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Congedo parentale: chi ne ha diritto e come funziona

10 Aprile 2019 | Autore:
Congedo parentale: chi ne ha diritto e come funziona

Tempi, requisiti, modalità e trattamento per i lavoratori che scelgono l’assenza facoltativa dopo la maternità o la paternità.

Stai per avere un bambino oppure è appena nato e ti chiedi se e fino a quando puoi restare a casa dal lavoro per accudirlo. Non hai nessuno che riesca ad occuparsi di lui e ti sembra troppo presto per lasciarlo tra le braccia di una baby-sitter. Ti domandi se deve essere per forza la madre a rinunciare al rientro in ufficio oppure anche il padre ha lo stesso diritto. Ebbene, la legge concede questa possibilità ad entrambi i genitori attraverso il congedo parentale. Chi ne ha diritto e come funziona è quello che vedremo in questo articolo.

Va detto come premessa che l’assenza dal lavoro coperta dall’Inps è prevista sia per i lavoratori dipendenti sia per i collaboratori iscritti alla gestione separata dell’Istituto. Ci sono, ovviamente, dei limiti per usufruire del congedo parentale. Ad esempio, limiti di tempo relativi alla durata dell’assenza ma anche all’età del bambino. Da questo dipenderà l’indennità che verrà corrisposta.

Altro elemento importante, che approfondiremo più avanti: non è obbligatorio usufruire del congedo parentale per un periodo continuativo ma è possibile frazionarlo.

Ci sono, invece, delle condizioni particolari quando in famiglia c’è un solo genitore sia perché l’altro è deceduto, è gravemente malato oppure ha abbandonato il nucleo.

Vediamo nel dettaglio come funziona il congedo parentale e chi ne ha diritto.

Congedo parentale: che cos’è?

Per congedo parentale si intende quel periodo di astensione dal lavoro, parzialmente retribuito, che segue l’assenza obbligatoria per maternità. È corrisposto dall’Inps e disciplinato sia dalla legge [1] sia dai singoli contratti nazionali di categoria.

Può essere usufruito dalla madre o, in alternativa, dal padre.

Chi ha dei figli con età inferiore a 12 anni può usufruire del congedo parentale per ogni figlio.

Congedo parentale: quanto dura?

La durata del congedo parentale per ciascuno dei genitori è vincolata alla scelta dell’altro. Nel senso che, ad esempio, la madre potrà restare a casa per un certo numero di mesi che varia a seconda del fatto che anche il padre usufruisca dell’assenza facoltativa. Vediamolo nel dettaglio a seconda dei casi.

Se all’interno della famiglia ci sono entrambi i genitori, ci sono queste possibilità:

  • congedo solo per la madre: 6 mesi dopo l’astensione obbligatoria per maternità;
  • congedo solo per il padre: 7 mesi dalla nascita del figlio;
  • congedo per entrambi: 11 mesi totali, tenendo conto del massimo di 6 mesi per la madre e 7 mesi per il padre. Ad esempio, se la madre usufruisce del massimo di 6 mesi, il padre potrà restare a casa solo per i 5 mesi successivo. Se il padre decide di prendere i 7 mesi massimi di congedo, la madre ne potrà prendere solo 4 mesi.

Se all’interno della famiglia c’è un solo genitore, il periodo massimo di congedo parentale è di 10 mesi.

Se, infine, c’è un solo genitore ma successivamente subentra il secondo (ad esempio, in caso di tardivo riconoscimento del figlio), la durata del congedo è di 10 mesi o di 11 se il padre si astiene dal lavoro per almeno 3 mesi. In altre parole:

  • se la madre ha fruito di 6 mesi di congedo, il padre subentrato in un secondo momento ha diritto a 5 mesi di assenza dal lavoro;
  • se la madre ha fruito di 9 mesi di congedo, il padre subentrato ha diritto a 1 mese di assenza dal lavoro;
  • se il padre, come genitore solo, ha fruito di 6 mesi di congedo, la madre subentrata in un secondo momento ha diritto a 5 mesi di assenza dal lavoro.

Congedo parentale: se nascono dei gemelli la durata è la stessa?

No. Se nascono dei gemelli, la durata del congedo parentale si moltiplica per il numero di bambini venuti alla luce. Quindi, se nascono due bimbi, la durata diventa il doppio di quella prevista per un solo figlio, se ne nascono tre diventa il triplo e così via.

Congedo parentale: posso frazionarlo?

È possibile fruire del congedo parentale in modo continuativo o frazionato. In quest’ultimo caso, si può prendere su base mensile, giornaliera e oraria. Ad esempio, puoi alternare un’assenza di un mese o di alcuni giorni con altre in cui lavori solo per un certo numero di ore. Se il congedo è su base oraria, non cambia la sua durata, quindi restano invariati i limiti complessivi.

Come funziona il congedo frazionato?

Viene considerato frazionato il congedo parentale che prevede la ripresa del lavoro tra un’assenza e l’altra, anche quando di mezzo c’è una sola giornata. Restano esclusi dal calcolo del congedo, quando sono compresi in tale periodo, i giorni:

  • festivi;
  • di sabato e di domenica, in caso di settimana corta di lavoro;
  • di ferie;
  • di malattia;
  • di altro tipo di assenza prevista dal contratto (ad esempio il permesso per lutto).

Per quanto riguarda il congedo frazionato su base oraria, se non ci sono altre disposizioni diverse dettate dai contratti di categoria, vale quanto stabilito dalla legge, e cioè le assenze in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga mensile immediatamente precedente a quello in cui inizia il congedo.

Per intenderci: se lavori mediamente 8 ore al giorno, puoi prendere un congedo orario massimo di 4 ore.

Ci sono, tuttavia, delle assenze e dei permessi incompatibili o, se preferisci, non cumulabili quando si sceglie il congedo frazionato su base oraria (a meno che il contratto collettivo lo consenta). Si tratta di:

  • congedo su base oraria per un altro figlio nello stesso giorno;
  • riposo orario per allattamento;
  • riposo orario giornaliero per figli disabili gravi in alternativa al prolungamento del congedo parentale.

Sono, invece, compatibili il congedo parentale ed i permessi per l’assistenza a familiari portatori di handicap grave oppure fruiti dallo stesso lavoratore con handicap, poiché sono disciplinati da leggi diverse (in questi casi si tratta della Legge 104).

Congedo parentale: come fare la richiesta?

Se intendi usufruire del congedo parentale, devi, innanzitutto, comunicarlo al tuo datore di lavoro come previsto dal tuo contratto nazionale di riferimento e, in qualsiasi caso, con un preavviso di almeno 5 giorni. Sei tenuto ad indicare la data di inizio e fine del congedo.

Inoltre, e prima che inizi il periodo di assenza lavorativa, devi presentare domanda all’Inps per via telematica, di cui dovrai far avere una copia al tuo datore di lavoro. Anche in questo caso è necessario indicare inizio e fine del congedo.

Se l’assenza sarà frazionata, questa procedura deve essere ripetuta ogni volta. Quindi non puoi presentare domanda dicendo, ad esempio, che ti assenterai 5 giorni a gennaio, sette ore della prima settimana di febbraio, due settimane ad aprile, ecc. Prima di ogni assenza bisognerà presentare domanda all’Inps e comunicarlo all’azienda.

Ci sono alcuni casi particolari. Uno riguarda il genitore solo. Dovrà allegare alla domanda un documento che lo dimostri, come può essere il certificato di grave malattia dell’altro genitore.

C’è, poi, il caso di chi ha avuto un parto gemellare. In questo caso sarà necessario presentare richieste separate.

Infine, se intendi avvalerti del congedo frazionato su base oraria, devi fare domanda in questi termini:

  • con un preavviso di almeno 2 giorni al datore di lavoro;
  • prima dell’inizio del congedo (al massimo il giorno stesso in cui inizia) all’Inps, per via telematica e utilizzando l’apposito modulo per le assenze giornaliere.

Congedo parentale: quanto si prende di indennità?

Capitolo non indifferente: quello che riguarda i soldi. Quanto si prende stando a casa grazie al congedo parentale? L’indennità viene pagata dall’Inps dal momento in cui è stata data comunicazione (e non per i periodi precedenti) e per un certo tempo ed integrata dal datore di lavoro, dopodiché ci vogliono determinate circostanze affinché sia corrisposta.

È fondamentale, ai fini del pagamento dell’indennità, che quando comincia il congedo sia in atto un rapporto di lavoro non soggetto a qualsiasi tipo di sospensione.

L’indennità è prevista:

  • fino a compimento dei 6 anni del bambino: 6 mesi di indennità;
  • fino agli 8 anni del bambino: 10 o 11 mesi complessivi oppure i periodi massimi sopra citati se il reddito individuale del genitore è inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo.

Quanto si prende? Il trattamento è pari al 30% della retribuzione media globale giornaliera del mese che precede la richiesta di congedo.

Congedo parentale: spetta anche ai collaboratori?

Chi ha un contratto di collaborazione ed è iscritto alla gestione separata dell’Inps, quindi tenuto a versare un’aliquota aggiuntiva dello 0,72%, ha diritto ad un congedo parentale per un massimo di 6 mesi fino al compimento del terzo anno del bambino.

Nel dettaglio, entro il primo anno di vita del bambino:

  • chi ha almeno 3 mensilità di contribuzione maggiorata dello 0,72% nei 12 mesi precedenti il congedo: ha diritto ad un’indennità del 30% del reddito relativo alla contribuzione maggiorata, calcolato come previsto per la maternità;
  • chi ha i requisiti per ricevere l’indennità di maternità o di paternità: ha diritto al 30% del reddito preso come riferimento per tale indennità.

Nel secondo e nel terzo anno del bambino, invece, il requisito è quello delle 3 mensilità della contribuzione maggiorata dello 0,72% nei 12 mesi precedenti il congedo. Il criterio è lo stesso appena visto: 30% del reddito relativo alla contribuzione maggiorata, calcolato come previsto per la maternità.

Le indennità complessive di entrambi i genitori non possono superare i 6 mesi.

Il diritto all’indennità per congedo parentale si prescrive entro 1 anno dalla fine del periodo indennizzabile.

Congedo parentale: ci sono delle alternative?

Se sei una mamma con un contratto di collaborazione e non puoi o non vuoi usufruire del congedo parentale, hai diritto ad un contributo sperimentale per pagare una baby-sitter ed altri servizi per l’infanzia con le stesse modalità previste per le dipendenti.

Congedo parentale: ne hanno diritto artigiane e commercianti?

L’Inps riconosce l’indennità di congedo parentale anche alle donne artigiane e commercianti. E solo alle donne: il padre artigiano o commerciante non ne ha diritto. La durata massima è di 3 mesi (continuativi o frazionabili) nel primo anno di età del bambino.

Se, però, la mamma è artigiana o commerciante ed il padre è lavoratore dipendente, entrambi hanno diritto al congedo. In questo caso, la durata massima complessiva è di 10 mesi, vale a dire 3 mesi per la madre e 7 mesi per il padre. L’indennizzo non può superare complessivamente i 6 mesi nei primi 3 anni.

Quanto si prende? Il 30% della stessa retribuzione su cui è stata calcolata l’indennità giornaliera della maternità obbligatoria.

Come si chiede? Occorre inviare la domanda per via telematica all’Inps prima che inizi il congedo parentale, pena il mancato riconoscimento dell’indennità relativa al periodo precedente. La prestazione viene riconosciuta per l’effettiva astensione dal lavoro, da attestare con una dichiarazione di responsabilità firmata dalla lavoratrice.

Attenzione, però: per ricevere l’indennità è necessario il pagamento dei contributi relativi al mese precedente o al mese stesso in cui parte il congedo. Dopodiché, per il periodo di congedo sono previsti i contributi figurativi.


note

[1] Dlgs. n. 151/2001.

Autore immagine: Pixabay.com


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