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Notifica cartella esattoriale con pec in pdf: è valida?

27 Novembre 2019
Notifica cartella esattoriale con pec in pdf: è valida?

Validità o invalidità della cartella di pagamento priva del formato p7m con firma digitale? La parola alla prima sentenza della Cassazione sulla notifica a mezzo Pec da parte di Agenzia Entrate Riscossione.

C’era davvero grande attesa per la prima pronuncia della Cassazione sulla validità delle cartelle esattoriali notificate a mezzo pec (posta elettronica certificata). Il tema è quello della validità o meno dell’allegato in formato pdf, da molti giudici equiparato alla volgare fotocopia e perciò ritenuto insufficiente a garantire la genuinità e l’immodificabilità del documento informatico. Sicché, molte sentenze di primo e secondo grado hanno, sino ad oggi, decretato la nullità della notifica della cartella esattoriale con pec in pdf. L’unico formato valido sarebbe il cosiddetto p7m che, firmato in modalità digitale, sarebbe un po’ come l’originale cartaceo. 

Dicevamo che la Cassazione si è finalmente pronunciata sulla questione, ma c’è da giurare che non sarà un caso isolato vista la mole di sentenze depositate negli scorsi mesi dalle Commissioni tributarie regionali e impugnate da Agenzia Entrate Riscossione.

Prima di capire se, secondo la Suprema Corte, la notifica della cartella esattoriale con pec in pdf è valida, cerchiamo di spiegare meglio qual è il nocciolo della questione con un esempio pratico e di ripercorrere i precedenti che sino ad oggi si sono rincorsi sul tema.

La notifica della cartella esattoriale con posta elettronica certificata (Pec)

Imprese, professionisti e società sono obbligati, per legge, a munirsi di un indirizzo Pec ove, sempre per legge, ricevere le comunicazioni e gli atti ufficiali da parte della pubblica amministrazione. Multe stradali, cartelle di pagamento, avvisi di accertamento fiscale e sanzioni amministrative: tutto viaggia ormai sulla posta elettronica certificata. E non serve giustificarsi sostenendo di aver perso le credenziali di accesso o che l’account è gestito dal commercialista: è onere di ogni contribuente controllare quotidianamente la propria casella Pec.

Agenzia Entrate Riscossione ha così iniziato a notificare, tramite posta elettronica certificata, le proprie cartelle esattoriali. Ma la cartella vera e propria, per come siamo abituati a conoscerla – con tutte le indicazioni sulle imposte da pagare, gli anni a cui si riferiscono, il dettaglio di ogni importo (con la data di iscrizione a ruolo, gli interessi, l’ente creditore, ecc.), l’autorità e i termini a cui fare ricorso, il responsabile del procedimento – sono contenuti in un file allegato all’email. Questo file è in formato .pdf.

La validità della cartella in formato pdf

L’impiego del pdf per contenere l’allegato della cartella è stato criticato da gran parte dei giudici di primo e secondo grado. Si tratterebbe infatti di un formato non valido, in quanto rappresenterebbe una sorta di «copia informatica di documenti analogici» (la volgarmente detta “scannerizzazione”). Essa quindi non ha la valenza di «documento informatico» immodificabile. Del resto, ritornando all’epoca in cui le intimazioni di pagamento dell’Esattore erano fatte da fogli di carta, nessun giudice avrebbe mai avuto dubbi sul fatto che una cartella consegnata al contribuente in fotocopia è nulla.

Se, aprendo la tradizionale busta cartacea inviata con raccomandata a/r da Agenzia Entrate Riscossione trovassi la cartella di pagamento in semplice fotocopia e non in originale non avresti dubbi a impugnarla perché non autentica. In tale ipotesi, molto probabilmente, il giudice ti darebbe ragione e annullerebbe l’atto. Lo stesso ragionamento viene esteso alla posta elettronica certificata: il pdf sta all’email come la fotocopia sta alla carta tradizionale. la cartella di pagamento allegata a un messaggio di posta elettronica certificata deve, a pena di nullità, essere firmata digitalmente e avere, perciò, l’estensione .p7m. 

L’estensione .p7m garantisce l’integrità e la “non modificabilità” del documento informatico e, in relazione alla firma digitale, consente a chi riceve la notifica di identificarne l’autore e, quindi, la paternità o riferibilità della sottoscrizione medesima. 

Di qui l’affermazione: le cartelle di pagamento in pdf sono nulle. Lo ha detto la Ctp di Vicenza [1], Treviso [2], Reggio Emilia [3], Milano [4], Savona [5], Napoli [6], Lecce [7], La Spezia [8], Frosinone [9], la CTR Lazio [10], ecc.

Il principio sino ad oggi sancito dalle varie Commissioni Tributarie è il seguente: «Qualora la cartella esattoriale allegata alla PEC e notificata sotto forma di documento informatico risulti essere un normalissimo file “.pdf” privo dell’estensione “.p7m” e, come tale, quindi, non firmato digitalmente, lo stesso file non può qualificarsi idoneo a garantire, con assoluta certezza, da una parte, l’identificabilità del suo autore e la paternità dell’atto e, dall’altra, la sua l’integrità e immodificabilità, così come richiesto dal codice dell’amministrazione digitale.

Conseguentemente la notificazione per posta elettronica certificata non è valida con illegittimità derivata della stessa cartella e, per tale motivo, deve essere annullata».

In buona sostanza, il file pdf col quale è riprodotta la cartella contenuta nell’email non garantisce l’autenticità dell’allegato, essendo solo una riproduzione elettronica di un documento cartaceo, e come tale equiparabile a una semplice copia.

Notifica cartella per pec in Pdf: sentenze Cassazione

Sino ad oggi la Cassazione non aveva avuto ancora modo di pronunciarsi sulla validità delle cartelle esattoriali notificate con pec in pdf, ma aveva “sfiorato” il tema parlando della notifica di un controricorso nell’ambito di un processo civile in “terzo grado”. Secondo tale precedente delle Sezioni Unite [11], nel processo civile di legittimità devono ritenersi validi gli atti sottoscritti sia in pdf che in p7m. La Cassazione si è richiamata al diritto dell’Unione Europea, secondo cui le firme digitale di tipo Cades  (ovverosia p7m) oppure di tipo Pades (ossia pdf) sono equivalenti e devono essere riconosciute e convalidate dai Paesi membri, senza eccezioni. In altri termini, al fine di garantire una disciplina uniforme della firma digitale nell’Ue, sono stati adottati degli standard europei mediante il cosiddetto regolamento eIDAS che impone agli Stati Membri di riconoscere le firme digitali apposte secondo determinati standard tra i quali figurano sia quello Cades che quello Pades. Non ci sono elementi per ritenere che il formato Cades (p7m) sia più affidabile del formato Pades (pdf) che anzi nel processo amministrativo telematico è stato adottato in forma esclusiva per ragioni legale alla piattaforma interna. E la stessa società titolare del marchio Adobe ha sottoscritto un protocollo che riconosce al formato pdf la validità per la firma digitale così come definita dal codice dell’amministrazione digitale.

Detto ciò, in linea con tale orientamento, l’ordinanza della Cassazione qui in commento [12], riferita finalmente alle cartelle esattoriali, non ha dubbio nel ritenere la notifica della cartella medesima valida se effettuata con pdf. Vengono quindi accolte le tesi di Agenzia Entrate Riscossione. Non c’è bisogno che l’allegato alla pec notificata al contribuente sia in formato p7m.

In capo all’Agente della riscossione resta sempre l’obbligo – già affermato in un altro precedente dalla stessa Cassazione [13] – in caso di contestazioni da parte del cittadino relative alla notifica a mezzo Pec delle cartelle di pagamento, «di dimostrare di avere provveduto alla regolare notifica di esse in forma di documento informatico (e non di mera copia informatica di documento cartaceo), di documentare la corrispondenza tra il messaggio originale e quello trasmesso via Pec nonché la regolarità della trasmissione telematica dell’atto».

Cartella in pdf senza firma digitale: è valida?

Più di recente la Cassazione [14] ha detto che Agenzia Entrate Riscossione può notificare la cartella di pagamento allegando alla pec il pdf dell’originale. Non è necessaria neppure la firma digitale.

Ribattendo alle obiezioni della difesa della piccola società, gli Ermellini hanno spiegato a chiare lettere che la notifica della cartella di pagamento può avvenire, indifferentemente, sia allegando al messaggio pec un documento informatico, che sia duplicato informatico dell’atto originario (il c.d. “atto nativo digitale”), sia mediante una copia per immagini su supporto informatico di documento in originale cartaceo (la c.d. “copia informatica”), come è avvenuto pacificamente nel caso in esame, dove il concessionario della riscossione ha provveduto a inserire nel messaggio di posta elettronica certificata un documento informatico in formato Pdf – cioè il noto formato di file usato per creare e trasmettere documenti, attraverso un software comunemente diffuso tra gli utenti telematici -, realizzato in precedenza mediante la copia per immagini di una cartella di pagamento composta in origine su carta. Era quindi una facoltà dell’esattore allegare il pdf della cartella originale alla pec.

Inoltre nessuna norma di legge impone che la copia su supporto informatico della cartella di pagamento in origine cartacea, notificata dall’agente della riscossione tramite pec, venga poi munita di firma digitale. Fra l’altro, ha aggiunto la Cassazione, in tema di irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata, non sussiste la nullità se la consegna in via telematica dell’atto stesso ha comunque prodotto il risultato della sua conoscenza e determinato così il raggiungimento dello scopo legale.


note

[1] Ctp Vicenza sent. n. 821/2017.

[2] Ctp Treviso sent. n. 93/1/2018.

[3] Ctp Reggio Emilia sent. n. 204/17 del 31.07.2017.

[4] Ctp Milano sent. n. 1023 del 3.02.2017; Ctp Milano, sent. n. 1638 del 24.02.2017. 

[5] Ctp Savona, sent. n. 100/2017 e 101/2017.

[6] Ctp Napoli sent. n. 611 del 26.02.2016.

[7] Ctp Lecce, sent. n. 1817 del 12.05.2016; Ctp Lecce sent. n. 611/2015 (Cartella Agenzia Entrate, la notifica per Pec non è valida).

[8] CTP La Spezia sent. n. 415/17 del 3.07.2017.

[9] Ctp Frosinone, sent. n. 869/2016.

[10] CTR Lazio, sent. n. 2904/18/17.

[11] Cass. S.U. sent. n. 10266/18 del 27.04.2018.

[12] Cass. ord. n. 6417/2019.

[13] Cass. sent. n. 16173/2018.

[14] Cass. ord. n. 30948 del 27.


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5 Commenti

  1. La ricevuta di avvenuta consegna “completa” di una PEC è mezzo idoneo a certificare non solo il recapito – nella casella di Posta Elettronica Certificata – del messaggio email, ma anche degli eventuali allegati alla stessa. Contro tale ricevuta è comunque ammessa prova contraria costituita da errori tecnici riferibili al sistema informatizzato”.

  2. La mera disponibilità da parte dell’Avvocatura dello Stato di altri indirizzi di posta elettronica certificata ad essa intestati presso ciascuna sede, e destinati ad usi diversi, non consente di declassare a mera irregolarità la trasmissione ad un indirizzo diverso da quello risultante dal Reginde, la quale, equivalendo all’inosservanza delle disposizioni riguardanti la persona cui dev’essere consegnata la copia dell’atto

  3. La Pec, ossia la posta elettronica certificata, è una versione moderna della vecchia raccomandata con avviso di ricevimento; di questa possiede la stessa caratteristica a dimostrare, in modo pieno e certo, la data di spedizione e di ricevimento del messaggio. Ma poiché è possibile rifiutare una raccomandata, c’è chi si chiede se si può rifiutare una Pec.

    1. Per non ricevere una Pec si potrebbe lasciare il proprio account di posta elettronica “pieno”, ossia consumare tutto lo spazio messo a disposizione dal gestore. Questo sistema, però, non serve per gli atti giudiziari, le multe, le cartelle esattoriali: anche in questo caso, infatti, la notifica si considera ugualmente eseguita. Per non ricevere una Pec è possibile chiedere la cancellazione del proprio indirizzo certificato. Per farlo, devi inviare una richiesta via Posta elettronica certificata nella quale devono essere riportate le seguenti informazioni:
      nome e cognome o ragione sociale;
      indirizzo (via, città, cap, nazione);
      codice fiscale o partita Iva;
      e-mail valida (per eventuali comunicazioni).

  4. Allora a cosa serve la firma digitale?
    Inoltre voglio ricordare che gli atti notificati con raccomandata non sono copie ma originali, firmati in calce

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