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Mettersi in proprio, ecco da dove cominciare

20 Marzo 2019 | Autore:
Mettersi in proprio, ecco da dove cominciare

Cosa serve prima ancora di lasciare il lavoro quando si vuole avviare un’attività: dalla ricerca di mercato al business plan, dai soldi alla forma giuridica.

Sei stanco di fare il lavoratore dipendente, di dover sempre rendere conto a qualcuno di quello che fai. Ti sei fatto una certa esperienza negli anni e stai valutando seriamente la possibilità di metterti in proprio. Solo che, come spesso succede in questi casi, non sai da dove cominciare. Forse perché finora ti sei fatto soltanto una vaga idea di quello che vorresti fare. O, più probabilmente, perché non avendo mai lavorato come autonomo non sai da dove si inizia a «costruire la casa», quali devono essere le fondamenta su cui poggiare il progetto che ti piacerebbe portare avanti.

Il primo errore che potresti commettere sarebbe quello di cominciare presentando la lettera di dimissioni per poi tentare di metterti in proprio. Il percorso potrebbe non essere così breve come pensi, quindi perché rinunciare ad uno stipendio? La prima cosa da fare, una volta che hai individuato l’attività che vorresti avviare, è quella di guardarsi in giro. Capire che cosa chiede il mercato e dove ubicare la tua attività. Poi sarà il turno delle questioni burocratiche, dei contatti con i fornitori, delle autorizzazioni, dell’apertura della partita Iva, dell’iscrizione alla Camera di Commercio e quant’altro. Ma tutto ciò non servirebbe a nulla se prima non avessi la certezza che la tua idea potrebbe funzionare. Ecco da dove cominciare, allora: da una ricerca di mercato che ti dia delle conferme o che ti suggerisca di correggere il tiro rispetto al progetto iniziale.

Ci permettiamo, dunque, di darti qualche indicazione su che cosa fare per mettersi in proprio e da che parte iniziare.

Mettersi in proprio: la ricerca di mercato

Dicevamo che prima ancora di lasciare il tuo attuale posto di lavoro, se hai intenzione di metterti in proprio, devi innanzitutto guardarti in giro e verificare se ciò che hai in mente è fattibile sia per il tipo di attività sia da un punto di vista logistico, cioè per il luogo in cui vorresti operare.

Se, ad esempio, la tua intenzione è aprire un negozio di scarpe, sarebbe inopportuno farlo in una zona in cui i negozi di scarpe abbondano. Se però vuoi specializzarti in calzature sportive ed in quell’area si vendono solo altri tipi di scarpe, allora potresti avere più possibilità di successo.

Tuttavia, fare una ricerca con l’obiettivo di metterti in proprio comprende molti altri fattori. Occorre, ad esempio, approfondire la conoscenza sul prodotto o sul servizio che indenti proporre ai tuoi potenziali clienti, attraverso lo studio e dei corsi di formazione. Se hai dei contatti nel settore in cui vuoi lavorare come autonomo, chiedere qualche consiglio dettato dalla loro esperienza non guasta mai.

Altro elemento da valutare in questa fase preliminare è l’individuazione del target. A chi ti vuoi rivolgere? E, soprattutto: nella zona in cui ti muoverai, ci sono dei potenziali clienti? Per fare un esempio assurdo, sarebbe inutile pretendere di fare il sarto nella giungla di Tarzan piuttosto che vendere dei ghiaccioli nel Polo Nord o delle dentiere in un paesino dove la popolazione ha meno di 30 anni. Qui sarebbe più proficuo aprire un negozio di cellulari o di accessori, sempre che il mercato non sia già saturo.

Ecco, a proposito di mercato saturo: quando si pensa da dove cominciare per mettersi in proprio, non si deve trascurare l’aspetto relativo alla concorrenza: valutare che cosa fanno i competitor, come si muovono, che tipo di clientela servono.

Mettersi in proprio: il business plan

Una volta che hai in mano tutti gli elementi che abbiamo appena elencato, puoi cominciare a fare il tuo business plan, cioè il progetto che vorresti sviluppare una volta che ti sarai messo in proprio. Perché è importante? Almeno per due motivi.

Il primo: mettere nero su bianco le idee che hai e le informazioni raccolte grazie alle tue ricerche ti aiuterà a focalizzare meglio come avviare e portare avanti la tua attività. Il secondo: avere un business plan chiaro ed efficace ti aiuterà a trovare più facilmente dei finanziatori o dei partner.

Che cosa devi inserire in quel progetto? Di solito non devono mancare:

  • un’esposizione sintetica di quello che vuoi fare;
  • l’obiettivo della tua attività e come intendi portarla avanti;
  • la descrizione della società (se operi da solo, se hai dei soci, quante persone pensi di coinvolgere nell’attività, ecc.);
  • il piano operativo, finanziario e di marketing che intendi adottare;
  • l’analisi di mercato che hai effettuato nelle ricerche.

Mettersi in proprio: l’aspetto finanziario

È ovvio che quando si pensa da dove cominciare per mettersi in proprio non ci si deve dimenticare della cosa più importante: i soldi. Come pensi di finanziare il tuo progetto? E anche se hai il capitale sufficiente per farlo partire, come intendi sostenerlo nei primi anni finché non arriverai a pareggiare i conti con quello che hai speso per l’avvio dell’attività? Sei consapevole del fatto che ogni mese ci saranno delle spese fisse (affitto, utenze, personale da pagare, ecc.) e che a ciò si aggiungerà il costo della merce nel caso in cui tu intenda aprire un negozio o degli strumenti di lavoro se vuoi avere un tuo studio professionale. Per non parlare delle tasse, perché il Fisco non perdona.

Ecco che torna utile il tuo business plan: sarà un’arma efficace per chiedere un finanziamento alla banca in modo da avere le spalle coperte, almeno per un certo periodo di tempo, cioè finché il guadagno ti consentirà di vivere e di reinvestire oltre che per pagare le spese e le tasse.

Nella parte finanziaria, considera anche eventuali agevolazioni nel territorio dove operi ed i benefici per il tipo di attività che farai: detrazioni, deduzioni, crediti agevolati e quant’altro.

A questo proposito, sarà di fondamentale importanza la scelta del commercialista. Quello bravo non è il professionista che si limita a farti la contabilità ma quello che è capace di consigliarti come intraprendere e come seguire il tuo percorso.

Mettersi in proprio: la forma giuridica

Altro passo da compiere prima di licenziarti e buttarti nella mischia del lavoro autonomo è valutare la forma giuridica che intendi dare alla tua attività. Meglio la ditta individuale, la società di persone o quella di capitale? Sarà una scelta che dovrai compiere (possibilmente insieme al commercialista che avrai individuato) prima di metterti in proprio, conoscendo le caratteristiche di ciascuna di queste opzioni e valutando ciò che è più adatto al progetto che hai in mente.

Ti può sicuramente aiutare leggere questi nostri articoli sulla ditta individuale e sulla differenza tra società di persone e società di capitali.



6 Commenti

  1. Grazie per questi consigli. E’ esattamente quello che ho intenzione di fare: mettermi in proprio. Sto progettando un’idea. Voglio creare una srl. Potete darmi maggiori info a tal proposito? Grazie mille.

    1. Grazie Gianni. Continua a seguire il nostro portale di informazione giuridica. Se vuoi svolgere un’attività commerciale senza rischiare di dover rischiare di perdere il tuo denaro personale e/o i tuoi beni personali, la Srl potrebbe essere la società più adatta a soddisfare i tuoi bisogni. Nel nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/242415_la-societa-a-responsabilita-limitata-srl ti parleremo della società a responsabilità limitata sottolineando i principali vantaggi di questo tipo di società.

  2. Sto costruendo un business plan da presentare ad alcuni colleghi… Chissà, magari la mia idea piace e possiamo avviare un progetto interessante! Potreste darmi ulteriori informazioni sulla realizzazione di un business plan? Grazie in anticipo

    1. Il business plan è il documento con cui si mette nero su bianco un progetto d’impresa, per analizzare tutte le variabili che possono influenzarne la riuscita. È importante sapere come redigere un business plan, perché permette di valutare le criticità, trovare soluzioni, capire dopo quanto tempo l’investimento inizierà a produrre profitti. È anche il documento che consegni ai potenziali investitori, che decideranno di aderire e aiutarti, sulla base delle informazioni in esso contenute: un buon business plan apre le porte alle fonti di finanziamento. Questo documento si compone di sezioni che analizzano tutti gli aspetti del progetto, sia qualitativi che quantitativi: l’analisi del prodotto che si vuole sviluppare, la concorrenza, il mercato di riferimento, i punti di forza e di debolezza, le strategie, i costi e molte altre variabili. Non è un documento rigido, la sua struttura varia secondo il progetto, però alcune caratteristiche rimangono costanti e possono farti da guida. Leggi il nostro articolo: Come redigere business plan https://www.laleggepertutti.it/246867_come-redigere-business-plan

  3. Io vorrei aprire una pasticceria. E’ il mio sogno sin da bambina! Vorrei prima specializzarmi nel cake design. Nei preparare dolci tradizionali sono abbastanza forte, ma quello che mi manca è la lavorazione della pasta di zucchero. Consigli?

    1. Per diventare cake designer bisogna frequentare scuole di pasticceria professionale e specializzarsi seguendo corsi dedicati alle tecniche di decorazione. Per lavorare la pasta di zucchero occorrono tanta pazienza e dedizione. Dalla consistenza simile alla plastilina, la pasta di zucchero è elastica e dal colore bianco; può essere modellata, colorata e lucidata. Leggi i nostri articoli con l’intervista a Renato Ardovino, il maggior esponente del cake design italiano:
      -Come fare il cake designer https://www.laleggepertutti.it/246777_come-fare-il-cake-designer
      -Come lavorare la pasta di zucchero https://www.laleggepertutti.it/252471_come-lavorare-la-pasta-di-zucchero

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