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Lavori di ristrutturazione in casa: comunicazione al condominio

20 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Aprile 2019



Vogliamo ristrutturare un immobile. I lavori comporteranno anche una parte strutturale. Abbiamo una SCIA e un progetto depositato firmato da ingegnere strutturista abilitato. Tutti i documenti e i permessi sono in regola. Abbiamo inviato comunicazione all’amministratore con data inizio lavori e inviato tutti i documenti, i permessi nonché indicato il nome della ditta esecutrice e il nome direttore lavori. Ora l’amministratore vuole bloccarci i lavori richiedendo all’ingegnere un’ulteriore (e a nostro avviso inutile visto che c’è un progetto depositato) dichiarazione scritta di suo pugno in cui si dichiara che gli interventi non arrecheranno alcun danno e che se ne assume tutta la responsabilità. Questa richiesta esula dai nostri obblighi e da quello dell’ingegnere? Può l’amministratore bloccare i lavori pur essendo noi pienamente in regola con documenti e permessi? Il regolamento condominiale non dice nulla a riguardo.

In virtù del quesito posto dal lettore, è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Lavori nella proprietà privata in condominio: la comunicazione

Quando si desidera eseguire dei lavori all’interno della propria proprietà privata, anche se la stessa dovesse far parte di un condominio, appare naturale non dover chiedere il permesso all’amministratore piuttosto che al vicino di casa.

Tuttavia è buona regola informare il condominio delle proprie intenzioni, con ciò avvisando l’amministratore dell’opera che si intende compiere, alla luce della regola del buon senso e del buon vicinato, ma soprattutto in virtù di un articolo di legge [1], secondo il quale:

– non è possibile eseguire opere all’interno della proprietà privata che in qualche misura possano arrecare pregiudizio alla stabilità e al decoro architettonico del fabbricato o danneggiare in qualche modo i beni comuni;

– bisogna, in ogni caso, avvisare l’amministratore, affinché possa ragguagliare l’assemblea su quanto comunicatogli.

Pertanto, se si ha intenzione, ad esempio, di effettuare dei lavori di ristrutturazione all’interno del proprio appartamento in condominio, al di là degli eventuali adempimenti tecnico/amministrativi necessari alla loro esecuzione (permessi, progetti, ecc):

– è dovere del condomino quello di avvisare il condominio, per il tramite dell’amministratore;

– è dovere del condomino quello di non danneggiare beni comuni con i detti lavori, pena il risarcimento del danno e/o l’aggravio rappresentato dalle iniziative legali, assunte dal condominio e che, in qualche modo, possano contrastare l’esecuzione dell’opera dannosa.

CASO CONCRETO

Nel quesito posto dal lettore e nella descrizione di quanto compiuto preventivamente all’inizio dei prospettati lavori e nella comunicazione di tutto ciò all’amministratore, emerge un comportamento in linea con la legge appena citata in premessa.

Era infatti dovere del lettore informare il condominio dei lavori che intendeva realizzare ed appare che sia stato correttamente rispettato questo suo obbligo e che non gli sia dovuto dichiarare altro.

In quest’ottica, essendo stato l’amministratore debitamente edotto della circostanza in quesito ed avendo egli ricevuto tutta la documentazione a riguardo, non è comprensibile, se non per mero scrupolo legato al proprio ruolo oppure dovuto ad indebite pressioni subite da qualche condomino/proprietario preoccupato, la richiesta di una specifica assunzione di responsabilità da parte dell’ingegnere progettista, visto che la stessa sarebbe a dir poco superflua.

Resta inteso, infatti, che se l’opera in progetto dovesse rivelarsi dannosa, per quanto autorizzata dalle competenti autorità amministrative, essa determinerebbe l’inevitabile responsabilità, ad esempio, a carico del proprietario committente così come a carico degli esecutori dell’opera, se per ipotesi, in corso di esecuzione della stessa, la ditta incaricata dovesse provocare qualche danno alle cose comuni.

In altri termini la richiesta dichiarazione all’ingegnere del lettore, se mancante, certamente non escluderebbe alcuna responsabilità se i lavori e le opere progettate dovessero rivelarsi dannose per i beni comuni e, tanto meno, la dichiarazione chiesta, se resa, non rappresenterebbe alcuna garanzia in più circa la dovuta assunzione di responsabilità in questi casi ed in merito alla corretta esecuzione delle stesse opere.

Appare pertanto fumoso ed indebitamente temerario, il minacciato blocco dei lavori, a meno che, come è ovvio che sia, l’amministratore, nel far esaminare la documentazione in suo possesso oppure in corso d’opera, sia in grado di dimostrare, ad esempio tramite perizia, che i lavori in esecuzione rappresentino un danno in corso per il condominio. Solo in questo caso, nell’interesse comune, egli potrebbe avviare le opportune iniziative legali per bloccare le opere in contestazione, fermo restando che, se ve ne fossero i presupposti, ciò potrebbe avvenire anche se l’ingegnere rendesse la richiesta dichiarazione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv.Marco Borriello

note

 [1] Art. 1122 cod. civ.


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