Diritto e Fisco | Articoli

Responsabilità per danno erariale

20 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 Aprile 2019



Danno erariale: cos’è e come funziona? Chi può essere responsabile per danno erariale? Quali sono le tipologie di danno? Qual è la sanzione?

Se tamponi qualcuno con la tua auto, oppure distrattamente gli rovini un oggetto di sua proprietà, incorrerai in responsabilità civile, con il conseguente obbligo di risarcire il pregiudizio causato. Se rubi un bene appartenente ad altri, oppure fai violenza a qualcuno o lo percuoti, si configurerà un’ipotesi di responsabilità penale, con il rischio di dover patire una pena detentiva. Cosa accade se causi un danno allo Stato? Semplice: scatta la responsabilità per danno erariale.

Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, la responsabilità erariale sorge solamente in capo a determinati soggetti, i quali vantano con la pubblica amministrazione un rapporto privilegiato. Pertanto, se sei un semplice cittadino e commetti un illecito ai danni dello Stato, ne risponderai secondo le normali norme penali e civili: così, ad esempio, se presenti un Isee falso per ottenere alcune agevolazioni, risponderai di falso (ed, eventualmente, di truffa) e sarai assoggettato ad un normale processo penale. Se quanto detto ti interessa oppure, al contrario, ti è poco chiaro e intendi saperne di più, allora prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona la responsabilità per danno erariale.

Danno erariale: cos’è?

In senso giuridico, il danno erariale si configura come un danno particolarmente qualificato, poiché esso può essere commesso solamente da chi riveste una determinata veste: come ricordato nel capoverso dell’introduzione, se con una tua condotta colpevole arrechi un danno economico allo Stato, tale pregiudizio non potrà essere qualificato come “danno erariale”.

Secondo la legge, il danno erariale è solamente quello che lo Stato patisce a causa della condotta di un proprio dipendente in violazione degli obblighi di servizio o di impiego. In poche parole, solo un dipendente pubblico può macchiarsi di questo tipo di danno.

La responsabilità dei dipendenti pubblici

Il danno erariale è la diretta conseguenza dell’applicazione di un principio sancito direttamente in Costituzione, secondo cui tutti i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti; in tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici [1].

La norma appena citata sta a significare essenzialmente due cose:

  • che i dipendenti pubblici sono responsabili, sia civilmente che penalmente, dei loro illeciti compiuti nei riguardi dei terzi cittadini, e che la loro responsabilità si estende direttamente anche allo Stato e all’ente pubblico per cui l’autore del fatto presta servizio;
  • che i dipendenti pubblici sono responsabili anche dei danni che, con il loro comportamento, provocano allo Stato stesso, cioè al proprio datore di lavoro.

Approfondiamo questi due aspetti.

La responsabilità dei dipendenti pubblici nei confronti dei terzi

I dipendenti pubblici sono responsabili di tutti i pregiudizi che causano a terzi: pensa al funzionario comunale che chiede di essere pagato dal cittadino affinché la sua pratica venga accolta, oppure al poliziotto che abusa dei suoi poteri per ricattare qualcuno. In tutte queste ipotesi il dipendente pubblico risponderà (penalmente, ma anche civilmente per il danno economico arrecato) nei confronti della vittima per la sua condotta illecita.

Come vedremo, però, egli, nel momento in cui viola i propri doveri di servizio, cioè quelli nascenti dal rapporto di lavoro, arreca indirettamente anche un danno alla pubblica amministrazione per cui lavora: il danno non deve essere per forza economico, ma può consistere anche nella cattiva reputazione che l’illecito ingenera nei normali cittadini, oppure nel rallentamento del lavoro ordinario della p.a.

Insomma, il dipendente pubblico che, durante il suo servizio, arreca danno ad un terzo, risponderà civilmente e penalmente della sua condotta proprio come un comunissimo cittadino; a tale responsabilità, però, si aggiunge anche quella per danno erariale, poiché, tornando all’esempio sopra fatto, il dipendente pubblico corrotto arreca un grave pregiudizio all’immagine e all’imparzialità della pubblica amministrazione.

Per tutelare maggiormente la vittima dell’illecito compiuto dal dipendente pubblico, la Costituzione ha cura di specificare che la responsabilità (ovviamente non quella penale, che è sempre e solo personale) si estende anche allo Stato e alla pubblica amministrazione. Tale previsione facilita la persona offesa, la quale potrà avanzare pretese risarcitorie anche nei confronti dello Stato, in modo tale che il risarcimento sia garantito.

La responsabilità dei dipendenti pubblici nei confronti della p.a.

La condotta illecita del dipendente pubblico può rivolgersi anche direttamente nei confronti del suo datore di lavoro, cioè della pubblica amministrazione stessa: pensa alla classica ipotesi del funzionario statale che intasca i soldi che sarebbero diretti alla realizzazione di opere pubbliche. Ebbene, in questa ipotesi il dipendente non solo risponderà civilmente e penalmente (nell’esempio appena fatto, si tratta del reato di peculato), ma incorrerà anche in responsabilità per danno erariale.

Più in generale, si parlerà di danno erariale ogni volta che un dipendente pubblico, nell’adempimento del suo lavoro, commetta un illecito che comporti un pregiudizio, economico e non solo, alla pubblica amministrazione: pensa al dipendente che, a causa di negligenza, rompa l’impianto elettrico della struttura pubblica ove lavora, oppure che, a causa di valutazioni errate, faccia incorre l’amministrazione nell’obbligo di dover pagare un cospicuo risarcimento a terzi.

Il danno erariale può assumere anche i connotati del danno all’immagine, che si ha tutte le volte in cui il comportamento colpevole del dipendente pubblico pregiudichi la considerazione che i cittadini hanno della pubblica amministrazione. Un dipendente condannato per corruzione senz’altro macchia l’immagine di tutta la p.a.

Danno erariale: come funziona?

I presupposti su cui poggia il danno erariale ci vengono spiegati direttamente dalla legge [2]: la responsabilità dei soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica è personale e limitata ai fatti ed alle omissioni commessi con dolo o colpa grave, ferma restando l’insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali.

Da questa disposizione ricaviamo importantissimi principi in merito alla responsabilità per danno erariale e, specificamente:

  • della responsabilità per danno erariale, cioè della condotta colpevole del dipendente pubblico che cagioni, direttamente o indirettamente, un pregiudizio allo Stato, giudica la Corte dei Conti;
  • la responsabilità per danno erariale è personale, nel senso che essa, come la responsabilità penale e a differenza di quella civile, non si trasmette agli eredi;
  • il dipendente responsabile risponde solamente per dolo o colpa grave. Su quest’ultimo punto è bene fare chiarezza: prosegui leggendo il prossimo paragrafo.

Danno erariale: qual è l’elemento soggettivo?

Come per ogni forma di responsabilità giuridica, anche quella per danno erariale è sottoposta al ricorrere di un requisito psicologico: nello specifico, scatta la responsabilità erariale solamente se il fatto è stato commesso dal dipendente pubblico con dolo o colpa grave.

Il dolo e la colpa sono categorie tipiche del diritto penale: con esse si fa riferimento alla psicologia del soggetto che agisce. Nello specifico, chi commette un fatto con colpa si rende responsabile di una condotta che non voleva porre in essere, ma che è capitata a causa della sua negligenza, imperizia o imprudenza; al contrario, chi compie un’azione con dolo lo fa con una precisa intenzione. La colpa grave fa riferimento ad un errore particolarmente importante, ingiustificabile: pensa al medico che, dopo un intervento, dimentichi le garze o altri oggetti all’interno del paziente.

La colpa lieve fa da contraltare alla colpa grave: mentre quest’ultima rappresenta un errore imperdonabile, macroscopico, la colpa lieve è invece quella condotta che, seppur dannosa, è in qualche modo giustificabile: pensa al chirurgo che si trova davanti un delicatissimo e raro intervento d’urgenza, il cui esito non è affatto scontato.

Ebbene, tornando alla responsabilità per danno erariale, la legge dice il dipendente pubblico risponde solamente quando il pregiudizio sia arrecato con comportamento intenzionale (dolo) oppure ingiustificatamente imprudente o negligente (colpa grave); se, invece, il danno deriva da una condotta sbagliata ma non criticabile, allora nessuna responsabilità potrà sorgere.

Responsabilità danno erariale: quali sono le conseguenze?

Tirando le fila di quanto detto sinora, possiamo dire che il danno erariale è quel pregiudizio causato dal dipendente pubblico alla pubblica amministrazione, propria o diversa da quella per cui lavora, purché il danno sia cagionato per dolo o colpa grave. Il danno erariale può essere diretto, nel caso in cui il dipendente ha commesso il fatto direttamente nei confronti della pubblica amministrazione, oppure indiretto, nel caso in cui esso si rifletta in negativo sulla p.a., anche se la vittima immediata del comportamento illecito è un terzo (pensa all’estorsione commessa da un poliziotto: trattasi di concussione che non soltanto esporrà l’autore a responsabilità penale, ma pregiudicherà in termini di immagine anche lo stato).

Infine, rispondiamo a questa semplice domanda: qual è la conseguenza della responsabilità da danno erariale? Ebbene, com’è facile immaginare, il dipendente colpevole dovrà risarcire il danno patito dalla pubblica amministrazione, fermo restando l’eventuale responsabilità disciplinare e penale che può sorgere dalla medesima condotta. In particolare, la pubblica amministrazione potrà chiedere al dipendente:

  • il risarcimento dei danni che le ha provocato direttamente (ad esempio, rompendo alcune attrezzature pubbliche);
  • il risarcimento dei danni che le ha provocato indirettamente (è il caso del più volte richiamato danno all’immagine);
  • il rimborso di quanto pagato a terzi per la sua condotta illecita, visto che, come detto sopra, la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

note

[1] Art. 28 Cost.

[2] Art. 1, legge n. 20 del 14 gennaio 1994.

Immagine: donna preoccupata di Roman Samborskyi


scarica un contratto gratuito
Creato da avvocati specializzati e personalizzato per te

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA