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Ritiro patente per droga

20 Marzo 2019
Ritiro patente per droga

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale è caduto l’automatismo della revoca della patente conseguente a condanne per reati in materia di stupefacenti; il provvedimento del prefetto rientra nell’esercizio di una potestà amministrativa di natura discrezionale che deve essere motivato rispetto alla gravità degli episodi criminosi, alla condotta dell’interessato dopo la condanna e ai suoi rapporti sociali e personali.

Il possesso di droga leggera, in Italia, non è reato, ma fa scattare una serie di sanzioni amministrative. Tra queste può esservi anche il ritiro della patente; non si tratta, però, di una conseguenza così automatica. Non almeno dopo la sentenza della Corte Costituzionale del 2018 [1] che ha richiesto un minimo di motivazione al provvedimento del prefetto. A dare questi importanti chiarimenti è una recente sentenza del Tar Campania [2] secondo cui il ritiro della patente per droga va adeguatamente giustificato alla luce della gravità del fatto concreto e della condotta del soggetto. Non si tratta, cioè, di una sanzione scontata. Lo stesso discorso vale per chi è stato condannato per i reati di stupefacenti [3].

Attenzione: non stiamo parlando del conducente che viene fermato dalla polizia e che risulta positivo al test delle sostanze psicotrope. In quest’ultimo caso il ritiro della patente per droga è automatico e funziona in modo molto simile a quello previsto in caso di guida in stato di ebbrezza, con conseguenze però più gravi: la sospensione della patente è infatti prevista da 1 a 2 anni mentre la revoca scatta nel caso di recidiva nel corso di un biennio.

Condanne penali per droga

In caso di condanna per possesso di droghe leggere, la revoca della patente non scatta in automatico ma viene emessa a seguito di una valutazione discrezionale del prefetto che prima deve considerare una serie di circostanze (tra cui – come vedremo a breve – la gravità degli episodi e la condotta tenuta dal responsabile dopo i fatti). Di tali valutazioni l’autorità deve darne adeguata motivazione nel provvedimento di revoca.

Insomma la sanzione amministrativa del ritiro della patente per droga non è più scontata come una volta. Ciò che conta è la vita che fa l’interessato, se ha un’occupazione o frequenta persone pericolose. E prima di far scattare lo stop bisogna verificare se la licenza di guida gli serve ad esempio per lavorare.

Resta invece la previsione del Codice della strada secondo cui non possono conseguire la patente di guida, tra le altre persone, anche quelle condannate per i reati in materia di stupefacenti, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi. In tali casi, infatti, la revoca continua a rappresentare un atto vincolato, la cui adozione consegue necessariamente al solo verificarsi dei presupposti indicati dalla normativa.

Fuori da queste ipotesi – rammenta la sentenza in commento – la revoca automatica della patente è stata bocciata dalla Consulta perché contraria ai principi di eguaglianza, proporzionalità e ragionevolezza stabiliti dall’articolo 3 della Costituzione.

Quanto alle valutazioni che deve fare il prefetto nel motivare il provvedimento di revoca della patente, e quindi nell’esercizio del potere discrezionale in questione, il Tar ricorda che, a titolo esemplificativo, bisogna far riferimento ai seguenti parametri:

  • episodi criminosi descritti nelle sentenze di condanna, tenendo conto delle valutazioni espresse dal giudice penale circa l’atteggiamento processuale, i precedenti e le prospettive future del colpevole;
  • condotta mantenuta dal colpevole successivamente alla condanna, sia sotto il profilo lavorativo sia in generale nei rapporti sociali e interpersonali;
  • eventuali nuove denunce a carico del colpevole o frequentazione di soggetti pericolosi;
  • svolgimento di attività lavorative oppure offerte di lavoro, in relazione alle quali sia necessario il possesso della patente di guida;
  • modalità con cui il colpevole ha utilizzato in precedenza la patente di guida.

Il prefetto, dunque, deve verificare se l’interessato ha avuto nuove denunce e se in passato ha avuto ad esempio incidenti alla guida. Pesano infine i rapporti personali e sociali e la presenza di una famiglia che può sostenere il percorso di riabilitazione.

Siamo quindi nell’ambito di una piena discrezionalità amministrativa che il possessore di droga non può sindacare, a meno che il provvedimento di revoca della patente non sia stato sufficientemente motivato dal prefetto, tanto da non dare la possibilità al trasgressore di difendersi.

Sospensione patente per droga

Proprio in materia di patente, oggi la Cassazione ha detto [4] che non basta la presenza di cannabinoidi nel sangue a far scattare il reato di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti che si configura, invece, guidando in uno stato di alterazione psico-fisica.

Il reato di guida in stato di alterazione da sostanze psicotrope è «piuttosto costituito dalla guida in stato di alterazione psico-fisica derivante dall’assunzione di simili sostanze». Ciò richiede non solo l’accertamento del «dato storico dell’avvenuto uso ma anche quello dell’influenza sulle condizioni psico-fisiche dell’assuntore durante il tempo della guida del veicolo». Inoltre, «se la presentazione delle circostanze rilevanti (presenza di cannabinoidi nel sangue, coinvolgimento in un incidente stradale senza interessamento di altri veicoli, condizione di conducente di tale veicolo) può valere, per significatività di esse, quale implicita esplicazione del giudizio di ricorrenza di alcuni elementi di fattispecie, altrettanto non può dirsi per l’esistenza di alterazione psico-fisica durante le fasi della guida del veicolo».

note

[1] C. Cost. sent. n. 22/2018.

[2] Tar Campania, sent. n. 1357/2019.

[3] Art. 73 Dpr 309/90.

[4] Cass. sent. n. 12409/19

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 6 – 20 marzo 2019, n. 12409

Presidente Piccialli – Relatore Dovere

Ritenuto in fatto

1. M.D. ha proposto ricorso per cassazione, a mezzo del difensore di fiducia avv. Edoardo Morette, avverso la sentenza indicata in epigrafe con la quale il Tribunale di Sassari l’ha condannata alla pena ritenuta equa per il reato di cui all’art. 187 C.d.S., commi 1, 1 bis e 1 quater, e per il reato di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2, lett. c), comma 2 bis, e comma 2 sexies, lamentando la violazione dell’art. 125 c.p.p., per essere la pronuncia del tutto sfornita di motivazione quanto alla ritenuta responsabilità per il reato di cui all’art. 187, come sopra specificato, e la violazione di tale ultima disposizione per essere stato ritenuto integrato il reato dalla mera guida di veicolo da parte di soggetto che in precedenza abbia assunto sostanze stupefacenti, senza che rilevi la guida in stato di alterazione psico-fisica.

Considerato in diritto

2. Il ricorso è fondato.

2.1. Con il primo motivo la ricorrente ha lamentato la carenza totale di motivazione; il vizio ricorre, poiché la Corte di Appello ha omesso qualsivoglia argomentazione in ordine alla sussumibilità dei fatti descritti nella fattispecie astratta di cui all’art. 187 C.d.S., comma 1.

La costante giurisprudenza di legittimità insegna che ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 187 C.d.S., comma 1, non è sufficiente che l’agente si sia posto alla guida del veicolo subito dopo aver assunto droghe ma è necessario che egli abbia guidato in stato di alterazione causato da tale assunzione (ex multis, Sez. 4, n. 39160 del 15/05/2013 – dep. 23/09/2013, P.G. in proc. Braccini, Rv. 256830). Lo stato di alterazione del conducente può essere dimostrato attraverso gli accertamenti biologici in associazione ai dati sintomatici rilevati al momento del fatto, senza che sia necessario espletare una analisi su campioni di diversi liquidi fisiologici (Sez. 4, n. 6995 del 09/01/2013 – dep. 12/02/2013, Notarianni, Rv. 254402). Del pari, tale stato non deve essere necessariamente accertato attraverso l’espletamento di una specifica analisi medica, ben potendo il giudice desumerla dagli accertamenti biologici dimostrativi dell’avvenuta precedente assunzione dello stupefacente, unitamente all’apprezzamento delle deposizioni raccolte e del contesto in cui il fatto si è verificato (Sez. 4, n. 43486 del 13/06/2017 – dep. 21/09/2017, Giannetto, Rv. 270929).

2.2. Va pertanto ribadito che il reato in parola non è integrato dalla mera condotta di guida da parte di colui che in precedenza abbia assunto sostanza stupefacente, risultando piuttosto costituito dalla guida in stato di alterazione psico-fisica derivante dall’assunzione di simili sostanze. Ciò richiede non soltanto l’accertamento del dato storico dell’avvenuto uso di esse ma anche quello dell’influenza sulle condizioni psico-fisiche dell’assuntore durante il tempo della guida del veicolo.

2.3. Nel caso che occupa il giudice di merito ha totalmente omesso di argomentare a riguardo di questo secondo essenziale elemento della fattispecie illecita, avendo in realtà omesso in radice di rendere motivazione circa la relazione ravvisata tra i dati di fatto così come esposti e la previsione legale. Del tutto assente, quindi, l’esplicitazione del percorso logico-giuridico che è a monte della pronuncia di condanna. E se la presentazione delle circostanze rilevanti (presenza di cannabinoidi nel sangue, coinvolgimento in un incidente stradale senza interessamento di altri veicoli, condizione di conducente di tale veicolo) può valere, per significatività di esse, quale implicita esplicazione del giudizio di ricorrenza di alcuni elementi di fattispecie, altrettanto non può dirsi per l’esistenza di alterazione psico-fisica durante le fasi della guida del veicolo.

4. La sentenza impugnata va pertanto annullata, limitatamente alle statuizioni attinenti al capo A) della rubrica, con rinvio alla Corte di Appello di Cagliari, sezione distaccata Tribunale di Sassari per nuovo giudizio.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata, limitatamente al capo A (art. 187 C.d.S., commi 1, 1 bis e 1 quater) e rinvia, per nuovo giudizio, alla Corte di appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari.


7 Commenti

  1. Temo che il mio coinquilino abbia droga in casa….Cosa devo fare??? Non voglio passare guai per colpa sua. Help!

    1. Se hai un coinquilino che viene trovato in possesso di droga non sei automaticamente responsabile. La polizia deve prima acquisire una prova della tua diretta disponibilità della sostanza stupefacente. Il semplice fatto di aver dato la disponibilità dell’alloggio e l’uso dell’armadio non possono concretizzare il concorso di persone nel reato contestato. Ribadisce la Suprema Corte che in mancanza di prove non si può ritenere corresponsabile anche il coinquilino o chi ha dato in subaffitto una camera e convive con il possessore/consumatore. Al riguardo, è necessario sottolineare che in caso di mera presenza sul luogo del reato, il soggetto agente è punibile a titolo di concorso nel reato solo nell’ipotesi in cui abbia partecipato o facilitato la realizzazione del fatto illecito, anche con un consapevole rafforzamento della volontà criminosa dell’esecutore. Per scoprire la differenza tra detenzione per uso personale e spaccio: le sanzioni amministrative e penali per droghe leggere e pesanti, leggi il nostro articolo: Coinquilino ha droga in casa: cosa rischio? https://www.laleggepertutti.it/272596_coinquilino-ha-droga-in-casa-cosa-rischio

    1. La guida in stato di ebbrezza è punita diversamente a seconda del tasso alcolemico riscontrato nel guidatore. Se guidi in stato di ebbrezza rischi di incorrere in queste conseguenze negative:sanzione amministrativa pecuniaria; arresto e ammenda; sospensione o revoca della patente; confisca del veicolo. Le sanzioni non finiscono qui: ed infatti, se dalla tua guida in stato di ebbrezza deriva la lesione o, addirittura, la morte di una persona, allora la pena è la reclusione fino addirittura a dodici anni. Una escalation di pene proporzionate alla gravità della condotta e delle conseguenze, quindi. Queste sono le possibili sanzioni per chi viene trovato alla guida in stato di ebbrezza. Per scoprire nello specifico quando si applicano, leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/259704_guida-in-stato-di-ebbrezza-cosa-si-rischia

  2. E per quando riquarda art 120cds per i reati art 73 comma5 droga leggere i motivi ostativi per una nuova patente, o solo il rinnovo, cosa dice la consulta?

  3. Sono prossimo al secondo rinnovo Patente(il primo è stato un anno fa con esito negativo su tutte le sostanze) vorrei sapere se presentarmi automaticamente in Medicina legale in prossimità della scadenza della patente, o se debba aspettare di essere contattato da loro?
    Grazie

    1. Il rinnovo della patente è una procedura semplice che non prevede lungaggini burocratiche. Generalmente basterà recarsi presso una scuola guida o un ufficio di disbrigo pratiche auto e presentare le documentazioni richieste per ottenere il rinnovo. I tempi di attesa saranno quelli necessari per ricevere la raccomandata con la patente nuova di zecca, mentre difficilmente potrebbero presentarsi ostacoli per ottenere il documento. Innanzitutto, è buona norma provvedere al rinnovo con un certo anticipo, magari non all’approssimarsi della scadenza indicata sul documento quanto piuttosto anticipando le procedure di almeno qualche settimana. Di fatto è possibile avviare le pratiche di rinnovo fino a quattro mesi prima rispetto alla data di scadenza apposta sul documento. Ciò servirà a prevenire situazioni incresciose, come ad esempio la necessità di rifare le foto o di prenotare un appuntamento presso uno dei medici abilitati, e si potrà giungere al giorno della scadenza con la patente nuova e conforme alla legge.

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