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Telelavoro, tutta la normativa

22 Marzo 2019 | Autore:
Telelavoro, tutta la normativa

Che cosa dicono la legge e gli accordi nazionali sulle condizioni in cui deve operare chi svolge la sua attività lontano dall’azienda. I diritti del lavoratore.

È una soluzione sempre più diffusa in ogni tipo di azienda. Garantisce un certo risparmio sia al lavoratore sia al datore di lavoro. Al primo, inoltre, concede una certa flessibilità di orari e di spazi. Parliamo del telelavoro, cioè di quella modalità di svolgimento di un’attività grazie ad un accordo tra le parti che permette di portare a termine dei compiti fuori dai locali aziendali. Il tutto, come facile pensare, con l’aiuto di strumenti informatici e di sistemi di telecomunicazioni, vale a dire: con il supporto di un computer e di un collegamento ad Internet. C’è, comunque, tutta una normativa che regola questo tipo di rapporto di lavoro [1]. I contratti nazionali dei vari settori hanno, comunque, la facoltà di integrare questo accordo con delle disposizioni particolari a seconda del comparto interessato.

Non occorre, comunque, essere dipendente di un’azienda per svolgere il telelavoro: è possibile farlo anche come lavoratore parasubordinato o autonomo. Ciascuna di queste soluzioni presenta un’apposita normativa.

Così come il fatto di lavorare a distanza non vuol dire che il dipendente o autonomo che svolge l’attività di telelavoro non abbia dei diritti stabiliti dalla legge. Tra questi, uno dei più significativi è quello alla sicurezza e alla tutela della salute, anche se opera lontano dai locali aziendali.

In questo articolo, ripassiamo tutta la normativa sul telelavoro: diritti e doveri delle parti, costi e risparmi, le questioni che riguardano le attrezzature e le condizioni di lavoro, ecc.

Telelavoro: che cos’è?

In generale, si pensa al telelavoro come a quella soluzione che consente di svolgere un’attività da casa o da qualsiasi altro posto che non sia la sede dell’azienda. In sostanza è così, ma il concetto è più articolato.

A monte del telelavoro c’è una decisione volontaria del datore di lavoro e del dipendente, collaboratore o autonomo interessati. Una scelta che va messa per iscritto in fase di assunzione oppure in un momento successivo. E questo non è trascurabile, per questo motivo: se l’impegno viene sottoscritto in fase di assunzione, resterà tale per tutta la durata del rapporto di lavoro. Se, invece, la scelta del telelavoro viene fatta successivamente diventa, allora, reversibile. Significa che, per effetto di un accordo individuale o collettivo e su richiesta di una delle parti, il lavoratore può tornare ad assolvere i suoi compiti nei locali dell’azienda abbandonando, in questo modo, il telelavoro.

Telelavoro: per quali tipologie di lavoratori?

Non esiste una sola tipologia di telelavoro, ma ce ne sono ben tre. L’attività, infatti, può essere svolta in modo:

  • subordinato: il lavoratore a tempo pieno o part-time, con contratto fisso o a tempo determinato, presta l’attività anche in un luogo diverso dall’azienda, ad esempio a casa sua, sotto la direzione del datore di lavoro. Non ha la possibilità di ricorrere ad un’organizzazione autonoma di mezzi e di attrezzature. Non può avere l’aiuto di familiari o di terzi, cioè il lavoro deve essere fatto soltanto da lui. Il datore di lavoro può liberamente controllare qualità e quantità di lavoro fatto, nonché del numero di ore impiegate al giorno:
  • parasubordinato: il lavoratore non è dipendente e presta la propria attività per un committente ma senza la possibilità di organizzarla liberamente;
  • autonomo: il lavoratore presta la propria attività a distanza organizzando liberamente il suo lavoro.

Telelavoro: quali agevolazioni per le aziende?

Se si pensa ai vantaggi del telelavoro per le aziende, la prima cosa che viene in mente è il risparmio: meno corrente, meno soldi in riscaldamento, meno consumo di attrezzature. E questo è fuori dubbio.

Ma ci sono altre agevolazioni per chi fa questo tipo di scelta. Ad esempio, la normativa prevede per uno stanziamento di una quota del Fondo per le politiche della famiglia alle imprese che agevolano i propri dipendenti da un punto di vista di flessibilità oraria ed organizzativa [2]. Inoltre, i dipendenti impegnati nel telelavoro possono essere esclusi dal computo dei limiti numerici previsti per l’applicazione di particolari normative (ad esempio quella sulla rappresentazione sindacale) [3]. Le aziende, infine, possono rispettare gli obblighi imposti sulle assunzioni obbligatorie utilizzando il sistema del telelavoro.

Telelavoro: chi paga i costi di attrezzature e connessioni?

Premesso che qualsiasi aspetto che riguardi gli strumenti di lavoro va concordato al momento di sottoscrivere il contratto di telelavoro, in base a quanto stabilito dalla legge e dagli accordi nazionali di categoria, ci sono dei vincoli generali che impegnano sia il datore sia il lavoratore.

Da parte sua, l’azienda:

  • risponde normalmente della fornitura, dell’installazione e della manutenzione degli strumenti che servono al regolare svolgimento dell’attività, a meno che il lavoratore decida di utilizzare quelli di sua proprietà;
  • se il lavoro a distanza viene svolto con regolarità, deve coprire o compensare i costi che direttamente ne derivano;
  • fornisce supporto tecnico;
  • copre i costi derivati dallo smarrimento o dal danneggiamento degli strumenti e dei dati utilizzati per il lavoro;
  • adotta ogni mezzo a sua disposizione per proteggere i dati utilizzati dal lavoratore per fini professionali;
  • informa il lavoratore circa le limitazioni d’uso delle apparecchiature, degli strumenti e dei programmi informatici (compreso l’accesso al web) e circa le sanzioni da applicare in caso di violazione di tali limiti;
  • informa il lavoratore circa le norme di lege e le regole aziendale sulla protezione dei dati.

Invece il lavoratore deve:

  • dare immediato avviso all’azienda in caso di guasto o di malfunzionamento degli strumenti messi a sua disposizione;
  • avere cura delle attrezzature e degli strumenti di lavoro;
  • non raccogliere o diffondere sul web materiale illegale;
  • rispettare la normativa che riguarda la protezione dei dati.

Telelavoro: in quali condizioni si svolge l’attività?

Altro aspetto importante e regolato dalla normativa sul telelavoro è quello che riguarda le condizioni in cui si svolge l’attività.

Come regola generale, e sempre in base agli accordi nazionali collettivi, il lavoratore ha la facoltà di organizzare il proprio tempo di lavoro. Significa che non può essere vincolato a rispettare un orario prestabilito ma che è libero di portare a termine i suoi compiti gestendosi come meglio crede.

Tuttavia, non per questo è legittimato a lavorare di meno rispetto ai colleghi che si recano ogni giorno in azienda: il carico di lavoro ed i livelli di prestazione devono essere equivalenti a quelli degli altri.

Il datore di lavoro si impegna a garantire la prevenzione dell’isolamento del telelavoratore rispetto ai colleghi. Vuol dire che chi svolge l’attività da casa ha il diritto di incontrarsi regolarmente con il resto del personale e di accedere alle informazioni dell’azienda.

Ha diritto altresì ad avere le stesse opportunità di formazione e di sviluppo della carriera, anzi: deve avere una formazione specifica circa gli strumenti che deve utilizzare per lavorare a distanza.

Telelavoro: i diritti del lavoratore

La normativa sul telelavoro elenca i principali diritti del lavoratore che svolge la sua attività da casa o da un altro luogo lontano dall’azienda. Vengono riconosciuti:

  • il diritto di accettare o di rifiutare liberamente la scelta di lavorare a distanza;
  • il diritto di fruire delle stesse condizioni dei colleghi di pari livello che lavorano in sede;
  • il diritto di avere lo stesso trattamento collettivo dei colleghi che lavorano in sede;
  • il diritto alla riservatezza: l’azienda non può installare degli strumenti che consentano un controllo diverso o sproporzionato rispetto all’obiettivo perseguito ed in violazione delle norme sui videoterminali [4];
  • il diritto di essere tutelato dal punto di vista della salute e della sicurezza professionale.

note

[1] Accordo interconfederale del 09.06.2004.

[2] Art. 9 co. 1 lettera a) legge n. 53/2000 e art. 22 co. 5 lettera a) legge n. 183/2011.

[3] Art. 23 Dlgs. n. 80/2015.

[4] Dlgs. n. 81/2000 e Dlgs, n. 106/2009.

Autore immagine: Pixabay.com


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