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Amministratore di sostegno, genitori invalidi e reddito di cittadinanza

22 Marzo 2019
Amministratore di sostegno, genitori invalidi e reddito di cittadinanza

In casa siamo in 5, i miei 2 genitori di 80 e 89 anni sono invalidi al 100% ed hanno mia madre una pensione minima di euro 512 e mio padre una pensione bassa di euro 624. Io li assisto 24 ore su 24 e anche mio marito pur lavorando a tempo determinato, mia figlia ha 25 anni ed è disoccupata. Tutti e tre collaboriamo per svolgere tutto quello che loro, immobili a letto non deambulanti da anni e con accompagnamento, non possono più fare. Siamo esonerati tutti e tre dall’accettare l’impiego? Posso fare io la domanda come figlia e amministratore di sostegno? L’ISEE è sotto la soglia della povertà, lo ritiro domani ma è tra i 2000 e 3000 €, no moto nè auto, il patrimonio completo di tutti e 5 calcolato da ISEE è meno di 3000€.  

Il quesito posto dalla lettrice riporta due domanda una delle quali molto chiara l’altra invece no.

La domanda chiara è: “posso fare io la domanda come figlia e amministratore di sostegno?”; quella meno chiara è: “siamo esonerati tutti e tre dall’accettare l’impiego?”

Si proceda per ordine: amministratore di sostegno.

La figura dell’amministratore di sostegno è stata introdotta dalla Legge 6/2004 con lo scopo di garantire “protezione giuridica” senza tuttavia limitarne in modo eccessivo la capacità di agire, a chi versa in una situazione di difficoltà a provvedere ai propri interessi perché privo in tutto o in parte di autonomia. L’amministratore di sostegno viene nominato con decreto dal Giudice Tutelare che ha il compito di assistere, sostenere e rappresentare chi, per effetto di una menomazione fisica o psichica, si trovi nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere in tutto o in parte al compimento delle funzioni della vita quotidiana.

La lettrice può, nella qualità di figlia, presentare domanda al tribunale del luogo in cui risiede o ha il domicilio il beneficiario. Da quello che si può dedurre dal quesito dovrebbe essere stata già nominata tale e quindi è stato presentato ricorso depositato dallo stesso beneficiario o da chi ne fa le veci (coniuge, persona stabilmente convivente, parenti entro il quarto grado, affini entro il secondo grado, pubblico ministero).

Il giudice tutelare, assunte le necessarie informazioni e sentiti i familiari o conviventi e accertati i presupposti di legge, l’ha nominata amministratore di sostegno.

L’essere nominato amministratore di sostegno non prevede compenso in quanto deve considerarsi gratuito ed è per questo che la lettrice può presentare la richiesta per ottenere l’indennità del Reddito di Cittadinanza in quanto i requisiti richiesti sono reddituali e/o residenziali e da quello che ha riportato nel quesito rientrerebbe nei parametri previsti.

Per quel che riguarda la seconda domanda si può immaginare che la lettrice si riferisca al rifiuto dell’accettazione dell’impiego per la richiesta del reddito di cittadinanza, se è questo il quesito si può risponderle che certamente per sua figlia e suo marito il rifiuto comporterebbe la decadenza del diritto a percepire il reddito, per quel che riguarda la lettrice, come amministratore di sostegno dei suoi genitori potrebbe essere esonerata perché “occupata” ma non retribuita.

Si è adoperato il condizionale perché ancora non sono stati valutati i casi particolari e quindi non c’è ancora certezza e chiarezza nelle norme dispositive del RDC.

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Maria Anna Galimi

 



1 Commento

  1. SALVE MIA MOGLIE E STATA NOMINATA AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO AL MOMENTO DELLA NOMINA MIA SUOCERA NON PERCEPIVA QUESTO REDDITO DI CITTADINANZA, ADESSO SI DEVE DICHIARARE AL GIUDICE ?

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