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Modello f24

11 Aprile 2019 | Autore: Paolo Remer
Modello f24

Modello f24: la guida completa. Cos’è, a cosa serve, come compilarlo e dove pagarlo.

Ti sarà capitato di dover pagare tributi di vario genere (Irpef, Imu, imposta di registro, contributi Inps, ecc.) o anche interessi e sanzioni: sicuramente ti sarai imbattuto nel modello f24 che il Fisco richiede per questo tipo di pagamenti. Il Modello f24 è un modello unificato che il Fisco ha predisposto per effettuare, con un’unica operazione, il pagamento di tutti questi tipi di somme dovute. In passato infatti esistevano modelli separati a seconda delle varie imposte, tasse e contributi. Nella compilazione del modello f24 è abbastanza facile sbagliare: viene richiesta infatti una serie di dati, da quelli del contribuente che effettua il versamento, al periodo di riferimento dell’imposta, fino ai codici tributo. Sono dati che occorre esattamente indicare per evitare che il pagamento non venga attribuito a quell’imposta o a un determinato periodo e dunque non sia riconosciuto come valido. Anche in fase di versamento bisogna porre attenzione: ad esempio il conto corrente bancario deve avere sufficiente disponibilità altrimenti il versamento “non passa” e si considera omesso, con tutte le conseguenze del caso. Vediamo quindi in dettaglio cos’è e come si utilizza il Modello f24, come si compila e quali informazioni vanno inserite in casi particolari; scopriamo anche come si può usufruirne per ottenere in modo automatico la compensazione delle somme che dobbiamo pagare con dei crediti che ci spettano, in modo da evitare di versare soldi.

Modello f24: cos’è?

Il Modello f24 è un modulo attraverso il quale i contribuenti possono – o meglio devono – versare la maggior parte delle imposte, tasse e contributi.

E’ stato introdotto nel 1997 [1] con l’intenzione di semplificare tutte le precedenti modalità di pagamento, che sino ad allora erano diverse per ogni tributo, unificando tutti i tipi di versamenti.

L’intento del legislatore era quello di prevedere un vero e proprio sistema di “riscossione unificata” che riguardasse non solo la modulistica da utilizzare, ma anche le modalità ed i termini dei pagamenti (è la scadenza del 16 di ogni mese per i pagamenti periodici, ben nota ai commercialisti).

Così, se devi pagare un tributo come l’Imu o il saldo Irpef, o i contributi previdenziali Inps oppure se devi pagare le sanzioni che l’Amministrazione finanziaria ti ha irrogato (ad esempio in un avviso di liquidazione d’imposta o di accertamento di tributi evasi) utilizzerai sempre il Modello f24.

Modello f24: a cosa serve?

Da quanto abbiamo detto avrai capito che il Modello f24 serve essenzialmente per pagare, cioè versare tributi dovuti e eventuali sanzioni ed interessi collegati; ma può servire anche, in un certo senso, per ricevere, cioè per compensare i debiti con i crediti.

Questo avviene a condizione che le somme a debito superino, o almeno eguaglino, quelle a tuo credito e che insomma tu debba versare soltanto la differenza o anche una somma pari a zero.

Ma andiamo per ordine e vediamo innanzitutto il primo aspetto, cioè cosa si può pagare con il Modello f24.

Modello f24 per imposte, tasse e contributi

Il Modello f24 viene usato per pagare la grande maggioranza dei tipi d’imposte e dei contributi previsti dal sistema fiscale italiano. Infatti esso comprende:

  • Imposte sui redditi (Irpef, Ires);
  • Ritenute alla fonte sui redditi da lavoro e sui redditi da capitale;
  • Imposta sul valore aggiunto (Iva);
  • Imposta regionale sulle attività produttive (Irap);
  • imposte sostitutive delle imposte sui redditi dell’Irap e dell’Iva;
  • addizionali regionali e comunali all’Irpef;
  • accise, imposte di consumo e di fabbricazione;
  • imposte di successione, ipotecarie e catastali;
  • imposte sostitutive sulle vendite immobiliari, sugli spettacoli, sulle scommesse ed i giochi;
  • imposte per la registrazione di atti giudiziari;
  • contributi e premi Inps, Inail, Enpals, Inpdai e altri Enti previdenziali;
  • diritti camerali;
  • tributi per l’attribuzione di rendita catastale;
  • Imposta municipale unica (Imu);
  • Tributi locali su servizi: Tarsu, Tari, Tasi;
  • Tasse o canoni per occupazione di spazi pubblici (Tosap e Cosap).

Modello F24 per accertamenti, interessi e sanzioni

Il Modello f24 serve non solo per pagare questi “normali” tributi, che in genere vengono autoliquidati dal contribuente, ma anche per pagare le somme dovute in quanto richieste dal Fisco a seguito di accertamenti e controlli; in questo caso con il Modello f24 si provvede anche a pagare gli interessi maturati e le sanzioni irrogate.

Sono i casi di:

  • controlli formali sulla dichiarazione e liquidazioni d’imposta da parte degli uffici finanziari;
  • ravvedimento operoso (cioè pagamento tardivo rispetto alla scadenza ma spontaneo, prima che il Fisco abbia avviato l’azione di accertamento);
  • avvisi di accertamento d’imposta, avvisi di irrogazione sanzioni;
  • accertamento con adesione e conciliazione giudiziale.

Modello f24: chi deve farlo?

Tutti i contribuenti sono tenuti ad utilizzare il Modello f24 per effettuare i vari tipi di pagamenti che abbiamo indicato.

C’è però una importante distinzione tra i titolari ed i non titolari di partita Iva: i primi hanno l’obbligo di utilizzare esclusivamente le modalità telematiche di pagamento, i secondi no e quindi possono presentarlo anche in forma cartacea agli sportelli di un intermediario abilitato. Tra poco vedremo come funzionano queste due diverse modalità.

Non sempre chi compila e paga il Modello f24 è il soggetto obbligato verso il Fisco: ci sono i casi del coobligato, del genitore, dell’erede, del tutore o del curatore fallimentare.

In tali casi occorre indicare il loro codice fiscale ed il codice identificativo (che si trova su una tabella presente sul sito internet dell’Agenzia delle entrate: es. genitore/tutore 02, erede 07).

Chi effettua il pagamento per conto di un contribuente diverso – cioè non per conto proprio ma per conto di un obbligato che non è direttamente lui – deve firmare personalmente il Modello f24.

Modello f24: come compilarlo?

La compilazione del Modello f24 richiede la massima attenzione perché esso è strutturato in base a sezioni, codici e tabelle ed è abbastanza facile sbagliare.

Puoi scaricare il modello f24 completo dal sito dell’Agenzia delle Entrate prelevandolo qui.

La prima sezione riguarda i dati del contribuente: bisogna indicare il codice fiscale, i dati anagrafici (data di nascita, sesso, Comune o Stato estero di nascita), il domicilio fiscale e, se occorre, anche il codice fiscale dell’eventuale coobligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare, come abbiamo visto nel paragrafo precedente.

Le sezioni successive riguardano il tributo che si intende pagare con quel Modello f24. Abbiamo visto prima che con questo modulo vengono pagati molti tipi di imposte, tasse, contributi e sanzioni. Per questo il modulo prevede varie sezioni: Erario, Inps, Regioni, Imu e altri tributi locali, altri Enti previdenziali e assicurativi (Inail).

Qui la cosa essenziale da fare è riportare esattamente il codice tributo di interesse: possono essere anche più di uno, nel caso in cui con lo stesso modello si provvede a pagare più voci d’imposta. Ad ogni riga corrisponde uno specifico tributo per l’annualità di riferimento, che va indicata a fianco.

La tabella completa dei codici e delle causali di pagamento è disponibile presso gli sportelli degli agenti della riscossione oppure nelle banche e negli uffici postali; può anche essere prelevata dal sito portale dell’Agenzia delle Entrate.

E’ indispensabile riportare nell’apposita colonna del Modello f24 l’anno di riferimento cioè l’anno (espresso in 4 cifre: es. 2018) a cui è riferito il pagamento di quel tributo, che evidentemente può essere diverso dall’anno in cui lo versiamo: possiamo pagare oggi imposte di annualità fiscali precedenti.

Se si tratta di un versamento con cadenza periodica, cioè una rateazione, bisognerà compilare anche il campo “rateazione/regione/prov./mese rif.” indicando il codice 0011. Quando, invece, si paga in unica soluzione (es. tutta l’Irpef o Iva di una determinata dichiarazione) occorre riportare il codice 0101.

A questo punto occorre inserire, nella riga corrispondente, gli importi dei tributi da versare: bisogna sempre indicare le prime due cifre decimali, dopo la virgola precompilata, anche nel caso in cui esse siano pari a zero (esempio: 64 euro saranno indicati come 64,00).

Se bisogna arrotondare, la regola è quella di guardare alla terza cifra decimale (che non può comparire nel modello perché, come abbiamo visto, ne prevede solo due): se è uguale o superiore a 5 si arrotonda per eccesso, mentre se è inferiore si arrotonda per difetto. Ad esempio, 14,758 diventa 14,76 mentre 14,752 diventa 14,75.

Una volta indicate tutte le voci, calcoleremo il totale a debito sommando gli importi delle colonne, in modo da ottenere il saldo finale che corrisponderà all’importo che dovremo versare (e che in taluni casi, come vedremo tra poco nel paragrafo sulla compensazione, potrebbe essere pari a zero).

Ogni sezione prevede poi alcune regole particolari: ad esempio per pagare l’Imu bisogna indicate il codice catastale del Comune dove sono ubicati gli immobili e specificare se si sta pagando la rata di acconto oppure il saldo o entrambe; per pagare le somme dovute a seguito di un avviso di accertamento bisogna indicare il codice dell’Ufficio finanziario che lo ha inviato, il codice dell’atto e quello dei tributi e delle sanzioni.

Modello f24: dove e come si paga?

Il Modello f24 si compone di tre copie: la prima e la seconda sono per la banca, o ufficio postale o sportello dell’agente per la riscossione dove lo presenterai per il pagamento; la terza copia viene restituita al soggetto che ha effettuato il versamento.

Infatti in fondo a ciascuna pagina del Modello f24 c’è una apposita sezione che viene compilata non dal contribuente bensì dall’intermediario al quale lo avrai presentato: l’impiegato indicherà la data, il codice identificativo dell’azienda e dello sportello e le modalità di pagamento.

E’ previsto infatti poter pagare – a meno che non si utilizzi la modalità telematica – non solo in contanti ma anche con bancomat o altri tipi di carta ed a mezzo assegno (bancario o postale oppure circolare o vaglia postale); in questo caso lo sportellista dovrà riportare gli estremi del titolo ed i codici CAB ed ABI dell’istituto bancario o postale da cui è stato tratto o emesso.

Se sei un privato potrai quindi recarti presso la tua banca o un ufficio postale oppure ad uno sportello dell’agente per la riscossione (a partire da Agenzia Entrate Riscossione, l’ex Equitalia) e pagare nei modi che ti abbiamo indicato, oppure avvalerti di un servizio di home banking tramite la banca dove hai il tuo conto corrente e la somma ti verrà addebitata in conto.

Se invece sei un titolare di partita Iva dovrai utilizzare il canale telematico: si tratta dei servizi messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (“F24 web” e “F24 online”) ai quali si accede attraverso i portali Entratel e Fisconline, ai quali occorre essersi registrati in precedenza.

Se non sei abilitato ad utilizzare i predetti servizi e non intendi farlo, potrai comunque pagare i tuoi modelli f24 in modalità telematica avvalendoti di intermediari abilitati, come i commercialisti, le associazioni di categoria ed i Caf (Centri di assistenza fiscale).

Modello f24 a saldo zero: come compensare debiti e crediti 

Il Modello f24 può essere utilizzato dai contribuenti non solo per pagare ma anche per compensare i debiti d’imposta con i crediti già maturati e riconosciuti a loro favore e che possono riguardare anche voci diverse dall’imposta che bisogna pagare: ad esempio un credito Irpef per pagare l’Imu.

E’ una possibilità utile perché grazie allo stesso modello f24 si può ottenere il riconoscimento liquido del proprio credito purché sia inferiore o al massimo uguale ai debiti che si devono pagare.

In altre parole, il Modello f24 nei casi di compensazione non potrà mai chiudere con un saldo positivo, cioè non può essere utilizzato per ricevere un rimborso: dovrà necessariamente chiudere con un importo da versare o, al limite, con un saldo zero nel caso in cui gli importi a credito e quelli a debito si pareggino e siano esattamente uguali.

Ad esempio, se hai un credito di 1.000 euro ed imposte (o contributi, sanzioni ecc.) per un debito complessivo di 1.224 euro, utilizzerai i 1.000 euro di credito in compensazione (indicandoli nel campo del modello con la dicitura “importi a credito compensati” e così pagherai soltanto la differenza per il saldo finale di 224 euro.

Se il tuo credito fosse superiore ai debiti fiscali che hai in quel momento, dovrai però aspettare per poterlo compensare tutto: solo al momento di compilare il Modello f24 successivo per i nuovi pagamenti, potrai compensarli con la differenza degli importi a credito fino a quel momento non utilizzati.

Così, nell’esempio di prima, se hai compensato con il primo Modello f24 una parte del tuo credito di 1.000 euro per pagare l’acconto Imu di 400 euro, quando dovrai pagare il successivo saldo, poniamo pari a 600 euro, utilizzerai in compensazione il credito rimasto e avrai un Modello f24 a saldo zero: avrai cioè pagato senza versare nulla.

Il vantaggio del Modello f24 utilizzato in compensazione è che rende possibile pagare imposte, contributi o sanzioni utilizzando – sia pure un po’ alla volta perché fino a concorrenza dei debiti e non oltre – le somme corrispondenti ai crediti che il Fisco ci deve.


Di Paolo Remer

note

[1] D.Lgs. n.241 del 9.07.1997: “Norme di semplificazione degli adempimenti dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi e dell’imposta sul valore aggiunto, nonché di modernizzazione del sistema di gestione delle dichiarazioni”.

Autore immagine: di iAntonio Gravante


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