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Bollette a 30 giorni, ma più care: ecco l’inganno

30 Dicembre 2017
Bollette a 30 giorni, ma più care: ecco l’inganno

Aggirato il blocco delle bollette a 28 giorni: d’ora in poi saranno 12 all’anno, ma più care per coprire i costi della 13esima

La legge ha detto no alle bollette a 28 giorni, imponendo il ritorno alla fatturazione a 30 giorni. Ecco che, però, fatta la legge trovato l’inganno: d’ora in poi le bollette Tim saranno 12 all’anno, ma più care per coprire i costi della 13esima. Tutto ciò si traduce in una vera e propria beffa per gli utenti, per i quali nulla cambia e che continueranno a vedere svuotate le proprie tasche per arricchire quelle delle compagnie telefoniche. Ecco i dettagli.

Stop alla fatturazione a 28 giorni

È ormai a tutti noto il tema concernente la fatturazione a 28 giorni. Stiamo parlando del famosissimo “trucchetto” ideato da molte compagnie telefoniche (tra cui Tim, Wind, TreVodafone e Fastweb e anche dalla pay tv Sky) per lucrare ai danni degli utenti, che – del tutto ignari – hanno contribuito a gonfiare le tasche delle aziende telefoniche svuotando le proprie. Pagare una bolletta telefonica ogni 28 giorni anziché con cadenza mensile ha rappresentato per molto tempo la normalità ed è parso quasi indifferente per gli utenti. In realtà – calcolatrice alla mano – così facendo, ciascun utente ha letteralmente regalato ogni anno alla propria compagnia telefonica il pagamento di una bolletta non dovuta. Pagare una bolletta telefonica ogni 28 giorni anziché con cadenza mensile, a conti fatti, significa pagarne 13 e non 12 in un anno. Tradotto in denaro: il rincaro per il cittadino si aggira intorno all’8,6% in più ogni anno, mentre l’illegittimo guadagno per la compagnia telefonica corrisponde ad una vera e propria tredicesima.

Questa pratica è stata finalmente dichiarata illegittima, anche se non è stato facile metterla al bando. Sul punto, infatti, è dovuta intervenire dapprima l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) [1] ed in seguito anche il Governo [2]. La conversione in legge del decreto fiscale, infatti, ha definitivamente bloccato la fatturazione a 28 giorni, imponendo il ritorno alla fatturazione mensile delle bollette telefoniche.

La beffa delle bollette a 30 giorni

La nuova legge, tuttavia, non ha fatto nemmeno in tempo a vedere la luce che già è stata aggirata. Spieghiamo perché.

La Tim, compagnia telefonica con la fetta di mercato più grossa, ha anticipato il termine di 120 giorni fissato dalla legge per tornare ai pagamenti mensili premurandosi anche di inviare un lettera ai propri utenti. La lettera, giunta per ora solo ai clienti business, contiene un vero e proprio “inganno”. Anticipando lo stop previsto per legge, infatti, Tim annuncia che – a partire dal 1° gennaio 2018 – si torna a pagare su base mensile (bimestralmente, nel caso di specie) e «tale modifica non comporterà alcuna modifica della sua spesa annuale, ma si sostanzierà nella riduzione del numero di Canoni e Contributi addebitati in un anno (da 13 a 12)». Detta in soldoni: vero è che le fatture saranno 12 e non più 13, ma la spesa dell’utente non cambierà, il che – tradotto – significa che le 12 bollette saranno più care per coprire i costi della tredicesima.

Il seguito della lettera, infatti, rivela l’inghippo: «Per effetto della divisione della spesa annuale per 12 anziché per 13 l’importo di ciascun Canone risulterà maggiorato dell’8,6%». Un aumento che, guarda caso, coincide con quello incamerato con l’introduzione delle odiate bollette a 28 giorni e di cui abbiamo parlato poc’anzi nel presente articolo.

La Tim, dunque,  formalmente rispetterà la legge, ma sostanzialmente continuerà a lucrare sulle tasche dei propri utenti, per i quali nulla cambia a livello di spesa. Aggirando la norma, infatti, viene reso stabile l’aumento ottenuto con l’introduzione delle bollette a 28 giorni. Con un peggioramento: la stessa cifra che prima l’utente pagava in 13 «rate», ora la pagherà in 12.

Sul punto è bene sapere che la bollettazione a 28 giorni era stata adottata non solo da Tim, ma anche da Vodafone, Wind Tre e Fastweb e Sky. Il decreto varato dal governo dava 120 giorni di tempo alle compagnie per adeguarsi (quindi fino a marzo 2018). Vodafone è stata la prima a fare mea culpa sul web; sui siti di  Fastweb e Wind continuano a comparire offerte la cui tariffa è sempre accompagnata dalla dicitura «ogni 4 settimane». Sta di fatto che, però, secondo quanto dimostrato dalla Tim e salvo ripensamenti dell’ultim’ora, la legge si rivela aggirabile con molta facilità.

Bollette a 28 giorni: il diritto al rimborso

Resta fermo il diritto degli utenti di chiedere ed ottenere il rimborso di quando indebitamente versato nel tempo e di quanto pagato in eccedenza.  Come già detto nel nostro articolo Bollette a 28 giorni: via ai rimborsi,  le compagnie telefoniche devono restituire le somme indebitamente percepite da parte dagli utenti in caso di violazione dell’obbligo di cadenza mensile, con l’obbligo per l’operatore di pagare al consumatore interessato dalla illegittima fatturazione un indennizzo forfettario, non inferiore a 50 euro. Non solo: l’indennizzo sarà maggiorato di 1 euro per ogni giorno di fatturazione illegittima ed è prevista, altresì, la corresponsione degli interessi maturati sulle somme ingiustamente versate.

Bollette a 28 giorni: come chiedere il rimborso

Per chiedere il rimborso di quanto illegittimamente pagato si hanno due possibilità:

  • rivolgersi ai Co.re.com, ossia i comitati regionali per le comunicazioni. Si tratta di organi funzionali all’Agcom, che hanno il compito di tentare una conciliazione nelle controversie in materia di telecomunicazioni tra utenti e operatori;
  • inviare direttamente un reclamo alla propria compagnia telefonica con richiesta di rimborso di quanto versato in eccedenza.

note

[1] Delibera n. 121/17/Cons del 15.03.2017.

[2] Cfr. D.l. n. 148/2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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3 Commenti

  1. Già in un commento precedente avevo anticipato quanto scritto su questo articolo, quelli non sono scemi non rinunzieranno a quella codidetta tredicesima, e lo stesso faranno a seguire anche gli altri. I vari organi di controllo e il governo vi state facendo prendere in giro non era difficile intuire ciò. In quanto ai rimborsi potete scordarvelo nessuno ridà soldi in dietro fanno comodo a tutti.

  2. Concordo con Vincenzo, i soldi, miraggio. Doveva essere lo stato a garantire la restituzione dei soldi, che domande a destra e sinistra. Tu gestore ti sei appropriato indebitamente dei soldi e tu li devi restituire. Ma del resto che cosa ti vuoi apettare da uno stato che non è riuscito a fare una legge sui vitalizi. Vedremo con le nuove elezioni del 4 di marzo 2018 che schifezza verrà fuori. Vedremo delle unioni che ci faranno rabbrividire, anche perchè nessuno ha la maggioranza e quindi dovrà unirsi ad altri. Un secondo compromesso storico che unisce la destra con la sinistra.

  3. C’è anche un altro aspetto che mi sembra poco percepito. Con il ritorno a 12 fatture (importo aumentato) ritorna però a 12 il pacchetto di servizi offerti ad ogni rinnovo. Se prima nell’anno avevo 1 Giga x 13, ora tornerò ad averne 12 annui: quindi l’aumento tariffario rimane, il maggior quantitativo di servizi scompare. In sostanza un doppio aumento. Ovviamente vale solo per pacchetti limitati e non per quelli illimitati.

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