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Sanità al collasso: a febbraio nuovo sciopero nazionale

28 Dicembre 2017 | Autore:
Sanità al collasso: a febbraio nuovo sciopero nazionale

Indetto un nuovo sciopero nazionale dei medici e dei veterinari per salvare una sanità al collasso fatta di tagli, debiti e orari massacranti

Dopo lo sciopero nazionale tenutosi il 12 dicembre scorso, medici, veterinari e dirigenti del Servizio sanitario nazionale hanno proclamato un nuovo sciopero, che si terrà l’8 e il 9 febbraio 2018. Lo stop, che durerà per 48 ore, è una forma di protesta contro una sanità pubblica sempre più al collasso ed un governo sordo. La nuova manifestazione, infatti, segue la mancata risposta da parte del governo all’appello lanciato a dicembre.

Sanità al collasso e governo sordo

La larga adesione del personale sanitario allo sciopero  (che il 12 dicembre ha registrato circa l’80% delle adesioni) rappresenta una chiara denuncia delle responsabilità che stanno portando la sanità pubblica al collasso. È quanto affermato in una nota congiunta da tutte le principali sigle sindacali afferenti al mondo medico [1] in riferimento alla scorsa manifestazione. «È ormai chiaro per tutti, tranne che per la legge di bilancio persa nel meraviglioso mondo dei bonus, che la sanità pubblica è in emergenza lasciata in una recessione perenne, esclusa dalla ripresa economica, per aprire la strada alla intermediazione finanziaria e assicurativa. Che costerà di più e curerà di meno».

Dunque, affermano le organizzazioni mediche, «ci aspettiamo dal Ministro della salute, non solo la solidarietà di un giorno, ma il fattivo sostegno ai professionisti. E dal Ministro della funzione pubblica un intervento legislativo che sblocchi le nostre risorse accessorie che il suo decreto ha congelato, impedendo, di fatto, ogni margine di sviluppo della carriera dei medici, veterinari e dirigenti sanitari».

Ospedali italiani e turni massacranti

Negli ospedali italiani i turni dei medici e degli infermieri sono spesso massacranti. Il problema degli eccessivi turni di lavoro all’interno degli ospedali ha spesso infuocato il mondo della sanità. Di tanto avevamo parlato nell’articolo Ospedali e orario di lavoro illegittimo.

Di nuovo, però, c’è che la situazione – come preannunciato – sembra non essere più tollerabile, né sostenibile, tanto che medici e dirigenti sanitari sono davvero sul piede di guerra. Attualmente infatti la sanità pubblica è in una situazione di emergenza. Si rischia, inoltre, un ulteriore taglio dei servizi, ci sono 10 milioni di ore l’anno non retribuite e migliaia di anni di ferie non godute.

Sanità italiana: orari fuori legge e niente fondi

Secondo i  promotori dello sciopero la sanità italiana è al collasso e, già da anni, si regge a discapito delle condizioni in cui operano i lavoratori del settore, costretti a turni massacranti che non rispettano gli standard europei in punto di orario di lavoro. Inoltre, nella Legge di Bilancio 2018, non c’è traccia di fondi destinati al rinnovo dei contratti dei dipendenti dei vari comparti sanitari. Ciò in quanto la sanità è vista più come un costo che come un investimento.

Sanità italiana al collasso: a farne le spese sarà anche il cittadino

Ciò che sfugge, però, è che a farne le spese sarà anche il cittadino. E ciò non solo da un punto di vista prettamente economico, ma soprattutto con riguardo al fondamentale diritto alla salute. Le cure, infatti, costano di più e sono sempre più appannaggio di pochi. Ma non è tutto: specialmente per la professione sanitaria, orari di lavoro “umani” alternati a riposi sufficienti servono proprio ad evitare che l’eccessivo affaticamento del personale medico-sanitario possa costituire un pericolo per la salute e l’incolumità dei pazienti. Detta in maniera semplice: per essere lucidi e lavorare bene, fra un turno e l’altro bisogna andare a casa, mangiare qualcosa e farsi una bella dormita. Gli orari, quindi, devono lasciare libere da impegni le persone per almeno 11 ore senza interruzioni.

Ospedali ed orario di lavoro illegittimo

La normativa [2] in materia di orario di lavoro, è molto chiara e prevede, in particolare, quanto segue:

  • Riposo giornaliero: nell’arco di 24 ore ogni lavoratore ha diritto, come minimo, a 11 ore consecutive di riposo.
  • Tempo di lavoro massimo settimanale: non si può lavorare per più di 48 ore a settimana, straordinari compresi.

La verità, però, è che nella maggior parte degli ospedali italiani  l’orario di lavoro cui sono costretti medici ed infermieri è illegittimo. Ed infatti, proprio qualche mese fa la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), con il Cergas, il centro di ricerca della Bocconi sulla sanità, è andata a guardare che cosa succede veramente negli ospedali italiani: ebbene nel 55% dei casi le 11 ore di riposo consecutivo restano solo un’utopia e dove si è provato a tradurla in pratica sono state tagliate soprattutto le ore di formazione. Per saperne di più leggi: Ospedali e orario di lavoro illegittimo.

In sostanza, si tratta di una crisi che penalizza non solo il settore, ma anche e soprattutto la qualità degli interventi. Il lavoro dei professionisti è sempre più svalutato, le ore lavorate crescono, così come cresce il debito contrattuale. Ci si trova dinanzi personale sempre più stanco e gravato da continui tagli, che peggiorano il servizio di assistenza offerto ai cittadini.


note

[1] Anaao-assomed, Cimo, Aaroi-emac, Fp-Cgil medici e dirigenti Ssn, Fvm federazione veterinari e medici, Fassid (aipac-aupi-simet-sinafo-snr), Cisl medici, Fesmed, Anpo-ascoti-fials medici, Uil fpl coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica e veterinaria. 

[2] Direttiva 88/2003/CE, recepita in Italia con il D.lgs n. 66 del 08.04.2003.

Autore immagine: Pixabay.com


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