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Inizio di convivenza di fatto tra anziano e ragazza: diritti e tutele

20 Aprile 2019
Inizio di convivenza di fatto tra anziano e ragazza: diritti e tutele

Un pensionato stringe amicizia con una ragazza russa ( grazie al web). Entrambi sono d’accordo per incontrarsi in Italia, nella residenza del pensionato. Dopo i necessari adempimenti burocratici, il pensionato (con un figlio a carico) pensa di ospitare la ragazza russa per una o due settimane, ma se legheranno sentimentalmente anche a tempo indeterminato. Quali diritti potrà vantare la ragazza russa ospite in casa del pensionato se non ci sono impegni scritti e a partire da quale scadenza temporale? In altre parole, il pensionato potrà mandarla via da casa sua dopo una settimana, così come dopo 5 anni senza che siano maturati eventuali diritti? 

Nel caso esposto dal lettore, la ragazza russa non può vantare alcun diritto (o quasi) nei confronti del signore che la ospita, in quanto si tratta di una coppia di fatto non riconosciuta dall’ordinamento. Oggi, a seguito della ben nota legge Cirinnà (legge numero 76/2016), quando si parla di «coppia di fatto» si rischia di equivocare, in quanto si possono intendere due fenomeni diversi: 

– il primo si riferisce al vecchio concetto di coppia di fatto, cioè a coloro che convivono senza aver contratto matrimonio e che, pertanto, non hanno alcun diritto. Oggi per coppia di fatto priva di tutela si intende quella che non soltanto ha scelto di non sposarsi, ma anche di non dichiararsi all’anagrafe come conviventi di fatto; 

– il secondo, invece, si riferisce ai conviventi di fatto che hanno regolarmente registrato la propria unione in comune. 

A seguito della legge Cirinnà, quindi, si possono individuare tre “unioni familiari”: 

1. quella che nasce dal matrimonio; 

2. quella che nasce dalle unioni civili; 

3. quella che nasce dalla formalizzazione della convivenza all’anagrafe. 

Ad ognuna di questa “unione” spetta un grado di tutela giuridica (decrescente dal matrimonio in giù). Da tanto si evince, però, che tutto ciò che è al di fuori di questo schema, per il diritto, non ha pregio giuridico. Di conseguenza, la mera convivenza tra due persone, se nemmeno formalizzata mediante dichiarazione all’anagrafe comunale, non fa sorgere alcun diritto nei confronti del convivente. 

La giurisprudenza, in passato, però, è intervenuta a favore del convivente di fatto (quando ancora non era in vigore la legge Cirinnà): la Cassazione, in particolare, oltre ad aver escluso la ripetizione di quanto prestato all’altro convivente, in ragione dell’applicazione della disciplina dell’obbligazione naturale (art. 2034 c.c.), ha anche stabilito che, al termine di una relazione sentimentale (soprattutto se lunga e stabile), non è possibile cacciare via di casa l’altro da un momento all’altro. 

Secondo una sentenza del 2013 (Cass., sent. n. 7214/2013 del 21.03.13), se il proprietario dell’appartamento è uno solo dei partner, questi non può sbattere fuori di casa l’ex all’improvviso, ma è necessario che gli dia un termine di preavviso. Infatti, anche il convivente è possessore dell’immobile e chi è spogliato in modo violento del proprio possesso ha diritto a essere riammesso nell’abitazione dove risiedeva. Secondo i giudici, il convivente non è un semplice ospite, in quanto matura un vero e proprio diritto sull’abitazione, che si può configurare come un possesso riconosciuto e tutelato dalle leggi del nostro ordinamento. Così, il convivente-proprietario di casa che vuole recuperare l’esclusiva disponibilità dell’immobile deve avvisare l’ex partner e concedergli un “termine congruo” per trovarsi una nuova sistemazione. Se tale termine non viene concesso, il partner cacciato può agire per essere reintegrato nel possesso e acquistare il diritto ad essere riammesso nell’immobile. 

Si noti, però, che tale sentenza e altre simili risalgono ad un periodo antecedente all’avvento della Cirillà, quando le coppie di fatto, cioè quelle che non volevano o non potevano sposarsi, erano sfornite di ogni tutela. Oggi, invece, le cose sono cambiate, e chi non formalizza la propria convivenza compie, evidentemente, una scelta precisa e consapevole. 

Se volesse istituzionalizzare la convivenza, la coppia dovrebbe recarsi all’anagrafe del comune di residenza e dichiarare il legame affettivo e la coabitazione in modo da ottenere il certificato di stato di famiglia. Secondo la legge Cirinnà, possono costituire una coppia di fatto solamente due persone che hanno compiuto la maggiore età, dello stesso o sesso ma anche di sesso diverso, unite da un legame affettivo stabile e di reciproca assistenza morale e materiale, non legate da vincoli di parentela. Non sono considerate coppie di fatto quelle in cui uno dei conviventi sia separato dal precedente coniuge ma non divorziato. 

Dalla formalizzazione della convivenza derivano diversi diritti: ad esempio, i conviventi godono dei medesimi diritti che spettano al coniuge nei casi previsti dall’ordinamento penitenziario; in caso di malattia o ricovero, gli stessi hanno diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni personali, così come previsto per i coniugi e per i familiari. Altri diritti riguardano la casa di comune convivenza, le graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare, la possibilità di essere nominato in alcuni casi tutore, curatore o amministratore di sostegno e il risarcimento del danno in caso di decesso del convivente di fatto derivante da fatto illecito di un terzo. Sono esclusi, invece, i diritti successori, nel senso che il convivente di fatto non diventa erede dell’altro. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 



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