Diritto e Fisco | Articoli

Comportamenti sul lavoro che fanno rischiare il posto

24 Marzo 2019
Comportamenti sul lavoro che fanno rischiare il posto

Dall’abbandono del posto per pochi minuti al litigio tra colleghi, dalla violazione della privacy all’utilizzo del telefono aziendale: il licenziamento scatta quando la condotta è grave.

Succede non poco spesso che comportamenti ritenuti semplici leggerezze dal dipendente siano invece inaccettabili per il datore di lavoro e possano costare un licenziamento. L’uso di un telefono aziendale per chiamate personali; l’impiego dell’auto di servizio per prendere i figli da scuola; l’allontanamento dal posto per una breve pausa caffè o per fumare la sigaretta; un litigio con un cliente; l’utilizzo della postazione del collega per accedere ad alcuni dati non visibili dal proprio computer o l’inoltro di documenti riservati dalla propria email aziendale a quella personale: sono numerosi i comportamenti sul lavoro che fanno rischiare il posto.

A stabilire quali sono le conseguenze di tali azioni è innanzitutto la legge che vieta al dipendente condotte negligenti e infedeli. Tanto più gravi sono le ripercussioni per il patrimonio o per la reputazione del datore, tanto più probabile è il licenziamento.

Sul gradino successivo ci sono i contratti collettivi e il regolamento aziendale che prescrivono non solo i vari doveri del lavoratore, ma anche le correlate sanzioni per le violazioni. In ogni caso, il giudice può ritenere come «giusta causa di licenziamento» un comportamento che non è disciplinato né dal Ccnl, né dal regolamento aziendale se esso è sufficientemente grave da ledere la fiducia del datore.

Chiaramente, il giudice può esprimersi solo se la sanzione disciplinare viene impugnata dal lavoratore tempestivamente: entro 60 giorni dalla comunicazione deve inviare una lettera di contestazione in azienda e, nei successivi 180 giorni, deve depositare il ricorso in tribunale tramite il suo avvocato.

Le numerose sentenze emesse ogni anno dalla Cassazione offrono uno spaccato di quali sono i comportamenti sul lavoro che fanno rischiare il posto. Ecco i casi più ricorrenti.

Utilizzo di risorse aziendali per scopi personali

Più volte la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento nei confronti del lavoratore che utilizzi il telefono aziendale per uso personale. Si tratta di condotta contraria ai doveri primari del dipendente e tale da minare il legame fiduciario tra le parti [1].

Quando il comportamento viene realizzato da un pubblico dipendente la giurisprudenza ritiene che si possa parlare anche del reato di peculato.

Lo stesso discorso si può estendere all’impiego dell’auto aziendale, da parte del dipendente in missione, per tratte non necessarie alle mansioni lavorative (si pensi al dipendente che prende la macchina dell’ufficio per fare la spesa o accompagnare i figli a scuola).

Navigazione su internet: su social o siti non pertinenti

Troppo tempo su Facebook mentre stai al lavoro? Non scampi al licenziamento anche se navighi dal tuo smartphone o dal tablet personale. Secondo la Cassazione [2], infatti, la risoluzione del rapporto è giustificata più che altro dal fatto che “rubi” del tempo al datore per attività personali. Lo stesso discorso vale per chi naviga su siti che non hanno nulla a che fare con le proprie mansioni (ad esempio un sito di scommesse, di risultati calcistici).

Siti porno e download di materiale pirata possono anche far scattare il reato per il pubblico dipendente.

Leggi Social durante il lavoro: quando si rischia il posto.

Pausa caffè o sigaretta

La pausa di pochi minuti può costare il posto se viene ripetuta tutti i giorni, specie per chi svolge una mansione insostituibile (si pensi alla guardia giurata). Non sono poche le pronunce [3] che hanno legittimato il licenziamento per la pausa caffè o sigaretta. Lo stesso trattamento è stato riservato al dipendente che si allontanava per effettuare delle ricariche sul cellulare.

Sulla valutazione della gravità della condotta pesano una serie di variabili come il tempo sottratto al lavoro, la ripetizione del fatto nel tempo, l’insostituibilità delle mansioni.

Rapporto amoroso consumato sul posto

Quando ci si apparta tra colleghi si rischia il posto. Ne abbiamo già parlato in Colleghi di lavoro si appartano. Meglio sarebbe se si attendesse la pausa anche se l’utilizzo di un locale aziendale per consumare un rapporto sessuale resta sempre un comportamento passibile di sanzione.

Accesso a file non autorizzato

Se è intuitiva la violazione commessa dal dipendente che accede a un archivio di documenti o di file segreti, lo è meno quella di chi si fa inoltrare, sulla propria email, dal collega della postazione vicina, le informazioni cui altrimenti non avrebbe accesso. È anche questo un modo per aggirare il divieto. Secondo la Cassazione [4] scatta il reato di accesso abusivo a sistema informatico. E ciò a prescindere dal fatto che si voglia dare un servizio più puntuale al cliente e, quindi, si agisca per il bene aziendale. Farsi “girare” un allegato riservato è dunque causa della perdita del posto e di un procedimento penale.

Per la stessa ragione, la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento del dipendente che, dalla propria email aziendale, inoltra dei file al proprio account personale: il comportamento è simile a quello di chi porta fuori dall’azienda dei documenti di carta riservati.

Litigi tra colleghi

Non importa chi ha ragione e chi torto: secondo la Cassazione [5] si può licenziare il dipendente che discute con il collega e lo aggredisce per futili motivi. Per perdere il posto è necessario passare “alle mani”: la rissa è imperdonabile. La sanzione espulsiva è proporzionata alla condotta del lavoratore che non si attiene alle «regole del vivere civile». Leggi Litigi, insulti e risse tra colleghi.

Invece l’incompatibilità aziendale, derivata da continui scontri e incompatibilità caratteriali può comportare un trasferimento.

Violazione della privacy dei colleghi

È licenziabile chi registra le conversazioni dei colleghi sul lavoro a meno che non sia indispensabile per difendersi da accuse ingiuste in tribunale.

È stata ritenuta legittima la risoluzione del rapporto di lavoro di un dipendente che aveva diffuso pettegolezzi in merito al rapporto sessuale tra due colleghi di ufficio: al di là della verità del fatto, l’intromissione nella privacy altrui costituisce sempre illecito che fa perdere il posto.

Post su Facebook e diffamazione

Si può essere licenziati per un post su Facebook o per un commento al post altrui da cui l’immagine dell’azienda ne risulti danneggiata. La critica è sempre legittima ma quella nei confronti del proprio datore deve essere particolarmente moderata per via del rapporto che tra i due si è instaurato. Inutile richiamare la libertà di pensiero: quando si eccede nell’offesa, il licenziamento è pressoché scontato.


note

[1] Cass. sent. n. 9701/2012.

[2] Cass. sen. n. 3133/19 del 1.02.2019.

[3] Cass. sent. n. 04454/2019 del 29.01.2019.

[4] Cass. sent. n. 565/2019.

[5] Cass. ord. n. 19458/18 del 20.07.2018.

Autore immagine uomo licenziato di Max Engine


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube