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Sfratto inquilino malato

21 Marzo 2019 | Autore:
Sfratto inquilino malato

Inquilino malato: quali sono i suoi diritti durante lo sfratto? Una patologia invalidante giustifica il rinvio dello sfratto? Come opporsi all’esecuzione?

Lo sfratto è l’intimazione di rilascio di un bene immobile affidato a persona diversa dal proprietario; mi spiego meglio: se dai in locazione un’abitazione che non usi a un individuo che si impegna a corrisponderti un canone mensile, potrai ricorrere allo sfratto se il tuo inquilino diventa moroso (cioè, smette di pagarti), oppure se, al termine della locazione, decide di non andare via. La legge tutela il proprietario leso nei suoi diritti consentendogli di accedere ad una procedura più semplice e veloce di quella ordinaria: il procedimento di sfratto, infatti, prevede termini molto più brevi per comparire innanzi al giudice ed è possibile che l’intero processo si esaurisca in un’unica udienza, nel caso in cui l’intimato non compaia oppure non si opponga allo sfratto. Se, però, è giusto che venga tutelato il diritto di proprietà del locatore, è anche legittimo che venga fatto altrettanto con il diritto del conduttore ad avere un tetto sopra la testa, soprattutto se egli si trovi in precarie condizioni di salute. Come funziona lo sfratto di un inquilino malato? Si può procedere ordinariamente, come se si trattasse di uno sfratto normale, oppure la legge prevede delle specifiche tutele? Si può sospendere l’esecuzione per validi motivi di salute? Se sei interessato a conoscere le risposte a queste domande, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme cosi procede nel caso di sfratto dell’inquilino malato.

Come si procede allo sfratto?

Procedere allo sfratto non è difficile; ovviamente, avrai bisogno dell’assistenza di un avvocato. Innanzitutto, la legge prevede due ipotesi differenti di sfratto: quello per finita locazione e quello per morosità. Nel primo caso, il rilascio dell’immobile è giustificato dal fatto che il contratto di locazione è giunto al termine e non è stato rinnovato; nel secondo, invece, il contratto è ancora in vigore, solamente che il conduttore si è reso inadempiente, non pagando i canoni pattuiti.

In entrambe le ipotesi, il locatore dovrà citare in giudizio il conduttore, chiedendo al giudice la convalida dello sfratto. Se tutto procede senza intoppi, il giudice accoglie la richiesta e fissa una data entro cui dare esecuzione allo sfratto. Prima di quel momento il proprietario non potrà agire forzosamente, potendo solamente sperare che l’inquilino vada via da sé.

L’inquilino può bloccare allo sfratto?

L’inquilino può impedire lo sfratto se si impegna a pagare tutti gli arretrati, comprese le spese di giudizio e ogni altro onere accessorio. Nello specifico, la legge [1] consente al conduttore moroso di mettersi in regola con i pagamenti, corrispondendo tutto ciò che deve anche all’udienza di comparizione innanzi al giudice. In questo caso, il conduttore dovrà per forza accettare e non potrà procedere allo sfratto.

Questa speciale sanatoria può essere invocata dal conduttore moroso solamente per un massimo di tre volte nel quadriennio: questo significa che, se l’inquilino si rende continuamente inadempiente, non potrà continuamente contare su questo salvagente gettatogli dalla legge.

Inquilino malato: quali sono i suoi diritti in caso di sfratto?

La legge tutela dallo sfratto l’inquilino malato concedendogli un maggior termine per poter pagare gli arretrati e, di conseguenza, per mettersi in regola. Secondo il nostro ordinamento, il giudice, dinanzi a comprovate condizioni di difficoltà del conduttore, può assegnare un termine non superiore a novanta giorni dall’udienza affinché possa pagare quanto dovuto al locatore. La legge parla genericamente di condizioni di difficoltà provate in giudizio: pertanto, in esse possono rientrare tanto la scarsa capacità patrimoniale dell’inquilino quanto eventuali problemi di salute.

C’è altro. La morosità può essere sanata, per non più di quattro volte complessivamente nel corso di un quadriennio, entro il termine di centoventi giorni dalla celebrazione dell’udienza di sfratto, se l’inadempienza, protrattasi per non oltre due mesi, è conseguente alle precarie condizioni economiche del conduttore, insorte dopo la stipulazione del contratto e dipendenti da disoccupazione, malattie o gravi, comprovate condizioni di difficoltà.

In quest’ultima ipotesi, quindi, se il conduttore moroso prova in giudizio di non poter pagare subito a causa della propria patologia (pensa a chi abbia perso il posto di lavoro a causa di un infortunio e stia attendendo di ricevere la giusta indennità), il giudice può concedergli un termine di quattro mesi per mettersi in regola.

L’inquilino malato può chiedere la sospensione dello sfratto?

La legge non prevede altri benefici a favore dell’inquilino malato se non, come appena visto, quello di poter pagare in maniera dilazionata il suo debito. Tuttavia, bisogna dire che non poche volte i giudici hanno dimostrato una certa comprensione nei riguardi dei conduttori affetti da conclamate patologie (soprattutto se portatrici di invalidità civile); nello specifico è possibile che il giudice, pur convalidando lo sfratto e dando ragione al locatore, sospenda l’esecuzione (cioè, la concreta attuazione) dello sfratto, consentendo così all’inquilino malato di trovare un nuovo alloggio.

E così, potranno aversi le seguenti situazioni:

  • all’udienza fissata dal locatore, il giudice convalida lo sfratto, ma pone un termine “comodo” per la sua esecuzione, concedendo così alcuni mesi al conduttore per potersi trasferire;
  • l’ufficiale giudiziario, nel momento in cui deve provvedere all’esecuzione materiale dello sfratto, rendendosi conto delle precarie condizioni di salute dell’inquilino, rinvia a nuova data lo sgombero, allertando eventualmente i servizi sociali oppure le autorità competenti affinché si trovi una sistemazione all’inquilino;
  • il conduttore malato, in sede di opposizione all’esecuzione, provando il proprio stato di salute, chiede al giudice un termine per poter cercare un nuovo alloggio.

note

[1] Art. 55, legge n. 392/1978.


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