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Insegne pubblicitarie sulle strade: chi decide?

30 Dicembre 2017 | Autore:
Insegne pubblicitarie sulle strade: chi decide?

Chi decide circa l’installazione di insegne pubblicitarie sulle strade e valuta il loro impatto sulla sicurezza della circolazione?

La pubblicità è l’anima del commercio, diceva un antico proverbio. Sicuramente la pubblicità è un elemento imprescindibile dell’attività commerciale, tanto che molti imprenditori vi investono parti importanti del loro capitale. La pubblicità assume moltissime forme ma, in ciascuna di esse, ha l’obiettivo di colpire l’attenzione e la curiosità del cliente. Non da meno le insegne pubblicitarie. Molte aziende fanno a gara per comprare gli spazi pubblicitari più in vista per garantirsi la massima e migliore pubblicità possibile.  Tuttavia la collocazione delle insegne pubblicitarie non è libera, ma deve seguire delle regole precise.

In particolare, le insegne pubblicitarie collocate ai bordi delle strade – ed in particolare delle autostrade – hanno suscitato non poche polemiche sino a diventare in alcuni casi espressamente vietate dal Codice della strada. Di recente la questione è stata affrontata anche dal Consiglio di Stato che ha ribadito il divieto di installare insegne pubblicitarie in prossimità delle autostrade.  E recentemente anche la Cassazione è tornata sull’argomento in relazione alle insegne pubblicitarie collocate sui bordi delle strade comunali [1].

Insegne pubblicitarie: la questione

Una azienda pubblicitaria proponeva opposizione avverso cinque verbali di contestazione elevati dalla polizia municipale. Secondo la società, giunta in Cassazione per far valere i propri assunti, le locandine pubblicitarie da essa posizionate sui pali della luce di due vie cittadine di pubblico accesso e transito non erano idonee a disturbare l’attenzione dei conducenti e, dunque, non costituivano un pericolo per la sicurezza della circolazione. Addirittura, secondo la società pubblicitaria, non sarebbe stata necessaria neppure una autorizzazione preventiva in quanto, alla luce delle caratteristiche delle locandine, queste erano inidonee a distrarre i guidatori.

La Cassazione, tuttavia, non condivide le conclusioni della società di pubblicità e rigetta il ricorso affermando che l’impatto visivo e la potenziale efficacia distrattiva delle insegne, in considerazione delle loro caratteristiche ed in ragione della loro collocazione devono essere previamente valutate (e dunque autorizzate) dall’ente proprietario della strada o dal Comune. Secondo i giudici, infatti, il Codice della strada [1], vieta la collocazione sulla sede stradale o in prossimità di essa, di insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità o propaganda, segni orizzontali reclamistici sorgenti luminose, visibili dai veicoli transitanti sulle strade, che per caratteristiche e collocazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l’efficacia, o arrecare distrazione per gli utenti della strada, con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione e mira a impedire la collocazione sulla strada e sugli spazi ad essa adiacenti, fonti di disturbo dell’attenzione dei conducenti dei veicoli.

In ragione di questo principio, è l’ente proprietario della strada (il Comune nel caso di specie) che deve valutare l’impatto di ogni messaggio pubblicitario sull’attenzione degli automobilisti e, effettuata tale valutazione, decidere di concedere o negare l’autorizzazione per la collocazione di cartelli e di altri mezzi pubblicitari lungo le strade o nei pressi di esse. Nel caso sottoposto all’attenzione dei giudici, però, non risulta che questa necessaria autorizzazione fosse mai stata domandata.


note

[1] Cass., ord. del 7.11.2017.

[2] art. 23, comma 7.

Autore immagine: Pixabay.com


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