenza di cui necessitano, siano nell’impossibilità materiale di relazionarsi autonomamente con l’esterno e, in conseguenza, di porre in essere comportamenti idonei a produrre effetti giuridici negoziali potenzialmente pregiudizievoli. In siffatte ipotesi, non avrebbe alcun senso sottoporre il soggetto ad interdizione, così privandolo di una capacità di cui, per vero, egli non è provvisto e che non potrebbe in ogni caso esercitare.

Tribunale Pavia, 08/01/2020, n.10

Reclamo contro il provvedimento di chiusura dell’amministrazione di sostegno

In tema di reclamo contro il provvedimento di chiusura dell’amministrazione di sostegno, ai fini dell’instaurazione del rapporto processuale deve considerarsi irrilevante la mancata notificazione del ricorso al P.M. presso il giudice “a quo”, avendo l’impugnazione ad oggetto un provvedimento emesso all’esito di un procedimento unilaterale in cui l’unica parte necessaria è il beneficiario dell’amministrazione, con la conseguenza che la mancata partecipazione del P.M. non comporta la pretermissione di un litisconsorte necessario, costituendo tale notificazione un requisito di ammissibilità dell’impugnazione esclusivamente per i giudizi contenziosi, o comunque per i procedimenti con pluralità di parti, e non è estensibile al procedimento in esame, nel quale non è individuabile un interesse diverso da quello del soggetto istante, dal momento che in tal caso non esiste una controparte cui notificare il ricorso, non potendosi legittimamente qualificare come parte il P.M.

Cassazione civile sez. VI, 13/03/2020, n.7241

Misure di prevenzione patrimoniali all’assoggettato ad amministrazione di sostegno

In tema di procedimento di prevenzione per l’applicazione di misure patrimoniali, qualora il destinatario della notificazione di un atto (nella specie, la figlia del proposto, quale terza titolare di beni incisi dal provvedimento di confisca) sia assoggettato ad amministrazione di sostegno, si osservano le forme previste dall’art. 166 cod. proc. pen. – che prevede una notificazione integrativa al nominato amministratore – solo nel caso in cui detto destinatario si trovi nelle condizioni di infermità mentale previste dall’art. 71, comma 1, cod. proc. pen., tali da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento. (V. Corte cost. n. 116 del 2009)

Cassazione penale sez. I, 04/03/2020, n.16260

Amministrazione di sostegno: beneficiari legittimati ad impugnare i provvedimenti del giudice tutelare

I beneficiari di una amministrazione di sostegno sono dotati di una autonoma legittimazione processuale non solo ai fini dell’apertura, ma anche per impugnare i provvedimenti adottati dal giudice tutelare nel corso di tale procedura, essendo, invece necessaria l’assistenza dell’amministratore di sostegno e la previa autorizzazione del giudice tutelare, a norma del combinato disposto dell’art. 374, n. 5, c.c., e art. 411 c.c., per l’instaurazione di giudizi nei confronti di soggetti terzi estranei a tale procedura.

Cassazione civile sez. I, 27/02/2020, n.5380

Amministratore di sostegno e difesa passiva

Ai sensi dell’art. 411 c.c., all’amministratore di sostegno si applica, in quanto compatibile, la disposizione di cui all’art. 374 c.c., n. 5, che prevede che il tutore non possa, senza autorizzazione del giudice tutelare, promuovere giudizi. Tale previsione è, con orientamento consolidato, intesa come non operante nelle ipotesi di difesa passiva all’altrui iniziativa giudiziaria, in vista della conservazione dell’interesse del rappresentato.

Cassazione civile sez. I, 06/03/2019, n.6518

La prova dell’incapacità ai fini dell’annullamento del testamento

L’incapacità di testare deve sussistere al momento della redazione del testamento ed essa deve essere provata dalla parte che chiede l’annullamento secondo i principi generali in tema di riparto dell’onere della prova. Ciò detto, va tuttavia evidenziato che una sola certificazione medica risalente a tempo addietro ai testamenti impugnati, l’apertura di un’amministrazione di sostegno a favore del de cuius, la ripetizione di frasi, le difficoltà, peraltro momentanee, nel riconoscere alcune persone, tenendo conto dell’età del testatore non possono costituire fattori decisivi ai fini dell’accoglimento della domanda di annullamento del testamento.

Tribunale Avezzano, 27/12/2019, n.651

Il reclamo avverso i decreti del giudice tutelare

In materia di amministrazione di sostegno, per individuare il giudice competente a conoscere dell’impugnazione dei provvedimenti adottati dal giudice tutelare, non occorre indagarne la natura ordinatoria o decisoria, perché l’art. 720 bis, comma 2, c.p.c., norma speciale rispetto all’art. 739 c.p.c., prevede espressamente che il reclamo debba essere proposto sempre innanzi alla corte d’appello e non al tribunale.

Cassazione civile sez. I, 11/12/2019, n.32409

Amministrazione di sostegno, interdizione ed inabilitazione

L’amministrazione di sostegno, introdotta nell’ordinamento dall’articolo 3 della legge 6/2004 ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali la interdizione e la inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli articoli 414 e 417 del codice civile.

Rispetto ai predetti istituti, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore capacità di tale strumento di adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità ed alla maggiore agilità della relativa procedura applicativa.

Tribunale Pistoia, 26/06/2019, n.457

Amministrazione di sostegno: l’autorizzazione ad agire in giudizio

Necessaria l’autorizzazione di cui all’art. 374 c.c. (applicabile ex art. 411 c.c. anche all’amministrazione di sostegno) unicamente per iniziare ex novo giudizi a nome dell’interessato, e non anche per il giudizio di appello, che, atteggiandosi come prosecuzione del giudizio per la realizzazione dello stesso interesse perseguito dal tutelato con l’atto introduttivo del giudizio, può essere proposto senza autorizzazione.

Corte appello Bari sez. II, 13/05/2019, n.1101

Nomina dell’amministratore di sostegno designato dal malato grave 

Attraverso la scelta dell’amministratore da parte del beneficiario è possibile esprimere, nella richiesta di amministrazione di sostegno, ai sensi del combinato disposto degli artt. 406 e 408 c.c., proprio l’esigenza che questi esprima, in caso di impossibilità dell’interessato, il rifiuto di quest’ultimo di determinate terapie. Tale esigenza rappresenta la proiezione del diritto fondamentale della persona di non essere sottoposto a trattamenti terapeutici, seppure in via anticipata, in ordine ad un quadro clinico chiaramente delineato.

Cassazione civile sez. I, 15/05/2019, n.12998

Provvedimento di individuazione dell’amministratore di sostegno: chi è competente?

I provvedimenti di designazione, sostituzione e revoca della persona chiamata a svolgere le funzioni di amministratore di sostegno hanno natura ordinatoria ed amministrativa e la competenza a decidere sul reclamo spetta al tribunale in funzione collegiale ai sensi dell’art. 739 c.p.c., essendo irrilevante che la designazione sia avvenuta contestualmente all’apertura dell’amministrazione di sostegno. Peraltro, è ammissibile il regolamento di competenza d’ufficio anche in sede di gravame, in quanto la proposizione dell’impugnazione davanti al giudice diverso da quello indicato dalla legge è idonea alla instaurazione di un valido rapporto processuale suscettibile di proseguire davanti al giudice competente per effetto della “translatio judicii”.

Cassazione civile sez. VI, 12/12/2018, n.32071

Gli ordini impartiti dal giudice tutelare all’amministratore di sostegno

Posto che può essere designato amministratore di sostegno anche un comune, il quale, a sua volta, si avvale di delegati e ausiliari, che agiscono sotto la sua responsabilità: a) il giudice tutelare può impartire ordini all’amministratore di sostegno per regolare i suoi rapporti con il delegato/ausiliare, compreso quello di revoca di quest’ultimo; b) tali ordini, in quanto provvedimenti meramente gestori, pertanto sempre revocabili e modificabili, non sono ricorribili in Cassazione.

Cassazione civile sez. I, 05/03/2018, n.5123

Conflitto tra amministratore di sostegno del paziente e struttura sanitaria

In tema di consenso informato alle terapie mediche, qualora sussista contrasto fra l’amministratore di sostegno del paziente e la struttura sanitaria che lo abbia in cura circa la necessità di terapie, la decisione in ordine al conflitto va risolta tenendo conto dei profili menzionati dall’art. 1 comma 3  l. n. 219/2017 e avendo particolare riguardo ai rischi e ai benefici (anche relativi alle più generali condizioni di vita del paziente) della terapia proposta dai medici curanti e di quella alternativa eventualmente suggerita.

Tribunale Mantova sez. I, 06/12/2018

Limitazione della capacità di donare

In tema di amministrazione di sostegno, il giudice tutelare può prevedere d’ufficio, ex artt. 405, comma 5, nn. 3 e 4, e 407, comma 4, c.c., sia con il provvedimento di nomina dell’amministratore, sia mediante successive modifiche, la limitazione della capacità di testare o donare del beneficiario, ove le sue condizioni psico-fisiche non gli consentano di esprimere una libera e consapevole volontà.

Infatti – esclusa la possibilità di estendere in via analogica l’incapacità di testare, prevista per l’interdetto dall’articolo 591, comma 2, c.c., al beneficiario dell’amministrazione di sostegno, ed escluso che il combinato disposto degli articoli 774,comma 1 e 411, commi 2 e 3, c.c., non consenta di limitare la capacità di donare del beneficiario – la previsione di tali incapacità può risultare strumento di protezione particolarmente efficace per sottrarre il beneficiario a potenziali pressioni e condizionamenti da parte di terzi, rispondendo tale interpretazione alla volontà del legislatore che, con l’introduzione dell’amministrazione di sostegno, ha voluto realizzare un istituto duttile, e capace di assicurare risposte diversificate e personalizzate in relazione alle differenti esigenze di protezione.

Cassazione civile sez. I, 21/05/2018, n.12460

Amministratore di sostegno e appropriazione di denaro

La natura plurioffensiva del reato di peculato implica che l’eventuale mancanza di danno patrimoniale conseguente all’appropriazione non esclude la sussistenza del reato, atteso che rimane pur sempre leso dalla condotta dell’agente l’altro interesse protetto dalla norma, diverso da quello patrimoniale, cioè quello del buon andamento della Pubblica Amministrazione.

(In applicazione di tale principio di diritto, la Corte ha ritenuto infondato il motivo con cui il ricorrente, condannato per il reato di cui all’art. 314 cod. pen. per essersi appropriato, quale amministratore di sostegno, del denaro destinato all’acquisto di una cappella cimiteriale per conto dell’amministrato, aveva dedotto l’assenza di qualunque danno conseguente alla propria condotta avendo lo stesso successivamente provveduto ad effettuare il pagamento dell’importo dovuto).

Cassazione penale sez. VI, 17/05/2018, n.29262

Padre amministratore: può chiedere la collaborazione continuativa della madre

In tema di amministrazione di sostegno, ai sensi del combinato disposto degli art. 379 comma 2 c.c., non è inibito al padre-amministratore, rappresentando particolari circostanze, richiedere l’autorizzazione ad avvalersi, sotto la propria responsabilità, della collaborazione continuativa della madre – anche gratuitamente, se vi sia rinuncia alla remunerazione – per specifiche attività di cura dell’amministrata.

Tribunale Lucca, 04/04/2018

Amministratore di sostegno e cure per mantenere in vita l’amministrato

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, commi 4 e 5, l. n. 219/2017, nella parte in cui stabilisce che l’amministratore di sostegno la cui nomina preveda l’assistenza necessaria o la rappresentanza esclusiva in ambito sanitario, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento, possa rifiutare, senza l’autorizzazione del giudice tutelare, le cure necessarie al mantenimento in vita dell’amministrato, ritenendo le suddette disposizioni in violazione degli artt. 2, 3, 13, 32 Cost.

Tribunale Pavia sez. II, 24/03/2018

Età avanzata: è presupposto per la nomina di un amministratore?

In ordine alla tutela giuridica delle persone anziane — considerato che l’età biologica dell’uomo si è progressivamente allungata e l’esigenza di protezione delle persone in età avanzata attinge sempre più vaste fasce di popolazione — deve affermarsi che l’età avanzata non può essere, di per se stessa, presupposto fondante un provvedimento di amministrazione di sostegno; ciò che, invece, può darsi quando la vecchiaia possa determinare una limitazione apprezzabile della funzioni della vita quotidiana. .

Tribunale Modena sez. II, 16/03/2018

Amministrazione di sostegno per chi spende grandi cifre in gratta e vinci

È possibile applicare la misura dell’amministrazione di sostegno per prodigalità nei confronti di chi spende in “gratta e vinci” cifre esorbitanti rispetto alle proprie disponibilità economiche. Ad affermarlo è la Cassazione che ha così dato il via libera all’amministratore di sostegno per una madre che, anche in assenza di una malattia, aveva contratto una pluralità di prestiti, un mutuo Inps con cessione del quinto della pensione, un prestito di 40mila euro con la figlia e altri piccoli debiti, per l’acquisto di “gratta e vinci”.

Cassazione civile sez. I, 07/03/2018, n.5492

Nomina dell’amministratore di sostegno

Non sussistono i presupposti, ex art. 404 c.c., per la nomina di un amministratore di sostegno da parte dei genitori nei confronti della figlia adottata, là dove quest’ultima, avendo avuto in passato gravi crisi neuropsichiatriche ed essendo tali crisi cessate, abbia scelto, raggiunta la maggiore età, di abbandonare la casa dei genitori per vivere con il proprio partner.

Tribunale Modena, 07/12/2017, n.1129

Rendiconto dell’amministratore di sostegno

La sentenza che decide l’impugnazione proposta avverso approvazione del rendiconto finale da parte del giudice tutelare, relativa a procedura di amministrazione di sostegno, è impugnabile avanti la Corte d’appello.

Nel giudizio di impugnazione avanti al tribunale deve intervenire il pubblico ministero, in quanto litisconsorte necessario, a pena di nullità della sentenza, con remissione del giudizio al primo grado.

Corte appello Cagliari sez. I, 30/11/2017

Difensore di fiducia nominato dall’amministratore di sostegno dell’indagato

Qualora l’indagato (o l’imputato) sia assistito da un amministratore di sostegno, la nomina di un difensore di fiducia effettuata da quest’ultimo, a ciò espressamente autorizzato dal giudice tutelare, non determina alcuna violazione del diritto di difesa, in relazione agli artt. 96 c.p.p., 24 Cost., 6, par. 3, lett. c), CEDU e 14, par. 2, lett. d), Patto internazionale per i diritti civili e politici .

Cassazione penale sez. III, 14/11/2017, n.3659

note

Autore immagine: amministratore di sostegno di Photographee.eu


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