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Chi registra il nome del figlio

20 Marzo 2019 | Autore:
Chi registra il nome del figlio

La denuncia di nascita garantisce al neonato il diritto al nome e all’identità personale; chi deve effettuarla e le modalità; l’attribuzione del nome; casi particolari di denuncia il codice fiscale e la tessera sanitaria del neonato.

Finalmente è nato tuo figlio. Ora, qual è il primo adempimento da compiere? Sei uno straniero residente in Italia. Cosa devi fare per denunciare la nascita della tua bambina? Come si ottengono il codice fiscale e la tessera sanitaria di un neonato? Nei mesi e nei giorni che precedono la nascita di un bambino, i genitori sono occupati nei preparativi per il lieto evento. E’ comprensibile quindi, che si interessino poco degli adempimenti che dovranno effettuare una volta nato il figlio. Tuttavia, al fine di potere trascorrere in maniera serena le settimane successive all’evento, è opportuno conoscerli in anticipo. In questo articolo quindi, è contenuta una piccola guida che spiega nei dettagli i passi da compiere, partendo dalla denuncia di nascita, a proposito della quale può sorgere spontaneo chiedersi chi registra il nome del figlio, se la madre o il padre o entrambi i genitori. Comunque sia lo vedremo tra poco ma qui è bene specificare che la legge italiana prevede l’obbligo di dichiarare la nascita per garantire al nuovo arrivato l’identità e lo stato giuridico. Nella denuncia vanno riportare le generalità del neonato (nome, cognome e sesso), il luogo e la data di nascita, le generalità, la cittadinanza e la residenza dei genitori nonché di quelli che rendono la dichiarazione di riconoscimento di filiazione naturale, qualora i genitori non siano sposati, e di quelli che hanno espresso con atto pubblico il proprio consenso ad essere nominati. In caso di parto plurimo questo deve essere menzionato nei diversi atti, indicando l’ordine delle nascite. Successivamente si deve registrare il nuovo arrivato anche all’Agenzia delle entrate e al Servizio sanitario nazionale.

Iscrizione all’anagrafe o denuncia di nascita

Parlare di iscrizione o di registrazione all’anagrafe del bambino appena nato o ancora di denuncia di nascita, è la stessa cosa. Si tratta comunque, del primo adempimento da compiere dopo la nascita del piccolo, per il quale si possono seguire due distinte procedure:

  • la denuncia può essere fatta entro tre giorni dalla nascita direttamente presso l’ospedale o la casa di cura privata dove la mamma ha dato alla luce. In questo caso la trasmissione dell’atto al comune competente, che è quello in cui ha sede il nosocomio, sarà a cura dell’ospedale stesso;
  • la registrazione può essere fatta presso l’ufficio dello stato civile del Comune nel quale è avvenuta la nascita, presentando l’attestazione contenente le generalità della neo mamma nonché l’attestazione rilasciata dalla direzione sanitaria dell’ospedale o della clinica privata dove è avvenuto il parto, entro 10 giorni dal parto. Se i genitori sono residenti in un altro comune, l’atto di nascita verrà trasmesso al comune di residenza per la trascrizione. La registrazione inoltre, può essere fatta presso il Comune di residenza dei genitori, se diverso da quello di nascita o anche presso il Comune di residenza della madre, se differente da quello del padre, o in quello di residenza di quest’ultimo, sempre nei 10 giorni successivi al parto. In quest’ultimo caso il neonato verrà comunque iscritto all’anagrafe del comune di residenza della neo mamma.

Se la registrazione viene fatta dopo i 10 giorni successivi a quello in cui è avvenuta la nascita (registrazione tardiva), bisogna indicare le ragioni del ritardo, che vanno inserite nell’atto di nascita oltre all’attestazione di nascita o di constatazione dell’avvenuto parto o anche a una dichiarazione sostitutiva [1].

L’ufficiale dell’anagrafe procede quindi, alla formazione tardiva dell’atto di nascita, dandone segnalazione al procuratore della Repubblica.

Successivamente alla denuncia il comune provvede ad iscrivere il neonato all’anagrafe e se richiesto, potrà rilasciare il certificato anagrafico, che è il documento attestante la paternità e la maternità. Nel certificato di nascita si trovano anche il nome e il cognome del bambino più altre generalità relative alla sua nascita che vengono prese dalla dichiarazione di nascita e poi, conservate presso il comune di residenza.

Chi deve effettuare la registrazione?

Per quanto attiene al soggetto che è tenuto ad effettuare la denuncia di nascita, bisogna distinguere più ipotesi:

  • se i genitori sono sposati e riconoscono il bambino, la registrazione può essere fatta indifferentemente da uno dei due. Il dichiarante deve presentare la carta di identità e se la denuncia viene effettuata presso l’ufficio di stato civile, occorre il certificato di assistenza al parto rilasciato dal medico o dall’ostetrica. Alla dichiarazione di nascita deve essere allegata l’attestazione di nascita contenente le generalità della madre, rilasciata dalla struttura ospedaliera o dalla casa di cura in cui è avvenuto il parto;
  • se i genitori non sono sposati, per la registrazione è richiesta la presenza di entrambi. Infatti, se la coppia non è coniugata, è necessario che sia la madre sia il padre si rechino all’anagrafe per effettuare il riconoscimento del figlio. Se è solo la mamma a riconoscere il bambino, deve essere lei a denunciarne la nascita ed al figlio verrà attribuito solo il cognome della madre. Il padre invece, non può riconoscere il figlio da solo. Se la madre non vuole riconoscere il bambino, sarà il direttore sanitario dell’ospedale in cui è avvenuto il parto, a dichiarare la nascita del piccolo ed alla mamma verrà garantito l’anonimato. In ogni caso la denuncia di nascita potrà essere effettuata da un incaricato della madre o di entrambi i genitori, munito di documento di identità e delega scritta.

Per agevolare le pratiche di iscrizione all’anagrafe per le coppie non sposate è altresì, possibile effettuare la procedura del pre-riconoscimento, consistente in una dichiarazione che viene prestata dai genitori prima del parto [2]. In questo caso entrambi i genitori devono recarsi presso l’ufficio anagrafe del comune di residenza della madre o di entrambi i genitori, muniti dei documenti di riconoscimento in corso di validità e del certificato che attesti lo stato di gravidanza.

L’ufficiale competente redige un verbale, di cui verrà rilasciata copia alla coppia. Dopo il parto quindi, il padre munito della copia del verbale e del certificato di nascita rilasciato dall’ospedale, anche se non sposato con la madre del bambino appena nato, potrà da solo registrarne la nascita.

Attribuzione del nome al bambino

La legge prevede che non è possibile dare più di tre nomi al bambino [3]. Non è possibile dare al bambino lo stesso nome del padre vivente, di un fratello o di una sorella viventi (anche se tale divieto è stato attenuato, nella pratica), un cognome per nome, nomi ridicoli o vergognosi.

I nomi stranieri che sono imposti ai bambini che hanno cittadinanza italiana, devono essere espressi in lettere dell’alfabeto italiano, con la estensione alle lettere: J, K, X, Y, W e, dove possibile, anche con i segni diacritici (dieresi, accenti circonflessi, cedija, tilde ecc. ecc.), propri dell’alfabeto della lingua di origine del nome.

Ai figli di cui non sono conosciuti i genitori non possono essere imposti nomi o cognomi che facciano intendere l’origine naturale, o cognomi di importanza storica o appartenenti a famiglie particolarmente conosciute nel luogo in cui l’atto di nascita è formato.

Il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso e può essere composto da uno o da più elementi, anche separati, sempre non superiori a tre. In quest’ultimo caso, tutti gli elementi del prenome dovranno essere riportati negli estratti e nei certificati rilasciati dall’ufficiale dello stato civile e dall’ufficiale di anagrafe.

Nella scelta del nome del bambino i genitori godono della libertà più assoluta in quanto non esistono più le limitazioni di un tempo, come ad esempio quella di non chiamare il bambino con il nome di uno stato o di un continente (vedi Asia). Anche qualora mamma e papà dovessero infrangere la legge (si pensi ai casi in cui viene dato al piccolo lo stesso nome del padre ancora in vita o di un fratello/sorella vivente), l’ufficiale di stato civile deve avvertirli del divieto e procedere comunque alla registrazione, dandone comunicazione al procuratore della Repubblica.

Dal momento in cui viene attribuito il nome, il bambino porterà il cognome del padre che lo ha riconosciuto, indipendentemente se sposato con la madre o meno, o della madre, se il riconoscimento è avvenuto solo da parte di quest’ultima.

La legge non permette alle coppie coniugate di dare al neonato solo il cognome della madre. Se la coppia non è sposata e si volesse dare al figlio entrambi i cognomi, la mamma dovrà dichiarare ciò alla nascita in ospedale mentre il padre lo riconoscerà quattro giorni dopo.

Iscrizione all’anagrafe di un bambino nato da genitori stranieri

Se i genitori del bambino sono stranieri, l’ufficiale dell’anagrafe prima di procedere all’iscrizione del piccolo nel registro anagrafico della popolazione residente, verifica che il padre e la madre siano effettivamente residenti nel comune. Una volta effettuata la registrazione i genitori dovranno recarsi presso la propria ambasciata per effettuare l’iscrizione del neonato, presentando la denuncia di nascita rilasciata dall’anagrafe, il passaporto e il permesso di soggiorno, sul quale andrà aggiunto il neonato.

Iscrizione all’anagrafe di un bambino italiano nato all’estero

I bambini figli di cittadini italiani, anche se nati all’estero ed eventualmente in possesso di altra cittadinanza, acquistano pure la cittadinanza italiana. La loro nascita va trascritta in Italia e pertanto, il genitore può richiederla all’ambasciata o al consolato competente, presentando l’atto di nascita emesso dall’ufficio di stato civile del Paese estero nonché la dichiarazione sostitutiva che attesta la cittadinanza italiana di almeno uno dei due genitori. In alternativa il genitore può presentare l’atto, legalizzato e tradotto, direttamente al Comune italiano di appartenenza.

Registrazione del bambino all’Agenzia delle entrate

Gli altri adempimenti da compiere dopo la nascita del bambino oltre alla denuncia di nascita, sono la registrazione all’Agenzia delle entrate, a seguito della quale viene rilasciato il codice fiscale, e al Servizio sanitario nazionale.

Il codice fiscale è un codice formato da 16 caratteri, dove i primi 15 sono identificativi della persona mentre il sedicesimo ha la sola funzione di carattere di controllo. Più precisamente questo codice è formato da lettere e da numeri desunti in base alle lettere che formano il nome, il cognome, il sesso, il luogo e la data di nascita della persona fisica a cui viene attribuito. Serve al cittadino nei rapporti con gli enti e le amministrazioni pubbliche.

In alcune regioni viene attribuito direttamente dal Comune al momento della registrazione della nascita all’anagrafe. In questo caso è il comune che trasmette i dati all’Agenzia delle entrate ed automaticamente viene attribuito il codice fiscale.

Il Comune rilascia un codice fiscale provvisorio cartaceo che può essere utilizzato fino a quando non arriva quello definitivo a casa. Se la denuncia della nascita è fatta in ospedale, quest’ultimo invierà le relative comunicazioni al comune, il quale a sua volta si occuperà dell’attribuzione del codice fiscale. In entrambi i casi il codice fiscale arriverà a casa nel termine di un mese circa dalla nascita del bambino.

In altre regioni la mamma o il papà (o entrambi, anche se non è necessario che siano presenti tutti e due) devono recarsi personalmente all’Agenzia delle entrate della propria città, muniti del certificato di nascita e compilare un apposito modulo per la richiesta. L’Agenzia dell’entrate rilascerà il codice fiscale del bambino in forma cartacea e successivamente arriverà a casa il tesserino magnetico.

Tessera sanitaria e registrazione al Servizio sanitario nazionale

A partire dal 1 gennaio 2006 il codice fiscale e tessera sanitaria sono stati unificati, cioè il tesserino magnetico è unico ma la sua funzione è duplice.

Pertanto, dopo l’attribuzione del codice fiscale, il bambino riceve automaticamente la prima tessera sanitaria, con validità di un anno, senza doverne fare specifica richiesta o rivolgersi ad alcuno sportello sanitario. Alla sua scadenza, previa acquisizione dei dati dalla Asl competente, viene inviata una nuova tessera con validità di sei anni.

Entro un anno dal ricevimento della tessera sanitaria i genitori devono inoltre, iscrivere il bambino al Servizio sanitario nazionale, rivolgendosi all’Asl di zona competente e scegliendo il pediatra tra quelli disponibili negli elenchi. Dovranno anche ritirare il libretto sanitario, che andrà esibito ogni volta in cui verranno prenotati esami o prestazioni mediche.


note

[1] Art. 46, D.P.R. 445/2000.

[2] Art. 254 cod. civ.

[3] Art. 34, D.P.R. n. 396/2000.

Autore immagine: certificato di nascita di Lane V. Erickson


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