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Eredità: come preservare i beni del coniuge divorziato e con figli

22 Marzo 2019
Eredità: come preservare i beni del coniuge divorziato e con figli

Io e mio marito di 80 anni siamo sposati da 15 anni, entrambi in seconde nozze perché io vedova e lui divorziato con due figli maggiorenni. In caso di malaugurato suo decesso, cosa spetta ai figli? Mio marito dice dal momento che la casa è intestata a me e quindi anche il contenuto, è possibile questo? In sede di divorzio con la prima moglie, lui ha lasciato la casa di sua proprietà intestata ai figli, con l’usufrutto alla ex moglie, senza assegno divorzile, ed ha una quota di terreno di alcuni ettari. La casa dove abitiamo è intestata a me e abbiamo un pò di beni mobili, qualche quadro e qualche mobile. È opportuno per noi stilare dei contratti di comodato d’uso o altro?

In virtù del quesito posto dalla lettrice, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

L’eredità del coniuge del genitore risposato

Quando il proprio genitore si risposa, il rapporto giuridico che si istaura tra i figli del primo ed il nuovo coniuge è tecnicamente definito di affinità: una sorta di parentela, ma più di fatto che di diritto e che non attribuisce ai figli del primo matrimonio, alcun diritto ereditario.

Pertanto, alla morte della seconda moglie, i figli nati dal coniuge nel precedente matrimonio di questi, non avranno alcun diritto ereditario relativamente ai beni facenti parte del patrimonio della cosiddetta “matrigna”, in quanto sostanzialmente estranei alla medesima.

Questi beni, infatti, saranno destinati esclusivamente ai parenti della stessa (figli di quest’ultima, eventuali genitori o fratelli e sorelle, zii, nipoti, ecc) e non potranno essere devoluti ai figli di prime nozze del proprio coniuge.

Ovviamente, la matrigna in questione, per testamento, potrebbe destinare qualcosa anche ai figli del marito, ma dovrebbe farlo sempre nel rispetto delle quote minime previste a favore dei propri parenti più stretti (in primo luogo i propri figli).

Identica conclusione dovrà raggiungersi se a morire dovesse essere il genitore dei predetti figli. Questi potrebbero, infatti, avanzare pretese sul patrimonio ereditario del proprio genitore defunto, ma non certamente sui beni intestati al coniuge superstite di seconde nozze del medesimo, quale potrebbe essere un appartamento.

I beni mobili, la proprietà e la separazione dei beni tra coniugi.

Secondo la legge italiana, chi acquista il possesso di un bene mobile, quale ad esempio un quadro piuttosto che un libro, salvo prova contraria, ne è anche il proprietario [1].

Pertanto, coloro che vogliano contestare questo titolo presunto dovrebbero, evidentemente dimostrare l’opposto, ad esempio, con apposita scrittura da cui ricavare la diversa titolarità (quale potrebbe essere il contratto di acquisto avente a oggetto il bene in contestazione).

In particolare, la presente questione, è altresì esplicitamente regolata dalla legge, a proposito dei beni mobili acquistati dai coniugi in regime di separazione dei beni [2].

In questo caso, infatti, la norma richiamata e la corrente applicazione della medesima ad opera della giurisprudenza, affermano che il coniuge, con qualsiasi mezzo, potrebbe dimostrare la proprietà esclusiva dei beni mobili in contestazione che, in assenza di ogni prova contraria, sarebbero presuntivamente di proprietà comune.

Questa conclusione, evidentemente si estende anche ai beni mobili facenti da corredo all’abitazione familiare, i quali, a maggior ragione perché posseduti da entrambi (vista la convivenza/coabitazione), sarebbero di proprietà comune, fatta salva, in ogni caso, la prova opposta.

Detto ciò, giova ricordare che, in caso di decesso di uno dei coniugi compossessori e comproprietari dei beni mobili a corredo della detta abitazione, l’eventuale titolarità esclusiva sugli stessi in capo al defunto, non potrà impedire che i detti beni rimangano nella disponibilità e nell’uso esclusivo del coniuge superstite, visto il riconosciuto diritto in tal senso, ad opera della legge [3].

CASO CONCRETO

Alla luce di quanto sopra premesso, si può rispondere come di seguito alla lettrice:

– (in caso di suo malaugurato decesso cosa spetta ai figli) –

I figli del suo attuale marito ottantenne nulla potranno pretendere relativamente al patrimonio ereditario della lettrice. Non essendo infatti figli suoi ed essendoci un mero rapporto di affinità tra la lettrice e loro, questi non avranno alcun diritto ereditario nei riguardi della stessa e nei confronti dei beni a lei appartenenti, ivi compresa la sua attuale abitazione che, come riferito dalla lettrice, è di sua esclusiva proprietà. Nel contempo, appare altresì chiaro che, nell’ipotesi inversa, cioè alla morte del padre, nulla potranno pretendere in merito al predetto immobile, poiché non facente parte del patrimonio del proprio genitore.

– (Mio marito dice dal momento che la casa è intestata a me e quindi anche il contenuto, è possibile questo?) –

Nel ribadire che la casa, essendo della lettrice, nulla potrà centrare nella successione ereditaria del suo attuale coniuge, rispetto, invece ai beni mobili facenti da corredo alla detta abitazione, non può che ulteriormente precisarsi quanto già sopra premesso: i medesimi beni mobili, salvo prova contraria, sarebbero considerabili di proprietà comune. Essi, pertanto, rientrerebbero al 50% nella successione ereditaria del marito della lettrice e quindi in parte ereditati dai figli del medesimo. Tuttavia, a questo proposito, si noti che questi beni mobili sarebbero comunque di uso esclusivo della lettrice, così come sancito dalla legge richiamata in nota [3], secondo la quale il coniuge superstite eredita in ogni caso il diritto di uso esclusivo sui beni mobili che corredano l’abitazione familiare, anche se di proprietà del coniuge defunto (in pratica, i figli di suo marito non potrebbero sottrarle i detti beni, in ogni caso).

La casa dove abitiamo è intestata a me e abbiamo un po’ di beni mobili, qualche quadro e qualche mobile. È opportuno stilare contratti di comodato d’uso o altro?

Come scritto in precedenza, i beni mobili che fanno parte dell’abitazione della lettrice, salva la prova contraria, devono presumersi di proprietà comune tra lei e suo marito, ma per quanto rientranti al 50%, nella futura successione ereditaria del medesimo, comunque non le potrebbero essere sottratti, in ogni caso, visto l’inevitabile diritto d’uso esclusivo sui medesimi, che la lettrice erediterebbe ai sensi di legge. Ad ogni modo, se intende tranquillizzarsi rispetto ad ogni eventuale richiesta futura, la lettrice potrebbe far redigere una dichiarazione olografa (cioè scritta di suo pugno da suo marito), avente ad oggetto l’elencazione analitica dei beni mobili in questione, all’interno della quale suo marito dichiarerebbe e riconoscerebbe che i predetti beni sono stati acquistati e sono di esclusiva proprietà della moglie e che sono da lui utilizzati, soltanto quale effetto del rapporto conseguente alla convivenza dovuta al matrimonio: potrebbe questa considerarsi come un prova della titolarità esclusiva a suo favore sui detti beni mobili. In alternativa, ancora più semplicemente, sempre per testamento anche olografo (cioè scritto di suo pugno da suo marito), egli, previa descrizione analitica di tutti questi beni mobili, potrebbe lasciarglieli in eredità. A questo proposito, si tenga presente che secondo la legge italiana, il coniuge (cioè la lettrice), in quanto erede cosiddetto legittimario, dovrebbe ereditare almeno un ¼ del patrimonio del defunto consorte, al quale, il marito della lettrice, per testamento, potrebbe aggiungere un ulteriore ¼ a titolo di quota disponibile, anche in presenza di più figli del medesimo. In pratica, questi beni mobili, in aggiunta alla quota sui terreni di cui si parla in quesito, potrebbero tranquillamente essere destinati a titolo ereditario alla lettrice, risolvendo ogni questione futura.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello



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