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Sfratto con disabili

22 Marzo 2019 | Autore:
Sfratto con disabili

Persone con disabilità o handicap: come sono tutelate dallo sfratto? Si può sospendere l’esecuzione dello  sfratto nel caso di inquilino disabile?

Se hai dato in affitto un tuo appartamento e la persona che lo occupa ha smesso di pagarti il canone, puoi citare il conduttore in tribunale e ottenere che il giudice gli ordini di abbandonare l’immobile; lo stesso puoi fare se il contratto di locazione è scaduto ma l’inquilino rifiuta di andarsene. La legge prevede una specifica procedura volta a risolvere queste situazioni: si tratta del procedimento di sfratto per morosità o per finita locazione, più celere del normale processo civile, che permette al proprietario di casa di ottenere velocemente ciò che gli spetta. Può succedere, però, che la persona da sfrattare si trovi in condizioni di particolari difficoltà: pensa, ad esempio, allo sfratto con figli minorenni oppure allo sfratto con disabili. Cosa succede in questi casi? Si può mandar via il conduttore moroso che sia invalido? La legge prevede specifiche tutele? Scopriamolo insieme.

Sfratto: come funziona?

Normalmente lo sfratto funziona pressappoco così: il locatore, cioè la persona che ha concesso in affitto l’immobile, può adire il tribunale quando il suo inquilino abbia smesso di pagargli il canone, oppure se il contratto sia terminato ma egli continui ad occupare comunque l’abitazione. In entrambi i casi, il proprietario può citare in tribunale il conduttore affinché il giudice si pronunci: se questi dovesse riconoscere come valido lo sfratto (cosiddetta convalida di sfratto), allora all’inquilino verrà assegnato un termine entro cui liberare spontaneamente l’immobile. Se non obbedisce, il locatore può ottenere che l’ufficiale giudiziario, assistito dalle forze dell’ordine, proceda coattivamente (cioè, con la forza) al rilascio dell’immobile.

Il conduttore può evitare lo sfratto?

Il conduttore inadempiente può evitare lo sfratto: la legge, infatti, gli concede la possibilità di sanare la propria situazione mettendosi in regola con i pagamenti.

In poche parole, se l’inquilino moroso offre al locatore, anche direttamente all’udienza fissata per la convalida dello sfratto, di rimborsargli tutti i canoni non pagati, nonché tutte le spese legali, processuali e ogni altra accessoria, paralizza lo sfratto e ottiene di poter continuare a rimanere nell’immobile [1]. Questa specie di “sanatoria” è consentita al conduttore per un massimo di tre volte nell’arco del quadriennio

La legge tutela i disabili dallo sfratto?

La legge ha previsto una disciplina particolarmente favorevole per coloro che versano in condizioni difficili. Come appena detto nel paragrafo precedente, l’inquilino moroso può regolarizzare la propria situazione se paga tutti gli arretrati e le spese maturate fino a quel momento.

Tuttavia, ove il pagamento non avvenga in udienza, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare un termine non superiore a novanta giorni. In tal caso rinvia l’udienza a non oltre dieci giorni dalla scadenza del termine assegnato.

In pratica, accade ciò: se l’inquilino moroso dimostra la volontà di voler pagare, ma non può farlo immediatamente perché sta vivendo un momento difficile (la legge non specifica a cosa devono ricondursi le comprovate condizioni di difficoltà), il giudice può concedergli una dilazione di pagamento, consentendogli di regolarizzare la propria posizione debitoria entro e non oltre novanta giorni dall’udienza. Ma v’è di più.

Secondo la legge, la morosità può essere sanata, per non più di quattro volte nel corso di un quadriennio, entro centoventi giorni dall’udienza, se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà.

In questo specifico caso, la legge considera direttamente l’ipotesi per cui il ritardo nei pagamenti (ritardo non superiore ai due mesi) sia dipeso dalle cattive condizioni economiche insorte successivamente alla sottoscrizione del contratto di locazione e dipeso, tra l’altro, dalla malattia del conduttore.

Sicuramente, pertanto, è possibile far entrare in questa categoria anche lo sfratto di disabili, cioè lo sfratto di coloro che, a causa della patologia da cui sono affetti, vedono pregiudicata la propria capacità lavorativa o quella di compiere gli atti della vita quotidiana.

La sospensione dello sfratto con disabili

Se la legge concede alle persone disabili o portatrici di handicap solamente un termine più ampio per potersi mettere in regola nel caso di ritardo nel pagamento dei canoni, bisogna dire che la prassi giudiziaria si è dimostrata spesso sensibile al problema: è possibile rinvenire alcune pronunce [2] in cui lo sfratto è stato convalidato, ma è stato sospeso in attesa che il disabile potesse trovare un alloggio diverso.

Ovviamente, lo stato di disabilità va accuratamente provato esibendo in giudizio la documentazione medica opportuna.

Allo stesso modo, se il giudice che deve convalidare lo sfratto non prende in considerazione il particolare status dell’inquilino, potrà proporre opposizione la giudice dell’esecuzione e sperare che, in quella sede, gli venga concessa una proroga alla luce delle sue precarie condizioni di salute.


note

[1] Art. 55, legge n. 392/78 (legge sull’equo canone).

[2] Trib. Civitavecchia,  26 giugno 2010.

Immagine: Persone allontanano disabili di Prazis Images.


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