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Cartella di pagamento: consigli

18 Marzo 2019
Cartella di pagamento: consigli

Quale difesa in caso di debiti contro Agenzia Entrate Riscossione e come liberarsi dai debiti.

Una delle prima domande che il cliente pone all’avvocato nel momento in cui riceve una cartella di pagamento è come salvare la casa o evitare che i figli ereditino il debito. Il passaggio generazionale è sempre il principale cruccio di chi ha, con Agenzia Entrate Riscossione, debiti così elevati da non poterli estinguere neanche lavorando una intera vita. In questi casi è bene prendere il toro dalle corna e, senza girare troppo intorno al problema, individuare la soluzione più opportuna. Soluzione che ovviamente varia soprattutto in base all’entità dell’arretrato e alle disponibilità economiche del contribuente. Ci sono poi ulteriori variabili da considerare: il patrimonio immobiliare detenuto dal debitore, l’età dello stesso, la sua “propensione” al contenzioso giudiziale, l’anzianità del debito.

Una cosa però è certa: a dispetto di quanto in molti chiedono, nessun Agente della Riscossione è in grado di concordare soluzioni personalizzate con il contribuente. Non si può cioè raggiungere un accordo individuale, che violerebbe il principio di pari trattamento dei cittadini.

È tuttavia possibile fornire alcuni pratici consigli a chi riceve una cartella di pagamento, alla luce di quella che è l’esperienza di uno studio legale specializzato in materia.

La verifica dell’entità del debito

La prima cosa da fare per chi vuol vederci chiaro e mettere mano alla propria posizione è richiedere un estratto di ruolo allo sportello dell’Esattore o tramite il relativo sito internet. Si tratta di un documento che viene rilasciato dall’Agente della Riscossione in cui viene sintetizzata tutta la posizione del contribuente.

Poiché la riscossione delle imposte erariali è affidata ad Agenzia Entrate Riscossione mentre  quelle delle imposte locali viene gestita da società private di riscossione con cui Comuni, Province e Comuni hanno siglato una convenzione, sarà bene presentare la domanda presso entrambi gli sportelli.

L’estratto di ruolo è anche il punto di partenza per un avvocato al fine di meglio consigliare il proprio cliente sommerso dai debiti tributari.

La verifica della notifica delle cartelle

Succede spesso che dall’estratto di ruolo risultino delle cartelle di cui il contribuente non ha copia e che ritiene di non aver mai ricevuto. In questi casi, il secondo passo da fare è presentare una istanza di accesso agli atti amministrativi per visionare gli originali delle cartoline con l’avviso di ricevimento delle raccomandate o le relazioni di notifica dei messi comunali che attestato l’avvenuta consegna della cartella esattoriale. Solo così si può avere certezza se c’è stato un errore da parte dell’Agente della Riscossione nella notifica degli atti. Se così fosse, è possibile presentare ricorso contro l’estratto di ruolo: l’impugnazione è volta a cancellare i debiti per le cartelle mai arrivate a destinazione.

Leggi Cartella non notificata: difesa.

La verifica della prescrizione

L’estratto di ruolo serve anche ad accertare quali cartelle sono cadute in prescrizione. In realtà, l’estratto indica solo la data di notifica delle cartelle e quella di iscrizione a ruolo, ma non dice se, medio tempore, sono stati inviati solleciti di pagamento. Solleciti che possono aver interrotto la prescrizione. Se così fosse allora bisognerebbe calcolare i termini di prescrizione dal ricevimento del sollecito e non più dalla notifica della cartella.

Per accertarsi dell’esistenza di intimazioni di pagamento, preavvisi di fermi o di ipoteca – tutti atti suscettibili di interrompere i termini di prescrizione – sarà bene ricercare nei propri cassetti o presentare un’ulteriore istanza di accesso agli atti amministrativi.

Ricordiamo che la prescrizione è diversa a seconda del tipo di imposta. È di 10 anni per Irpef, Irap, Iva, Ires, imposta di registro, di bollo, ipotecaria, catastale. È di 5 anni per Imu, Tasi, Tari, multe stradali, sanzioni amministrative, contributi Inps e Inail. È di 3 anni per il bollo auto.

Cartelle prescritte: strategia di difesa

Se ti accorgi che qualche cartella è prescritta non puoi fare ricorso per cancellare il debito visto che i termini per l’impugnazione sono già scaduti (60 giorni per le cartelle relative a imposte; 30 giorni per le cartelle relative a sanzioni amministrative; 40 giorni per cartelle relative a contributi Inps e Inail). Non puoi neanche promuovere una causa di “accertamento negativo del debito”, ossia rivolta a far cancellare un debito non più dovuto, visto che la legge non prevede questo tipo di ricorso tributario. Non resta allora che aspettare la successiva mossa dell’Esattore (ad es. un pignoramento, una intimazione di pagamento, un preavviso di fermo o ipoteca) e promuovere un giudizio contro di questo per prescrizione del credito.

Salvare la casa

Il contribuente che non ha redditi, ma è proprietario solo di una casa, ove dimora ed è residente, non deve temere perché tale immobile non potrà mai essergli pignorato. È il cosiddetto divieto di pignoramento della prima casa. Ma se, oltre alla casa, dovesse avere la proprietà – anche per quote – di altri immobili, gli potranno essere pignorati sia l’una che gli altri a condizione che il debito complessivo superi 120mila euro e che la somma del valore di tutti gli immobili posseduti superi 120mila euro.

La “prima casa” che non può essere pignorata può tuttavia essere ipotecata. Per l’ipoteca è sufficiente che il debito superi 20mila euro e che, 30 giorni prima, sia stato inviato un preavviso di ipoteca.

Chi ha solo la prima casa di residenza, bene farà a non accettare altre donazioni o successioni immobiliari che, ampliando il suo patrimonio, renderebbero pignorabile anche l’abitazione di residenza.

Salvare il conto corrente

Se sei un lavoratore dipendente ti conviene non conservare più di 1.300 euro sul conto: l’esattore infatti non può mai pignorare la giacenza inferiore al triplo dell’assegno sociale (l’eccedenza invece viene pignorata). I professionisti e gli autonomi invece faranno bene ad aprire un fido perché, per loro, il pignoramento del conto parte già dal primo euro di giacenza.

Per maggiori informazioni leggi Pignoramento conto corrente: chi rischia il blocco dei soldi?

Liberare gli eredi dai debiti

Chi vuol liberare gli eredi dai debiti farà bene a pensare a una procedura di sovraindebitamento con cui può azzerare il debito nei confronti dell’Agente della Riscossione. La procedura comporta l’estinzione di tutte le pendenze: se derivano da attività commerciale, dietro consenso del 60% dei crediti; se derivano da debiti familiari, su autorizzazione del giudice senza bisogno che vi sia, in questo caso, il consenso dei creditori.

In alternativa gli eredi potranno sempre rifiutare l’eredità o accettarla con beneficio di inventario. Nel frattempo però è verosimile che molte cartelle siano andate prescritte; quindi, prima di rifiutare l’eredità, sarà bene accertarsi del residuo carico tributaria.


note

Autore immagine: due indici che si toccano di Sergey Nivens


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