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Stress lavorativo: ultime sentenze

2 Gennaio 2023
Stress lavorativo: ultime sentenze

Esposizione a situazioni di disagio; insorgenza di patologie; revoca delle dimissioni date dal lavoratore in momenti di forte stress; straining; risarcimento del danno.

Lo svolgimento dell’attività lavorativa può, talvolta, sottoporre il lavoratore a condizioni di forte stress. L’esposizione a situazioni stressanti e di disagio lavorativo possono determinare l’insorgenza di gravi patologie. Per maggiori informazioni, prosegui nella lettura.

Indice

Tutela delle condizioni di lavoro

In tema di obbligo di protezione ex art. 2087 c.c., la dimensione organizzativa assume rilevanza quale fattore di rischio per la salute dei lavoratori, atteso che l’art. 28 del T.U. n. 81 del 2008, ulteriore specificazione del più generale canone presidiato dall’art. 2087 c.c., impone al datore di lavoro la valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato; ne consegue che, ove il datore di lavoro indebitamente tolleri l’esistenza di una condizione di lavoro lesiva della salute, per configurare la responsabilità datoriale è sufficiente che l’inadempimento, imputabile anche solo per colpa, si ponga in nesso causale con un danno alla salute.

(Nella specie la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, pur avendo accertato che il lavoratore versava “in condizioni di sostanziale inoperosità”, con progressivo “svuotamento” delle mansioni affidate, non aveva verificato se dalla condotta del datore di lavoro, anche se colposa, erano causalmente derivati danni alla persona del lavoratore a contenuto non patrimoniale).

Cassazione civile sez. lav., 15/11/2022, n.33639

Condotte persecutorie e stress lavoro-correlato

Anche la tutela contro le tecnopatie da costrittività organizzativa rientra nel generale dovere di protezione della salute psico-fisica ex art. 2087 c.c. Ne deriva, conseguentemente, che lo straining può configurarsi non solo quando vi siano comportamenti stressogeni intenzionalmente attuati contro il dipendente, ma anche quando il datore di lavoro consenta, colposamente, il mantenersi di un ambiente stressogeno fonte di danno per la salute dei lavoratori.

In questo caso, pur correttamente individuando la natura organizzativa e l’effetto stressogeno della conflittualità lavorativa interpersonale, la Cassazione continua ad “ancorarsi” alla categoria –di natura medico-legale e non giuridica- dello straining.

Cassazione civile sez. lav., 11/11/2022, n.33428

Malattia professionale di natura psichica: è indennizzabile?

Nell’ambito del sistema del Testo Unico degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, sono indennizzabili tutte le malattie di natura fisica o psichica la cui origine sia riconducibile al rischio del lavoro, sia che riguardi la lavorazione, sia che riguardi l’organizzazione del lavoro e le modalità della sua esplicazione, dovendosi ritenere incongrua una qualsiasi distinzione in tal senso, posto che il lavoro coinvolge la persona in tutte le sue dimensioni, sottoponendola a rischi rilevanti sia per la sfera fisica che psichica (come peraltro prevede oggi a fini preventivi l’art. 28, comma 1 del tu. 81/2008); in conclusione, ogni forma di tecnopatia che possa ritenersi conseguenza di attività lavorativa risulta assicurata all’INAIL, anche se non è compresa tra le malattie tabellate o tra i rischi tabellati, dovendo in tale caso il lavoratore dimostrare soltanto il nesso di causa tra la lavorazione patogena e la malattia diagnosticata (cassata, nella specie, la decisione della Corte d’appello che aveva negato l’indennizzabilità della malattia professionale non tabellata di natura psichica dipendente dal cosiddetto stress lavorativo).

Cassazione civile sez. lav., 11/10/2022, n.29611

Configurabilità dell’infarto come infortunio sul lavoro

In base alla normativa sull’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, allorché si discuta di infarto del miocardio occorso in occasione della prestazione lavorativa, anche lo stress psicologico e ambientale può integrare la causa violenta che può avere provocato la lesione mortale. L’infarto, dunque, configura infortunio sul lavoro quando è eziologicamente collegato ad un fattore lavorativo. La connessione non è peraltro esclusa dal contributo causale di fattori preesistenti o contestuali; sussiste, cioè, anche nel concorso di altre cause, ove pure queste abbiano origine diversa e interna.

Cassazione civile sez. lav., 22/02/2022, n.5814

Mobbing e straining: differenze e tutela del lavoratore

Il mobbing è una situazione lavorativa di conflittualità sistematica, persistente ed in costante progresso, in cui una o più persone vengono fatte oggetto di azioni ad alto contenuto persecutorio da parte di uno o più aggressori in posizione superiore, inferiore o di parità , con lo scopo di causare alla vittima danni di vario tipo e gravità , mentre lo straining è una situazione di stress forzato sul posto di lavoro, in cui la vittima subisce almeno una azione che ha come conseguenza un effetto negativo nell’ambiente lavorativo, azione che oltre ad essere stressante, è caratterizzata anche da una durata costante: entrambe le fattispecie legittimano il lavoratore ad un ristoro.

Tribunale Venezia sez. lav., 04/11/2021, n.659

Forte stress lavorativo: sono annullabili le dimissioni?

Le dimissioni date dal dipendente pubblico in un momento di forte stress lavorativo e di insoddisfazione sono annullabili. Lo stato di temporanea alterazione dell’equilibrio psichico in cui versa il lavoratore, infatti, è condizione sufficiente per l’annullamento dell’atto delle dimissioni, senza che a tal fine sia necessaria l’esistenza di un conclamato stato di incapacità di intendere e volere. Ad affermarlo è la Cassazione in relazione alla vicenda di un lavoratore dimessosi per via del contesto ambientale connotato da forte stress e insoddisfazione e tornato sulla sua decisione per via del disagio susseguente per la sua famiglia. Per la Corte, ai fini della sussistenza di una situazione di incapacità di intendere e volere come causa di annullamento delle dimissioni, non occorre una totale privazione delle capacità intellettive e volitive, bensì basta un grave turbamento psichico tale da impedire il formarsi di una volontà cosciente.

Cassazione civile sez. lav., 21/11/2018, n.30126

Suicidio del lavoratore: è infortunio sul lavoro?

Costituisce infortunio sul lavoro, come tale indennizzabile dall’Inail mediante rendita ai superstiti, il suicidio del lavoratore causato da stress conseguente all’eccessivo sovraccarico lavorativo, disposto dal datore di lavoro in violazione delle previsioni dell’art. 28, 1° comma, d.leg. n. 81 del 2008, relative allo stress da lavoro-correlato.

Tribunale Catania, 30/05/2018

Patologie contratte a causa dello stress lavoro-correlato

Nell’ambito del sistema assicurativo contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali sono indennizzabili tutte le malattie di natura fisica o psichica la cui origine sia riconducibile al rischio del lavoro, sia che riguardi la lavorazione sia che riguardi l’organizzazione del lavoro e le modalità della sua esplicazione, dovendosi ritenere incongrua una qualsiasi distinzione in tal senso, posto che il lavoro coinvolge la persona in tutte le sue dimensioni, sottoponendola a rischi rilevanti sia per la sfera fisica che psichica.

Cassazione civile sez. lav., 05/03/2018, n.5066

Stress lavorativo prolungato e malattia professionale

Lo stress lavorativo intenso e prolungato, al quale il lavoratore sia stato esposto in violazione dell’obbligo di sicurezza, di cui all’art. 2087 c.c., costituisce fattore astrattamente valutabile quale concausa di malattia professionale, la cui sussistenza deve essere concretamente accertata dal giudice del merito, anche con possibilità di discostarsi motivatamente dalle conclusioni peritali, facendo uso di criteri probabilistici e non di mera possibilità del collegamento causale.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Ordinanza, 23/05/2018, n. 12808

Patologia multifattoriale del lavoratore e responsabilità del datore

Nell’ipotesi di patologia multifattoriale è necessaria, ai fini della prova del nesso causale, la dimostrazione, almeno in termini di probabilità, con riferimento alle mansioni svolte, alle condizioni di lavoro e alla durata ed intensità dell’esposizione a rischio, che, rispetto all’evento dannoso, l’attività lavorativa ha assunto un ruolo concausale, anche alla stregua della regola di cui all’art. 41 cod. pen. (respinta, nella specie, la richiesta di risarcimento nei confronti dell’azienda presentata dai familiari di un lavoratore vittima di un arresto cardiaco; a fronte del quadro relativo ad orari e turnazione, i Giudici hanno escluso che vi fosse un nesso tra lo stress lavorativo e il problema fisico che aveva ucciso il lavoratore).

Cassazione civile sez. lav., 23/05/2018, n.12808

Dimissioni date dal dipendente pubblico

Le dimissioni date dal dipendente pubblico in un momento di forte stress lavorativo e di insoddisfazione sono annullabili. Lo stato di temporanea alterazione dell’equilibrio psichico in cui versa il lavoratore, infatti, è condizione sufficiente per l’annullamento dell’atto delle dimissioni, senza che a tal fine sia necessaria l’esistenza di un conclamato stato di incapacità di intendere e volere.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 21/11/2018, n. 30126

Momenti di stress: rischio per la tipologia di prestazione lavorativa

In sede di riconoscimento della causa di servizio nella nozione di concausa efficiente e determinante di servizio possono farsi rientrare soltanto fatti ed eventi eccedenti le ordinarie condizioni di lavoro, gravosi per intensità e durata, che vanno necessariamente documentati, con esclusione, quindi, delle circostanze e condizioni del tutto generiche, quali inevitabili disagi, fatiche e momenti di stress, che costituiscono fattore di rischio ordinario in relazione alla singola tipologia di prestazione lavorativa.

TAR Lecce, (Puglia) sez. II, 26/07/2018, n.1216

Malattia causata dal lavoro: prova

In tema di malattia causata dal lavoro, la prova di essere stato sottoposto per lungo tempo a lavori stressanti non è sufficiente, dovendosi invece dimostrare specificatamente l’efficacia causale dello stress quale fattore di rischio con riferimento all’attività lavorativa in concreto prestata; occorre, dunque, provare che si tratta di condizioni di lavoro particolarmente gravose, eccezionali ed esorbitanti rispetto alle ordinarie mansioni, con esclusione, quindi, delle circostanze e condizioni del tutto generiche, quali inevitabili disagi, fatiche e momenti di stress, che rappresentano un fattore di rischio ordinario in relazione alla prestazione lavorativa.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 21/05/2018, n.5600

Stress lavorativo: la particolarità delle mansioni svolte

Il possesso dei requisiti “relazionali” è strettamente correlato alle particolari funzioni e ai compiti propri del ruolo di Agente di Polizia, obbligato come è a instaurare relazioni e contatti con l’esterno e ciò, anche in situazioni di stress che, in quanto tali, non possono prescindere da una perfetta abilità comunicativa. Proprio in ragione della particolarità delle mansioni svolte, oltre che del rilievo e dell’importanza di queste ultime per la collettività tutta, la normativa prevede la necessità del possesso dei requisiti “relazionali” e di “equilibrio” che, secondo le esemplificazioni di cui all’art. 4, d.P.R. n. 904 del 1983, investono il livello evolutivo, il controllo emotivo, la capacità intellettiva, l’adattabilità allo specifico contesto sociale e di lavoro.

In esito a detti accertamenti deve, quindi, emergere, nei confronti dell’Agente di Polizia, il possesso di una personalità sufficientemente matura, con stabilità del tono dell’umore, di capacità di controllo delle proprie istanze istintuali, spiccato senso di responsabilità, avuto riguardo alle capacità di critica e di autocritica e al livello di autostima.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 08/05/2018, n.5073

Patologie legate a situazioni lavorative stressanti

E’ innegabile come l’esposizione a situazioni di disagio e a potenziali fonti di stress sia una condizione connessa alla tipica prestazione lavorativa di un carabiniere, non sufficiente, da sola, a giocare un ruolo determinante nella patologia lamentata. Ne consegue che, nella nozione di causa di servizio, ovvero concausa efficiente e determinante, possono farsi rientrare soltanto fatti ed eventi eccedenti le ordinarie condizioni di lavoro, gravosi per intensità e durata, che vanno necessariamente documentati, con esclusione, quindi, delle circostanze e condizioni del tutto generiche, quali inevitabili disagi, fatiche e momenti di stress, che costituiscono fattore di rischio ordinario in relazione alla singola tipologia di prestazione lavorativa.

TAR Roma, (Lazio) sez. I, 02/05/2018, n.4762

Stress forzato e risarcimento del danno

Lo stress forzato inflitto al lavoratore dal superiore gerarchico configura una forma attenuata di mobbing definita straining, che giustifica la pretesa risarcitoria ex art. 2087 c.c

Cassazione civile sez. lav., 19/02/2018, n.3977

Straining e mobbing: differenze

La condotta di straining consiste in una situazione lavorativa conflittuale di stress forzato provocato appositamente ai danni della vittima con condotte di ostilità o discriminazione, le quali però a differenza del mobbing, sono limitate nel numero e/o distanziate nel tempo. Costituiscono parametri di riconoscimento dello straining: l’ambiente lavorativo, la frequenza e la durata dell’azione ostile, l’appartenenza delle azioni subite ad una delle categorie tipizzate dalla scienza, la posizione di costante inferiorità percepita come permanente.

Tribunale Venezia sez. lav., 31/07/2017, n.480

Revoca delle dimissioni del dipendente

La decisione di rassegnare le dimissioni da parte del dipendente deve essere necessariamente calata nel contesto delle relazioni lavorative, caratterizzanti dapprima la scelta di non proseguire l’attività lavorativa in quelle condizioni e in quel contesto, certamente fonte di grande stress e insoddisfazione e in seguito la linea difensiva legata ad una condizione di lavoro vissuta come non più tollerabile e tale da creare un “notevole turbamento psichico”. Peraltro manca nel procedimento in esame qualsiasi accertamento di una condotta datoriale mobbizzante o illegittima, alla luce della dichiarata inammissibilità delle nuove deduzioni sul punto in appello.

Corte appello Bologna sez. lav., 09/01/2017, n.1263

Risarcimento del danno da stress lavorativo e onere della prova

Il danno da stress, o usura psicofisica, si inscrive nella categoria unitaria del danno non patrimoniale causato da inadempimento contrattuale e la sua risarcibilità presuppone la sussistenza di un pregiudizio concreto sofferto dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della relativa allegazione e prova, anche attraverso presunzioni semplici.

Ne consegue che, ai fini del risarcimento del danno derivante dal mancato riconoscimento delle soste obbligatorie, nella guida per una durata di almeno 15 minuti tra una corsa e quella successiva e, complessivamente, di almeno un’ora per turno giornaliero – previste del Regolamento n. 3820/85/CEE, nonché dall’ art. 14 del Regolamento O.I.L. n. 67 del 1939 e dall’art. 6, primo comma, lett. a) della legge 14 febbraio del 1958, n. 138 -, il lavoratore è tenuto ad allegare e provare il tipo di danno specificamente sofferto ed il nesso eziologico con l’inadempimento del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2016, n.5590

Risarcimento del danno da stress lavorativo

Il danno da stress, o usura psicofisica, si inscrive nella categoria unitaria del danno non patrimoniale causato da inadempimento contrattuale e la sua risarcibilità presuppone la sussistenza di un pregiudizio concreto sofferto dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della relativa allegazione e prova, anche attraverso presunzioni semplici.

Ne consegue che, ai fini del risarcimento del danno derivante dal mancato riconoscimento delle soste obbligatorie, nella guida per una durata di almeno 15 minuti tra una corsa e quella successiva e, complessivamente, di almeno un’ora per turno giornaliero – previste del Regolamento n. 3820/85/CEE, nonché dall’ art. 14 del Regolamento O.I.L. n. 67 del 1939 e dall’art. 6, primo comma, lett. a) della legge 14 febbraio del 1958, n. 138 -, il lavoratore è tenuto ad allegare e provare il tipo di danno specificamente sofferto ed il nesso eziologico con l’inadempimento del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2016, n.5590

Turni di lavoro senza riconoscimento dei riposi

Il danno da stress, o usura psicofisica, si inscrive nella categoria unitaria del danno non patrimoniale causato da inadempimento contrattuale e la sua risarcibilità presuppone la sussistenza di un pregiudizio concreto sofferto dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della relativa allegazione e prova, anche attraverso presunzioni semplici.

Consegue che l’adibizione del lavoratore a turni di lavoro senza riconoscimento dei riposi di legge determina l’aumento della penosità del lavoro, con incidenza su diritti costituzionalmente protetti inerenti i diritti fondamentali della persona e dunque la valutazione della gravità del pregiudizio e la sua risarcibilità è già operata dall’ordinamento.

Cassazione civile sez. lav., 14/07/2015, n.14710

Danni per l’aggravamento di una patologia cardiaca

La responsabilità ex art. 2087 c.c. è di tipo contrattuale, pertanto il lavoratore che assume di aver subito un infortunio o una malattia riconducibili all’attività lavorativa svolta deve allegare e dimostrare l’esistenza del danno, nonché la violazione da parte del datore di lavoro delle clausole contrattuali che disciplinano il rapporto o delle norme inderogabili o delle regole generali di correttezza e buona fede o, ancora, delle misure che, nell’esercizio dell’impresa, debbono essere adottate per tutelare l’integrità psicofisica dei prestatori (respinta la richiesta di un bancario che aveva richiesto il risarcimento dei danni per un aggravamento di una patologia cardiaca a causa del grande stress lavorativo, degli orari prolungati, del luogo malavitoso e soggetto a rapine nel quale prestava la propria attività; il lavoratore non aveva né allegato, né provato la negligenza della banca nell’approntare le misure di sicurezza idonee ad evitare o scongiurare le rapine, né aveva allegato circostanze tali da evidenziare ritmi di lavoro insostenibili).

Cassazione civile sez. lav., 18/06/2014, n.13863

Stress lavorativo: il nesso eziologico

Non può ritenersi sufficiente il generico riferimento all’influenza nociva dello stress lavorativo, in quanto la giurisprudenza richiede che sia data dimostrazione specifica dell’efficacia causale di tale fattore rischio (stress) nel caso concreto e quindi di evidenziare con precisione il nesso eziologico con riferimento alla diversa tipologia dell’attività lavorativa nelle specifiche circostanze che ne caratterizzano svolgimento.

In tale prospettiva è stato escluso che il rapporto causa/effetto possa essere basato su mere valutazioni probabilistiche – dovendo invece essere individuato con un grado di consistente certezza sul piano tecnico-amministrativo e medico–legale.

Tar Lazio, Roma, Sezione 1 bis, Sentenza, 30/01/2014, n. 1164

Risarcimento del danno biologico

Poiché in linea di principio il lavoratore ha la facoltà di astenersi da prestazioni la cui esecuzione possa arrecare pregiudizio alla sua salute – essendo infatti coinvolto un diritto fondamentale protetto dall’art. 32 Cost. -, ne consegue che si resta al di fuori dall’ambito applicativo dell’art. 2087 c.c. allorquando sia rivendicato dal dipendente il risarcimento del danno biologico conseguente ad eccessivi carichi di lavoro.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 23 maggio 2013, n. 12725

Stress lavorativo legato all’inadeguatezza della programmazione dell’attività lavorativa

La patologia di ipertensione arteriosa è dipendente da causa di servizio quando se ne accerti l’ascrivibilità allo stress lavorativo legato alla inadeguatezza della programmazione dell’attività lavorativa ordinaria, da eccessive forme di controllo, da pressioni psicologiche e rimproveri spesso sfociati in discussioni e contrasti, tali da rendere l’ambiente lavorativo caratterizzato da una conflittualità persistente, e in tal modo concorrendo a modificare i processi fisiologici che stanno alla base delle alterazioni pressorie della ricorrente.

Tribunale L’Aquila sez. lav., 02/04/2012, n.201

Stress psicofisico lavorativo e trattamento pensionistico privilegiato ordinario del medico

Deve essere dichiarato il diritto al trattamento pensionistico privilegiato ordinario del medico per infermità derivante da esiti di intervento chirurgico per dissecazione dell’aorta del primo tipo con risospensione della valvola aortica e sostituzione dell’aorta ascendente con protesi vascolare, qualora sussista il fattore concausale dello “stress psicofisico lavorativo“, di comprovata e perdurante entità nel tempo che ha concorso alla determinazione particolarmente ingravescente, della patologia cardiaca, anche a fronte della predisposizione del soggetto (ipertensione).

Corte Conti reg., (Marche) sez. giurisd., 20/04/2010, n.70

Diabete mellito: esiste una relazione con lo stress lavorativo?

Il diabete mellito di tipo I (c.d. giovanile) è patologia di carattere ereditario sulla cui genesi e/o evoluzione non può aver svolto neppure un ruolo concausale lo stress lavorativo al quale l’interessato assume di essere stato sottoposto, con la conseguenza che in relazione ad esso non è accoglibile l’istanza di concessione dell’equo indennizzo.

Consiglio di Stato sez. IV, 08/06/2009, n.3500

Incidente stradale subito dal lavoratore a causa dello stress da lavoro

Sussiste la responsabilità ex art. 2087 c.c. del datore di lavoro nell’ipotesi di incidente stradale subito dal lavoratore a causa dello stress da lavoro. Il lavoratore, per ottenere il riconoscimento della responsabilità datoriale ed il conseguente risarcimento del danno, dovrà provare la nocività delle condizioni di lavoro ed il nesso causale tra tali condizioni ed il danno subito.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 7/06/2007, n. 13309

Stress emotivo e/o ambientale ed evento infortunistico

E’ “causa violenta” -ai sensi dell’art. 2 del Dpr n. 1124/1965- ogni evento lesivo che agisca ab extrinseco, ossia dall’esterno verso l’interno dell’organismo del lavoratore, potendo anche consistere in uno sforzo che, per quanto non straordinario, né eccezionale, sia diretto a vincere una resistenza propria della prestazione lavorativa o dell’ambiente di lavoro, senza, inoltre, che la predisposizione morbosa del lavoratore possa escludere il nesso causale tra lo stress emotivo e/o ambientale e l’evento infortunistico, atteso il principio di equivalenza delle condizioni di cui all’art. 41 c. p

Tribunale Bassano del Grappa, Sentenza, 9/03/2004

Onere della prova dell’esistenza del danno

In ipotesi di lavoratore obbligato o autorizzato all’uso di autoveicolo nell’espletamento delle proprie mansioni in situazione di trasferta, non può escludersi a priori, senza consentire la preventiva assunzione delle prove relative alle circostanze del caso, la sussistenza di un nesso di causalità fra le condizioni di stress conseguente ad eccessivo carico di lavoro e l’incidente stradale occorso al lavoratore.

Corte di Cassazione, Sezione L, Civile, Sentenza, 2/02/2002, n. 5


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Autore immagine: stress lavorativo di Billion Photos


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