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Assegnazione casa coniugale: ultime sentenze

11 Aprile 2019


Assegnazione casa coniugale: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 11 Aprile 2019



Separazione, divorzio e assegnazione della casa coniugale; pignoramento; confisca; affidamento dei figli, casa familiare e prevalente interesse del minore.

Comodato di immobile adibito a casa familiare

Il contratto di comodato di un immobile adibito a casa familiare, ha una durata determinabile per relationem, con applicazione delle regole che disciplinano la destinazione della casa familiare, indipendentemente dunque dall’insorgere di una crisi coniugale ed è destinato a persistere o a venir meno con la sopravvivenza o il dissolversi delle necessità familiari che avevano legittimato l’assegnazione dell’immobile.

Tribunale Arezzo, 20/12/2018, n.1190

Confisca per equivalente della casa assegnata all’ex coniuge

Anche in caso di assegnazione della casa coniugale al coniuge in sede di accordi in tema di separazione personale, non viene meno il profilo della disponibilità del bene in capo al conferente, presupposto della eventuale successiva confisca per equivalente.

Cassazione penale sez. III, 30/10/2018, n.2862

Assegnazione della casa familiare e affidamento dei figli

In materia di separazione o divorzio, l’assegnazione della casa familiare, pur avendo riflessi anche economici, è finalizzata all’esclusiva tutela della prole e dell’interesse di questa a permanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuta, onde, finanche nell’ipotesi in cui l’immobile sia di proprietà comune dei coniugi, la concessione del beneficio in questione resta subordinata all’imprescindibile presupposto dell’affidamento dei figli minori o della convivenza con figli maggiorenni ma economicamente non autosufficienti.

Cassazione civile sez. VI, 04/10/2018, n.24254

Casa assegnata con provvedimento del giudice al coniuge: è pignorabile?

Se il coniuge assegnatario della casa coniugale, ottenuta con provvedimento del giudice all’esito della causa di separazione, è anche proprietario dell’immobile i suoi creditori potranno pignorare tale bene. Non rileva il fatto che l’assegnazione sia avvenuta anteriormente. Infatti, il provvedimento giudiziale di assegnazione non costituisce uno scudo per il debitore nei confronti dei propri creditori.

Comm. trib. reg. Torino, (Piemonte) sez. VI, 07/03/2018, n.494

Provvedimento di assegnazione della casa coniugale: quali effetti?

Il provvedimento con il quale il giudice della separazione o del divorzio dispone l’assegnazione della casa coniugale, anche a favore del coniuge che non sia titolare di diritti reali o personali sul bene nei confronti del terzo proprietario, non investe il titolo negoziale che regolava l’utilizzazione dell’immobile prima del dissolvimento dell’unità del nucleo familiare, alla stregua del quale continuano a essere disciplinate le obbligazioni derivanti dal rapporto tra le parti, venendo soltanto a concentrare l’esercizio dei diritti e delle obbligazioni esclusivamente in capo al coniuge assegnatario a favore del quale, pertanto, non viene costituito alcun nuovo diritto che va a limitare la preesistente situazione giuridica del dominus.

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2018, n.3302

Assegnazione casa coniugale: figli conviventi non autosufficienti economicamente

Il provvedimento di assegnazione della casa coniugale in sede di divorzio, come desumibile dall’art. 6, comma 6, della legge n. 898 del 1970 – analogamente a quanto previsto, in materia di separazione, dagli artt. 155 e, poi, 155 quater c.c., introdotto dalla legge n. 54 del 2006, ed ora 337 sexies c.c., introdotto dall’art. 55 del d.lgs. n. 154 del 2013 -, è subordinato alla presenza di figli, minori o maggiorenni non economicamente autosufficienti, conviventi con i genitori: tale “ratio” protettiva, che tutela l’interesse dei figli a permanere nell’ambito domestico in cui sono cresciuti, non è configurabile in presenza di figli economicamente autosufficienti, sebbene ancora conviventi, verso cui non sussiste alcuna esigenza di speciale protezione.

Cassazione civile sez. VI, 07/02/2018, n.3015

Opponibilità del provvedimento di assegnazione della casa familiare

Il provvedimento di assegnazione della casa familiare al coniuge (o al convivente) affidatario di figli minori (o maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa) è opponibile – nei limiti del novennio, ove non trascritto, o anche oltre il novennio, ove trascritto – anche al terzo acquirente dell’immobile solo finché perduri l’efficacia della pronuncia giudiziale, sicché l’insussistenza del diritto personale di godimento sul bene – di regola, perché la prole sia stata “ab origine”, o successivamente divenuta, maggiorenne ed economicamente autosufficiente o versi in colpa per il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica – legittima il terzo acquirente a proporre un’ordinaria azione di accertamento al fine di conseguire la declaratoria di inefficacia del titolo e la condanna dell’occupante al pagamento di una indennità di occupazione illegittima.

Cassazione civile sez. II, 24/01/2018, n.1744

Morte dell’ex coniuge dell’assegnatario della casa e affidatario della prole

Il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare al coniuge affidatario della prole, immediatamente trascritto, sia in ipotesi di separazione dei coniugi che di divorzio, è opponibile al terzo successivo acquirente del bene, atteggiandosi a vincolo di destinazione, estraneo alla categoria degli obblighi di mantenimento e collegato all’interesse superiore dei figli a conservare il proprio “habitat” domestico.

Ne deriva che il diritto di abitazione non può ritenersi venuto meno per effetto della morte del coniuge, trattandosi di diritto di godimento “sui generis”, suscettibile di estinguersi soltanto per il venir meno dei presupposti che hanno giustificato il relativo provvedimento o a seguito dell’accertamento delle circostanze di cui all’art. 337-sexies c.c., legittimanti una sua revoca giudiziale.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia di merito, che aveva rigettato la domanda di rilascio della casa familiare, avanzata nei confronti del coniuge assegnatario da un terzo, il quale, avendo acquistato l’intero immobile dopo il provvedimento di assegnazione, sosteneva il travolgimento di quest’ultimo in virtù del sopravvenuto decesso dell’altro coniuge, suo dante causa).

Cassazione civile sez. I, 15/01/2018, n.772

Tutela dell’interesse del minore

L’assegnazione della casa familiare serve per tutelare l’interesse del minore a mantenere il proprio habitat domestico, ragione che prevale sul titolo dominicale: in taluni casi il giudice può disporre una assegnazione parziale, quando ciò risponda all’interesse del minore ad esempio quando tale soluzione possa agevolare in concreto la condivisone della genitorialità, ma è da escludersi l’assegnazione parziale -ed a maggior ragione la divisione dell’immobile– qualora essa sia chiesta dal genitore che non vive con il minore allo scopo di riottenere la piena disponibilità di una parte del suo patrimonio e di risparmiare sulle spese abitative.

Corte appello Catania, 29/11/2017

Cessazione degli effetti civili del matrimonio e casa coniugale

In tema di divorzio, il giudice nelle more che si definisca la questione dell’affidamento dei figli e  dell’assegnazione della casa coniugale può dichiarare la  cessazione  degli  effetti  civili  del    matrimonio. La domanda per ottenere la cessazione degli effetti civili del matrimonio può  essere  proposta anche se la sentenza di separazione è stata impugnata relativamente all’affidamento e alla casa coniugale.

Tribunale Salerno sez. I, 02/11/2017, n.4979

Eccezione di assegnazione giudiziale della casa

L’eccezione di assegnazione giudiziale della casa in sede di separazione coniugale non rientra né tra i casi per i quali la legge prevede espressamente l’onere di eccezione in capo alla parte né tra i casi in cui l’elemento costitutivo dell’eccezione è rappresentato dalla manifestazione di volontà di esercitare un diritto potestativo.

L’impedimento del diritto dell’attore al rilascio dell’immobile è infatti diretta conseguenza del provvedimento giudiziale di assegnazione dell’abitazione coniugale e non discende dalla manifestazione di volontà dell’assegnatario dell’immobile di volersi avvalere di tale provvedimento.

Cassazione civile sez. III, 31/10/2017, n.25835

note

Autore immagine: casa coniugale di Andrey_Popov


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2 Commenti

  1. Salve. Io e mio marito abbiamo deciso di separarci. Abbiamo una casa cointestata. Mio marito vorrebbe vendere la casa, ma io non sono pienamente decisa. Senza il mio consenso può procedere alla vendita? Da premettere che noi non abbiamo figli. E che succede se dopo la separazione la casa dovesse essere assegnata a me? Come funziona un’eventuale vendita? Grazie

    1. La casa cointestata può essere sempre venduta dai coniugi, ma con il consenso di entrambi. La vendita può avere ad oggetto tanto la proprietà, quanto la nuda proprietà; in quest’ultimo caso la famiglia conserverà il diritto di usufrutto sull’immobile potendovi ancora vivere.Se i coniugi vendono la casa dopo la separazione con assegnazione della casa coniugale a uno dei due, prevale il diritto di quest’ultimo ad abitare l’immobile. In particolare: se il provvedimento di assegnazione del giudice è stato trascritto nei pubblici registri immobiliari prima del contratto di compravendita, l’acquirente deve rispettare il diritto di abitazione del coniuge assegnatario finché ne sussistono i presupposti; se invece il provvedimento di assegnazione non è stato trascritto, il diritto del coniuge assegnatario della casa prevale solo per nove anni decorrenti dalla data di assegnazione. In pratica, il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa familiare, in quanto avente per definizione “data certa”, è opponibile al terzo che abbia acquistato in data successiva, solo per nove anni se non trascritto nei registri immobiliari oppure anche dopo i nove anni se il provvedimento giudiziale sia stato trascritto.

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