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Polizia postale: accesso abusivo al sistema informatico

24 Aprile 2019
Polizia postale: accesso abusivo al sistema informatico

Credo che il mio telefono sia collegato ad un pc che non è mio ma che usa il mio nome e sicuramente uno dei due indirizzi gmail intestati a me: ho fatto l’accesso da Google mio account/Google Dashboard/Gmail/Password e sono arrivata a Gmail Cellulare, poi da Impostazioni, a fondo pagina, ho scelto Desktop e sono arrivata al Computer, che ripeto non è mio, perché ho solo questo telefono funzionante. Circa 15 giorni fa avevo acquistato un cellulare, che risulta dai dispositivi utilizzati negli ultimi 28 giorni, ma al momento è bloccato, mentre questo computer, al quale sono arrivata, non risulta nell’elenco di cui sopra. Ho notato il mio indirizzo Gmail e sono andata in Impostazioni dove, oltre all’indirizzo, indicato come “predefinito”, c’era anche il mio nome e cognome per intero: ho modificato il mio nome abbreviandolo. Dalle informazioni in Google risulto registrata con nome e cognome per intero mentre, inviando una mail appare il nome abbreviato. Non penso che chi sta usando le mie generalità lo stia facendo per problemi di costi relativi alla connessione. Posso fare denuncia scritta e consegnarla alla Polizia Postale?

La lettrice può senz’altro rivolgersi alla Polizia postale e segnalare il suo caso. Da quanto racconta potrebbero configurarsi i reati di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-bis cod. pen.), di violazione di corrispondenza (qualora l’intruso abbia accesso alla sua email; art. 616 cod. pen.) e di sostituzione di persona (art. 494 cod. pen., solo qualora le sue generalità siano utilizzate per compiere altre operazioni), oltre alla violazione della privacy. 

La Corte di Cassazione (sentenza del 6 febbraio 2007, n. 11689) ha ricordato che l’accesso abusivo a un sistema telematico o informatico si configura già con la mera intrusione e non richiede che la condotta comporti una lesione della riservatezza degli utenti. Il codice penale, quindi, punisce la semplice intrusione ancor prima di valutare l’ipotesi di danneggiamento o furto dei dati. 

La lettrice può provvedere a denunciare questi episodi alla polizia postale territorialmente competente, la quale ha i mezzi idonei per poter risalire agli autori di questi tipi di illecito. Occorrerà allegare alla sua denuncia tutti i dati e la documentazione di cui è in possesso: deve specificare il suo numero di cellulare, il numero sim (ed, eventualmente, anche il codice imei) e l’account gmail. 

La polizia postale è molto disponibile nei confronti dei cittadini e si mette a disposizione per aiutare chi ne ha bisogno a preparare correttamente la denuncia. Per tali ragioni, la lettrice può anche pensare di rivolgersi alla polizia postale per sporgere una denuncia orale: sarà poi l’ufficiale preposto al servizio a redigerne una per iscritto, dopo averle chiesto tutte le informazioni che possono essere utili. Si sottolinea tutto ciò per evitare di dover poi modificare una denuncia già preparata. 

Prima di procedere alla denuncia/esposto, poiché la lettrice non ha subito alcun danno patrimoniale, si consiglia alla stessa di farsi dare un parere da un esperto informatico: gli esponga il caso e, se necessario, gli faccia tenere per qualche giorno il cellulare, di modo che potrà verificare eventuali accessi non autorizzati. 

Ricapitolando: la lettrice può recarsi alla polizia postale e sporgere una denuncia scritta (già preparata dalla stessa) oppure una orale, che verrà trascritta dall’ufficiale di polizia. I reati che si possono configurare sono quelli sopra citati, e cioè: accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (art. 615-bis cod. pen.), violazione di corrispondenza (art. 616 cod. pen.) ed, eventualmente, sostituzione di persona (art. 494 cod. pen.). Se la lettrice non ha già provveduto in tal senso, si faccia prima dare un parere da un esperto informatico, in modo da poter escludere eventuali condotte non delittuose. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 



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