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Porta antipanico in condominio: quando si mette?

13 Aprile 2019 | Autore: Lorena Parma
Porta antipanico in condominio: quando si mette?

La porta antipanico: una misura di sicurezza che può fare la differenza, se munita dei corretti accessori. Vediamo quando bisogna installarla nei condomini, caso per caso. 

Quando ci si trova in situazioni di emergenza, si sa, non c’è tempo per pensare: si vuole solo scappare. E quale via di fuga migliore, se non quella garantita dalla porta tagliafuoco (o antipanico)? Questa misura è una delle più importanti e sicure in circolazione. Non a caso è obbligatorio installarla in moltissimi casi, sia nelle attività commerciali sia negli edifici abitativi. In questo articolo, scopriremo quando si mette la porta antipanico in condominio, esplorando anche le caratteristiche tecniche che rendono questa porta indispensabile e i dispositivi aggiuntivi che deve possedere, per poter salvare delle vite.

Porta antipanico: definizione e caratteristiche

Prima di tutto, analizziamo che cos’è una porta tagliafuoco: vengono definite in questo modo porte, muri e altre strutture costruite in modo tale (e con materiali tali) da impedire agli incendi di propagarsi. Queste porte devono possedere dei sigilli antifumo, ad esempio del materiale isolante e resistente al calore, che viene versato nelle fughe tra gli stipiti e il muro.

Non solo: è molto importante che si aprano nel verso dell’esodo, per non ostacolare la fuga e creare ingorghi; devono potersi aprire facilmente, tramite maniglione orizzontale o altri dispositivi a spinta; devono avere dispositivi di autochiusura (per separare il fuoco dalle persone nel più breve tempo possibile) ma anche dei magneti, in caso sia necessario tenere le porte aperte (ad esempio, per far passare una barella).

Infine, è fondamentale che il percorso di uscita di cui fanno parte queste porte sia chiaramente riconoscibile e, ovviamente, libero da ostacoli [1].

Inoltre, le porte antipanico vengono classificate rigidamente, in base al loro comportamento a contatto con fuoco e calore, e alla loro capacità di resistenza a questi elementi in termini di tempo. Più precisamente, le porte si dividono in: Rei 30, Rei 60, Rei 90, Rei 120 e Rei 180. In questa classificazione, la parola Rei è una sigla che indica le tre proprietà che ogni porta tagliafuoco deve avere: Resistenza, ermeticità e isolamento termico. I numeri, invece, corrispondono ai minuti in cui sicuramente resisterà al fuoco quel modello di porta. Come vedremo, a seconda delle dimensioni e del tipo di edificio, vanno installate porte con Rei differenti.

Porta antipanico: quando è obbligatoria?

Avere un numero sufficiente di porte antipanico è obbligatorio sia per le attività commerciali, sia per i luoghi di lavoro, sia per gli edifici di residenza pubblici e privati (i condomini). Il dubbio sorge quando cerchiamo di capire quali dispositivi dobbiamo aggiungere alle porte per far fronte a ogni necessità e, cosa non da poco, rispettare le normative. La prima distinzione da fare riguarda il tipo di locale e la sua capienza massima:

  • per locali non aperti al pubblico: se la capienza è inferiore a 9 persone, non serve aggiungere dispositivi antipanico; se la capienza va da 9 a 25 persone, servono maniglie a leva o piastre a spinta; se la capienza è superiore a 25 persone, serve il maniglione antipanico orizzontale;
  • per locali aperti al pubblico: se la capienza è inferiore o uguale a 9 persone, servono maniglie a leva o piastre a spinta; se la capienza è pari o supera le 10 persone, serve il maniglione antipanico orizzontale;
  • per locali pericolosi perché soggetti a esplosione: se la capienza è inferiore a 5 addetti, servono maniglie a leva o piastre a spinta; se la capienza è pari o maggiore di 5 addetti, serve il maniglione antipanico orizzontale.

È importante sottolineare che, dal 16 febbraio 2013, tutti i dispositivi sopra citati devono avere il marchio CE che ne certifichi la qualità e l’omologazione necessaria per legge [2].

La seconda distinzione riguarda l’altezza antincendio degli edifici: se questa misura è compresa tra i 12 e i 32 metri (tra i 4 e gli 8 piani circa, le misure più comuni in Italia) le porte antipanico, i vani ascensore e gli altri elementi strutturali devono essere almeno Rei 60; per i palazzi più alti la Rei necessaria sale a 90; per i grattacieli veri e propri è richiesta almeno la Rei 120. Non bisogna confondere l’altezza antincendio con la semplice altezza degli edifici: sono due misure ben diverse.

Per altezza antincendio (degli edifici civili) si intende l’altezza massima misurata dal livello inferiore dell’apertura più alta dell’ultimo piano abitabile e/o agibile (esclusi i vani tecnici), al livello del piano esterno più basso. In altre parole, questa misura si estende dal pavimento dell’ultimo piano al pavimento del piano terra.

Porta antipanico: esempi pratici

Ora facciamo alcuni esempi concreti, per capire meglio come comportarsi in fatto di porte antipanico.

Caso 1: villetta bifamiliare 

In questo caso, dato che difficilmente si supereranno i 9 residenti con solo due famiglie, è sufficiente tenere una porta tagliafuoco ben mantenuta senza aggiungere dispositivi antipanico. Se, invece, queste due famiglie dovessero essere particolarmente numerose, allora sarà necessario aggiungere alla porta una maniglia a leva o una piastra a spinta (per renderne l’apertura più immediata).

Caso 2: condominio di 20 famiglie

In questo caso, dato che si supereranno facilmente le 25 persone, sarà indispensabile installare su ogni porta tagliafuoco un maniglione antipanico orizzontale. È consigliabile avere almeno due porte antipanico, a seconda del numero di residenti.

Caso 3: condominio con studio dentistico

In questo caso, dato che questo tipo di attività è considerato a rischio di esplosione (a causa di alcune attrezzature tecniche), dovranno essere installate due porte antipanico: una nelle zone comuni del condominio e una all’ingresso dello studio dentistico, entrambe munite di maniglione orizzontale.

Caso 4: condominio con altri negozi/attività

Anche se nel condominio è presente una palestra, un negozio o altra attività non a rischio di esplosione, serviranno due porte tagliafuoco: una nelle zone comuni del condominio e una all’ingresso dell’esercizio (che seguirà la normativa dedicata ai locali aperti al pubblico, in base alle sue dimensioni).

Le spese per la porta aggiuntiva, ovviamente, sono sostenute in solido tra il titolare dell’attività e il proprietario dell’edificio.

Altri accorgimenti per la sicurezza

Le porte tagliafuoco correttamente installate e gli accessori antipanico sono solo il primo passo per una corretta prevenzione e per un comportamento efficace in caso di emergenza. Esistono altre misure di sicurezza molto importanti da attuare in caso di incendio, che ora illustriamo.

Innanzitutto, non bisogna farsi prendere dal panico, per evitare di peggiorare una situazione di per sé già critica. Inoltre, come in ogni cosa, è fondamentale l’informazione: è importante assicurarsi che i residenti nel condominio sappiano quali sono i comportamenti da tenere e, ancora di più, quelli da evitare. Tutti devono conoscere come chiamare i soccorsi in modo efficace, fornendo informazioni dettagliate e senza perdite di tempo.

Devono essere date istruzioni su come mettere in sicurezza apparecchiature e impianti (per evitare che l’incendio si propaghi più velocemente) e su come evacuare i condomini, anche nel caso di eventuali persone disabili, utilizzando i percorsi di uscita antipanico, senza creare ingorghi né fare da ostacolo agli altri.

Un accorgimento da non dimenticare è di non utilizzare gli ascensori, a meno che non siano ascensori specificatamente antincendio (anche in questo caso, però, è comunque meglio non usarli con troppa sicurezza). Tutte queste misure di sicurezza devono assecondare le caratteristiche strutturali dell’edificio, tenendo conto di eventuali promiscuità e di interferenze con eventuali attività limitrofe (ad esempio, il rischio che l’incendio si estenda ad altri condomini vicini, e così via).

Per approfondire questo tema, si può consultare il Decreto Ministeriale del 15 settembre 2005.

Porta antipanico: riferimenti legislativi

Per chi volesse approfondire questi argomenti, suggeriamo alcune normative che riguardano i criteri di installazione delle porte, di aggiunta dei dispositivi antipanico e altre regole utili da sapere. La prima legge da conoscere è il Decreto Ministeriale del 3 novembre 2004 (e successive modifiche): regola le istruzioni e i criteri da seguire per installare porte tagliafuoco a norma di legge, citando anche diversi casi particolari.

In secondo luogo, troviamo due normative europee:

  • la UNI EN 179 regola l’installazione e l’utilizzo dei dispositivi antipanico azionati a leva o a spinta, che sono consigliabili per le zone di passaggio (anche espressamente dedicate all’uso durante le emergenze) in cui sono previste familiarità e assenza di panico (ad esempio, i corridoi che portano dai garage alle abitazioni all’interno del condominio, da cui si passa ogni giorno);
  • la UNI EN 1125, invece, regola l’installazione e l’utilizzo di tutti i dispositivi antipanico azionati mediante una barra orizzontale (i comuni maniglioni antipanico), che possono essere usati solo su porte a perni o a cerniera, che si aprono solo nel senso dell’esodo (salvo specifiche indicazioni contrarie), sia a una sia a due ante (a seconda delle dimensioni delle porte). Perciò niente porte scorrevoli, perché non sono ammesse nella norma e non sono di immediata apertura: c’è poco spazio per il design durante un’emergenza.

Infine, consideriamo il Decreto Ministeriale del 16 febbraio 2007: recepisce i Regolamenti Europei EN 13501-2 e EN 1634-1, e descrive dettagliatamente i comportamenti che devono seguire i produttori di porte e dispositivi antipanico per poter ottenere l’omologazione e il marchio CE (e poter così commercializzare i prodotti), elenca le caratteristiche che devono possedere i prodotti e presenta tutti i criteri di classificazione che abbiamo citato sopra, riguardanti le caratteristiche Rei e i tempi di resistenza. Inoltre, regola anche le modalità e i test di prova a cui i prodotti devono essere sottoposti prima di essere venduti.



Di Lorena Parma

note

[1] D. M. del 16.02.2007.

[2] D. M. del 3.11.2004.

Autore immagine: porta antipanico condominio di v74


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