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L’assegno di mantenimento

12 Aprile 2019
L’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento: di cosa si tratta, a chi spetta e come viene calcolato.

Se tu e tua moglie vi state per separare, sicuramente ti starai chiedendo se sarai obbligato a mantenerla. Comunemente, si ritiene che il mantenimento sia sempre a carico dell’uomo, ma non è così. La legge prevede, infatti, che il coniuge con un lavoro e un reddito più alto ha l’obbligo di versare all’altro coniuge economicamente più debole (e agli eventuali figli) l’assegno di mantenimento. Quindi obbligato a corrispondere il mantenimento potrebbe essere anche la donna, qualora il marito sia stato licenziato, sia disoccupato o in cassa integrazione. Tuttavia, non è possibile sapere in anticipo, prima cioè della sentenza definitiva del tribunale, a quanto ammonta effettivamente il contributo economico. Questo perché non esistono criteri oggettivi e matematici per la determinazione di tale importo. Analizziamo più nel dettaglio quali sono le condizioni per percepire l’assegno di mantenimento.

Quando e a chi spetta l’assegno di mantenimento?

Con la separazione (sia consensuale che giudiziale) il vincolo matrimoniale non viene sciolto ma solamente sospeso in attesa di una sentenza di divorzio oppure, nella migliore delle ipotesi, di una riconciliazione. Quindi il dovere di contribuire al sostegno economico della famiglia non viene meno neppure quando si verifica una crisi coniugale.

Questo vuol dire che l’assegno di mantenimento spetterà al coniuge più “povero”, ossia a quello economicamente più debole, per garantirgli lo stesso tenere di vita goduto durante il matrimonio [1].

Facciamo un esempio: Paolo guadagna 3 mila euro al mese mentre la moglie Federica non lavora. In questo caso, Federica ha certamente diritto a percepire l’assegno di mantenimento che probabilmente non potrà essere inferiore a 500 euro, cui si aggiungerà anche quello dovuto ai figli (se presenti). Se invece tua moglie lavora ma guadagna uno stipendio molto più basso rispetto al tuo, anche in questo caso avrà diritto al mantenimento.

Insomma, come avrai capito, l’assegno di mantenimento ha lo scopo di parificare la condizione economica dei due ex coniugi, coprendo gli eventuali divari di reddito.

Cosa accade se tu e tua moglie percepite un reddito uguale o molto simile? Si pensi al caso in cui siete entrambi dipendenti con lo stesso inquadramento contrattuale. Non sussistendo alcuna disparità di reddito, non ci sarà alcun obbligo di mantenimento.

È chiaro, allora, che il coniuge potrà richiedere l’assegno di mantenimento quando:

  • non gli è stata addebitata la separazione, ossia la colpa della fine del matrimonio. Nel corso della causa, infatti, il giudice potrebbe accertare che la crisi del matrimonio è stata determinata, ad esempio, dal comportamento colpevole del marito per aver tradito la moglie, e quindi aver violato il dovere di fedeltà;
  • non è titolare di adeguati redditi propri: ovvero di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello di cui ha goduto in costanza di matrimonio;
  • ha un reddito inferiore a quello del coniuge obbligato;
  • non ha intrapreso un’altra convivenza con carattere di stabilità.

Come viene calcolato l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento viene determinato nel modo seguente:

  • nel caso di separazione consensuale, i due coniugi, con la consulenza di un avvocato, dovranno stabilire nell’accordo l’ammontare dell’importo dovuto per l’assegno di mantenimento. Il giudice poi dovrà verificare l’equità dell’accordo, soprattutto a tutela degli interessi di eventuali figli, e provvedere all’omologazione delle condizioni determinando così la separazione legale;
  • nel caso di mancato accordo tra i coniugi oppure qualora ci sia una specifica richiesta di addebito della separazione da parte di uno dei due, sarà direttamente il giudice a decidere l’importo dell’assegno e il coniuge che ne avrà diritto.

Compito del giudice, quindi, sarà quello di individuare la parte più svantaggiata e riequilibrare le condizioni economiche della coppia separata, stabilendo il giusto valore del mantenimento.

Come viene calcolato l’assegno? Non esistono tabelle precise fissate dalla legge.

Devi sapere, però, che il giudice valuta alcune circostanze:

il reddito dell’obbligato: chi deve versare il mantenimento deve infatti produrre le dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni o la certificazione Isee, indicare eventuali immobili posseduti, l’esistenza di eventuali mutui, altre spese o persone a carico;

  • il reddito dell’avente diritto: chi lo chiede per sé o per i figli deve comunque dimostrare la propria condizione economica svantaggiata e la propria impossibilità di contribuire;
  • il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio: il che significa che l’importo sarà tanto più elevato quanto più benestante è il coniuge che lo deve versare. Ad esempio, durante il matrimonio, il marito percepiva uno stipendio di 2.000,00 euro al mese, mentre la moglie ha rinunciato alle aspirazioni lavorative per dedicarsi ai figli e alla gestione della casa. Sicuramente la coppia si sarà concessa dei piccoli lussi, come due autovetture, la vacanza in montagna, l’appuntamento fisso dal parrucchiere, l’abbonamento al teatro. In questo caso, la moglie (coniuge economicamente più debole) avrà diritto al mantenimento da parte del marito perché, dopo la separazione non potrà certamente permettersi lo stesso stile di vita che ha condotto in costanza di matrimonio;
  • le esigenze particolari dei figli: sociali, sportive e scolastiche. Ad esempio, se un figlio frequenta una facoltosa scuola privata;
  • l’attitudine a lavorare da parte del coniuge che richiede l’assegno: ovvero se, in base all’età e alla sua condizione di salute, abbia la possibilità di svolgere attività lavorativa retribuita.

Il mantenimento dei figli

In caso di separazione, permane comunque l’obbligo dei genitori di contribuire al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito.

Il giudice, nel determinare l’entità dell’assegno, dovrà tener conto dei seguenti criteri:

  • attuali esigenze del figlio;
  • tenore di vita tenuto dal minore in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  • permanenza presso ciascun genitore;
  • situazione reddituale dei genitori.

Nel caso in cui i genitori non abbiano i mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di vicinanza di grado, sono tenuti a fornire ai genitori i mezzi necessari per adempiere ai loro obblighi nei confronti dei figli.

Generalmente, l’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento da parte del genitore cessa quando il figlio raggiunge la maggiore età (18 anni) e l’indipendenza economica. Qualora la coppia abbia figli maggiorenni non economicamente autosufficienti il giudice, valutate le circostanze, può disporre il pagamento di un assegno periodico da versare direttamente al figlio.

Se il figlio convola a nozze non perde automaticamente il diritto al mantenimento, perché egli potrebbe non aver raggiunto la propria indipendenza economica.

Diritto agli alimenti: quando?

Sicuramente avrai sentito parlare del diritto agli alimenti che, a differenza dell’assegno di mantenimento, si fonda esclusivamente sullo stato di bisogno di un coniuge, qualora le sue condizioni economiche siano molto precarie e quindi non sia in grado di procurarsi i mezzi sufficienti per vivere. Ad esempio se il coniuge è impossibilitato a provvedere ai medicinali, al vitto o all’alloggio.

È evidente, perciò, che il diritto agli alimenti viene riconosciuto anche qualora al coniuge gli sia stata addebitata la separazione.

Tale diritto, tuttavia, viene meno quando:

  • peggiora la condizione economica dell’obbligato;
  • migliora la condizione economica dell’avente diritto;
  • diritto intraprende una nuova stabile relazione.

Assegno di mantenimento dopo il divorzio

Quando viene pronunciata una sentenza di divorzio viene meno l’obbligo di assistenza materiale, e quindi non si parla più di mantenimento bensì di assegno divorzile. Quindi l’assegno divorzile sostituisce l’assegno di mantenimento nel momento in cui la coppia divorzia, perché il suo scopo è quello di garantire l’autosufficienza del coniuge che si trovi in stato di bisogno per ragioni oggettive, e quindi indipendenti dalla sua volontà.

Ma quando esattamente l’ex coniuge ha diritto a percepire l’assegno divorzile?

Nel 2017 la Corte di Cassazione, con la famosa “sentenza Grilli” [2], ha stabilito che per il riconoscimento ed il calcolo dell’assegno di divorzio non rileva il criterio del tenore di vita, bensì il criterio dell’autosufficienza economica.

Secondo l’orientamento della Suprema Corte, infatti, il divorzio elimina definitivamente ogni legame tra moglie e marito. Questo vuol dire che il diritto all’assegno spetterà solo al coniuge che non sia economicamente autosufficiente, e quindi non abbia i mezzi adeguati per vivere. Il coniuge, però, dovrà dimostrare di non essere indipendente economicamente e, soprattutto, la non colpevolezza del suo stato di bisogno.

Ad esempio, se la tua ex moglie, pur essendo giovane, non si impegna nella ricerca di un lavoro non potrà pretendere l’assegno divorzile. Stessa cosa per il coniuge che si dimetta dal lavoro.

Questo orientamento, tuttavia, è stato integrato nel 2018, quando le Sezioni Unite della Cassazione hanno detto [3] che l’autosufficienza economica non è l’unico criterio per la determinazione dell’assegno divorzile.

Secondo la Corte, infatti, occorrerà tener conto anche di altri parametri, quali:

  • le condizioni dei coniugi, ossia la loro attuale situazione patrimoniale e personale. In tal caso, il giudice sarà tenuto a considerare sia il patrimonio delle parti che la loro condizione generale (età, – stato di salute, capacità di lavoro, ecc.);
  • le ragioni della decisione, cioè dei comportamenti che hanno portato alla fine del matrimonio;
  • il contributo personale ed economico dato da ciascun coniuge alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune. Si pensi, ad esempio, alla donna che ha sacrificato la propria carriera per dedicarsi alla crescita dei i figli;
  • il reddito di entrambi i coniugi. Occorrerà esaminare la dichiarazione personale dei redditi e, in caso di contestazioni, il tribunale potrà disporre indagini valendosi anche della polizia tributaria.

I requisiti sopra esaminati dovranno poi essere valutati in rapporto sia alla durata del matrimonio sia all’età dell’avente diritto.

La corresponsione dell’assegno divorzile può avvenire mensilmente oppure, su accordo delle parti, in unica soluzione ove questa sia ritenuta equa dal tribunale.

Tuttavia, qualora un coniuge scelga di ricevere il contributo economico divorzile in un’unica soluzione perderà:

  • il diritto di avanzare al giudice una nuova pretesa economica, in quanto si ritiene soddisfatto una volta per tutte;il
  • diritto ad una percentuale dell’indennità di fine rapporto (il c.d. tfr) percepita dall’altro coniuge al momento della cessazione del rapporto di lavoro o del pensionamento.

Fermo restando che il diritto all’assegno divorzile spetta fin dal momento in cui la sentenza di divorzio passa in giudicato, cioè diventa definitiva, è possibile richiedere al giudice di rideterminare l’importo in qualunque momento, qualora sopravvengano apprezzabili modifiche dei rispettivi redditi.

Ad esempio, Paolo è obbligato a corrispondere l’assegno divorzile all’ex moglie Federica. Se Paolo ha un figlio da un’altra relazione sarà comunque tenuto a corrispondere l’assegno ma potrà chiedere al giudice una riduzione dell’importo in ragione della nascita del figlio.

È possibile ottenere la revoca o la revisione dell’assegno di mantenimento?

Si, qualora vi siano giustificati motivi o sopraggiunga un mutamento della situazione di fatto. In ogni momento, quindi, è sempre possibile chiedere ed ottenere dal giudice la sospensione oppure la riduzione dell’importo dell’assegno di mantenimento in favore dell’ex coniuge (e/o dei figli minori o maggiorenni non ancora autosufficienti).

La revisione o la revoca sono ammesse principalmente in due ipotesi:

  • vi sia stato un notevole incremento dei redditi di uno dei coniugi (ad es.: perché è erede di un ingente patrimonio);
  • vi sia stato un deterioramento della situazione economica di uno dei coniugi (ad es.: perdita del lavoro, fallimento della società amministrata ecc.).

La domanda di revisione dell’assegno può essere avanzata sia dall’avente diritto sia dal coniuge obbligato a versarlo.

Attenzione però perché non puoi ridurre o sospendere l’assegno di mantenimento da solo. Se sei in disaccordo con il tuo coniuge devi attivare una procedura dinanzi al giudice. Se, invece, hai raggiunto un accordo con il tuo ex, puoi farlo tramite il procedimento di negoziazione assistita (rivolgendoti ad un legale di fiducia in entrambi i casi).

Cosa accade dopo aver presentato istanza di revisione o revoca dell’assegno di mantenimento?

  • il giudice potrà non accogliere l’istanza di revisione o revoca: in tal caso continueranno a far fede quelli che sono gli obblighi originariamente previsti;
  • il giudice potrà ritenere che la situazione economica di uno dei due coniugi sia peggiorata: a seconda dei casi occorrerà ridurre o aumentare l’importo dell’assegno;
  • il giudice potrà diminuire l’importo o revocare l’assegno di mantenimento quando migliora la situazione economica del coniuge beneficiario.

Va poi evidenziato che le singole rate del mantenimento non pagate possono essere reclamate solo entro i successivi cinque anni. Ad esempio, se il coniuge obbligato al pagamento smetta di corrispondere l’assegno ed il beneficiario rimanga per più di cinque anni in silenzio senza agire per il recupero, avrà sempre diritto per il futuro all’assegno di mantenimento. Perderà però la possibilità di rivendicare le rate non ricevute e più vecchie di cinque anni.

Quando non ho diritto all’assegno di mantenimento?

Il diritto a percepire l’assegno cessa nei seguenti casi:

  • addebito della separazione: ad esempio, se nel corso della convivenza hai tradito il tuo partner è probabile che ti venga addebitata, e cioè attribuita la fine del tuo matrimonio. In questo caso, non avrai alcun diritto a percepire l’assegno di mantenimento, né potrai ereditare i beni del tuo coniuge. Tuttavia, ricorrendone i presupposti, può esserti riconosciuto il diritto agli alimenti, ovvero a ricevere periodicamente una somma di denaro nei limiti di quanto necessario al tuo sostentamento;
  • convivenza e una nuova famiglia, anche di fatto: questo perché il coniuge beneficiario gode del contributo economico da parte del nuovo partner. Ovviamente, deve trattarsi di una relazione stabile, continuativa e regolare; invece, una convivenza occasionale o temporanea non determina la cessazione del contributo al mantenimento. Qualora sia il coniuge obbligato a crearsi una nuova famiglia, questi dovrà comunque continuare a versare l’assegno di mantenimento in favore dell’ex coniuge e dei figli nati dalla precedente unione, anche in presenza di figli generati dal nuovo legame. Il diritto dei figli all’assegno di mantenimento, invece, non cessa con la creazione di una nuova famiglia da parte dei genitori;
  • con la rinuncia all’assegno da parte del coniuge beneficiario: in tal caso egli dovrà preparare una dichiarazione che attesta la propria indipendenza economica e la volontà di non reclamare alcuna somma a titolo di mantenimento. Tuttavia, il coniuge che oggi rinuncia all’assegno, perché gode di redditi propri sufficienti, può sempre avanzare in futuro richiesta per ottenere il mantenimento;
  • con la morte del coniuge obbligato: in tal caso si estingue l’assegno. Tuttavia, la legge prevede che il beneficiario del contributo di mantenimento possa ottenere una quota di eredità proporzionale alla somma percepita con l’assegno mensile.

Cosa posso fare se non ricevo l’assegno di mantenimento?

Se non ricevi l’assegno di mantenimento, il primo step è sicuramente quello di inviare al tuo ex coniuge una diffida tramite lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, nella quale lo inviti al pagamento. Se la diffida non sortisce effetti, allora, si procede con l’azione espropriativa.

Devi sapere, infatti, che il decreto di omologazione, oppure la sentenza di separazione rappresentano un titolo esecutivo. Questo significa che hai il diritto a percepire l’assegno di mantenimento, in base a quanto stabilito dal Giudice.

Come fare? devi inviare al coniuge un atto di precetto, per intimarlo al pagamento entro 10 giorni. Se non paga potrai:

  • pignorare i beni mobili o immobili (locali, abitazioni, terreni) del tuo ex coniuge;
  • procedere al pignoramento presso terzi (stipendio, canoni di locazione)

Inoltre, se con tale inadempimento l’ex marito fa mancare alla moglie e ai figli i mezzi di sostentamento, è possibile agire anche da un punto di vista penale. Secondo la legge, infatti, chi non corrisponde l’assegno di mantenimento, in tutto o in parte, al coniuge o ai figli commette il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare e sarà punito la reclusione fino ad 1 anno, o una multa di importo da euro 103,00 ad euro 1.032,00 [4].

Il Fondo di solidarietà

Nel 2016 [5] è stata introdotta la possibilità, per il coniuge separato che si trovi in stato di bisogno, di ottenere dallo Stato un’anticipazione delle somme dovute dall’altro coniuge a titolo di mantenimento.

Coloro che possono rivolgersi al Fondo di solidarietà sono:

  • il coniuge separato con figli minori o maggiorenni con handicap;
  • il coniuge separato in stato di bisogno.

L’avente diritto può presentare un’istanza al giudice, affinché lo Stato eroghi un’anticipazione della somma non versata dall’altro coniuge.

La domanda dovrà contenere una serie di dati, tra cui:

  • le generalità e i dati anagrafici del richiedente;
  • l’indicazione degli estremi del proprio conto corrente bancario o postale;
  • l’indicazione della misura dell’inadempimento del coniuge tenuto a versare l’assegno di mantenimento;
  • se il coniuge inadempiente percepisca redditi da lavoro dipendente;
  • l’indicazione che il valore dell’indicatore Isee o dell’Isee corrente in corso di validità è inferiore o uguale a Euro 3.000.

Entro 30 giorni dalla presentazione della domanda, il tribunale potrà:

  • respingere la richiesta con un provvedimento non impugnabile;
  • accogliere la domanda, la quale verrà poi trasmessa al Ministero della Giustizia che determinerà gli importi da erogare.

Una volta corrisposte le somme al coniuge in stato di bisogno, lo Stato dovrà rivalersi sul coniuge moroso.


note

[1] Cass. sent. n. 12196/2017.

[2] Cass. sent. n. 11504/2017.

[3] Cass. sent. n. 18287/2918.

[4] Art. 570 cod. pen.

[5] L. 208/2015.

Autore immagine: assegno di mantenimento di Devrim PINAR


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