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Cartella esattoriale defunto: come cancellarla

24 Marzo 2019
Cartella esattoriale defunto: come cancellarla

Solo dopo l’accettazione dell’eredità si risponde delle cartelle di pagamento non corrisposte dal defunto. Non deve pagare chi rinuncia all’eredità anche se può, prima di 10 anni, revocare la rinuncia.

Di questi tempi, quando viene a mancare un parente, prima di accettare l’eredità ci si pone quasi sempre la stessa domanda: come conoscere i debiti del defunto? In particolare, il problema principale si pone, per gli eredi, con riferimento alle cartelle esattoriali notificate in precedenza al soggetto deceduto. Il rischio – tutt’altro che remoto – che questi abbia lasciato consistenti debiti col fisco può spostare sensibilmente l’asticella della convenienza dall’accettazione alla rinuncia dell’eredità. Questo perché, decidendo di non divenire eredi, non si rischia neanche di subire un pignoramento da parte dei creditori del familiare compianto. Ma c’è una soluzione intermedia che può essere una valida alternativa per chi vuole “la botte piena e la moglie ubriaca”. Il tutto in perfetta legalità. A suggerirla era stata, tempo fa, la Commissione Tributaria Regionale di Milano (quindi il collegio di secondo grado); ora la medesima interpretazione è stata fornita anche dalla Commissione Tributaria Provinciale del Lazio [2]. L’insegnamento che si trae dalle due pronunce è proprio rivolto a spiegare come cancellare la cartella esattoriale del defunto.

Sono sicuro che sarai curioso di scoprire qual è il sistema per annullare i debiti ereditati e non pagare le cartelle notificate da Agenzia Entrate Riscossione al soggetto defunto. Ti garantisco che si tratta di un metodo estremamente semplice che, peraltro, non implica alcun rischio. Non si tratta infatti – come spiegato dagli stessi giudici – di un sistema fraudolento per evadere il versamento delle imposte. Ed anche se l’intento perseguito dal contribuente è quello di evitare di pagare i debiti ereditati, questo non toglie che tale comportamento è in linea con la legge. Ma procediamo con ordine.

Leggi anche Come non pagare la cartella per debiti ereditati.

Il chiamato all’eredità non risponde dei debiti del defunto

Come certamente saprai, finché non si accetta l’eredità si è semplici “chiamati all’eredità”, ossia in quella posizione di “potenziali eredi” per via del proprio rapporto di parentela o del fatto di essere stati citati in testamento.

Dopo l’accettazione di eredità si diventa a tutti gli effetti “eredi”.

C’è una profonda differenza tra chi è un potenziale erede – ma ancora non ha scelto se accettare o meno l’eredità – e l’erede in senso stretto. Il primo infatti non risponde ancora dei debiti del defunto e, qualora dovesse ricevere un sollecito di pagamento riferito a un’obbligazione da questi mai onorata, non è tenuto a pagare. Se paga spontaneamente con i propri soldi l’atto non ha alcuna ricaduta sulla sua qualità di chiamato all’eredità; invece, se dovesse pagare coi soldi del defunto (ad esempio prelevando del denaro dal relativo conto corrente), tale comportamento si considera come una tacita accettazione dell’eredità.

L’erede risponde dei debiti del defunto

A differenza del chiamato all’eredità, l’erede risponde dei debiti del defunto secondo la percentuale di eredità che gli è toccata. Ad esempio, un erede al 30% deve pagare solo il 30% dei debiti. Discorso diverso vale per le imposte sui redditi non versate dal defunto e per le imposte di successione: per queste obbligazioni è prevista una responsabilità solidale di tutti gli eredi. Ciò significa che ciascun erede può essere chiamato a pagare l’intero debito, indipendente dalla quota di eredità a questi spettante (salvo poi rivalersi nei confronti dei coeredi).

L’accettazione dell’eredità può essere compiuta entro 10 anni. Se però l’erede era già nel possesso dei beni del defunto (si pensi al figlio convivente con la madre), il termine è molto più breve. Questi infatti deve, entro 3 mesi dal decesso, fare l’inventario dei beni in suo possesso e, nei successivi 40 giorni, dichiarare se intende accettare l’eredità, rinunciarvi o accettarla con beneficio di inventario; in assenza di scelta egli diviene erede a tutti gli effetti.

La rinuncia all’eredità non comporta la successione nei debiti

Il chiamato all’eredità che vi rinuncia non risponde dei debiti del defunto. Questo significa che, se l’agente della riscossione dovesse notificargli una cartella di pagamento, il destinatario potrebbe chiederne l’annullamento in via di autotutela (con una istanza cioè presentata allo stesso ufficio) o, in difetto, impugnarla dinanzi al giudice.

La legge consente, in ogni caso, di revocare la rinuncia dell’eredità a condizione che:

  • sia fatta entro dieci anni dall’apertura della successione;
  • l’eredità non sia stata accettata da altro dei chiamati.

Inoltre la revoca non deve comportare alcun pregiudizio per le ragioni acquisite da terzi.

Con la revoca alla rinuncia dell’eredità, il soggetto diventa erede a tutti gli effetti e, per l’effetto, può acquisire la proprietà di quei beni che ancora non sono stati divisi e che si trovano nella comunione ereditaria.

Come annullare la cartella esattoriale del defunto

Alla luce di quanto appena spiegato, potrai ora comprendere come cancellare la cartella esattoriale al defunto.

Il primo metodo – piuttosto intuitivo – è quello di temporeggiare nel compiere l’accettazione dell’eredità. Finché infatti non fornisci la dichiarazione di accettazione a un pubblico ufficiale – come il notaio – nessuno potrà venire a reclamare soldi da te per conto del defunto. Né l’Agenzia Entrate Riscossione può, sulla base del semplice rapporto di parentela esistente tra te e il soggetto deceduto, esigere il versamento delle cartelle esattoriali; spetta all’esattore dimostrare la tua qualità di erede.

Dunque finché non diventi erede, non rischi alcun pignoramento. Nel frattempo non è detto che alcune delle cartelle esattoriali cadano in prescrizione. Sicché, una volta che ciò si sia verificato, potresti accettare l’eredità che, nel frattempo, non è stata ancora divisa.

Il secondo metodo per cancellare le cartelle ereditate è quello suggerito dalle sentenze in commento. Ossia il chiamato all’eredità deve prima rinunciare all’eredità, poi chiedere l’annullamento delle cartelle eventualmente a lui notificate, e infine revocare la rinuncia all’eredità, divenendo erede di un patrimonio ormai “epurato” dai debiti. La revoca della rinuncia può, infatti, essere eseguita finché non scadono i 10 anni dal decesso del contribuente. Se, dunque, in questo arco di tempo, il rinunciante dovesse ricevere una cartella di pagamento, potrebbe annullarla in quanto non ne risponde. Questo però non toglie il suo diritto a revocare, in un momento successivo, la rinuncia all’eredità.

In pratica, secondo la Commissione Tributaria, la rinuncia all’eredità consente di annullare gli accertamenti notificati agli eredi in dipendenza di un debito tributario del de cuius (il defunto); e questo anche se la normativa consente, a determinate condizioni, di revocare la rinuncia all’eredità.

«È vero», osservano i giudici, che il Codice civile «prevede la revocabilità della rinuncia all’eredità, ma ciò non significa che la rinuncia, quando effettuata, non produca immediatamente i suoi effetti». Secondo il collegio, nel caso di revoca della rinuncia, l’erario, come ogni altro creditore, potrà richiedere all’erede di rispondere dei debiti ereditari, ma sino a quando la rinuncia produce i suoi effetti, il rinunciante non potrà essere chiamato a rispondere dei debiti del de cuius.


note

[1] Ctr Milano, sent. n. 2129/12/17.

[2] Ctp Lazio, sent. n.724/2019 del 21.01.2019.

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