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Corsia di emergenza: quando si può utilizzare

28 Marzo 2019
Corsia di emergenza: quando si può utilizzare

Fermarsi per fare pipì sulla corsia di emergenza: il bisogno fisiologico può essere considerato un malessere fisico?

Hai mai pensato a quali conseguenze andresti incontro se, costretto a fermarti su una corsia di emergenza per un impellente bisogno fisiologico o per prevenire un colpo di sonno dovuto alla stanchezza, la polizia dovesse fermarsi e chiederti spiegazioni? Immagina di trovarti su una strada priva di piazzole di sosta e, a causa del traffico, di procedere a una velocità particolarmente lenta. Non riesci più a trattenerla: devi per forza fare la pipì. Consapevole che ormai nessuno si scandalizza a vedere un uomo con la cerniera aperta mentre orina contro la vegetazione, accosti senza pensarci due volte e la fai lì. Sfortuna vuole che, pochi istanti dopo, passi una pattuglia della polizia che si accorge di te. Da qui l’interrogativo più che legittimo: quando si può utilizzare la corsia di emergenza? 

Il problema, in questi stessi termini, si è posto in un caso deciso di recente dalla Cassazione [1]; ma gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Ad esempio, si è verificato che gli agenti abbiano fermato un conducente colto da sonnolenza o uno che si era fermato a causa di un giramento di testa causato dall’eccessivo tasso di alcol nel sangue. Potrà sembrarti, di primo acchito, che fermarsi sulla corsia di emergenza proprio a causa di un’emergenza non possa costituire illecito. Perché, del resto, chiamare questa sezione della strada proprio in questo modo? A scanso di equivoci, però, vediamo cosa stabilisce il codice della strada in materia.

Quando ci si può fermare sulla corsia di emergenza?

Il codice della strada, dicevamo, contiene una norma [2] che spiega quando si può utilizzare la corsia di emergenza. 

In linea generale, gli automobilisti hanno il divieto di circolare sulla corsia di emergenza; lo scopo di tale sezione della strada è agevolare il transito dei mezzi di polizia e di soccorso come le ambulanze o i vigili del fuoco. Ci sono però dei casi in cui, eccezionalmente, vi si può transitare o sostare. Vediamo quali sono. 

Svincolo a destra in presenza di traffico

Il primo caso in cui si può utilizzare la corsia di emergenza è quando, sulla strada principale, c’è un ingorgo causato dal traffico; in tale ipotesi l’automobilista può posizionarsi sulla corsia di emergenza solo se deve imboccare un’uscita dall’autostrada; lo può fare però solo a partire dal cartello di preavviso di uscita posto a 500 metri dallo svincolo. Non si può dunque spostare sull’estrema destra solo per superare le auto in corda. 

Situazioni di malessere

Un altro – eccezionale – caso in cui si può sostare o fermarsi sulle rampe, sugli svincoli e sulle corsie di emergenza è in caso di malessere del conducente o di uno dei passeggeri.

Secondo la Cassazione [1], il concetto di “malessere” comprende anche le esigenze fisiologiche impellenti, che non possono essere trattenute. Difatti, spiega la corte, per “malessere” non si può intendere solo una grave condizione d’infermità che incide sulla capacità di intendere e volere del soggetto (ad esempio un temuto infarto o un giramento di testa). Esso comprende ogni forma di disagio e necessità fisica, anche transitoria, che non consente di proseguire la guida con il dovuto livello di attenzione. Quindi, se ti scappa urgentemente la pipì o qualche altro bisogno fisiologico, puoi fermarti senza temere di essere sanzionato. Attenzione però: fai tutto il possibile per nasconderti, altrimenti la polizia potrà contestarti un altro tipo di illecito: gli atti contrari alla pubblica decenza [3]. Non si tratta più di un reato ma la multa è particolarmente alta e può raggiungere fino a 8mila euro.

Avaria dell’auto

Il terzo caso in cui è possibile utilizzare le corsie di emergenze è per «inefficienza del veicolo» ossia quando l’auto non funziona e ha un guasto. In tal caso non c’è una possibilità ma l’obbligo di portare il mezzo nel più breve tempo possibile sulla corsia per la sosta di emergenza o, mancando questa, sulla prima piazzola nel senso di marcia, evitando comunque qualsiasi ingombro delle corsie di scorrimento.

Quanto tempo sulla corsia di emergenza?

La sosta d’emergenza non deve eccedere il tempo strettamente necessario per superare l’emergenza stessa e non deve, comunque, protrarsi oltre le tre ore. Decorso tale termine il veicolo può essere rimosso coattivamente.

Stato di ebbrezza

Se anche non si deve circolare in stato di ebbrezza, chi si ferma sulla corsia di emergenza perché si accorge di essere ubriaco può essere ugualmente sanzionato. E ciò perché si presume che già prima di arrivare sulla piazzola fosse in stato di ebbrezza. Secondo la Cassazione [4], infatti, il reato di guida in stato di ebbrezza si configura anche se l’auto non è in movimento. È, infatti, irrilevante che il veicolo, nel momento in cui viene effettuato il controllo, sia fermo o in movimento.


note

[1] Cass. sent. n. 13124/19 del 26.03.2019.

[2] Art. 176 cod. strada

[3] Art. 726 cod. pen.

[4] Cass. sent. n. 5404/12 del 10.02.2019.

Autore immagine auto in panne su corsia emergenza di Corepics VOF

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 19 febbraio – 26 marzo 2019, n. 13124

Presidente Izzo – Relatore Pavich

Ritenuto in fatto

1. La Corte d’appello di Roma, in data 16 ottobre 2017, ha confermato la sentenza con la quale il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, il 19 marzo 2015, aveva assolto D.T.A. con la formula “perché il fatto non costituisce reato”, all’esito di giudizio abbreviato, dal delitto a lui ascritto ex art. 589 c.p., (omicidio colposo in danno di C.M. ), contestato come commesso in (…) il (omissis) , con violazione dell’art. 176 C.d.S., comma 5, e per imprudenza, negligenza e imperizia.

L’episodio per cui si procede si può così riassumere, sulla base della ricostruzione dei fatti accolta dai giudici di merito: il D.T. , di professione tassista, percorrendo il (omissis) in orario mattutino, decideva di fermarsi all’altezza del km. (…), arrestando la marcia del suo taxi in corsia d’emergenza. Motivo della fermata era, per quanto emerso in istruttoria, un impellente bisogno fisiologico; mentre il D.T. stava risalendo sulla sua autovettura, veniva violentemente tamponato dal motociclo condotto dal C. , che era sopraggiunto verosimilmente senza avere neppure visto il taxi del D.T. fermo sulla corsia d’emergenza, tant’è che la moto non aveva lasciato segni di frenata. In esito all’urto, il C. decedeva.

Nel rigettare i motivi d’appello delle parti civili costituite C.G. ed E. (rispettivamente fratello e figlio della vittima), la Corte capitolina ha osservato che, in relazione all’età del D.T. (nato nel (…)) e al fatto che egli era affetto da problemi prostatici, doveva ravvisarsi nella specie la condizione di “malessere” che legittimava l’imputato a fermarsi in corsia d’emergenza; il veicolo era stato parcheggiato in posizione corretta, ben accostato sulla destra; non rilevava il fatto che durante la sosta, poco prima di espletare il bisogno fisiologico, il D.T. avesse fatto una telefonata, atteso che l’urto era avvenuto in un momento successivo alla telefonata stessa.

2. Avverso la prefata sentenza d’appello ricorrono le parti civili C.G. ed E. , con due separati atti d’impugnazione.

3. Il ricorso di C.G. consta di due motivi.

3.1. Con il primo motivo si denunciano violazione di legge e vizio di motivazione in riferimento alla questione della telefonata che il D.T. fece appena fermatosi, poco prima dell’impatto. Tale evenienza, secondo il ricorrente, costituisce la prova che la sosta del taxi si prolungò oltre il necessario, atteso che prima di urinare il D.T. aveva avuto anche il tempo di telefonare.

3.2. Con il secondo, articolato motivo il deducente lamenta violazione di legge atteso che non poteva qualificarsi un bisogno urinario come “malessere”, non essendo tale l’incontinenza cronica, che non costituisce alcunché di imprevedibile o di improvviso, tanto più che il bisogno fu preceduto da una telefonata e che ben avrebbe potuto il D.T. proseguire fino al vicino autogrill, distante appena tre chilometri; e quand’anche non si ravvisasse la violazione dell’art. 176 C.d.S., comma 5, il D.T. , autista professionista, dovrebbe rispondere per colpa qualificata, essendogli richiesto un obbligo di diligenza superiore a quello del comune conducente di un veicolo. È inoltre comprovato, in base alle testimonianze, che il D.T. non aveva azionato le quattro frecce in fase di sosta e che non indossava il giubbotto catarifrangente.

4. Il ricorso di C.E. consta di un unico motivo, teso a lamentare violazione di legge e vizio di motivazione per motivi affini a quelli del ricorso precedentemente esaminato, e che possono riassumersi nella doglianza circa l’inapplicabilità dell’art. 176 C.d.S., comma 5, atteso che – secondo il deducente – l’aver telefonato prima di soddisfare il bisogno fisiologico è la riprova che non vi era alcuna emergenza che giustificasse la sosta; che non può parlarsi di stato di malessere; e che per di più la vettura era ferma senza le quattro frecce accese.

Considerato in diritto

1. I ricorsi, che possono essere congiuntamente trattati per l’evidente sovrapponibilità dei motivi in essi articolati, sono ambedue infondati.

1.1. A proposito della contestata qualificazione del bisogno urinario come “malessere”, ai fini di quanto stabilito dall’art. 176 C.d.S., comma 5, è sufficiente richiamare l’indirizzo, qui condiviso, adottato dalla giurisprudenza di legittimità in un caso per molti versi analogo (Sez. 4, Sentenza n. 7679 del 14.01.2010, Del Vesco e altri, n. m.): la Corte regolatrice ha affermato che dev’essere “inquadrato il bisogno fisiologico nel concetto di malessere che giustifica la sosta sulla corsia di emergenza ai sensi dell’art. 157 C.d.S., comma 1, lett. d). Invero, il termine malessere non può esaurirsi nella nozione di infermità incidente sulla capacità intellettiva e volitiva del soggetto come prevista dall’art. 88 c.p. o nell’ipotesi di caso fortuito di cui all’art. 45 c.p., bensì nel lato concetto di disagio e finanche di incoercibile necessità fisica anche transitoria che non consente di proseguire la guida con il dovuto livello di attenzione e quindi in esso deve necessariamente ricomprendersi l’improvviso bisogno fisiologico (dipendente o meno da malfunzionamento organico) che notoriamente esclude quella condizione di benessere fisico indispensabile per una guida corretta che non ponga in pericolo sia lo stesso conducente ed i terzi trasportati sia gli altri utenti della strada”.

Non hanno pertanto pregio le contrarie affermazioni dei ricorrenti sul punto; né esse appaiono cogliere nel segno con riguardo alla circostanza, pure ammessa dallo stesso imputato, secondo la quale egli, poco prima di soddisfare il suo bisogno di minzione, ebbe a fare una breve telefonata: come opportunamente chiarito dalla Corte di merito, l’impatto avvenne dopo che, terminata la suddetta comunicazione telefonica, il D.T. aveva espletato il bisogno fisiologico (durante il quale era stato visto di spalle dalla teste S. ) e si accingeva a risalire in macchina; dunque, nel momento in cui l’impatto avvenne, la sosta d’emergenza era comunque giustificata (essendo essa consentita, a norma dell’art. 176 C.d.S., comma 6, per “il tempo strettamente necessario per superare l’emergenza stessa”), a nulla rilevando che essa fosse stata protratta di qualche istante per la precedente, breve telefonata.

1.2. Non sussistevano neppure, diversamente da quanto asserito dai ricorrenti, le condizioni nelle quali è prescritto come obbligatorio l’uso delle segnalazioni luminose (c.d. quattro frecce) in base agli artt. 153 e 162 C.d.S., e art. 176 C.d.S., comma 7, né quelle nelle quali è prescritto l’uso dei dispositivi retroriflettenti di protezione individuale (c.d. giubbotti catarifrangenti, di cui all’art. 162 C.d.S., comma 4 bis): dalla lettura della sentenza impugnata risulta infatti che il sinistro si verificò in una mattinata di pieno sole, poco dopo le ore 09.00, in un tratto del (…) pressoché rettilineo e quindi con visibilità più che buona; nonostante ciò, il C. , probabilmente per distrazione (in base a quanto si ricava dalla ricostruzione della sequenza operata dalla Corte di merito anche attraverso i contributi dichiarativi raccolti), non si avvide della traiettoria seguita e del fatto che, con essa, si sarebbe immesso nella corsia d’emergenza andando a impattare contro l’auto in sosta del D.T. .

1.3. Avuto riguardo a quanto precede, non può neppure condividersi l’assunto delle parti civili ricorrenti laddove esse denunciano la configurabilità, quanto meno, della colpa generica, qualificata dall’attività professionale del D.T. .

Ed invero, è erroneo il riferimento a un’ipotetica forma di colpa professionale (forse un improprio richiamo civilistico all’art. 1176 c.c., comma 2), a nulla rilevando il fatto che l’imputato svolgeva la professione di tassista: infatti non risulta che il sinistro si fosse verificato nell’esercizio dell’attività lavorativa del D.T. (ossia che esso fosse causalmente dipendente dal suo comportamento come tassista), ma – al più – si sarebbe verificato in occasione di essa; avuto riguardo alle circostanze in cui avvenne il sinistro (mentre l’auto del D.T. era ferma) e all’assenza di questioni inerenti a un peculiare dovere di attenzione cui egli doveva nell’occorso ritenersi soggetto a cagione della propria attività, non si vede a quale titolo dovesse trovare applicazione nel caso di specie un criterio di diligenza differenziato rispetto a quello riferibile a qualsiasi conducente.

Ciò chiarito, comunque, non vi sono elementi per affermare che la condotta del D.T. avesse violato alcuna disposizione cautelare del Codice della Strada; di contro, la sua condotta era consentita e non poteva dirsi caratterizzata né da negligenza, né da imprudenza, né da imperizia.

2. Al rigetto dei ricorsi segue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali.


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