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Nuove nozze e mantenimento

18 Aprile 2019 | Autore:
Nuove nozze e mantenimento

Nuove nozze e mantenimento: le diverse ipotesi e la relativa disciplina. Gli altri casi di cessazione dell’obbligo di mantenimento.  

Ti sei separata da tuo marito e convivi con un nuovo compagno. Puoi continuare a percepire l’assegno di mantenimento? Sei risposato da poco e vorresti una riduzione dell’assegno di divorzio dovuto alla tua ex moglie. Come fare? Il tuo ex marito non ti paga più il mantenimento. Deve comunque, continuare a versare quello per i figli? Quando si mette la parola fine ad un matrimonio con una separazione o con un divorzio, la legge stabilisce che uno dei due coniugi può essere tenuto a versare periodicamente all’altro un assegno se quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive. Se pertanto, uno dei due coniugi separati o divorziati non ha possibilità economiche adeguate per il suo sostentamento né è in grado di averle (ad esempio è malato e non può lavorare oppure è troppo anziano e non percepisce alcuna pensione), il legislatore italiano ha previsto che allo stesso vi provveda l’altro coniuge, versando una somma di denaro in suo favore. Se i coniugi sono separati, si parlerà di assegno di mantenimento viceversa, se sono divorziati, si parlerà di assegno divorzile. Tuttavia, può accadere che uno degli ex o entrambi si risposino ed in questo caso si pone il problema di stabilire il rapporto che si crea tra nuove nozze e mantenimento, cioè “quali sono le conseguenze economiche che la nuova situazione familiare determina sul precedente legame?”. Per rispondere correttamente a questa domanda bisogna partire dalla considerazione che la funzione dell’assegno di mantenimento/divorzile è quella tutelare il coniuge economicamente più debole di fronte agli squilibri che possono derivare dalla separazione e dal divorzio. Infatti, il dovere di assistenza nascente dal matrimonio, che ciascun coniuge ha nei confronti dell’altro, non viene meno a seguito della separazione o del divorzio ma permane fino a quando non si determina una causa che ne comporta la modifica o la cessazione.

Quando muta l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento o divorzile non è immutabile nel tempo, ma cambia a determinate condizioni; il relativo diritto può essere variato (ad esempio il coniuge che è tenuto al versamento dell’assegno può chiederne la riduzione qualora le sue condizioni economiche mutino in peggio) o può estinguersi del tutto come nel caso del passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i coniugi. In quest’ultimo caso, occorre distinguere due ipotesi a seconda se a contrarre nuovo matrimonio sia il coniuge che gode dell’assegno di mantenimento (coniuge beneficiario o creditore) ovvero quello che lo versa (coniuge obbligato). Vediamo allora, cosa succede.

Nuove nozze del coniuge beneficiario

Se il coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento/divorzile contrae nuove nozze, la legge prevede la perdita automatica di tutta una serie di diritti.

Ad esempio, non potrà più adoperare il cognome dell’ex coniuge oppure perderà la qualità di successore legittimo in caso di morte di quest’ultimo. E’ prevista anche la decadenza automatica del diritto a ricevere l’assegno di mantenimento[1], che avrà effetto dal giorno stesso della celebrazione del nuovo matrimonio. La ragione di tale previsione legislativa sta nel fatto che con le nuove nozze, il dovere di assistenza, di cui si è già detto in precedenza, si costituisce in capo al nuovo coniuge. Consegue che le somme percepite indebitamente dopo la celebrazione del nuovo matrimonio andranno restituite con gli interessi all’ex coniuge obbligato.

Esempio: Lara e Gino sono divorziati. Lara tiene nascosto all’ex coniuge di essersi nuovamente sposata e quindi, continua a percepire l’assegno divorzile. Solo dopo diversi anni Gino viene a conoscenza del nuovo matrimonio, dopo avere effettuato una verifica presso il Comune di residenza. Agisce quindi, dinanzi al tribunale per chiedere il rimborso delle somme percepite dalla ex senza averne diritto. Il tribunale accoglie la domanda di Gino e condanna Lara alla restituzione delle somme fino a quel momento percepite, maggiorate degli interessi [2].

Secondo un recente indirizzo giurisprudenziale il diritto all’assegno di mantenimento/divorzile viene meno anche nel caso di convivenza purché la stessa abbia i caratteri della stabilità, della continuità e della regolarità. Si deve trattare di una vera e propria famiglia (anche solo “di fatto”), la quale taglia ogni legame con la precedente vita matrimoniale e dove il nuovo partner apporta il suo contributo economico [3].

Relazioni di passaggio od anche a distanza e quindi prive del carattere della convivenza quotidiana, non incidono sulla situazione economica dell’ex coniuge al punto da determinare la sua perdita al diritto all’assegno di mantenimento/divorzile.

Esempio: Tizio e Caia divorziano. Nella sentenza di divorzio, il giudice ha stabilito che Tizio versi a Caia mensilmente la somma di € 500 a titolo di assegno divorzile. Dopo qualche anno Caia sposa Mevio. Dal giorno stesso della celebrazione delle nuove nozze viene meno l’obbligo di Tizio di versare l’assegno divorzile a favore dell’ex moglie. Da questo momento in poi infatti, spetta a Mevio provvedere all’assistenza economica nei confronti di Caia.

Altra ipotesi è quella di Maria, la quale percepisce l’assegno divorzile da parte di Sempronio. A distanza di qualche anno Maria va a convivere con un altro uomo, in maniera stabile, continua e regolare. Anche in questo caso per l’ex coniuge Sempronio cessa l’obbligo di versare l’assegno divorzile in favore di Maria, del cui mantenimento dovrà farsi carico il nuovo compagno.

Un altro caso è quello di Carlo, che deve continuare a provvedere al mantenimento dell’ex moglie Anna, sebbene la stessa abbia iniziato una nuova relazione dopo la loro separazione. Anna infatti, non ha creato una nuova famiglia con il compagno né vive stabilmente con lui, il quale risiede all’estero per motivi di lavoro.

Mantenimento dei figli

Le nuove nozze dell’ex coniuge beneficiario non fanno venire meno l’obbligo del mantenimento nei confronti dei figli [4]. In altre parole se l’ex moglie che percepisce l’assegno di mantenimento/divorzile, va a convivere stabilmente con un altro compagno o si risposa, perde l’assegno, ma il suo ex marito dovrà continuare a versare il mantenimento per i figli, così come stabilito nella sentenza di separazione o divorzio. Non potrà quindi, interrompere tale versamento di sua spontanea volontà né tantomeno potrà ridurne l’ammontare. Se mai, potrà chiedere al giudice la revisione dell’assegno [5].

Esempio: nella sentenza di divorzio è stato stabilito che Tizio versi mensilmente all’ex moglie Caia la somma di € 300 per il suo mantenimento nonché l’ulteriore somma di € 500 a titolo di mantenimento per la figlia minore Mevia. Trascorso qualche tempo Caia va a convivere con Sempronio e automaticamente perde il diritto a ricevere l’assegno di mantenimento da parte di Tizio. Tuttavia quest’ultimo dovrà continuare a versare la somma di € 500 stabilita dal giudice in favore della figlia Mevia, non potendo né interrompere il versamento né ridurne l’importo di sua sponte. Potrà chiedere però, una revisione dell’assegno, qualora le sue condizioni economiche avessero subito un peggioramento.

Per giurisprudenza costante l’obbligo dei genitori di contribuire al mantenimento dei figli permane, indipendentemente dal raggiungimento della maggiore età e fino al raggiungimento di un’autosufficienza economica tale da poter provvedere da soli alle proprie esigenze di vita [6].

Nuove nozze del coniuge obbligato

Se a contrarre nuovo matrimonio è il coniuge obbligato a versare l’assegno di mantenimento o divorzile, non viene meno il suo obbligo nei confronti dell’ex moglie e dei figli. Infatti, i diritti che nascono dal nuovo matrimonio non possono incidere negativamente su quelli spettanti all’ex moglie ed alla prole, già accertati con la sentenza di separazione o di divorzio.

Tuttavia, il coniuge obbligato potrà chiedere la revisione dell’assegno di mantenimento/divorzile in quanto la formazione della nuova famiglia ovvero la nascita di altri figli costituiscono dei sopravvenuti giustificati motivi, verificatisi dopo la sentenza di separazione o divorzio [7].

Esempio: Sempronio quale coniuge divorziato di Mevia, è tenuto al pagamento dell’assegno divorzile nei confronti dell’ex moglie e del figlio Alfonso. Sempronio si sposa nuovamente con Sara e hanno due figli. A seguito di ciò Sempronio si trova nell’impossibilità di versare la somma in favore di Mevia e di Alfonso, nella misura stabilita dalla sentenza di divorzio. Agisce pertanto, in giudizio, chiedendone una riduzione.

In merito occorre rilevare che i nuovi oneri familiari che gravano sul coniuge obbligato dovranno essere attentamente valutati dal giudice.

Pertanto, quest’ultimo dovrà accertare se l’attuale situazione derivante dal nuovo matrimonio o dalla nascita di altri figli abbia effettivamente determinato una riduzione delle capacità economiche del coniuge obbligato, considerata anche la situazione economica del nuovo partner e della nuova famiglia nel suo complesso [8].

Altri casi di perdita del diritto all’assegno di mantenimento

In maniera estremamente sintetica l’obbligo al versamento dell’assegno di mantenimento/divorzile può venire meno anche nei casi di:

  • addebito della separazione [9]. Il giudice può attribuire la colpa della separazione al coniuge, il quale ha posto in essere dei comportamenti contrari ai doveri che derivano dal matrimonio. Tuttavia, si deve trattare di violazioni tali da rendere impossibile la prosecuzione della convivenza o da recare pregiudizio all’educazione dei figli (si pensi al caso della violazione dell’obbligo di coabitazione, dell’assistenza morale ed economica, ecc.). L’effetto più importante di tale attribuzione è la perdita del diritto all’assegno di mantenimento [10] oltre alla perdita del diritto ad ereditare i beni del coniuge, se non si è ancora divorziati. Anche la violazione dell’obbligo della fedeltà può portare all’addebito della separazione. In questo caso tuttavia, perché il tradimento possa essere valutato quale causa di addebito, bisognerà rapportarlo al contesto familiare in cui è maturato, esaminandone le singole ragioni e motivazioni;
  • revoca per nuove condizioni economiche, che si ha quando la situazione economica del coniuge beneficiario migliora per via ad esempio di una donazione o di un’eredità ovvero di un notevole aumento del suo stipendio, per una vincita inaspettata alla lotteria, ecc. In ogni caso il miglioramento deve essere tale da consentire al coniuge beneficiario di godere di un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio [11];
  • rinuncia al mantenimento, ovvero quando il coniuge che ha diritto all’assegno dichiara di non pretendere alcuna somma a tale titolo, ad esempio perché gode di redditi propri sufficienti. Non è escluso che la richiesta di mantenimento possa essere formulata in futuro come nel caso di un peggioramento delle condizioni economiche del coniuge beneficiario. Inoltre, la rinuncia effettuata in sede di separazione non comporta la perdita automatica del diritto all’assegno di divorzio. Infatti, il giudice, in sede di divorzio, rivaluterà la situazione che nel frattempo, potrebbe essere cambiata. Anche in sede di divorzio il coniuge beneficiario potrà rinunciare all’assegno. Tuttavia in caso di bisogno, potrà comunque chiedere la revisione della decisione già presa davanti al tribunale;
  • morte del coniuge. L’assegno di mantenimento si estingue nel momento della morte di colui che è obbligato a versarlo. Nonostante ciò il coniuge beneficiario dell’assegno di mantenimento potrà ottenere una quota dell’eredità proporzionale alla somma percepita con l’assegno periodico, quantificato sulla base di quanto ha già ricevuto fino alla morte, all’entità del suo bisogno, alla consistenza dell’eredità, ecc. Anche il coniuge divorziato che percepisce l’assegno divorzile, pur perdendo per via del divorzio i diritti successori nei confronti dell’altro coniuge, ha diritto ad ottenere un assegno successorio a carico dell’eredità, sempre tenuto conto dell’assegno di divorzio in precedenza percepito, dell’entità del bisogno, dell’eventuale  pensione di reversibilità.

Provvedimento del giudice

Il mantenimento non viene meno automaticamente al verificarsi di uno dei fatti sopra elencati, ma solo a seguito dell’intervento dell’autorità giudiziaria [12].

Il coniuge obbligato pertanto, non può di sua iniziativa smettere di versare l’assegno di mantenimento/divorzile bensì dovrà chiedere al giudice di emettere una sentenza che stabilisca la cessazione del suo relativo obbligo.


note

[1] Art. 5  co. 10 L. n. 898/1970.

[2] Trib. La Spezia, ord. 20.06.2018.

[3] Cass. civ. n. 25845/2013.

[4] Art. 6 L. 898/1970.

[5] Art. 9 L. n. 898/1970.

[6] Cass. civ. n. 20137/2013.

[7] Art. 9 co. 1 L. 898/1970.

[8] Cass. civ. n. 24056/2006; n. 25019/2007.

[9] Art. 151 co. 2 cod. civ.

[10] Art. 156 co. 1 cod. civ.

[11] Cass. civ. n. 932/2014.

[12] Art. 710 cod. proc. civ.

Autore immagine: nuove nozze di Just dance


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