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Commenti e post offensivi: si può denunciare il proprietario del blog?

20 Marzo 2019
Commenti e post offensivi: si può denunciare il proprietario del blog?

Anche se il sito internet non ha carattere giornalistico e non può essere equiparato a un normale quotidiano, l’amministratore è responsabile per le offese online.

Digitando il tuo nome e cognome su Google sei approdato su un sito ove si parla di responsabilità professionali. Con grande meraviglia ti accorgi però che, in fondo all’articolo, nello spazio destinato ai commenti dei lettori, un tuo ex cliente ha raccontato la sua esperienza negativa con il tuo studio. Il linguaggio usato è particolarmente forte e offensivo: ci sono giudizi morali sulla tua persona (vieni chiamato “corrotto”, “irresponsabile”, “ignorante”) e sui tuoi collaboratori (additati come “inetti” e “incompetenti”). Il post termina con consiglio spassionato e generalizzato a tutti gli altri utenti a non avere nulla a che fare con te e con il tuo staff.

Non potendo accettare che una diffamazione di questo tipo resti online per un solo secondo in più, contatti subito il gestore del blog per chiedergli la cancellazione del commento. Lui però ti risponde “picche”: a suo avviso, ciascun lettore è libero di commentare le notizie per come meglio ritiene, assumendosene le conseguenti responsabilità personali sia sul piano penale che risarcitorio. Quanto invece all’amministratore del sito, alcuna conseguenza può derivare da ciò che scrivono gli altri, né gli si può imporre di bloccare la libertà di pensiero. Del resto – chiosa la sua email di risposta – la sua funzione di divulgatore è molto simile a quella di un giornalista e, pertanto, garantita dalla Costituzione che tutela la libertà di stampa. Ti invita quindi a contattare il diretto artefice del post. Chi ha ragione? Cosa puoi fare per far valere i tuoi diritti? In caso di commenti e post offensivi si può denunciare il proprietario del blog?

La risposta a queste domande, sempre più frequenti nelle aule di tribunale, proviene da due recenti sentenze della Cassazione.

Il proprietario del sito non ha una illimitata libertà di stampa

L’argomento, di questi tempi, è particolarmente inflazionato anche a causa degli equivoci in cui cadono i novelli “editori” del web i quali, spesso, senza alcuna professionalità e conoscenza delle norme del diritto, si improvvisano giornalisti. È così che, dietro lo schermo di un asserito diritto di cronaca, vengono gettati in pasto dell’opinione pubblica nomi e cognomi di persone – note e meno note – senza alcuna cautela e rispetto dei limiti di legge.

Invece, oltre alle regole sul diritto all’oblio (che impongono comunque la cancellazione delle notizie non più attuali), c’é da rispettare i confini della diffamazione, che impongono non solo di fornire notizie ottenute fonti accreditate, ma anche di pubblico interesse e attuali. In questo, il giornalista non può avventurarsi in giudizi personali solo in ragione della libertà di stampa. In altri termini, la cronaca può essere esercitata anche quando ne derivi una lesione dell’altrui reputazione, è necessario comunque rispettare i limiti della “verità”, della “continenza” e della “pertinenza” della notizia; il tutto a tutela della reputazione altrui.

Vediamo allora come si deve difendere il soggetto che è stato diffamato dal titolare del blog. Questi ha due azioni: la prima contro il responsabile del commento offensivo, la seconda contro il titolare del blog. Le vedremo singolarmente qui di seguito.

La denuncia contro il titolare del sito o del blog

Con la prima sentenza [1] la Cassazione ricorda che si può denunciare per diffamazione il blogger che non rimuove i commenti offensivi postati dagli altri sul suo diario virtuale. Peraltro il reato è aggravato dall’uso di Internet come strumento di pubblicità che può raggiungere un numero indeterminato di persone, anche se il titolare della pagina web non può essere assimilato al direttore responsabile di un giornale.

I giudici di legittimità si pongono il problema degli hater, gli odiatori professionisti che si nascondono dietro l’anonimato consentito dalla rete. Sarebbe davvero troppo pretendere dall’amministratore del blog una vigilanza su tutto ciò che i terzi postano sul suo sito.

Ci sono, in verità, due diverse modalità con cui si può gestire il blog. In una prima forma, l’amministratore lascia libero spazio ai commenti i quali vengono pubblicati in automatico dalla piattaforma, senza alcuna moderazione. Dunque, un attimo dopo che sono stati scritti dal suo autore, questi sono già online e a tutti visibili.

Nella seconda forma, invece, interviene l’approvazione del gestore del sito.

Nel primo caso, non si può ritenere che vi sia una diretta responsabilità del titolare del blog per il commento offensivo postato da terzi, non avendo questi possibilità di effettuare un controllo preventivo. Tuttavia, una volta che il responsabile è stato messo al corrente del commento offensivo dalla parte lesa (preferibilmente con una raccomandata a.r. di diffida), ha l’obbligo di provvedere alla cancellazione del contenuto oltraggioso senza attendere l’ordine del giudice. Diversamente può essere querelato per diffamazione aggravata.

Nel secondo caso, il titolare del blog può addirittura essere ritenuto compartecipe della diffamazione, avendo infatti letto in anticipo il commento ed autorizzato la pubblicazione senza invece cestinarlo. E dunque il blogger concorre nella diffamazione se aderisce in modo consapevole alle offese contenute nel post mantenendolo di proposito online

In generale, la Cassazione ci tiene a sottolineare, ancora una volta, che il titolare del sito internet – anche se non è assimilabile a un vero e proprio giornale – risponde per i posti ingiuriosi propri e di terzi se questi ultimi non sono adeguatamente filtrati o, nell’ipotesi in cui gli sia stata inviata la segnalazione della vittima, se non ha provveduto ad oscurare il commento.

La responsabilità del blogger non equivale all’omesso controllo del direttore di giornale perché il diario online, come i social network, non è assibilabile alla stampa. L’amministratore del sito Internet viene dunque condannato secondo le regole comuni in quanto complice dell’autore materiale dell’illecito.

Non ha dunque successo la deduzione difensiva secondo cui i commenti sono immessi direttamente dai lettori senza l’intervento del gestore, che filtra i post soltanto in determinati casi. È vero: il blog non risulta destinato all’informazione professionale. Ma il concorso del gestore nella diffamazione aggravata scatta perché anche il blog come i social network può arrivare a un notevole numero di persone di persone.

Blogger non responsabile dei commenti di terzi se cancella il post offensivo

Con la seconda sentenza [2] la Cassazione spiega che il blogger non può essere ritenuto responsabile dei commenti dei terzi sul suo sito e non può dunque essere condannato per diffamazione se cancella il post diffamatorio, in linea con le indicazioni della Corte europea dei diritti umani. Ma se sa del contenuto denigratorio e non lo rimuove ne risponde insieme all’autore del post come concorrente nel reato. E ciò non perché manca di impedire l’evento diffamatorio ma in quanto condivide in rete volontariamente lo scritto che lede la reputazione altrui.

La denuncia contro il responsabile

Resta ferma la possibilità di agire in via penale anche contro l’autore del commento che, se identificato, potrà essere querelato per diffamazione. Se il commento è anonimo o non vi è certezza sul suo autore, la denuncia verrà sporta contro persona da identificare.

La vittima può recarsi presso la polizia postale con una stampa della pagina incriminata e l’indicazione dell’url (ossia dell’indirizzo web ove è pubblicato il commento diffamatorio).

Anche in questo caso si procederà per diffamazione aggravata per via dell’uso di internet.

L’azione di risarcimento del danno

La parte lesa dal post offensivo può infine agire, tanto contro il gestore del sito quanto contro l’auto re del post per chiedere il risarcimento del danno.

note

[1] Cass. sent. n. 2929/19 del 22.01.2019;

[2] Cass. sent. n. 12546/19 del 20.03.2019.

Autore immagine commento offensivo gossip di durantelallera


3 Commenti

  1. Articolo utilissimo. Ecco mi domandavo da tempo se ci fossero dei limiti alla critica e alla cronaca. Avete sciolto tutti i miei dubbi. Grazie. Una domanda: cosa potete dirmi sul diritto all’oblio?

    1. Non esiste una definizione di legge del diritto all’oblio. E’ stata dunque la dottrina a fornire questa nozione. Il diritto all’oblio viene generalmente definito come il diritto di ogni soggetto a che non siano ripetutamente pubblicate notizie sul suo conto. In particolare questo interesse sussiste quando le notizie pubblicate non sono aggiornate, sono ormai fuori contesto e la loro pubblicazione è dettata da ragioni commerciali. Emerge immediatamente che esiste un insanabile contrasto tra diritto all’oblio e diritto di cronaca. Da un lato, il soggetto che non vuole più vedere il suo nome e la sua foto pubblicate online con riferimento a fatti ormai vecchi e superati. Dall’altro lato il diritto di cronaca e l’interesse della collettività a conoscere i fatti storici riportati. E’ un conflitto in verità non sanabile ma sicuramente si può trovare un giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco. Per saperne di più leggi i nostri articoli:
      -Diritto all’oblio https://www.laleggepertutti.it/266896_diritto-alloblio
      -Diritto all’oblio: ultime sentenze https://www.laleggepertutti.it/276480_diritto-alloblio-ultime-sentenze-2

  2. ” i social network, non è assimilabile alla stampa” questo mi mancava vuole dire che molte delle sentenze in italia sono illegittime o non valide…

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