Business | Articoli

Aprire partita Iva, quali sono i costi?

29 Marzo 2019 | Autore:


> Business Pubblicato il 29 Marzo 2019



Mettersi in proprio come libero professionista, lavoratore autonomo, imprenditore: spese fisse e costi di gestione.

È da parecchio tempo che vorresti aprire la partita Iva: a frenarti, però, sono i costi che l’attività di lavoro autonomo potrebbe comportare. Ti hanno difatti riferito che mettersi in proprio comporta delle spese enormi, che soltanto “chi ha le spalle larghe” può permettersi.

Ma è effettivamente così? Per aprire partita Iva quali sono i costi?

Devi innanzitutto sapere che l’apertura della partita Iva, di per sé, non comporta costi, a meno che tu non voglia avviare un’attività d’impresa (nel qual caso ci sono tasse e diritti da pagare alla Camera di commercio, eventualmente anche al comune in cui è situata l’attività).

E le tasse? Le tasse, o meglio le imposte, si pagano solo se si fattura, ossia si producono dei ricavi o dei compensi?

E i contributi previdenziali? I contributi da versare agli enti di previdenza (l’Inps o la cassa di categoria, se sei un libero professionista iscritto a un ordine) dipendono dal tipo di attività esercitata: se sei un professionista iscritto alla gestione Separata, ad esempio, e non hai un reddito, non devi versare alcunché.

Un discorso a parte è rappresentato dagli oneri di gestione: se avvii un’attività commerciale, ad esempio, ci saranno le spese connesse al locale in cui svolgi l’attività (messa a norma, affitto, utenze), alle merci e alle attrezzature necessarie, ai macchinari… Ma procediamo per ordine e proviamo a fare chiarezza

Costi apertura partita Iva come lavoratore autonomo

Il lavoratore autonomo, o libero professionista, per aprire la partita Iva:

  • non paga nulla, se non è iscritto ad albi o elenchi, e non incarica un intermediario di inoltrare la pratica di richiesta di attribuzione della partita Iva;
  • paga la pratica di richiesta di attribuzione della partita Iva, se incarica un intermediario, e non è iscritto ad albi ed elenchi;
  • paga la pratica di richiesta di attribuzione della partita Iva e il costo d’iscrizione ed il diritto annuale, differente a seconda della categoria di appartenenza, se è iscritto ad albi ed elenchi ed incarica un intermediario.

La richiesta della partita Iva, per il professionista, può essere inoltrata personalmente e gratuitamente:

  • tramite il canale telematico Fisconline, qualora si disponga di Pin per l’accesso ai servizi dell’Agenzia delle Entrate, o Spid, o Cns (carta nazionale dei servizi);
  • recandosi personalmente presso l’Ufficio Territoriale delle Entrate più vicino.

Costi contributi professionista iscritto alla cassa di categoria

Il professionista, se la categoria a cui appartiene ha una cassa previdenziale (ad esempio, gli avvocati hanno la Cassa Forense), è tenuto al versamento della contribuzione all’ente.

La maggior parte delle casse professionali impone di pagare un minimale contributivo annuo, cioè di pagare un ammontare minimo di contributi, anche con reddito pari a zero, nella misura prevista dal regolamento previdenziale, ed eventualmente i contributi in percentuale sul reddito.

Il costo medio dei minimali imposti dalle varie casse ammonta a circa 2800 euro, ma diverse casse prevedono il dimezzamento dei contributi per i neoiscritti.

Costi contributi professionista iscritto alla gestione Separata

Se il professionista non è obbligato a iscriversi a una cassa di previdenza di categoria, deve iscriversi alla gestione Separata dell’Inps, per la quale paga:

  • il 25,72%sul reddito prodotto; ad esempio, su un reddito di 10mila euro, ne paga 2.572 di contributi.
  • il 24%sul reddito prodotto se è iscritto ad altre gestioni o pensionato.

Il primo anno non sono previsti pagamenti in acconto; col pagamento del saldo, che deve essere effettuato alla scadenza del saldo Irpef (salvo eccezioni, il 30 giugno dell’anno successivo a quello di produzione del reddito), si deve tuttavia versare un primo acconto, pari al 40% della contribuzione dovuta nell’anno, ed un secondo acconto, sempre pari al 40%, deve essere corrisposto entro il 30 novembre, cioè entro la scadenza del secondo acconto Irpef.

In pratica, se il professionista neoiscritto, nel 2018, ha guadagnato 10mila euro, nel 2019 corrisponde alla gestione separata, 2.572 a titolo di saldo 2018, più altri 2.058, sempre nel 2019, a titolo di acconto (complessivamente, l’80% del dovuto).

Quanto pagato come acconto viene stornato dal saldo dell’anno successivo. Inoltre, i contributi versati sono sempre deducibili dal reddito, anche per chi utilizza il regime fiscale agevolato forfettario.

Se il reddito prodotto è inferiore al minimale, pari a 15.878 euro per il 2019, nonostante il professionista abbia lavorato tutto l’anno, non ottiene l’accredito di un intero anno ai fini del diritto alla pensione.

Tasse a carico del professionista

Le imposte applicate sul reddito variano molto a seconda del regime fiscale utilizzato: è possibile scegliere, nel 2019, tra il regime agevolato forfettario (sino a 65mila euro di reddito) e il regime ordinario, o quello della contabilità semplificata.

Dal 2016 non è più possibile avvalersi del regime agevolato dei contribuenti minimi.

Tasse a carico del professionista contribuente minimo

Il regime dei minimi, al quale non è più possibile aderire, ma nel quale restano, permanendo i requisiti, i professionisti che vi hanno aderito sino all’anno 2015, comporta:

  • una tassazione sostitutiva del 5% sul reddito (semplificando, il reddito è rappresentato dalla differenza tra ricavi e costi inerenti l’attività, inclusa l’Iva, che non essendo detraibile diventa un costo);
  • la non applicazione di Irpef, addizionali, Irap, Iva, non si è soggetti agli studi di settore o agli indicatori di affidabilità e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture;
  • una durata del regime di 5 anni, o fino al 35° anno d’età del contribuente;
  • il rispetto di precisi requisiti per l’accesso e la permanenza nel regime: per un approfondimento, si veda Contribuenti minimi, tutte le faq.

Il meccanismo di liquidazione del saldo e degli acconti d’imposta è uguale a quella prevista per l’Irpef.

Tasse a carico del professionista in regime forfettario

Il regime forfettario, altro regime fiscale agevolato, comporta una tassazione sostitutiva:

  • del 15%;
  • del 5% per le nuove attività, per i primi 5 anni;
  • la non applicazione di Irpef, addizionali, Irap, Iva;
  • la non soggezione agli studi di settore o Isa;
  • la non soggezione alla tenuta delle scritture contabili;
  • il solo obbligo di registrare e numerare le fatture.

Il reddito si determina applicando al fatturato un determinato coefficiente di redditività, pari, per i liberi professionisti, al 78%. In pratica, se il professionista fattura 10mila euro, paga contributi e imposte sulla base di 7.800 euro (per le altre attività, i coefficienti variano dall’86 al 40%). Non si possono dedurre costi, tranne contributi previdenziali e perdite pregresse.

Il meccanismo per la liquidazione di saldo ed acconti è lo stesso previsto per l’Irpef.

Tasse a carico del professionista in regime di contabilità semplificata

L’adesione al regime fiscale della contabilità semplificata comporta che il reddito (inteso come ricavi al netto dei costi inerenti l’attività) sia assoggettato non a un’imposta sostitutiva, ma all’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche). L’imposta è modulata ad aliquote e scaglioni:

  • sino a 15.000 euro, l’imposta è pari al 23%;
  • da 15.0001 a 28.000, 27%;
  • da 28.001 a 55.000, 38%;
  • da 55.001 a 75.000, 41%;
  • da 75.001, 43%.

In pratica, se il professionista, soggetto alla contabilità semplificata, guadagna 25mila euro l’anno, dedotti i contributi, versa allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro, per un totale Irpef di 6.250 euro.

Il professionista, però, ha diritto a una detrazione sul reddito da lavoro autonomo, cioè a togliere un importo dall’imposta lorda. L’importo da detrarre si determina con la seguente espressione:

1.104*(55.000-reddito imponibile) /50.200).

L’acconto Irpef deve essere pagato:

  • in un’unica rata, pari al 100% dell’imposta a saldo, se la stessa imposta a saldo va da 51,66 euro a 257,52 euro: il termine del pagamento è il 30 novembre;
  • in due o più rate, oltre i 257,52 euro; il secondo acconto, con scadenza 30 novembre, deve in questo caso essere pari al 60% del saldo (la cui scadenza è, normalmente, il 30 giugno), mentre il primo acconto, frazionabile, deve essere pari al 40%.

Sino a 51,65 euro non deve essere versato alcun acconto.

Ulteriori imposte a carico del professionista

Oltre all’Irpef, il contribuente in contabilità semplificata deve versare:

  • l’addizionale comunale all’Irpef (pari, nella generalità dei casi, allo 0,80% dell’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda del Comune di residenza);
  • l’addizionale regionale all’Irpef(che si applica sempre sull’imponibile Irpef; l’aliquota varia a seconda della Regione in cui risiede l’interessato);
  • L’Irap, qualora l’interessato possieda il requisito dell’autonoma organizzazione(sull’applicabilità dell’Irap ai professionisti e sul requisito di autonoma organizzazione è presente una vastissima giurisprudenza); la base imponibile Irap non coincide con quella Irpef, ma col valore della produzione netta, generalmente più alto dell’imponibile Irpef perché comporta una minore deduzione di costi; l’aliquota ordinaria è pari al 3,9%, ma varia a seconda della regione e della categoria cui appartiene il contribuente.

Il lavoratore autonomo in contabilità semplificata, poi, è soggetto all’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, l’Iva: ciò comporta il vantaggio di poter detrarre l’Iva sugli acquisti, ma lo svantaggio di dover emettere le proprie fatture assoggettandole ad Iva (la cui aliquota ordinaria è pari al 22%).

Adempimenti del professionista

L’assoggettamento all’Iva comporta, oltre alla numerazione ed alla conservazione delle fatture, l’obbligo di tenuta dei registri Iva degli acquisti, dei beni ammortizzabili (le relative annotazioni possono essere comunque effettuate nel registro acquisti) e delle vendite, o fatture emesse.

Oltre all’obbligo di dichiarazione dei redditi, da effettuarsi mediante Modello Redditi (obbligo al quale sono tenuti anche i contribuenti aderenti al regime forfettario), i contribuenti con contabilità semplificata devono effettuare anche i seguenti adempimenti:

  • dichiarazione Iva annuale (dal 1° febbraio al 30 aprile di ogni anno);
  • comunicazioni dati liquidazioni periodiche Iva: si tratta della comunicazione telematica dei dati contabili riepilogativi delle liquidazioni periodiche trimestrali Iva effettuate; la sua periodicità è trimestrale (31 maggio 2019, 16 settembre 2019, 2 dicembre 2019, 28 febbraio 2020);
  • fatturazione elettronica obbligatoria verso imprese, professionisti e clienti finali; per approfondire: Come fare fattura elettronica;
  • esterometro (ex elenchi clienti-fornitori): si tratta della comunicazione dati fatture emesse e ricevute verso e da clienti e fornitori esteri, non inviate tramite il sistema d’interscambio Sdi; la sua periodicità è mensile, salvo differimenti (il primo esterometro è stato spostato al 30 aprile 2019);
  • comunicazioni Intrastat, se si effettuano acquisti o vendite con soggetti UE superiori a una determinata soglia;

Lo spesometro è stato abrogato dal 2019, in quanto è entrata in vigore la fatturazione elettronica obbligatoria per i professionisti e le imprese (salvo che per i forfettari).

Costo tenuta della contabilità per il professionista

La tenuta della contabilità da parte di un professionista ha costi che variano a seconda del luogo in cui l’attività è esercitata, del regime fiscale utilizzato, degli adempimenti particolari a cui può essere tenuta una specifica categoria professionale, e del fatturato.

Mediamente, i costi si aggirano intorno ai 700/800 euro annui per i contribuenti forfettari o minimi con un basso volume d’affari, sino a 1800 euro per professionisti in contabilità semplificata con un volume d’affari medio-alto. Le spese aumentano per gli studi professionali con dipendenti e collaboratori, poiché gestione e adempimenti si complicano notevolmente.

Costi apertura partita Iva impresa

Per chi deve intraprendere un’attività imprenditoriale, gli adempimenti ed i costi sono notevolmente più elevati rispetto alle attività professionali e di lavoro autonomo in generale.

L’argomento è molto vasto, se si considerano anche i regimi fiscali speciali che possono essere applicati a differenti tipologie d’imprese (si pensi a chi vende beni usati, agli agriturismi, ai rivenditori di generi particolari). Riassumiamo, comunque, i principali costi e adempimenti per chi avvia un’attività d’impresa.

Innanzitutto, la pratica di richiesta della partita Iva dell’impresa comporta dei costi, oltre a quelli dell’eventuale intermediario incaricato:

  • se si avvia un’attività in forma di società, si devono sostenere i costi per il versamento del capitale sociale, quelli notarili e d’iscrizione alla Camera di Commercio; sono escluse le società costituite in forma di Srls, cioè le cosiddette Srl a 1 euro, per le quali comunque sono dovuti il diritto annuale alla Camera di Commercio, l’imposta di registro e le spese relative alla denuncia d’inizio attività;
  • si devono poi sostenere i costi relativi alla pratica Comunica: si tratta di una comunicazione d’inizio attività che ha valore nei confronti del registro Imprese, dell’Agenzia dell’Entrate, dell’Inps; se si assumono dipendenti, si può utilizzare la Comunica anche per l’apertura di una posizione Inps Dm e della Pat Inail; in certi casi può essere inviata tramite Comunica anche la segnalazione d’inizio attività al Comune (Scia); il costo della Comunica, per una piccola impresa non in forma di società, tra diritti e bolli, più diritto, si aggira intorno ai 100 euro; il costo del diritto annuale, per una società con fatturato minimo, è pari a circa 150 euro;
  • in alcune ipotesi, il Comune, a seconda della tipologia di attività da avviare, può richiedere il pagamento di bolli e diritti per la presentazione della Scia.

Costi contributi a carico dell’imprenditore

La maggior parte delle attività d’impresa ricade nella gestione Inps artigiani e commercianti: l’iscrizione a questa gestione speciale richiede il pagamento di contributi minimi annuali, anche per chi non fattura, pari a quasi 4mila euro (3832,45 euro annui per i commercianti), da saldare in 4 rate, oltre al pagamento dei contributi in percentuale per chi supera il minimale di reddito (pari a 15.878 euro per il 2019). Per approfondire: Contributi artigiani e commercianti.

Alla gestione Separata, difatti, può iscriversi solo chi produce reddito di lavoro autonomo, assieme ai parasubordinati ed a chi svolge la propria attività con prestazioni di lavoro occasionali.

Sui contributi per artigiani e commercianti è previsto, ogni anno, uno sconto del 35%, per chi aderisce al forfettario.

È inoltre previsto uno sconto è del 50% per artigiani e commercianti over 65 pensionati.

Tasse a carico dell’imprenditore

Per stabilire l’ammontare delle imposte da pagare, bisogna aver riguardo a quanto già osservato per i lavoratori autonomi. Le imprese possono difatti avvalersi, come i lavoratori autonomi, del regime dei minimi, del forfettario e della contabilità semplificata.

Per quanto riguarda gli aderenti al regime forfettario, il coefficiente di redditività che “abbatte” i ricavi varia a seconda dell’attività svolta, da un massimo dell’87% per il settore costruzioni, a un minimo del 40% per il commercio.

Dal 2019, il limite massimo di ricavi è pari a 65mila euro per tutte le attività.

Il regime forfettario consente di assumere dipendenti e di avere collaboratori, ma il relativo costo non si può dedurre, mentre il regime dei minimi non consente di avere dipendenti o collaboratori.

Se i ricavi superano i 400mila euro, nel caso in cui l’impresa effettui prestazioni di servizi, o i 700mila euro, per le altre attività, o se l’impresa è una società di capitali, il regime fiscale da applicare è obbligatoriamente quello della contabilità ordinaria, che implica, oltre agli adempimenti Iva osservati in merito ai lavoratori autonomi, la tenuta della contabilità col sistema della partita doppia, la redazione del bilancio annuale, e la tenuta dei seguenti libri obbligatori:

  • registri Iva;
  • registro dei beni ammortizzabili;
  • libro giornale;
  • libro degli inventari;
  • libro mastro.

Costi tenuta della contabilità per l’imprenditore

La tenuta della contabilità d’impresa e gli adempimenti fiscali comportano dei costi molto più elevati rispetto a quelli relativi alla contabilità ed agli adempimenti di un professionista, nel caso in cui queste attività siano affidate a un intermediario.

I costi, comunque, variano notevolmente in base al volume d’affari, al regime fiscale adottato ed ai particolari adempimenti relativi alla specifica categoria.

Per una Srls di piccole dimensioni, ad esempio, considerando che per le società il regime contabile è comunque quello ordinario, la parcella media annua di un commercialista, comprensiva delle dichiarazioni fiscali, non scende quasi mai sotto i 2.500/3mila euro annui.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA