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Padre divorziato: fino a quando deve mantenere i figli?

19 Marzo 2018 | Autore:
Padre divorziato: fino a quando deve mantenere i figli?

Il padre divorziato deve mantenere anche i figli over 18 se precari, ma la madre è obbligata ad informarlo sulla loro vita, sugli sviluppi lavorativi e sui loro guadagni

L’obbligo dei genitori di mantenere i figli è previsto dalla Costituzione [1] e sussiste per il solo fatto di averli generati, per cui vale sia per i figli delle coppie non sposate che per quelle unite da matrimonio. Se i genitori si separano o divorziano le cose non cambiano. In proposito, si parla di assegno di mantenimento la cui misura viene determinata dal giudice della separazione o del divorzio. In particolare, il Tribunale definisce un contributo fisso mensile (cosiddetto assegno di mantenimento) a carico del coniuge che non vive con i figli, da versare in favore dell’altro. Il più delle volte, dunque, sarà il padre a versare l’assegno di mantenimento nei confronti della madre che convive con i figli o direttamente nelle mani di questi ultimi. Ma fino a quando il padre divorziato è tenuto a mantenere i figli? L’obbligo vale anche in caso di figli maggiorenni? A tanto risponderemo nel presente articolo. Sul punto, però, è bene precisare sin da subito che quando si parla di mantenimento dei figli i rapporti tra i genitori, anche se divorziati, devono essere sempre improntati a buona fede, correttezza e onestà. Vediamo perché.

Fino a quando i genitori sono obbligati a mantenere i figli

genitori sono obbligati a mantenere i figli fino a quando questi non sono in grado di provvedere da soli alle proprie esigenze, il che coincide con l’inizio di un lavoro stabile e duraturo. Quindi, anche se maggiorenne, il figlio disoccupato o precario ha diritto a ottenere dai genitori l’assistenza economica. L’obbligo del mantenimento non viene meno neanche se i figli decidono di andare a vivere da soli una volta divenuti maggiorenni (non potendolo fare quando invece hanno meno di 18 anni, a meno che non vi sia il consenso dei genitori). In tal caso i genitori, nei limiti delle loro capacità economiche, dovranno garantire ai figli andati via di casa lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora vivevano sotto lo stesso tetto con il padre e la madre. 

Una volta divenuto maggiorenne il figlio va mantenuto?

L’obbligo di mantenere i figli riguarda sempre i figli minori e quelli affetti da handicap grave. In linea di massima, il mantenimento non viene meno, in automatico, con il compimento dei 18 anni, ma solo quando il figlio acquista una propria autonomia economica. Pertanto, bisogna comunque provvedere ad assistere i figli maggiorenni disoccupati o privi di un’occupazione stabile, ossia tutti coloro che, non per loro colpa, sono economicamente non autosufficienti. Ne consegue che il giovane indolente che non conclude gli studi per pigrizia o che, pur avendo acquisito una formazione scolastica, non si dà da fare per cercare occasioni di lavoro, non può più ottenere il mantenimento anche se disoccupato.

Fino a quando bisogna mantenere il figlio maggiorenne?

L’obbligo di mantenere i figli viene meno quando questi iniziano un’attività lavorativa che permette loro di raggiungere l’indipendenza economica oppure quando i genitori provano che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro stesso da parte dei figli. Sul punto, segnaliamo che la giurisprudenza, sopratutto ultimamente, ha sottolineato che l’obbligo dei genitori di mantenere i figli non può e non deve durare in eterno. Anzi, il dovere dei genitori di mantenere la prole maggiorenne ma non indipendente sul piano economico non può protrarsi oltre ragionevoli limiti di tempo  ed in particolare oltre la soglia temporale indicativa dei 34 anni, prudenzialmente individuata sulla base di statistiche nazionali ed europee. Per saperne di più, leggi: Figlio disoccupato over 34 non va più mantenuto dai genitori.

Figlio disoccupato over 30: niente mantenimento dai genitori

Con una recente pronuncia [2] la Suprema Corte ha affermato che l’obbligo dei genitori di corrispondere il mantenimento al figlio maggiorenne non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, poiché il diritto del figlio si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e aspirazioni, purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori. Non va corrisposto, dunque, il mantenimento al figlio over 30 che non fa nulla per trovarsi un lavoro pur avendo tutte le carte in regola per farlo. Per tutti gli approfondimenti, consigliamo la lettura dell’articolo: Fino a quando i genitori devono mantenere i figli over 30.

Divorzio e obbligo di mantenere i figli 

Come anticipato, le cose non cambiano in caso di separazione o divorzio tra coniugi. Dunque, tutti i principi sin qui esposti valgono anche con riferimento al mantenimento dei figli di genitori divorziati. In tal caso, come già sottolineato, la misura del mantenimento viene determinata dal giudice della separazione o del divorzio. In particolare, il Tribunale definisce un contributo fisso mensile, detto anche assegno di mantenimento a carico del coniuge (il più delle volte il padre) che non vive con i figli, da versare in favore dell’altro. Tale contributo serve a coprire le spese fisse e ordinarie (scuola, acquisto di cibo, vestiario, ecc.). In più il giudice stabilisce che le spese straordinarie (ad esempio quelle mediche o per gite scolastiche) devono essere divise tra i genitori in misura percentuale (di solito al 50% ciascuno). Anche in caso di divorzio, dunque, il padre è tenuto a mantenere i figli sino a quando questi non abbiano raggiunto la propria indipendenza economica. Poco importa se tale indipendenza non sia stata ancora raggiunta nonostante il conseguimento della maggiore età da parte dei figli. Ciò che conta, invece,  è la correttezza e la buona fede nei confronti di chi continua a pagare l’assegno di mantenimento.

La madre deve informare il padre divorziato sulla vita dei figli

In particolare, la madre non può nascondere all’ex coniuge i guadagni dei figli, al contrario ogni tre mesi deve informare l’ex marito sugli sviluppi lavorativi dei figli e sui redditi che gli stessi percepiscono. Ciò in quanto, come evidenziato, i rapporti inerenti le obbligazioni alimentari devono sempre essere improntati a correttezza e buona fede anche se tra gli interessati (padre, madre e figli) non intercorrano buoni rapporti. Sul punto si è da ultimo pronunciato il Tribunale di Como [2], il quale ha avuto modo di sancire il seguente principio: la mancata informazione circa la situazione lavorativa ed economica dei figli nei confronti di chi paga l’assegno di mantenimento va sanzionata poiché foriera di litigiosità e soprattutto in quanto espone il coniuge divorziato al rischio di sanzioni fiscali  per indebite detrazioni laddove ad esempio chiedesse un bonus fiscale per carichi familiari senza averne diritto. Ciò posto, anche se l’altro genitore o i figli non vogliono più coltivare un rapporto affettivo con chi paga l’assegno si mantenimento, quest’ultimo avrà comunque il diritto di essere informato in ordine alle condizioni economiche e patrimoniali dei propri figli.

 

 


note

[1] Art. 30 Cost.

[2] Cass., ord. n. 5883 del 12.03.2018; conforme: Trib. Modena, sent. n. 165 del 01.02.2018.

[3] Trib. Como, sent. del 15.11.2017 (Presidente relatore: Dott.ssa Donatella Montanari).


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