Diritto e Fisco | Articoli

Processo penale: arringa, conclusioni e richiesta di condanna

27 Aprile 2019
Processo penale: arringa, conclusioni e richiesta di condanna

Sono stato querelato per aver investito con la mia bicicletta un motorino (due persone a bordo) per lesioni guaribili in 8 giorni (certificato pronto soccorso). Nel corso dell’ultima udienza (arringa) l’avvocato delle querelanti non ha detto alcunché presentando una memoria che ha consegnato al giudice di pace (penale) e che non ha letto in quell’occasione, alla fine dell’udienza il giudice di pace ha chiesto al P.M. (mai visto durante le altre cinque udienze) il suo parere. Il P. M. ha chiesto la mia condanna senza ascoltare e/o leggere il documento scritto che l’avvocato avverso aveva precedentemente consegnato. È regolare tutto ciò? Posso fare appello ricorrendo anche contro questi due fatti? 

Innanzitutto è bene chiarire che nel processo penale (anche in quello che si celebra dinanzi al giudice di pace) ci sono delle parti necessarie (come il Pubblico Ministero che rappresenta l’accusa e l’imputato, difeso da un avvocato) e delle parti eventuali (come la parte civile ed il responsabile civile). 

C’è costituzione di parte civile ogni qualvolta il querelante decida di esercitare l’azione civile (diretta ad ottenere il risarcimento del danno) nel processo penale. 

1. Nel caso specifico esposto dal lettore, è plausibile che l’avvocato delle querelanti (certamente costituitesi parti civili nel procedimento penale) abbia depositato (non una memoria qualsiasi ma) le conclusioni scritte (a cui ha allegato la sua nota spese). Le conclusioni scritte sono obbligatorie (se la parte civile, al momento della discussione finale, non deposita le conclusioni scritte rinuncia, di fatto, alla costituzione in giudizio) ma il Pubblico Ministero ed il Giudice (in quella fase) non sono tenuti a leggerle. 

2. Quella che il lettore chiama arringa è la discussione che conclude il processo (prima si ascolta la persona offesa, poi i testimoni, poi l’imputato se vuole e, alla fine, le parti fanno le loro richieste). L’ordine della discussione è dettagliatamente descritto dall’art. 523 cpp che dispone che il primo a prendere la parola sia il Pubblico Ministero a cui seguono gli avvocati della parte civile, del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria ed, infine, il difensore dell’imputato. È possibile (ed è legittimo) che l’avvocato della parte civile si limiti a depositare le conclusioni scritte senza dire nulla. 

3. Quanto al quesito relativo alla impugnabilità delle sentenze emesse dal giudice di pace, va precisato che la regola generale è che non è possibile presentare appello avverso le sentenze nelle quali il giudice di pace condanna l’imputato alla sola pena pecuniaria (esse, infatti, sono solo ricorribili in cassazione). Fa eccezione il caso in cui il giudice di pace, in sentenza, preveda anche la condanna dell’imputato al pagamento di una somma a titolo di risarcimento in favore della vittima del reato (che di solito coincide con la denunciante). 

In conclusione, quindi, il lettore potrebbe presentare appello contro la sentenza che l’ha condannato ma solo se, oltre la multa, ha previsto anche un risarcimento del danno a suo carico. Non potrà in ogni caso contestare il fatto che l’avvocato di parte civile non ha detto nulla (ma ha solo depositato la sua memoria, cioè le conclusioni), né che il Pubblico Ministero non le abbia lette. 

Si noti, inoltre, che il Pubblico Ministero cambia ogni volta perché, rappresentando lo Stato, si considera impersonale e, dunque, può variare a differenza del giudice della decisione (che, invece, deve essere sempre lo stesso durante tutto il processo). 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sabina Coppola 



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube