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Eredità: mancanza del testamento, rappresentazione e successione legittima

22 Marzo 2019
Eredità: mancanza del testamento, rappresentazione e successione legittima

Un mio cugino di primo grado è deceduto da pochi giorni, senza lasciare testamento. Il defunto è figlio unico di un fratello (morto) di mia madre e non ha lasciato alcun erede diretto, quali il coniuge (divorziato dalla moglie almeno 30 anni fa con relativa liquidazione alla consorte), figli,fratelli o sorelle, genitori, nonni, (quest’ultimi anch’essi morti). Al momento sono pronti a succedergli i parenti viventi del terzo grado, (fratelli e sorelle dei suoi genitori (sia della linea paterna che materna), escludendo tutti gli altri morti, nonché i successori di questi, in linea diretta. I parenti di terzo grado (solo gli zii viventi) si sono autoproclamati “unici successori all’eredità. La suddetta situazione è regolare oppure spetta dividere le quote in parti uguali, anche a favore dei fratelli e sorelle deceduti e quindi alla rappresentanza dei propri discendenti diretti, quale io e mia sorella, come avviene per la linea diretta?

Alla luce del quesito posto dal lettore, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

La successione legittima.

Tecnicamente, si definisce con il termine successione legittima, l’insieme delle regole stabilite dalla legge [1], con le quali si definisce la sorte del patrimonio di una persona defunta. Questa, infatti, non ha redatto alcun testamento e, pertanto, sarà la legge citata a disporre secondo quale quota, chi e come deve succedere nel patrimonio del defunto.

Ovviamente, anche in mancanza di un testamento, la legge, nella destinazione del patrimonio ereditario, privilegia i parenti più prossimi. Ad esempio, la presenza di un coniuge superstite piuttosto che dei figli del defunto, esclude totalmente la possibilità che possano ereditare qualcosa altri parenti, per così dire, più lontani (quale, ad esempio, uno zio oppure cugino).

Tuttavia se manca un coniuge superstite e non ci sono, altresì, figli, genitori o fratelli e sorelle del defunto, il patrimonio dello stesso non potrà che finire agli altri parenti, anche se più lontani [2].

Ebbene, a quest’ultimo proposito, vale la regola che i parenti di grado più vicino al defunto, escludono dall’eredità quelli di grado successivo. Ad esempio, la presenza di un parente di terzo grado, quale potrebbe essere uno zio, esclude automaticamente dall’eredità un parente più lontano, quale ad esempio potrebbe essere un cugino.

Questa regola, però non può essere applicata all’infinito. La legge, infatti, non ammette che il patrimonio possa essere destinato a parenti al di sopra del sesto grado di parentela col defunto.

Se, quindi, dovessero mancare anche questo tipo di parenti, l’eredità, in mancanza di testamento contrario, finirebbe allo Stato Italiano.

Il diritto di rappresentazione

La legge dice che se un chiamato all’eredità non può o non vuole accettare la stessa, tale diritto si estende a suoi discendenti. Questo meccanismo si definisce tecnicamente diritto di rappresentazione [3].

Anche per coloro che potrebbero agire in rappresentazione per accettare l’eredità, il termine per esercitare tale diritto è soggetto alla prescrizione decennale, decorrente dalla morte della persona verso la quale si eredita. Questa conclusione è altresì avallata dalla giurisprudenza.

Inoltre, la quota spettante per rappresentazione sarà la stessa che in teoria era riferibile al proprio genitore, quindi, se ad esempio, i figli della sorella/erede già deceduta sono due, questi si divideranno la quota spettante alla madre.

Tuttavia, questa regola non è prevista ed applicabile a tutti i casi: solo quando il potenziale erede è un discendente oppure un fratello o sorella del defunto, i suoi ulteriori discendenti potranno esercitare il diritto di rappresentazione. In sostanza, ad esempio, se la sorella del defunto non potrà accettare l’eredità poiché premorta, il figlio di quest’ultima subentrerà in tale diritto, acquisendo la possibilità di accettare la medesima eredità. Viceversa, se si tratta di un cugino piuttosto che di una zia, ad esempio premorti, la rappresentazione non opererebbe a favore dei discendenti di quest’ultimi.

CASO CONCRETO

Alla luce di quanto sopra detto, si deve purtroppo confermare al lettore quanto riferitogli dai suoi zii e cioè che i medesimi, essendo i parenti di grado più vicino al suo defunto cugino (gli zii sono parenti di 3° grado), sono i suoi eredi legittimi e potranno dividersi, in parti uguali, l’eredità dello stesso.

La presenza dei predetti zii, infatti, escluderebbe dall’eredità i parenti di grado più lontano, come avverrebbe, nella circostanza descritta in quesito, nei riguardi del lettore ed in quelli di sua sorella, essendo questi ultimi dei cugini del defunto (il cugino è un parente di 4° grado).

Né, purtroppo, nel caso specifico potrebbe operare il meccanismo della rappresentazione, visto che il lettore e sua sorella non sono figli di un figlio o di un fratello del defunto, ma solo discendenti di una zia del medesimo (purtroppo, quindi, la premorienza della madre del lettore ha impedito alla stessa di diventare erede di questo nipote e non è possibile, per il lettore e sua sorella, subentrare in questo diritto ormai perduto).

Pertanto, alla luce di quanto descritto in quesito dal lettore, i suoi zii sono gli unici eredi legittimi del suo defunto cugino.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

 


note

[1] Artt. 565 e seg. cod. civ.

[2] Art. 572 cod. civ.

[3] Artt. 467 – 468 cod. civ.


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