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Fine mandato all’avvocato: pagamento compenso e restituzione atti

20 Aprile 2019
Fine mandato all’avvocato: pagamento compenso e restituzione atti

In dicembre 2017 ho chiuso il mandato al mio avvocato e il mese dopo ho ricevuto la comunicazione sulla fattura da lui emessa. Ho così provveduto dal mese stesso fino a febbraio 2019 a versare mensilmente delle piccole somme, non potendomi permettere di pagare con un unico versamento. A fine gennaio 2019, ho finalmente ricevuto riscontro dei miei pagamenti da parte del legale, con l’invito a provvedere al saldo finale entro marzo 2019. Non ho invece avuto alcuna comunicazione sulla documentazione ancora al suo studio. Non mi è stata ancora restituita. È corretto questo modo di operare?

L’articolo 33 del Codice deontologico forense in vigore (che è integralmente scaricabile dal sito del consiglio nazionale forense: www.consiglionazionaleforense.it) stabilisce quanto segue:

1. L’avvocato, se richiesto, deve restituire senza ritardo gli atti ed i documenti ricevuti dal cliente e dalla parte assistita per l’espletamento dell’incarico e consegnare loro copia di tutti gli atti e documenti, anche provenienti da terzi, concernenti l’oggetto del mandato e l’esecuzione dello stesso sia in sede stragiudiziale che giudiziale, fermo restando il disposto di cui all’art. 48, terzo comma, del presente codice.

2. L’avvocato non deve subordinare la restituzione della documentazione al pagamento del proprio compenso.

3. L’avvocato può estrarre e conservare copia di tale documentazione, anche senza il consenso del cliente e della parte assistita.

4. La violazione del dovere di cui al comma 1 comporta l’applicazione della sanzione disciplinare dell’avvertimento. La violazione del divieto di cui al comma 2 comporta l’applicazione della censura.

Pertanto se il cliente richiede al proprio legale, al termine del mandato, la restituzione degli atti e documenti ricevuti per l’espletamento dell’incarico, l’avvocato deve restituirli senza ritardo e non può nemmeno rinviare la restituzione in attesa del pagamento di quanto gli spetta come onorario professionale.

Se, invece, l’avvocato non restituisce senza ritardo i documenti e gli atti consegnatigli dal cliente e che il cliente gli ha chiesto in restituzione, l’avvocato commette un’infrazione disciplinare punita con la sanzione dell’avvertimento (comma 4 dell’articolo 33 del Codice deontologico forense in vigore).

Se, poi, l’avvocato dichiara al proprio cliente che gli restituirà i documenti e gli atti soltanto se e quando il cliente avrà provveduto al saldo degli onorari, l’avvocato commette un altro illecito disciplinare punito con la sanzione della censura (comma 4 dell’articolo 33 del Codice deontologico forense in vigore).

Riassumendo: se il lettore ha già richiesto per iscritto al suo ex avvocato la restituzione degli atti e dei documenti che gli consegnò per l’espletamento dell’incarico e il suo ex avvocato non ha provveduto alla sollecita restituzione, quest’ultimo ha commesso un illecito disciplinare; se, invece, il suo ex avvocato ha dichiarato al lettore che non gli restituirà nulla se non dopo che il lettore avrà provveduto al pagamento del saldo degli onorari, allora il suo ex avvocato avrà commesso un altro e distinto illecito disciplinare.

Ogni illecito disciplinare di cui il cliente abbia prova può essere segnalato all’Ordine di appartenenza dell’avvocato affinché venga avviata a suo carico la procedura che porta all’inflizione della sanzione disciplinare prevista dalle norme.

Chiaramente, ed indipendentemente dalla questione della restituzione dei documenti, il lettore è comunque tenuto al pagamento di quanto dovuto all’avvocato con riferimento agli onorari che gli spettano per le attività effettivamente svolte a suo favore durante il periodo di svolgimento dell’incarico professionale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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